Forse Piacerà Anche A Lui! Bob Dylan In The 80s: Volume One

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VV.AA. –Bob Dylan In The 80s: Volume One – ATO Records CD

Nel panorama musicale mondiale i tributi a Bob Dylan occupano una categoria a parte: infatti, nel corso degli anni, ne sono usciti una quantità interminabile, e non c’è praticamente genere musicale che non abbia reso omaggio al grande Bob. Ci sono stati tributi country, bluegrass, gospel, reggae, strumentali, altri composti rigorosamente da musicisti indie, altri ancora pieni di stars (come il concertone del 1992 al Madison Square Garden, ristampato da poco, ancora oggi la migliore opera dedicata a His Bobness), ma, almeno a mia memoria (e qui chiamo in causa il titolare del blog per eventualmente smentirmi), mai nessuno aveva omaggiato un determinato periodo della carriera. Ci pensa ora la ATO, piccola etichetta di New York fondata da Dave Matthews, che pubblica questo Bob Dylan In The 80s, divertente dischetto che prende in esame proprio la decade più bistrattata e controversa di Bob, un periodo pieno di dischi assemblati male e suonati svogliatamente (ma anche un capolavoro come Oh, Mercy ed un grande disco come Infidels, dal quale però il meglio era stato lasciato fuori), nei quali il nostro pareva aver completamente perso l’ispirazione.

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In quei dischi però non mancavano alcuni ottimi brani, in qualche caso anche dei grandi brani (penso a Brownsville Girl, ma anche Every Grain Of Sand), ed è con in mente lo scopo di mettere in luce il fatto che anche il Dylan degli ottanta qualcosa di buono ha fatto che nasce questo disco. L’album mette in fila una bella serie di outsiders, musicisti assolutamente sconosciuti o noti soltanto a noi carbonari (tranne un caso), che però mostrano una bella dose di inventiva e buone doti interpretative, e portano a termine un CD fresco e divertente, che, come ho detto nel titolo, potrebbe piacere anche a Bob stesso, sempre ben disposto quando si tratta di rivoltare le sue canzoni come un calzino. Certo, qua non ci sono brani superiori agli originali (secondo me solo Hendrix, talvolta i Byrds e pochi altri sono riusciti a superare il Maestro), non manca qualche ciofeca, ma tutto sommato il CD, 17 canzoni in tutto, si lascia ascoltare con facilità e risulta godibile https://www.youtube.com/watch?v=CsiVW7I0vCY .

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Apre Langhorne Slim And The Law (poco noti, ma sono in giro da più di dieci anni), con una versione tra country, bluegrass e punk di Got My Mind Made Up, decisamente riuscita e gradevole. I Built To Spill nei primi anni novanta sembravano una delle next big things, ma poi si sono un po’ persi: la loro Jokerman mantiene intatta la melodia originale ma la ricopre di una patina pop che le dà una nuova luce https://www.youtube.com/watch?v=F1t0pzqad28 , anche se vocalmente Bob aveva mille volte il carisma di Doug Martsch.

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Reggie Watts ce la mette tutta per rovinare il capolavoro Brownsville Girl, con una versione techno-reggae-acapella veramente orripilante; meno male che c’è Craig Finn a porgerci una versione molto rigorosa ma anche decisamente riuscita dell’intensa Sweetheart Like You: Craig, voce alla Elvis Costello, ci mette l’anima ed il brano è uno dei più riusciti del tributo. Mi piacciono moltissimo anche Ivan & Alyosha (ma chi sono?), che interpretano dylaneggiando non poco la splendida You Changed My Life, una delle migliori outtakes di Shot Of Love: forse la mia versione preferita del CD, o almeno una delle prime tre.

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I Deer Tick sono una delle band più “note” del disco: Night After Night non è un gran pezzo, ma il gruppo del Rhode Island si salva con un arrangiamento solare e corale; la bravissima Dawn Landes duetta da par suo con Bonnie “Prince” Billy (cioè Will Oldham) in una versione acustica e spoglia (quindi simile all’originale) di Dark Eyes, l’unico brano di Empire Burlesque che scampò al terribile missaggio anni ottanta di Arthur Baker. Waiting To Get Beat è il brano meno noto della raccolta, in quanto è l’unico tuttora inedito: i Tea Leaf Green ne fanno una versione un po’ fuori di testa, con troppi sintetizzatori, peccato perché il brano non sembrava male, ma così non va. Slash è il musicista indubbiamente più noto del CD: l’ex chitarrista dei Guns’n’Roses accompagna Aaron Freeman in una Wiggle Wiggle semplicemente da vomitare, una vera schifezza. (Piccola curiosità: il riccioluto chitarrista suonava anche nell’originale di Bob, ma diciamo che anche quella versione non passerà alla storia).

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Elvis Perkins è bravino, e la sua Congratulations (l’unico pezzo dei Traveling Wilburys) mantiene intatto lo spirito malinconico dell’originale; Covenant Woman è una delle migliori ballate del periodo religioso di Dylan, e Hannah Cohen (non conosco) ne fornisce una versione profonda, pianistica, drammatica, quasi sullo stile di Laura Nyro (ma anche con qualche somiglianza con Regina Spektor). Veramente brava.

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Every Grain Of Sand è uno dei dieci brani migliori di sempre di Bob, almeno per il sottoscritto, e quindi volerei in New Jersey solo per andare da Marco Benevento (chi?) a dirgliene quattro per come l’ha ridotta dopo il suo esperimento a base di tastiere bislacche e sintetizzatori. Meno male che ci sono gli Yellowbirds (e non ho detto i Rolling Stones, ho detto Yellowbirds) a regalarci una bella Series Of Dreams, un brano inarrivabile per chiunque non sia Dylan, ma qui riproposto molto bene, tenendo presente anche l’arrangiamento originale di Daniel Lanois, ma con alcune trovate particolari, come il riff di organo qui rifatto con una tromba: un’altra delle mie Top Three. I Blitzen Trapper (??) non mi entusiasmano con Unbelievable, troppo finta e tecnologica, mentre i Lucius (???) fanno un po’ meglio con la roccata When The Night Comes Falling From The Sky, che stenta a decollare ma poi si mette sui binari giusti.

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Chiudono l’album il bravissimo Glen Hansard, bella voce e grande feeling nell’emozionante Pressing On, uno dei brani gospel più belli di Dylan (ecco la mia terza tra le prime tre) ed il semisconosciuto Carl Broemel (*NDB Qui mi meraviglio di lei, Sig. Verdi, è il chitarrista e secondo vocalist dei My Morning Jacket, forse i più “famosi” di tutto il lotto) con una Death Is Not The End un po’ noiosa.

Tolte alcune (poche, per fortuna) nefandezze, a me questo disco è piaciuto, e sono curioso di sapere cosa ci sarà nel secondo volume.

Marco Verdi

P.s del BC: Qui c’è il sito http://80sdylan.com/, dove trovate una valanga di notizie interessanti, ad esempio il fatto che si tratta di un’operazione benefica per raccogliere fondi da mandare nei paesi meno sviluppati, tramite Pencils Of Promise. E anche che nel secondo volume, tra gli altri, probabilmente ci saranno Widespread Panic, Grayson Capps, Neal Casal e Low Anthem.

Forse Piacerà Anche A Lui! Bob Dylan In The 80s: Volume Oneultima modifica: 2014-05-07T12:18:07+02:00da bruno_conti
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