Adesso Sì Che Si Ragiona! Bob Dylan – The Bootleg Series Vol. 10 – Another Self Portrait

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Bob Dylan – The Bootleg Series Vol. 10 – Another Self Portrait Columbia/Sony 2CD – 3 LP – Deluxe 4CD

In un’epoca nella quale il revisionismo a 360 gradi è diventato di moda, tanto da rivalutare perfino i film di Pierino con Alvaro Vitali, non ci si poteva certo sottrarre dal riesaminare anche il disco più discusso della carriera dell’icona musicale per antonomasia del panorama mondiale: il famigerato Self Portrait di Bob Dylan, che nel 1970 stupì sfavorevolmente critici e fans già disorientati dal precedente Nashville Skyline, un giudizio negativo pressoché unanime che culminò con il famoso “What Is This Shit?” dell’esimio Greil Marcus dalle colonne di Rolling Stone.

Il tempo però ha portato tutti (Marcus compreso) a limare un po’ i commenti sulla qualità del doppio album (non dimentichiamo che Dylan nel 1970 era visto ancora come il portavoce di una generazione, per usare una definizione tra le più abusate, e la pubblicazione di questo disco composto perlopiù da cover di standard ed autori contemporanei fu uno shock per chiunque): a me non è mai dispiaciuto, anche se alcune cose tipo Blue Moon e la quasi parodistica versione di The Boxer di Paul Simon si potevano anche evitare, ma reputo da sempre molto peggio i due album della metà degli anni ottanta, cioè Knocked Out Loaded (a parte Brownsville Girl che è un capolavoro) e soprattutto il raffazzonato Down In The Groove. A scrivere la parola fine sulle tenzoni riguardanti Self Portrait ci ha pensato comunque la Sony, che come decimo episodio delle Bootleg Series dylaniane ha scelto proprio le sessions incentrate sul discusso album, allungando un po’ il brodo (piacevolmente, s’intende) con parte delle sedute di New Morning, ovvero il disco pubblicato da Dylan pochi mesi dopo Self Portrait, forse per correre ai ripari dopo la valanga di critiche ricevute, qualche outtake da Nashville Skyline ed un paio di altre chicche.

Ebbene, a parte qualche riserva da malato dylaniano sulla tracklist già espressa in un mio post precedente, devo dire che il lavoro fatto è di prima qualità (ed anche la critica internazionale ha già tessuto le lodi dell’operazione, Marcus in testa), ed il risultato finale rende finalmente giustizia ad un album che, con la dovuta attenzione ed escludendo gli episodi più beceri, avrebbe eclissato Nashville Skyline e ridimensionato anche l’effettivo valore di New Morning.

I brani presenti si dividono in tre categorie: prima di tutto gli inediti assoluti, con vere e proprie perle come la versione di Thirsty Boots di Eric Andersen, canzone già bellissima di suo, il delizioso traditional Pretty Saro, con un Dylan ispiratissimo, la splendida Railroad Bill, una delle cose migliori di Bob (almeno tra quelle di quel periodo), la suggestiva House Carpenter, la bella Working On A Guru, con George Harrison alle spalle del nostro, il gospel pianistico Bring Me A Little Water, con un’ottima prestazione vocale di Dylan,. E poi brani che rispondono al titolo di This Evening So Soon, Annie’s Going To Sing Her Song, These Hands (molto bella anche questa), Tattle O’Day: un delitto che all’epoca non fossero stati pubblicati (ma si sa, Bob non è mai stato il miglior giudice di sé stesso, basti ricordarsi cosa fece tredici anni più tardi con Infidels…ecco un altro Bootleg Series che prima o poi vorrei vedere).

Poi ci sono i demos, con Bob da solo o con David Bromberg (non dimentichiamo che a quelle sessions parteciparono musicisti della Madonna: oltre a Harrison e Bromberg c’erano Al Kooper, Charlie Daniels, Norman Blake, Kenny Buttrey e Charlie McCoy, ma potrei andare avanti) e le alternate versions, interessanti in quanto ci mostrano la genesi di canzoni poi finite sui dischi in forma diversa: spiccano due versioni di Times Passes Slowly, una If Not For You più rallentata e con violino (splendida), una I Threw It All Away abbastanza simile all’originale ma sempre bella, una take inedita e, pare, ritrovata da pochissimo di Wallflower. Infine abbiamo le stesse versioni apparse su Self Portrait, ma spogliate dei ridondanti arrangiamenti orchestrali, e qui i pezzi che più ci guadagnano sono la melodiosa Belle Isle, gli strumentali All The Tired Horses e Wigwam e la folkeggiante Little Sadie.

Dulcis in fundo, le due chicche: una Minstrel Boy proveniente dai Basement Tapes e Only A Hobo, outtake delle sessions con Happy Traum per le bonus tracks del Greatest Hits Vol. 2, uscito nel 1971. Un tesoro da scoprire ed assaporare lentamente, uno dei migliori volumi dei Bootleg Series, almeno per chi scrive.

Per chi vorrà la versione Deluxe (cioè tutti i dylaniati), ecco un terzo CD con la versione rimasterizzata del Self Portrait originale (scelta incomprensibile, dato che siamo nei Bootleg Series e che fra pochi mesi uscirà l’atteso megabox The Complete Album Collection, con quindi il disco in questione di nuovo presente) ed un quarto con la registrazione integrale del famoso concerto con The Band all’isola di Wight nel 1969 (ed allora perché inserire due pezzi tratti dal concerto anche nei primi due CD?).

Un concerto celeberrimo, che segnava il ritorno sul palcoscenico di Dylan dopo l’incidente in moto del 1966 (anche se l’anno prima aveva partecipato con tre canzoni alla serata in memoria di Woody Guthrie, sempre con la Band) che, come ho già avuto modo di dire, è forse più famoso che riuscito.

Dylan infatti è un po’ arrugginito, si concede qualche stonatura di troppo (complice anche la strana voce baritonal/nasale di quel periodo), ed anche la proverbiale intesa con Robbie Robertson e compagni talvolta stenta a decollare, anche se, da buon fuoriclasse, qualche zampata la piazza eccome.

The Mighty Quinn è imbarazzante, Like A Rolling Stone non rende giustizia alla grandezza del brano, Maggie’s Farm è zoppicante: dove Dylan dà il meglio è nei brani tratti da Nashville Skyline, in versioni perlopiù acustiche e piene di feeling di To Ramona e Mr. Tambourine Man, oltre che in un’ottima Highway 61 Revisited, in cui Bob e la Band tirano come ai bei tempi della tournée britannica del 1966.

A monte di tutto, un cofanetto imperdibile: in un’epoca in cui un po’ tutti vanno a rispolverare le radici ed i brani della tradizione, Dylan dimostra che lui lo aveva già fatto più di quarant’anni fa.

Era avanti anche in questo.

Marco Verdi

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NDM: il cofanetto di 4CD contiene un foglietto che annuncia “ufficialmente” (con tanto di foto), l’uscita del box The Complete Album Collection, senza però indicarne la data di pubblicazione, anche se voci accreditate lo danno nei negozi per quest’autunno.

Adesso Sì Che Si Ragiona! Bob Dylan – The Bootleg Series Vol. 10 – Another Self Portraitultima modifica: 2013-08-26T16:14:05+02:00da bruno_conti
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