Addirittura Mille, Bravi Però! A Thousand Horses – Southernality

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A Thousand Horses – Southernality – Republic Nashville/Universal

I cavalli, solitari o numerosi, sono sempre stati presenti nell’iconografia del rock, ma gli A Thousand Horses hanno voluto esagerare e sbaragliano la concorrenza, presentandosi in mille. Giovani “cavallini” alla prima prova lunga, Southernality, nel 2010 avevano pubblicato un EP d’esordio, prodotto da Dave Cobb, ( Jason Isbell e Sturgill Simpson, ma anche Chris Stapleton, Houndmouth e Whiskey Myers, un nuovo piccolo Re Mida del sound ); sono attualmente un quartetto, anche se il batterista Chris Powell, presunto membro esterno,  appare in tutti i brani del nuovo album: li guida il cantante Michael Hobby, che compone anche gran parte del materiale, mentre le due chitarre soliste sono affidate a Zach Brown (con l’h finale) e Bill Satcher, con Graham De Loach al basso e Michael Webb, spesso aggiunto alle tastiere https://www.youtube.com/watch?v=qj3n9kwoKbY . A giudicare dalle foto sono ancora abbastanza giovani, vengono da Nashville, Tennessee e questo album fa ben sperare per il futuro: un esordio interessante, che oltre al southern, presente nel titolo, aggiunge fortissimi elementi country, ampie dosi di rock classico, con influenze degli Stones come dei Black Crowes, oltre ad Allman Brothers e Lynyrd Skynyrdlo scorso anno sono stati indicati come gli esordienti più interessanti all’Austin City Limits Festival –  questo album, secondo chi scrive, li inserisce in quella ristretta pattuglia di nuove band rock sudiste, tipo Blackberry Smoke e Whiskey Myers, che vale la pena di seguire. E per essere precisi fino in fondo, Hobby e Satcher vengono dal South Carolina, quindi dal profondo Sud.

L’iniziale First Time, forse il brano migliore del CD, sembra proprio un pezzo degli Stones del periodo americano o dei Black Crowes, con tanto di coretti femminili alla Gimme Shelter, volendo un po’ derivativo (tolgo il forse?), ma l’insieme di chitarre spianate, organo e piano a decorare il tutto, è quanto di meglio il rock classico possa offrire, e se non è “nuovo” ce ne faremo una ragione, il cuore e lo spirito sono al posto giusto, i ragazzi ci danno dentro di gusto e siamo solo al primo brano https://www.youtube.com/watch?v=3pPS6x4a-4Q . Heaven Is Close con Dave Cobb all’acustica, un violino e un banjo non accreditati ma presenti, a fianco delle chitarre di Brown e Satcher, con Hobby che canta con voce forte e sicura è un brano di chiara impronta country-rock, con tanto di citazione di Me And Bobby McGee nel testo, in questo viaggio ideale alla ricerca del Paradiso, dalle Grandi Pianure a New Orleans al fiume Mississippi, conferma che i ragazzi hanno classe e anche le canzoni per mostrarcela. Smoke è una ballatona country-rock di quelle classiche americane, ancora con grande uso di armonie vocali corali, piogge di chitarre, anche l’aggiunta della steel di Robby Turner, è significativa, tastiere avvolgenti, con Webb impegnato a Moog e Mellotron, oltre che al violino (quindi probabilmente era lui anche nel brano precedente). Travelin’ Man, con Hobby pure  all’armonica, ha un taglio decisamente più sudista, andatura incalzante, l’organo che disegna sottofondi accattivanti e le soliste taglienti di Brown e Satcher che si sfidano in continui duetti, grande pezzo rock https://www.youtube.com/watch?v=Yg5C9vH22fA .

Tennessee Whiskey non è quella del recente album solista di Chris Stapletonbella comunque, è firmata da Hobby e Satcher, ma in comune con il brano del musicista di Traveller ha una chiara impronta country, di quello rootsy e ruspante però, con la steel nuovamente tra le protagoniste assolute della canzone. Sunday Morning, porta anche la firma di Rich Robinson, ed in effetti le ballate più riflessive dei Black Crowes vengono subito alla mente, rock anni ’70 e spruzzate soul che si estrinsecano nella coralità delle armonie vocali, affiancate dal suono morbido della solita pedal steel. Rock chitarristico nuovamente protagonista nella title-track Southernality, con piano ed armonica, oltre ad uno slide malandrina, ad aumentare la quota southern delle operazioni. (This Ain’t No) Drunk Dial è una di quelle hard ballads che provengono da una lunga discendenza che parte dai Lynyrd meno ingrifati, passa per lo Steve Earle elettrico e arriva fino ai Blackberry Smoke, altro grande brano, molto cantabile; Landslide, come dicono loro stessi nel testo, potrebbe essere “southern soul”, non male come definizione, mentre Back To Me è un’altra ballata sincera, con il cuore in mano, armonie e intrecci elettroacustici che ci rimandano al miglior country https://www.youtube.com/watch?v=HLEZvj1F4T8 . Trailer Trashed, nella giusta alternanza, è un altro stilettata rock, chitarristica ed irruenta, seguita, indovinato, da un’altra ballata come Hell On My Heart, dove le chitarre vivacizzano il tono della canzone e Where I’m Going rimane in territori decisamente country, per un finale morbido e più vicino al classico country di Nashville, non troppo bieco ma neppure trasgressivo. Bravi, anche se dovrebbero temperare una tendenza verso certi momenti dove la quota zuccherosa è forse troppo accentuata, ma l’esordio è di quelli interessanti, da consigliare a chi ama il genere.

Bruno Conti

Addirittura Mille, Bravi Però! A Thousand Horses – Southernalityultima modifica: 2015-07-05T10:58:26+02:00da bruno_conti
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