Come Avrebbe Detto Paul: The Continuing Story Of Fab And Max! Psychic Twins – A Small World In Black And White

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Psychic Twins – A Small World In Black And White – Greywolf Records Inc.

In leggero ritardo sulle premesse (e sulle promesse) ecco il secondo album dei Psychic Twins, “promettente” band milanese di rock in tutte le sue declinazioni e clienti abituali del Blog. Prima di addentrarci nei dettagli e nei contenuti spiego ai due o tre(mila) che non  l’avranno capito il titolo del post: si tratta ovviamente di un doppio omaggio ai Beatles, Fab che sta anche per Fabrizio e la prima parte da una dotta citazione dal White Album (The Continuing Story Of Bungalow Bill, ricordate?). Eh sì, perché la storia continua, dopo Crossings, pubblicato circa un annetto e mezzo fa (anche meno, visto che ha avuto “varie uscite” in epoche diverse) e di cui avete letto più volte in queste pagine virtuali http://discoclub.myblog.it/2013/06/19/quello-bravo-e-in-mezzo-nella-foto-ma-anche-gli-altri-non-so/, e l’EP a tiratura limitata “for friends and relatives only” Madd’n’Lucky, che peraltro conteneva quattro brani ora apparsi anche in A Small World…, una serie di concerti preparativi e celebrativi per la nuova uscita con la cosiddetta versione Mark II, touring band degli Psychic Twins, ovvero, citiamoli, perché lo meritano e sono bravi, garantisco, li ho visti dal vivo più volte: Fab(rizio) Friggione, voce e chitarra, Nik Taccori, alla batteria e percussioni, Cesare Nolli, al basso, Chris Lavoro, alla chitarra, Ermanno Fabbri alla chitarra, Davide Dave Rossi, alle tastiere e  Debora Cesti, voce, più Jack Jaselli, alla voce e Michele Castellana al basso, nonché ingegnere del suono e factotum alla produzione, con Fabrizio, del nuovo album.

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Dal vivo, come appena detto, sono molto bravi e grintosi e le cover che eseguono sono anche esplicative delle influenze che si agitano nella loro musica: due pezzi dei Beatles, Day Tripper Oh Darling https://www.youtube.com/watch?v=fZSJ7p-mx3o , a conferma di una passione smisurata per i Fab Four, soprattutto da parte di Fabrizio, ma anche due brani di Tom Petty, Mary Jane’s Last Dance e You Wreck Me, una Call Me The Breeze, scritta da JJ Cale, ma ostinamente riportata nella versione di John Mayer (Fabrizio, la versione più famosa è quella dei Lynyrd Skynyrd!) e naturalmente il Boss, ritratto con loro sulla copertina del primo album, con una Dancing In The Dark  decisamente ad alta densità chitarristica https://www.youtube.com/watch?v=8lH1xTGQwRY . E poi ci sono le loro canzoni, quelle firmate Fabrizio Friggione, musica e Massimo Monti, testi, e anche eminenza grigia (credo come la volpe dell’etichetta discografica) alle spalle di tutta l’operazione, in qualità di produttore esecutivo. E poi naturalmente le canzoni del nuovo album, con tutte le fonti di ispirazione citate, ma anche molta farina del sacco di chi le ha scritte, e dei musicisti che hanno suonato nell’album, fanno sì che il CD sia assolutamente e decisamente godibile, in quel suo situarsi all’incrocio (At The Crossroads) tra rock e pop, con alcune stradine di campagna che convergono in quella principale. Un capolavoro? Ovviamente sì! Scherzo, ma degno di confrontarsi con molta produzione che arriva dai due lati dell’oceano, questo si può dire, senza timori di piaggeria o paraculaggine. Ascoltatelo e mi darete ragione, si trova sulle varie piattaforme digitali, ma non ancora, a parte ai loro concerti, nel formato fisico. Insomma è un classico caso del disco che c’è ma non si trova.

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Veniamo alle undici canzoni contenute nel disco, eseguite dalla recording band, Mark I, che coincide in alcuni elementi con quella dei concerti, ma si avvale anche di altri validi musicisti. Direi, senza ricorrere ad auliche visioni o alla ricerca di reconditi significati, che siamo dalle parti del classico “It’s only rock’n’roll but we like it!”, né più, né meno. Il brano di apertura Even If You Don’t Care è un perfetto esempio di quanto appena detto: melodia solare, ritmo sostenuto, chitarre spiegate, la bella voce di Fabrizio Friggione in primo piano, tutta la band in tiro, con il basso di Paolo Legramandi e la batteria di Nik Taccori a disegnare precisi disegni ritmici, l’organo di Rossi che aggiunge le giuste coloriture al sound, impreziosito dai precisi interventi della solista di Fabrizio, che è un ottimo chitarrrista elettrico anche se dal vivo se limita a suonare solo una acustica di supporto. In The Desert Of My Brain con l’aggiunta di una pimpante tromba, courtesy of Daniele Moretto, ha una atmosfera tra il tex-mex e il gitano spagnoleggiante, una variazione sul classico tema tra rock e melodia dei soliti Psychic Twins.

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Deliziosa Brothers And Sisters, introdotta da un delicato arpeggio dell’acustica, seguito dal preciso lavoro di raccordo della solista, dal sound alla Booker T dell’organo di Davide Rossi che si produce anche in un assolo che profuma di soul; non mancano una “fischiettata” di Fabrizio e la seconda voce insinuante e sexy di, per dirla alla De Gregori, Debora “Belli Capelli” Cesti, o “Sister Black Hair”, se preferite gli America, per la fluente capigliatura nera, che si miscela perfettamente con quella di Fabrizio, mentre del basso rotondo di Castellana si evidenzia anche lo scorrere delle mani sul manico dello strumento (privilegi dell’ingegnere del suono). Il soul, se preferite il “blue-eyed soul”, quello seventies di matrice bianca, è protagonista di Small World, tromba e sax si aggiungono, pure un bel piano elettrico, il dancing bass di Legramandi e un assolo di chitarra stereo a cura di Max Elli, “lavoratissima” e spezzata nei due canali dello stereo; a completare lo spettro sonoro, Jack Jaselli canta la seconda parte del brano, aggiungendo poi le sue armonie vocali a quelle della Cesti e di Friggione per il resto della canzone. Tonight And Forever è la più springsteeniana del lotto, introdotta dal classico oh-oh-oh che la rende subito immediata e coinvolgente, ha un ritornello che ti fa venire di cantarla a squarciagola, come nelle migliori canzoni del boss, chitarre tintinnanti, pianini insinuanti, coretti molto piacevoli, per un brano che potrebbe essere un singolo potenziale se le radio trasmettessero ancora della buona musica, ci accontentiamo del video, diretto dal marito della figlia di Massimo Monti, così rimane tutto in famiglia e si risparmia (forse) https://www.youtube.com/watch?v=RSv8SU9Xkxw

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End Of September ha un taglio più riflessivo, una slide sullo sfondo, un paio di brevi interventi di chitarra acustica, sono i tratti distintivi di un brano che ci lascia apprezzare ancora una volta la voce evocativa di Mr. Friggione. Un tappeto di percussioni introduce No Man’s Land – ero già pronto all’ingresso di Keith Richards e Charlie Watts ma non arrivano – in effetti ricorda molto l’intro di Sympathy For The Devilma poi il brano rimane un acquerello prettamente acustico, con qualche reminiscenza brasilianeggiante nelle armonie vocali della Cesti e i “soliti” tocchi di colore aggiunti dalle tastiere. Wonderland è l’altro pezzo forte rock della raccolta, un bel brano in crescendo, parte piano, ma poi entrano man mano un mare di chitarre, suonate dallo stesso Fabri e da Max Elli , il ritmo si fa incalzante, rallenta e riparte in una mini jam strumentale, molto bella, che lo conclude. At The Crossroads è il terzo brano che era già presente nell’EP, anche questo dal sound molto americano, maturo, che non sfigurerebbe con molta produzione internazionale, ricco e curato negli arrangiamenti, il tocco del wah-wah è quel piccolo segno di genialità che separa una buona canzone da una normale, non male il finale con il vibrato della chitarra che si sovrappone al wah-wah e sfocia in un bel assolo di Gian Marco De Feo, brano ricco mi ci ficco. Sometimes You Do It Right è il brano che Massimo Monti ha dedicato alla figlia, penso Maddy per gli amici, una dolce ballata mid-termpo anche questa già presente nell’EP, ma che non per questo si apprezza meno, musicalmente mi pare di cogliere elementi da entrambi i lati dell’oceano, le melodie dei Beatles e il rock di Springsteen, Petty e chi volete voi. A concludere il tutto Burn Like Fire, una sorta di moderna ninna nanna in solitaria, pochi tocchi di chitarra e tastiere e la voce di Fabrizio Fargo Friggione sovrincisa varie volte per creare un suggestivo effetto.

Forse l’ho detto anche altre volte, ma, come è noto, repetita iuvant, non sembra neanche un CD prodotto in Italia, ed è inteso ovviamente come un complimento, un altro lampante caso di “italiani per caso”, un bel disco di rock (e pop), su cui potreste fare un pensierino.

Bruno Conti

Come Avrebbe Detto Paul: The Continuing Story Of Fab And Max! Psychic Twins – A Small World In Black And Whiteultima modifica: 2014-06-25T19:09:59+02:00da bruno_conti
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