Opinioni E Punti Di Vista “Differenti”! Turchi – Can’t Bury Your Past

turchi can't bury your past

Questa recensione era stata preparata più di un mese fa, come anteprima dell’album dei Turchi, poi per vari motivi non è stata utilizzata, ma visto che, come per il maiale, delle recensioni non si butta via nulla, la pubblico oggi. Come leggerete all’interno della stessa i pareri su questo nuovo album, che ha una data di uscita presunta intorno a metà aprile, ma già circola sul nostro territorio da un mesetto, sono contrastanti, per esempio, per onestà, sul Buscadero ne hanno parlato benissimo ma altri meno, il mio parere lo leggete qui sotto!

Turchi – Can’t Bury Your Past – Devil Down Records

Terzo album per la band di Asheville, North Carolina, i Turchi, dopo l’ottima accoglienza avuta per il Live In Lafayette, uscito lo scorso anno e distribuito, come il precedente Road Ends In Water e questo nuovo Can’t Bury Your Past, dalla etichetta Devil Down Records https://www.youtube.com/watch?v=UclitQ9wJAc  che pubblica anche altri dischi di artisti del cosiddetto filone “Hill Country Blues” . In effetti loro definiscono il genere che suonano “Kudzu Boogie”, un incrocio tra un rock-blues piuttosto grezzo ed ipnotico e la musica southern tipica della zona da cui provengono: si chiama Carolina del Nord ma è nel sud negli Stati Uniti. Fondamentalmente sono un trio, Reed Turchi, la voce solista, leader, chitarrista, anche slide e autore dei brani, Andrew Hamlet al basso e Cameron Weeks alla batteria. Nel disco dal vivo la formazione si ampliava a quintetto con l’aggiunta di John Troutman alla pedal steel e Brian Martin all’armonica, questa volta i musicisti aggiunti sono Art Edmaiston, da Memphis, al sax tenore e baritono e Anthony Farrell, di Austin, Texas alle tastiere e organo.

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Dieci nuovi brani registrati in studio, con due canzoni che erano già apparse nel disco dal vivo (evidentemente il nuovo album era pronto fa tempo). Due precisazioni: i Turchi, come ho verificato sentendo un po’ di “colleghi recensori” non sono amati proprio da tutti, la benevolenza degli addetti ai lavori non è unanime, per dirla francamente varie persone mi hanno espresso non dico un disgusto verso la band, ma non un particolare amore, per usare un eufemismo. Altrettanto onestamente, altri avranno letto la recensione più che favorevole scritta da Paolo Carù per il Buscadero (con relativa copertina della rivista), in relazione al CD dal vivo. Diciamo che il sottoscritto si situa nel mezzo, il Live In Lafayette mi era piaciuto, la famosa frase, “ah, ma dovresti sentirli dal vivo”, era più che giustificata https://www.youtube.com/watch?v=-b2vc2rAks4 , e l’oretta di musica contenuta in quel dischetto era più che soddisfacente https://www.youtube.com/watch?v=xMxGqhtslVQ . Immagino che a questo punto vi aspettiate un ma…che ora vado ad esplicarvi.

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In studio, o almeno in questo Can’t Bury Your Past mi sembra che il gruppo perda un po’ della potenza delle esibizioni in pubblico, in favore, a tratti, di un sound più “lavorato”, anche per la presenza di sax e tastiere, con le dovute eccezioni. Per esempio il brano posto in apertura dell’album, che esplica una delle anime sonore del disco, Take Me Back Home, ha il solito groove lento ed ipnotico tipico dei loro pezzi, la voce rauca di ReedTurchi forse non uno strumento formidabile (uno dei difetti che vengono loro imputati), ma la chitarra slide è libera di improvvisare come usa nel gruppo e il sax e la tastiere ampliano lo spettro sonoro del pezzo https://www.youtube.com/watch?v=pW2rYx24GFA , inconsuete anche le sonorità di Burning In Your Eyes e Each Other’s Alibi, dove il sax ha moltissimo spazio, nel primo con un approccio che mi ha ricordato quello di una vecchia band inglese dei primi anni ’70, i Backdoor (qualcuno li ricorda?), un trio basso-sax e batteria che aveva un approccio inconsueto al blues, aggressivo e particolare, formula applicata anche in questo caso, con risultati che però non mi convincono fino in fondo, atmosfere più sospese ma la chitarra passa in secondo piano, soprattutto in Each Other’s Lullaby a favore delle improvvisazioni del sax e del basso fin troppo saturo.

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In Sawzall torna il kudzu boogie della band con la chitarra in bella evidenza e le tastiere usate in supporto della solista e anche in Lightning Skies la slide di Reed Turchi è protagonista assoluta in un brano che però ha sempre questo sound che ogni tanto si incarta verso derive quasi funky, forse non consone alla loro anima. Brother’s Blood era uno dei due brani già presenti nel Live In Lafayette, un blues di impianto sudista con qualche similitudine con il boogie dei vecchi Canned Heat o il suono dei vari bluesmen delle colline da cui i Turchi traggono ispirazione, oltre che degli “amici” Luther Dickinson North Mississippi Allstars, la slide cerca sempre strade inconsuete con il supporto del sax. Bring On Fire, Bring On Rain, se devo essere sincero, è uno dei brani che ho apprezzato maggiormente, un brano che parte acustico e poi aggiunge l’organo, la solista di Turchi e crea un tipo di sound più sospeso, meno ossessivo e ripetitivo, nei suoi quasi cinque minuti, uno dei più lunghi ma anche più vari del disco. Ancora un approccio parzialmente acustico per lo slideggiare più tradizionale di 450 Miles mentre la cover di Big Mama’s Door di Alvin Youngblood Hart, l’altro pezzo già presente nel live, conferma la sua validità da boogie sudista e sudato. Non tutto mi convince in questo nuovo disco, anche se avendolo sentito solo in uno streaming “faticoso” mi riservo il giudizio definitivo.

Bruno Conti

P.s. Nel frattempo è uscito, in anticipo sul previsto, l’ho risentito e confermo il mio giudizio.

Opinioni E Punti Di Vista “Differenti”! Turchi – Can’t Bury Your Pastultima modifica: 2014-04-09T15:06:16+02:00da bruno_conti
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