Facce Poco Raccomandabili, Ma Disco Molto Raccomandato! Da Birmingham, Alabama Via Nashville, Banditos

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Banditos – Banditos – Bloodshot Records/Ird

Quando vi capita tra le mani il CD di una band all’esordio, e questo omonimo album è tale per i Banditos, nell’era di internet digiti il nome e vai a vedere cosa trovi. Uno dei primi luoghi dove capiti è il sito del gruppo o della casa discografica, quindi leggi e vai ad approfondire. Nel frattempo inizi ad ascoltare, perché se l’occhio vuole la sua parte, anche l’orecchio reclama la sua quota, meglio se allenata. Nel caso in questione, sul sito della Boodshot trovi questa frase: “con la potenza di una locomotiva Super Chief, il disco di esordio dei Banditos magnificamente si appropria di elementi di acid-rock-blues anni ’60, boogie alla ZZ Top, Garage punk e rockabilly (aggiungo io), southern rock “ibrido” à la Drive-By Truckers (vengono da Birmingham, Alabama e più a sud ci sono solo la Florida, la Louisiana, un pezzo di Texas e le Hawaii), il choogle dei Creedence, il groove blues alla Slim Harpo, l’hill country della Fat Possum (sarà il banjo di Stephen Pierce), dove incidevano i Black Keys degli inizi. e il rock furibondo dei Georgia Satellites, senza dimenticare infusioni di bluegrass, soul e doo-wop”. E intanto pensi, sì figurati, e magari una cantante che ricorda Janis Joplin! “Eh la Madonna!”, avrebbe detto Pozzetto ai tempi, e invece è tutto vero, naturalmente con le dovute proporzioni e pensando che siamo al disco di esordio ( comunque rodato da 600 spettacoli in giro per gli Stati Uniti), ma questo sestetto che ha scelto Nashville, città di elezione e residenza, è un gruppo da tenere d’occhio, ascoltare e inserire nei “names to watch and listen” ( e a questo proposito ci sono parecchi video su YouTube dove si può apprezzare la valentia dei ragazzi)!

Il risultato finale poi, pur non essendo per forza di cose originale a tutti i costi, è comunque genuino e sorprendente e non è la somma dei singoli fattori citati. Oltre a Pierce al banjo (anche elettrificato) e voce, troviamo Corey Parsons, chitarre elettriche ed acustiche, nonché una delle tre voci soliste, la prorompente Mary Beth Richardson, il fattore Janis della band, che per certi versi li avvicina anche agli Alabama Shakes di Britanny Howard (quelli del primo disco, però); completano la formazione Jeffrey Salter, chitarra e Danny Vines e Randy Wade, la sezione ritmica. Tanti baffi, barbe, capelli e cappelli, nella foto di copertina che li ritrae con una bandiera a stelle e strisce sullo sfondo, ma anche qualità nei dodici brani a firma collettiva, tutti assai vari e diversificati nelle loro soluzioni sonore. La cosa che si nota subito dall’ascolto, fin dal primo brano The Breeze, è l’energia e la grinta che trasuda dalle canzoni, un banjo frenetico, una voce maschile tirata e il controcanto della Richardson che potrebbero ricordare l’incrocio di voci dei vecchi Jefferson Airplane, ma anche i primi Lone Justice di Maria McKee, tra batterie punkeggianti, un organo aggiunto che fa molto 60’s acid rock, chitarre in feedback ma controllate nel loro furore garage, e siamo solo al primo pezzo https://www.youtube.com/watch?v=jj7rCnkvSEM .

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Poi si vira improvvisamente, con Waitin’, verso un country energico, con stilettate cow punk, con la voce potente di Mary Beth a guidare le danze, tra chitarre twangy, ritmi sempre mossi e piacevoli intermezzi strumentali quasi bluegrass https://www.youtube.com/watch?v=_qvom4ca68c . Golden Grease, ci porta a sonorità tra il boogie e l’energia di band come i Truckers o i Georgia Satellites per la parte maschile, con chitarre elettriche quasi psichedeliche e il cantato che, a tratti, si spinge verso lidi jopliniani, nel lato femminile, con la somma delle parti che crea una sorta di voce ibrida che ha tratti simili al Marty Balin dei primi Jefferson https://www.youtube.com/watch?v=EeZ-lPz3EnI . No Good, influenze soul e rock, è una ballata degna della miglior Janis, cantata con passione e grande stamina dalla Richardson https://www.youtube.com/watch?v=nGcWEOBotmc , mentre Ain’t It Hard, con l’organo Farfisa aggiunto alle procedure sonore di chitarre e banjo, amplifica l’effetto psych-garage e continue variazioni di tempi ed atmosfere sonore. Still Sober (After All These Years) ,(ispirata da Simon?), è un country rockabilly futuribile https://www.youtube.com/watch?v=Mqk2OJHZrj0 , mentre Long Gone, Anyway accentua l’effetto old style con un assolo (?) di kazoo di Beth, giuro!

Old ways è un’altra ballata blues accorata, dove i paralleli con quella signora texana sono inevitabili e non sfavorevoli https://www.youtube.com/watch?v=_T-7MEJz2CQ , Can’t Get Away potrebbe uscire da qualche session segreta per riproporre Highway 61 Revisited con i Lone Justice e Blue Mosey #2, con l’aggiunta di una pedal steel sognante è puro country-rock di ottima grana, mentre in Cry Baby Cry, tornano a viaggiare a velocità da locomotive lanciate, con un pianino scatenato a duellare con le chitarre e il banjo, e le voci si incrociano in modo perfetto. Chiude Preachin’ The Choir, un’altra ballatona atmosferica, dove la pedal steel non addolcisce il suono ma lo rende ancora più acido e psichedelico, soprattutto nella lunga jam strumentale. Se vi piacciono Beth Hart e Dana Fuchs, oltre a tutti gli altri ricordati. Decisamente bravi!

Bruno Conti

Facce Poco Raccomandabili, Ma Disco Molto Raccomandato! Da Birmingham, Alabama Via Nashville, Banditosultima modifica: 2015-06-09T13:26:17+02:00da bruno_conti
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