Per Amanti Della Chitarra, In Astinenza! Dudley Taft – Screaming In The Wind

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Dudley Taft – Screaming In The Wind –  American Blues Artist Group

Non è il primo album (e non è neppure recentissimo) per Dudley Daft: nativo di Washington, D.C., ma residente da tempo a Cincinnati nell’Ohio, con un inizio di carriera, tantissimi anni fa, ai tempi della High School, parliamo degli anni ’80, condiviso con il futuro Phish, Trey Anastasio, in una band chiamata Space Antelope (che non ha lasciato nessun segno nella storia del rock), poi a Seattle negli anni dell’esplosione del grunge con una band chiamata Sweet Water (dove Taft era uno dei chitarristi), tutt’ora in attività, autrice di due album pubblicati dall’Atlantic, e poi nei Second Coming, altra band dal suono duro e roccioso, e anche in questo caso un album per la Capitol, sempre nei ‘90. Quindi una carriera abbastanza “importante”, anche se non memorabile. Avete memorizzato tutto? Benissimo, adesso scordatevelo, perché nel 2007, in un primo momento a Seattle, inizia una sorta di conversione verso il blues-rock, che culmina in un trittico di CD, Left For Dead del 2010, Deep Deep Blue del 2013 e ora questo Screaming In The Wind, finanziato con l’aiuto dei fans, come è ormai usanza consolidata https://www.youtube.com/watch?v=vssUk7p0iQA .

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Bisogna dire che Dudley Taft ha fatto buon uso del denaro, scegliendosi un produttore come Tom Hambridge, nuovo Re Mida del Blues, registrando in due studi di Nashville, con l’aiuto di Reese Wynans alle tastiere, aggiunto agli abituali collaboratori, John Kessler al basso e Jason Patterson alla batteria. Hambridge, che è un tuttofare (ottimo batterista, ma non in questo caso), ha firmato anche i testi di sei brani, lasciando l’apertura del disco affidata a due cover. Prima di addentrarci nel disco, vorrei dire, come Ferrini a Quelli della Notte, che “non capisco ma mi adeguo”, nel senso che ho letto alcune recensioni entusiastiche del disco, chi lo paragona a Robin Trower, per il passato, chi a Frank Marino o ai primi ZZ Top (e ci sta tutto), chi a Kenny Wayne Shepherd, tra gli artisti più recenti: per chi scrive è un buon chitarrista, anche ottimo volendo https://www.youtube.com/watch?v=YDR5HnBhIVA , un appena discreto cantante, ma con una tendenza troppo marcata verso il suo passato hard, che viene mediata dalla produzione nitida e precisa di Hambridge, che evidenzia spesso il lavoro della solista e filtra la voce per nascondere eventuali magagne.

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Non per nulla due dei brani migliori sono proprio le cover: Hard Times Killing Floor, un classico di Skip James, in versione power trio, tra Hendrix e Trower (fate voi) https://www.youtube.com/watch?v=7BP-sk0Jd5A  e Pack It Up, un brano funky, con tanto di fiati aggiunti, a firma Chandler/Gonzalez, che viene dal disco omonimo di tali Gonzalez del 2000, con un bel lavoro di Taft alla solista ed un arrangiamento che ricorda certe cose dell’ultimo Bonamassa. Non male anche Red Line che ha il tiro boogie-rock degli ZZ Top più ingrifati, misto all’hard rock marca Nugent, Marino e dei sudisti più cattivi https://www.youtube.com/watch?v=PeXlNvChyds . Quello che si apprezza più spesso nel disco è il suono della chitarra di Dudley, sempre potente e ricca di tecnica con soli taglienti e ricchi di continue variazioni sul tema, meno la qualità complessiva dei brani, per quanto Screaming In The Wind, ancora hendrixiana e con il valore aggiunto dell’organo di Wynans, si lasci apprezzare https://www.youtube.com/watch?v=8hceIChr4sw . Però alla lunga ci si ripete, 3DHD ruba il riff iniziale da If Six Was Nine, ma poi di buono ha solo la chitarra lancinante e qualche apertura melodica, I Keep My Eyes On You sembra un po’ moscia, The Reason Why, è un discreto slow blues con uso d’organo, ma ne abbiamo sentiti centinaia di migliori, e anche Hambridge più di tanto con la voce di Taft non può, rimane la solita chitarra.

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In Rise Above It si gioca anche la carta di un misto grunge-hard abbastanza risaputo, magari sbaglio io, Barrio tenta la strada della ballata elettroacustica, ma per quanto le vocalist di supporto, le ottime McCrary Sisters, si impegnino, la voce del nostro è quella che è e anche la canzone non è particolarmente memorabile. L’uso dell’acustica dà una maggiore profondità di suono che, unita ad una solista pervasiva, rende più pungente Sleeping In The Sunlight, ma niente per cui stracciarsi le vesti https://www.youtube.com/watch?v=juy5F_DzV4Q .Tears In Rain, più sognante e leggermente “prog” vira verso atmosfere più ricercate, ma il blues (rock), da un po’ di brani, è latitante. Say You Will, dal ritmo cadenzato, ha dei momenti zeppeliniani, ma anche di stanca, con la chitarra, rivoltata come un calzino, pure con sonorità esagerate alla Tom Morello, che cerca di salvare baracca e burattini. Ho provato ad adeguarmi, ma continuo a non capire l’entusiasmo di molti per questo signore: gran bravo chitarrista https://www.youtube.com/watch?v=YDR5HnBhIVA , comunque.

Bruno Conti  

Per Amanti Della Chitarra, In Astinenza! Dudley Taft – Screaming In The Windultima modifica: 2014-10-27T18:55:04+01:00da bruno_conti
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