Anche Per Loro Quest’Anno Sono 50! Kim Simmonds And Savoy Brown – The Devil To Pay

kim simmonds & savoy brown

Kim Simmonds And Savoy Brown – The Devil To Pay 

Da qualche anno a questa a parte, più o meno in coincidenza con l’inizio della seconda decade degli anni 2000, Kim Simmonds ed i suoi Savoy Brown (ma sempre lui è) sembrano avere recuperato una certa consistenza qualitativa a livello discografico, ripulendo una immagine di band leggendaria che si era deteriorata dopo intere decadi di dischi stanchi, triti e ritriti, ripetitivi, poco appetibili anche per i fans più accaniti del vecchio British blues. Dal vivo, sia con dischi nuovi come con pubblicazioni di materiale inedito d’archivio Simmonds e soci avevano mantenuto una loro dignità (come confermato anche dall’ottimo Songs From The Road, uscito un paio di anni or sono http://discoclub.myblog.it/2013/05/08/era-l-ora-savoy-brown-songs-from-the-road/ e dal recentissimo Still Live After 50 Years, un doppio CD registrato a New York venduto solo ai concerti e sul loro sito), ma anche in studio, dopo la firma con la Ruf, hanno sfornato alcuni album di buona fattura, non parliamo di capolavori, ma Voodoo Man del 2011, Goin’ To The Delta, disco registrato in trio dello scorso anno e ora questo The Devil To Pay, sempre con formazione a tre, segnalano una ritrovata vena compositiva di Simmonds, anzi, dirò di più, in passato il biondo Kim non aveva mai scritto così tanti brani, se consideriamo che gli ultimi CD contengono esclusivamente materiale a propria firma, cosa mai successa.

Forse l’idea di divenire anche il cantante fisso della formazione si poteva evitare, perché, per quanto mi sembri di notare un certo miglioramento nelle sue performance vocali degli ultimi anni, il nostro amico non è mai stato un gran cantante e messo a confronto con gente come Chris Youlden, Lonesome Dave Peverett o Dave Walker e Paul Raymond che cantavano in Street Corner Talking,  il disco a cui Simmonds dice di essersi ispirato per il tipo di approccio usato nel nuovo album, registrato in pochi giorni in uno studio di New York nell’aprile di quest’anno, dopo un accurato lavoro di preparazione ed arrangiamento delle canzoni che avrebbero fatto parte del progetto nel suo studio personale casalingo. Le canzoni, come nel caso del precedente Goin’ To The Delta, sono tutte nuove, ma è innegabile che se uno ci si mette di impegno in ognuna si trovano echi, ritmi, riff, idee che vengono dalla storia del blues e del rock (come ha fatto un critico per il succitato disco precedente, un brandello di Chicago Blues, Hound Dog Taylor e Muddy Waters, un riff di chitarra di Son Seals o Buddy Guy, un attacco di Ted Nugent o degli ZZ Top, un ritmo alla Bo Diddley o una “scivolata” di bottleneck).

E la voce, ripeto, pur migliorata, si può paragonare ad un Mark Knopfler con la raucedine, in effetti quando non alza il tono tutto bene, quando si sforza di essere più vigoroso non ci siamo. Però poche righe fa avevo detto che il disco è piuttosto buono e lo confermo. Le parti chitarristiche sono decisamente valide, con punte di eccellenza qui e là, la sezione ritmica di Pat DeSalvo al basso e Garnett Grimm alla batteria è tra le migliori con cui ha suonato negli anni e i pezzi, sia pure sentiti mille volte, suonano comunque freschi, arrangiati con cura ed eseguiti con grande passione. Dallo slow blues appassionato e dall’atmosfera melanconica di Ain’t Got Nobody, con la vecchia Epiphone di Simmonds che traccia traiettorie calde e ricche di feeling, al classico Chicago Blues ritmato e travolgente di Bad Weather Brewing che ricorda proprio il sound classico dei migliori Savoy Brown, rigoroso ma con il vigore del rock nel suo DNA https://www.youtube.com/watch?v=RznhCkZ-VWY , passando per la tirata Grew Up In The Blues, dove la voce mostra i suoi limiti ma la chitarra vola fluida o nello shuffle When Love Goes Wrong, sempre pimpante, il vecchio Kim, 68 anni quest’anno e 50 di carriera alle spalle, ancora una volta dimostra perché è sempre stato considerato uno dei grandi del blues britannico. Ogni tanto si cimenta anche all’armonica, come nella cadenzata Oh Rosa, o in ritmi diddleyani come nella title-track https://www.youtube.com/watch?v=3Xrfkwn4T6o , ci delizia nello strumentale Snakin’ che ricorda quelli dei vecchi maestri dello strumento https://www.youtube.com/watch?v=lYRl-2YoQSU , ed eccelle di nuovo in un lento lancinante come Got An Awful Feelin’, senza dimenticare una cavalcata slide con la sua Gibson 335 nella vorticosa I’ve Been Drinking https://www.youtube.com/watch?v=__ma8TfMvpA . Quindi, con i limiti ricordati, tutto sommato un eccellente disco blues per uno dei maestri del genere.

Bruno Conti

Anche Per Loro Quest’Anno Sono 50! Kim Simmonds And Savoy Brown – The Devil To Payultima modifica: 2015-10-05T09:01:10+02:00da bruno_conti
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