Erano Proprio Un Gran Bel “Complessino”! Rolling Stones – From The Vault: The Marquee Live In 1971

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Il terzo capitolo della serie From The Vault,  registrato nel 1971, l’annata in cui esce Sticky Fingers, ma anche il periodo in cui il gruppo è “costretto” per motivi fiscali a lasciare l’Inghilterra. Prima di andarsene, e per salutare i fans, gli Stones organizzano un Farewell Tour, che si svolge tra il 4 e il 14 marzo, in locali decisamente più piccoli delle Arene e dei Palazzi dello sport della tournée precedente: un paio di date sono state immortalate nella recentissima edizione Super Deluxe di Sticky Fingers https://www.youtube.com/watch?v=hj04ed1uWUs e https://www.youtube.com/watch?v=Ih2EzG-uiIg . Ma il 26 marzo, come appendice al breve tour, viene registrato uno special televisivo per la BBC, che servirà anche da promozione per l’imminente uscita proprio di Sticky Fingers, prevista per il 23 aprile. Il tutto viene ripreso allo storico Marquee di Londra, un locale piccolissimo (ormai non esiste più, ma chi c’è stato sa di cosa stiamo parlando) dove hanno suonato tutti i grandi della musica rock, con il pubblico a pochi centimetri dai musicisti, il classico club dove si poteva gustare la presenza degli artisti in tutta la propria dirompente carica. Per l’occasione non c’è Nicky Hopkins al piano, che aveva partecipato alle altre dati ufficiali, ma Ian “Stu” Stewart, mentre sono presenti, in alcuni brani, Bobby Keys al sax e Jim Price alla tromba. Lo spettacolo, che andò in onda su Lion TV venne chiamato Ladies And Gentlemen, The Rolling Stones (ma niente paura, nulla in comune con il DVD dallo stesso titolo pubblicato nel 2010), che era l’annuncio ufficiale in apertura dei concerti degli Stones, e la registrazione proviene da quelle che vengono definite dress-rehersals, le prove, senza presenza di pubblico, il cui rumore verrà poi aggiunto in fase di mixaggio. Non è un concerto molto lungo, meno di quaranta minuti, più 4 versioni alternative, due di I Got The Blues e due di Bitch, ma la qualità sia sonora, audio e video, che dell’esecuzione, sono elevatissime: come dico nel titolo i Rolling Stones in quell’epoca era proprio un gran bel “complessino”!

Mick Taylor e Keith Richards alle chitarre, Bill Wyman al basso, Charlie Watts alla batteria, Mick Jagger, gran cerimoniere, alla voce e all’armonica (più gli ospiti citati) erano un gran bel sentire all’epoca, la miglior incarnazione di sempre del gruppo e “The Greatest Rock’n’Roll Band In The World” (anche se gli Who e i Led Zeppelin contendevano loro lo scettro): un suono nudo e crudo, puro R&R, ma con ampie spruzzate di blues e qualche dose di country, scoperto dopo la frequentazione con Gram Parsons. Il risultato che otteniamo in questo Live At The Marquee è eccitante e straordinario, i Rolling Stones al loro apogeo, l’unico appunto è la durata, ma allora i concerti, con l’eccezione di poche bands, non erano ancora le maratone rock che sarebbero diventate con lo scorrere del tempo. Si parte con Live With Me, uno dei classici “minori” degli Stones, apparso in origine su Let It Bleed, con Bobby Keys che replica l’assolo di sax dell’originale, le chitarre di Taylor e Richard subito indaffaratissime, il pianino di Stu ad alzare la quota R&R e Mick Jagger in gran voce. Mick che, già slacciato il bolerino glitterino molto sobrio che indossa, ci regala una versione bellissima di Dead Flowers, con le armonie vocali, in questo caso, di un leggermente barbuto Keith Richards, mentre Mick Taylor pennella una serie di assoli brevi e concisi che rendono alla perfezione il tono country di questa canzone, che sarebbe apparsa solo un mese dopo su Sticky Fingers, mentre I Got The Blues, anche questa all’epoca nuova, è una stupenda ballata blues, come forse solo gli Stones dell’epoca sapevano fare , con fiati e piano, valore aggiunto, ad intrecciarsi alle perfezione con le chitarre taglienti e un Jagger sempre in grande serata.

Let It Rock sarebbe stato il lato B di Brown Sugar nella versione inglese del singolo (mentre per gli Stati Uniti era Bitch) ed è un omaggio ad uno dei maestri assoluti dei Rolling, quel Chuck Berry di cui Keith Richards credo tenga ancora il santino vicino al letto, la perfezione del R&R di Berry unita alla potenza di tiro degli Stones dell’epoca, due minuti e mezzo di pura goduria https://www.youtube.com/watch?v=tqjoW5eC3YU . A questo punto del concerto, più corto del solito, è già tempo di Midnight Rambler, Mick Jagger estrae l’armonica e l’altro Mick, Taylor, affila la sua chitarra, per uno dei momenti clou della serata, e di tutta la carriera degli Stones, reinserita di prepotenza nel repertorio live della band di recente (con il ritorno proprio di Taylor) ma già allora occasione per il biondo chitarrista, e il gruppo tutto, di mettere in luce tutta la loro maestria di “geni” del rock and roll, nonché una delle punte assolute di tutti i concerti. I pochi presenti alla serata riconoscono subito il riff di una (I Can’t Get No) Satisfaction, per quanto “mascherata” in una versione più consona al suono dell’epoca del gruppo, più sanguigno e fiatistico, non mancano ovviamente le rullate di Watts e i riff di Keith. Segue Bitch, altro brano nuovo e altro esempio del R&R perfetto che gli Stones avevano creato in quel momento magico, potenza e classe, ribadite poi in Brown Sugar, uno dei riff più conosciuti della storia del Rock, qui in versione già perfettamente formata, con tutta la banda che rocca e rolla come se la loro vita dipendesse da questo, ma che ve lo dico a fare, già lo sapete tutti, fine del concerto.

In coda sono aggiunte un’altra versione di I Got The Blues, sempre con la classica presentazione di Jagger “for you, you, you” e forse più bella di quella definitiva, poca differenza ma significativa, seguita dalla seconda versione alternata, senza presentazione e accorciata nel finale, quindi leggermente più breve, ma sono differenze minime, magari non fondamentali per chi non è un fan sfegatato. Stesso discorso per le due versioni extra (molto simili tra loro, quasi identiche) di Bitch, sempre con il classico suono potenziato dai fiati, tipico degli Stones di Sticky Fingers, quindi tra le migliori edizioni di sempre. Per concludere, disco (o CD, Blu-Ray, DVD, come preferite) forse non imperdibile, ma indispensabile questo sì, da mettere lì, tra Get Yer Ya-Ya’s Out e Some Girls: Live In Texas ’78 (oltre ai due box quadupli in DVD degli anni 2000 e al ricordato Ladies And Gentlemen, sempre in DVD) tra i migliori live in concerto dei Rolling. I giapponesi, che sono furbi, nella confezione Deluxe, uscita solo per il loro mercato, hanno aggiunto anche i due CD del Brussels Affair (Live 1973), uno dei più belli di sempre, diversamente disponibile solo per il download. Naturalmente il box giapponese costa un botto e supera di parecchio i cento euro a cui dovete aggiungere tasse e spese doganali.

Bruno Conti

Erano Proprio Un Gran Bel “Complessino”! Rolling Stones – From The Vault: The Marquee Live In 1971ultima modifica: 2015-06-20T18:01:24+02:00da bruno_conti
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