Un Uomo Solo “Ai Comandi”. Dirty Dave Osti – Shakedown On Salvation Street

dirty dave osti shakedown

Dirty Dave Osti – Shakedown On Salvation Street – Grooveyard Records

La Grooveyard Records si proclama orgogliosamente “The Sound Of Guitar Rock”. Proprio volendo ci aggiungerei, di quello a cavallo, più o meno, tra il 1972-73 fino al 1976, un suono duro e cattivo,  ma che in gente come la Blindside Blues Bandhttp://discoclub.myblog.it/2012/07/18/come-se-gli-anni-70-non-fossero-passati-take-2-nuovamente-bl/ ), la coppia padre-figlio Billy Lee e Bryce Janey ( http://discoclub.myblog.it/2014/05/16/nonostante-il-titolo-piu-rock-southern-the-janeys-get-down-with-the-blues/) , il vecchio Bugs Henderson, il super hendrixiano Randy Hansen, Guitar Pete (http://discoclub.myblog.it/2012/01/20/very-heavy-very-hard-guitar-pete-raw-deal/) e Greg Koch ( http://discoclub.myblog.it/2013/11/03/c-e-sempre-qualcuno-bravo-che-sfugge-greg-koch-band-plays-we/) , tanto per citarne alcuni del roster dell’etichetta e molti “clienti” del Blog in passato, ha degli epigoni del rock vecchia scuola, quello che si nutre nel blues, nel southern, nell’hard meno bieco, ma anche nel primo heavy metal. Dirty Dave Osti, californiano (David Valentino Osti all’anagrafe), si aggiunge più all’ultima categoria, quella dei “picchiatori”, magari non biechi ma sicuramente “esagerati”.

dirty dave osti 1

E quindi se siete amanti del genere qui troverete un nuovo beniamino (anche se il nostro amico ha pubblicato “solo” sei o sette album  https://www.youtube.com/watch?v=QV7vK7lAjTI è già in pista da una quarantina di anni, non uno di primo pelo). Quattordici brani, un paio di cover, oltre sessanta minuti di rock poderoso e senza compromessi, siamo dalle parti del power rock trio, con la particolarità che Osti copre tutte le parti, chitarra solista, voce, basso e batteria, suona tutto lui, e pure bene. Ovviamente gli assoli di chitarra sono all’ordine del giorno, influenzato da Hendrix, in primis (e ti pareva), Robin Trower, ZZ Top, ma anche l’heavy rock british di bande come i Black Sabbath: sentirsi a proposito la riuscita cover di Fairies Wear Boots della band di Iommi e Osbourne, con riff di chitarra e batteria al loro giusto posto, per quanto “arricchiti” da una slide southern che conferisce un suono più americano, però, come avrebbe detto, con felice espressione, il noto intellettuale Stefano Ricucci, “è facile fare il frocio con il culo degli altri”, nel senso che se il pezzo è bello di suo tutto pare migliore di quello che in effetti è, comunque, per non cercare il pelo nell’uovo, la versione è notevole, suonata benissimo da Osti che si supera a tutti gli strumenti.

dirty dave osti 2

E non male anche la versione di Certified Blues dei sopracitati ZZ Top, tratta dal First Album, faceva parte del periodo più blues del terzetto texano, qui viene ripresa in una versione decisamente più “cattiva” anche se abbastanza fedele all’originale, sempre con slide sugli scudi. Ci sarà un motivo se sono i due brani migliori del disco? Secondo voi? Questo non per dire per che il resto del disco sia brutto, se vi piace questo tipo di rock energico e ad alta componente chitarristica i motivi per gioire sono parecchi. Dave Osti ha una buona voce, roca e compatibile con il genere che frequenta, è un chitarrista sia di tecnica che di irruenza sonora e ci dà dentro di gusto nella sua musica https://www.youtube.com/watch?v=D9qKRnYOIKU , senza tralasciare brani più ricercati, come la lenta e cadenzata Lean Into The Wind, molto Trower e quindi di rimbalzo Hendrix https://www.youtube.com/watch?v=NjEua3yBihg , o i tratti elettroacustici di una Pale Into Rider che però riprende a picchiare di gusto quasi subito o gli accenni vagamente psichedelici e space di Pull The Trigger (On Your Love): tutti i brani con questa ansia da prestazione di Osti che deve alzare sempre la quota rock e solistica del brano, tralasciando magari queste variazioni più raffinate sul tema, che ci sono, ma sono spesso sommerse da una irruenza eccessiva, come nei riff heavy dell’iniziale Reach For The Sky o di una Stun Gun, che, soli a parte, si assomigliano parecchio tra loro. Più bluesata e scandita Blame It On The Times dove Osti opta per il sound della doppia solista suonata all’unisono e anche un bel intervento al wah wah, per variare il menu delle portate. Insomma ci siamo capiti, file under heavy rock guitar https://www.youtube.com/watch?v=LjYXH6us6mE , e se amate il genere alzate il volume a manetta e godetevelo, non c’è molto da aggiungere.

Bruno Conti

Un Uomo Solo “Ai Comandi”. Dirty Dave Osti – Shakedown On Salvation Streetultima modifica: 2014-07-13T18:48:23+02:00da bruno_conti
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *