Affinità Musicali. Eric Clapton And Friends – The Breeze An Appreciation Of JJ Cale

eric clapton & friends call me the breeze

Eric Clapton & Friends – The Breeze An Appreciation Of JJ Cale – Bushbranch/Surfdog/Universal

JJ Cale è morto il 26 luglio del 2013, quindi questo tributo esce a circa un anno dalla sua scomparsa. Voluto da Clapton, che ci ha messo la faccia, la voce e la chitarra, si avvale di alcuni musicisti che, come Clapton, erano vicini alla musica di Cale per una sorta di affinità elettiva, se non musicale. Eric ha più volte dichiarato che JJ Cale era stato una delle figure più importanti nella storia della musica rock, e se lo dice Clapton c’è da credergli: autore e musicista schivo il musicisista dell’Oklahoma ha lasciato una serie di canzoni che sono state riprese in moltissime versioni dai musicisti più disparati, nel corso degli anni. Quel suo stile, per comodità definito “laidback”, ha sempre sfidato le categorizzazioni, con un miscela unica che fondeva blues, rock, country, folk e jazz, ma aveva poi, alla fine, questo risultato unico, dove la voce, quasi sussurata, e la chitarra, mai sopra le righe, ma sempre presente e che caratterizzava il suono senza essere troppo invadente, riconoscibile al primo ascolto.

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Clapton ha avuto due grandissimi successi con i brani di JJ Cale: After Midnight, su suggerimento di Delaney Bramlett (altro grande amico di Cale), appariva nel primo album solista Eric Clapton del 1970, mentre Cocaine, diventata nel corso degli anni una sorta di inno, era apparsa su Slowhand del 1977. Poi, i due insieme, hanno registrato in disco, The Road To Escondido, uscito nel 2006, che era una sorta di quadratura del cerchio, più per Eric che affermò che quel disco era “la realizzazione di quella che poteva essere una delle mie ultime ambizioni, lavorare con un uomo la cui musica mi ha ispirato per così tanto tempo, una costante nella mia vita” https://www.youtube.com/watch?v=s9rj8CeLi0A . Nessuno ha mai saputo esattamente cosa ne pensava Cale, personaggio molto schivo, ma non credo che abbia “subito” semplicemente l’amicizia di Clapton, penso che il sentimento di rispetto funzionasse in entrambi i sensi https://www.youtube.com/watch?v=5WUeOEkl270 .

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Sia come sia, il risultato finale, questo The Breeze, suona proprio come un disco di Cale, dal sound volutamente laconico e stringato, le voci spesso sussurrate, gli strumenti accarezzati con pigra voluttà e la band di Clapton, JIm Keltner, Nathan East, Simon Climie, Walt Richmond  (alle tastiere, bravissimo) e i musicisti ospiti, Derek Trucks, Reggie Young, Albert Lee, David Lindley, Don Preston, Doyle Bramhall II, Greg Leisz Mickey Raphael, che fanno di tutto per ricreare il suono che era il marchio di fabbrica di JJ Cale: per qualcuno questo è un limite del disco, perché tutti i musicisti, salvo rare eccezioni, si sono quasi annullati per assomigliare il più possibile all’originale. Per altri è il pregio dell’operazione, se volevano fare delle versioni molto differenti bastava registrarle nei propri dischi. Questo è un disco di canzoni di JJ Cale, e quindi…

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Call Me The Breeze rimane quella ballata stupenda e cadenzata che è sempre stata, a tramutarla in un gagliardo brano rock ci avevano già pensato ai tempi i Lynyrd Skynyrd, questa versione, cantata da Eric Clapton, oltre che all’originale assomiglia a quella recentemente fatta da John Mayer, anche se, più di altri brani presenti nel CD, è inequivocabilmente Clapton plays Cale, con le due personalità ben stampate sulla canzone e la chitarra che viaggia che è un piacere, perché anche il buon JJ, non dimentichiamolo, era fior di chitarrista https://www.youtube.com/watch?v=zsqF3p8ORDE . Rock And Roll Records era su Okie del 1974, e per tenere fede al titolo la coppia Tom Petty/Clapton la trasforma in un un bel pezzo rock-blues, pur mantenendo la parte vocale molto “rilassata”, che potrebbe essere la traduzione italiana di laid-back. Mark Knopfler è uno di quelli che appone il suo marchio di fabbrica, la voce e la chitarra sono inconfondibili (d’altronde su quei riff ci ha costruito mezza carriera) in Someday, con l’armonica di Mickey Raphael che aggiunge un tocco distintivo https://www.youtube.com/watch?v=rLgR3IRbk4Y . Il groove classico ritorna per la bellissima Lies, dell’accoppiata John Mayer/Eric Clapton. Mentre Don White, conterraneo e amico di Cale, rilascia una versione di Sensitive Kind, molto sentita, ancorché non particolarmente memorabile, per capirci, un pezzo di Clapton con White che canta. Cajun Moon è sempre stata una delle canzoni più belle del musicista americano e la versione del disco, sulle ali di un bel groove ritmico, vive sul duetto organo-chitarra che la caratterizza.

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Magnolia non l’avevo scoperta su un disco di JJ Cale ma su Crazy Eyes dei Poco, dove ce n’è una versione sontuosa https://www.youtube.com/watch?v=zachNKsJDJY , una ballata stupenda che John Mayer, sostenuto da Eric, interpreta con gusto, ma, secondo il mio gusto personale, senza arrivare a quei livelli. I Got The Same Blues ripropone l’accoppiata Petty/Clapton, sempre molto “sdraiati”  voclamente (altra traduzione di laidback) ma con le chitarre che viaggiano. L’altro musicista che interpreta il brano alla sua maniera, è Willie Nelson, Songbird personalizzando con la sua bella voce e la chitarra, quella che era già fior di canzone, il risultato, arricchito ancora dall’armonica di Raphael, è una vera delizia. Since You Said, che in effetti non ricordavo, era su Rewind, il disco di “inediti” uscito nel 2007, questa volta Enrico la interpreta da solo, in versione molto bluesy. I’ll Be There (If You Ever Want Me), con un bel dobro che raddoppia la chitarra, è il brano più country e tra i più mossi di questo tributo, non dico che siamo sul boogie, ma quasi, canta Don White, con Clapton seconda voce. The Old Man And Me, cantata ancora da Tom Petty, con voce sussurrata e quasi irriconoscibile, diciamo che non è una delle migliori del lotto.

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Train To Nowhere, del terzetto Knopfler/White/Clapton, per usare un eufemismo, non è delle più note, in effetti non la ricordavo, ma pure controllando velocemente non l’ho trovata in nessun album di JJ Cale, in ogni caso molto bella a prescindere, mossa e chitarristica e con le voci dei tre che si incastrano alla perfezione, una piccola sorpresa, tra le migliori del tributo. Starbound, altra bella ballata (ma meno di Magnolia) gode del trattamento Willie Nelson, che la fa diventare una sua canzone, dolce e sognante, con la voce che “scivola” con dolcezza sulle note. Le chitarre di Mayer e Clapton ruggiscono in una poderosa Don’t Wait, uno dei pezzi più rock della raccolta, mentre nella conclusiva Crying Eyes Eric è accompagnato da Christine Lakeland, la compagna di una vita di JJ Cale, un altro giusto tributo ad una musicista altrettanto schiva. Bella canzone, anche se il produttore Simon Climie si poteva risparmiare quel piccolo sottofondo elettronico che non c’entra un tubo con il brano. Da domani nei negozi.

Bruno Conti

Affinità Musicali. Eric Clapton And Friends – The Breeze An Appreciation Of JJ Caleultima modifica: 2014-07-28T19:53:02+02:00da bruno_conti
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