Sì, No, Forse! Phil Gates – Live At The Hermosa Saloon

phil gates live at the hermosa saloon

Phil Gates – Live At The Hermosa Saloon – Self released

Per mettere subito i puntini sulle “I”, come direbbe qualcuno di nostra conoscenza, Phil Gates è un tipo “abbronzato”, fa del Blues, con un piglio contemporaneo non privo di un certo rispetto della tradizione (nato a Chicago ma residente a Los Angeles, unisce le due culture musicali); questo Live At The Hermosa Saloon, registrato in uno dei tanti piccoli locali che costellano L.A (e finanziato dai fans con il sistema del Kickstarter Campaign Fundraising), è una sorta di summa dal vivo del meglio dei suoi cinque album di studio (compresa una colonna sonora), pubblicato nell’estate dello scorso anno https://www.youtube.com/watch?v=chT0k-FA1Kk . La prima cosa che mi ha colpito è la voce (ma quella che usa per parlare, nella introduzione dei brani, che ricorda vagamente il timbro di Jimi Hendrix, solo quello), mentre musicalmente viene presentato come “Buddy Guy incontra John Mayer” e anche se forse è una forzatura promozionale ci può stare (più il secondo).

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Il suono, forgiato in anni di collaborazioni a dischi di musicisti del giro soul e funky attuale, inevitabilmente ha assunto un po’ di quelle caratteristiche, quindi niente selvaggio blues urbano di Chicago o dell’area del Delta, quanto piuttosto un contemporary blues, anche un filino “leccato”, di tanto in tanto, bel suono di chitarra, un organo, nelle mani di Morris Beeks, che dà un tocco leggermente jazzy e una sezione ritmica fin troppo precisa, anche se indubbiamente efficace, quindi, per continuare il parallelo hendrixiano più Band Of Gypsys che Experience (con i dovuti distinguo, come si dice in politichese, ma là eravamo su un altro pianeta https://www.youtube.com/watch?v=ipli5mQR3rc ). I duetti chitarra-organo, che partono nell’iniziale Addicted To The Blues, vengono ripresi in Used Me Up, dove la chitarra, in modalità slide, ha una maggiore grinta, si diversificano nel soul/R&B di Old School e nel funky di Away I Go, passano per le cover di Messin’ The Kid, un classico ripreso da migliaia di bluesmen, in tutte le salse e con la piacevolissima Summer in the City, proprio quella di John Sebastian e dei suoi Lovin’ Spoonful, trasformata in uno slow blues, sulla falsariga di quello che si faceva in SuperSession, dove organo e chitarra si scambiavano licks con piacevole abbandono https://www.youtube.com/watch?v=584fJ66urEI .

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Ogni tanto Phil Gates si ricorda dei paragoni con Buddy Guy e alza la quota blues, come nella grintosa End Of Time, anche se il suono after hours dell’organo, peraltro piacevolissimo, spezza un po’ i ritmi. Evening Train ricorda qualcosa dei suoi trascorsi in quel di Chicago. Take It Out si tinge di nuovo di quel sound R&B o neo soul alquanto blando, pure se la chitarra viaggia sempre spedita, ben sostenuta dall’organo. Per sentire un bel blues, di quelli tosti, bisogna arrivare quasi in finale di concerto, quando il crescendo della notevole I’m Lost mostra quello che avrebbe potuto essere, quasi nove minuti di ottima musica dove Gates finalmente estrae dalla sua solista un torrente di note, giustificando la sua meritata (?) reputazione di guitar slinger. Poi si ricade in un funky vagamente alla George Benson, nella conclusiva Get Around To Me, rispettabile ma assolutamente fuori contesto (o forse no, era il precedente brano quello “strano”?). Avrà anche vinto molti premi nei vari concorsi blues che si tengono ovunque negli States, ma non mi sembra questo fulmine di guerra, molto bravo tecnicamente, come ce ne sono tanti in giro per gli States (forse esagero), se vi bastano gli assolo quelli sono notevoli, per il resto, come dice il titolo del post: sì, no, forse, ma anche un bel mah!

Bruno Conti   

Sì, No, Forse! Phil Gates – Live At The Hermosa Saloonultima modifica: 2014-04-19T12:43:17+02:00da bruno_conti
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