Singer Songwriter Per Eccellenza! Michael McDermott And The Westies – West Side Stories

Michael McDermott And The Westies – West Side Stories – Appaloosa/IRD

westies west side

Non a caso il Post appena prima di questo, che leggete in questa pagina, è dedicato dall’amico Marco Verdi a Bruce Springsteen. Proprio il Boss è sempre stato uno dei punti di riferimento nella carriera di Michael McDermott (e lo è tuttora, visto che non più tardi del giorno di San Valentino di quest’anno, in un locale di Chicago dove vive da tempo, ha dedicato a Bruce una intera serata dove reinterpretava, a richiesta, brani dal repertorio di Springsteen); ma è altrettanto vero, fatico ad ammetterlo, che Bruce non fa più un disco bello come questo West Side Stories da parecchio tempo (Seeger Sessions strepitose escluse, ed anche però, per onestà, molte canzoni sparse qui e là nella sua produzione recente, come dice Marco nell’articolo che leggete qui sotto, che sottoscrivo). Ma anche McDermott non faceva un disco così bello dagli anni ’90, quando era stato presentato come “un nuovo Springsteen” (forse quello più di talento, con Will T Massey, che poi però si è perso per strada), tanto da fare esclamare a Stephen King “uno dei più grandi cantautori del mondo e forse il più grande talento non riconosciuto del rock’n’roll degli ultimi 20 anni”, paragonandolo a Van Morrison e allo Springsteen di Rosalita https://www.youtube.com/watch?v=12v3cd548gk . Se volete leggere quello che ho detto di lui sul Blog, andate qui http://discoclub.myblog.it/2011/07/26/il-manuale-del-perfetto-beatiful-loser-michael-mcdermott-tou/, e comunque continuate a leggere la recensione di questo CD.

Si diceva che McDermott non faceva un album così bello da quasi venti anni, Hey La Hey e Hit Me Back, i due dischi precedenti, erano dei buoni dischi, con delle ottime canzoni, ma questo West Side Stories è un piccolo capolavoro sull’arte del cantautore: pronto da circa un anno, mi pare che fosse in vendita sul suo sito in una tiratura limitata ed autografata, non ricordo se 50 copie a 100 dollari o 100 copie a 50 dollari, e poi un EP con 5 brani era disponibile solo per il dowload da qualche mese. Onore alla Appaloosa per avergli fornito un punto di appoggio in Italia (sua patria di adozione) e la possibiltà di pubblicare questo CD, come ricorda lui stesso, il primo da parecchi anni a questa parte ad uscire per una etichetta non autogestita, con due bonus tracks rispetto alla edizione limitata. Tutto nasce da una serie di jam tenute in quel di Nashville insieme ad una serie di musicisti, prima fra tra tutti l’amata moglie Heather Horton, ottima cantante e violinista anche in proprio, quella che gli ha “salvato la vita”, Lex Price, il bassista, che è anche il produttore del disco, Joe Pisapia alla chitarra elettrica, Ian Fitchuck alla batteria e al piano e John Deaderick, pianista aggiunto.

Lo spunto viene dai Westies, una gang criminale di origine irlandese che dalla fine degli anni ’60 fino a metà anni ’80 terrorizzò la zona West Side di Manhattan. Le canzoni, nate come ciclo dedicato a queata saga, poi si sono allargate a contenere temi più ampi della poetica di Michael (e nel libretto contenuto nella bella confezione in digipack del CD, oltre al testo originale trovate anche la traduzione italiana), questa risalita dal buio della mente umana fino alla luce delle storie e delle canzoni che i suoi genitori e nonni irlandesi gli hanno insegnato fin dall’infanzia. Il disco si apre con Hell’s Kitchen, una ballata di quelle altamente emozionali, che Bruce non scrive (quasi) più, con la seconda voce di Heather in evidenza, ma che, per certi versi, per le sue malinconiche atmosfere, mi ha ricordato anche le canzoni di Elliott Murphy, un altro beautiful loser, uno dei tanti nuovi Dylan, con Bruce, ad inizio anni ’70, e poi autore di una gloriosa carriera che continua fino ai giorni nostri, bellissima apertura, ma non temete perché tutto il disco è costellato di canzoni stupende. Trains, già presente come Dreams About Trains nel precedente Hit Me Back (ma se sono belle, repetita iuvant), è un altro brano bellissimo, in leggero crescendo, percorso dal violino di Heather Horton che ne nobilita i tratti dolenti anche con le sue armonie vocali e con la band che segue passo dopo passo l’ispirazione ritrovata di McDermott, altro grande brano  . Come pure Say It…, un delicato e struggente duetto con la moglie Heather, una ulteriore ballata elettroacustica di grande spessore, con chitarre acustiche e piano che rincorrono le voci dei protagonisti, cinque minuti di pura magia.

Un vero e proprio piccolo noir è Death, narra la storia della vicenda che porterà il protagonista sulla ghigliottina, nel racconto che fa alla sua “piccola”, colei che lo ha spinto fino a questa tragica fine, il violino di Heather è ancora protagonista di questa amara e tragica murder folk song, dall’arrangiamento musicale complesso e coinvolgente, quasi dylaniano, epoca Desire, nel suo dipanarsi . Bars potrebbe essere la metafora degli anni più bui della vita di Michael, quelli in cui l’oscurità era più profonda, ma come dice nel testo “Hai bisogno dell’oscurità per vedere la luce”, musicalmente un altro brano che ricorda assai il meglio dell’opera springsteeniana, con quello che pare un delizioso organo sullo sfondo. Tante le metafore presenti in questo West Side Stories, Rosie parla delle difficoltà di comunicazione e lo fa con un suono che ancora risale al meglio della tradizione musicale americana, un filo di country, il disco è pure stato registrato in quel di Nashville, ma anche tanto Bruce e Dylan, un pizzico di Cat Stevens (ognuno ci sente quello che vuole) ma anche molto Michael McDermott, che è un fior di autore, scrive delle canzoni meravigliose, tra le migliori che è possibile ascoltare nella canzone d’autore doc https://www.youtube.com/watch?v=su713vH4F4k . Atmosfere sospese per l’altro duetto con la moglie Heather, Fallen, una dolcissima canzone sulle pene d’amore, sussurrato dai due come se il mondo dipendesse da questo.

Five Leaf è l’ennesima stupenda ballata, con il profumo del Van Morrison mistico degli inizi o dello Springsteen dei primi dischi, quello più romantico e meno disincantato, e sono otto brani in fila, uno più bello dell’altro, non un momento di cedimento qualitativo, come dovrebbero essere tutti i dischi, gli americani dicono, con espressione riuscita, “all killer, no filler”! E anche Still l’ultimo duetto tra Heather e Michael è una piccola meraviglia di equlibri sonori, piano, chitarre acustiche, le voci ispirate della coppia, tutto contribuisce a creare un altra canzone che nella sua apparente semplicità ha una complessita di accenti notevoli. Le due bonus, che tali non sono: Gun, sulla piaga di quelli che girano per le strade americane con una pistola in tasca (o vorrebbero averla, come in questo caso), solo un demo, chitarra acustica, piano e violino, ma ragazzi che intensità. E infine Silent, anche questa già usata come The Silent Will Soon Be Singing nel precedente Hit Me Back , oltre sei minuti da puro folksinger per eccellenza. Nell’occasione McDermott sveste il giubbetto del rocker intemerato e mette la giacca e la cravata (slacciata) del cantautore più puro ed il risultato è sorprendente (oppure no?). Dischi così belli ne escono pochi in un anno, non lasciatevelo scappare.

Bruno Conti

Singer Songwriter Per Eccellenza! Michael McDermott And The Westies – West Side Storiesultima modifica: 2014-05-05T13:34:46+02:00da bruno_conti
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