La “Cura Jeff Lynne” Ha Fatto Bene Anche A Lui? Bryan Adams – Get Up!

bryan adams get up

Bryan Adams – Get Up! – Polydor CD

Chi frequenta abitualmente questo blog forse avrà notato la mia passione (proibita…insana?) per Jeff Lynne, grazie anche a Bruno che ospita le mie digressioni sui progetti che lo coinvolgono, sia come musicista che in cabina di regia. Infatti fin da quando, soprattutto a cavallo tra gli anni ottanta e i novanta, il barbuto leader della ELO era il produttore “da avere”, ho iniziato a collezionare tutta una serie di dischi che vedevano Jeff in consolle, fosse anche solo in una canzone, e se in molti casi quegli album me li sarei accaparrati comunque (George Harrison, Tom Petty, Roy Orbison, Traveling Wilburys, Del Shannon, Randy Newman, Paul McCartney solo per citare i più noti), altre volte ho preso sulla fiducia lavori di (per me) perfetti sconosciuti, tipo Julianna Raye, Miss B Haven o Jimmy Nail, o altri che conoscevo, ma che in me suscitavano scarso interesse (Regina Spektor, Joe Walsh), solo per sentire un’altra volta il “Lynne touch”. Ora, giusto un mese dopo il suo ritorno sul mercato discografico con l’ottimo live registrato lo scorso anno a Hyde Park http://discoclub.myblog.it/2015/09/26/ritorno-grande-stilejeff-lynnes-elo-live-hyde-park/ , ed un mese prima del suo definitivo comeback come ELO leader e factotum (Alone In The Universe), Jeff è presente come produttore unico nel nuovo CD di Bryan Adams, Get Up!, che segue di un anno il controverso cover album del canadese, Tracks Of My Years e di ben sette l’ultimo lavoro con materiale originale, 11.

Adams, per quanto mi riguarda, rientra nell’ultima delle categorie che ho citato prima, cioè dei musicisti che mi interessano poco, e avrei fatto passare inosservato questo suo ultimo lavoro se non fosse stato per la presenza di Lynne: ho infatti sempre giudicato la proposta musicale del biondo canadese troppo annacquata e radio oriented per essere definita veramente rock, e d’altro canto troppo poco raffinata per farla ricadere nel campo dell’AOR, oltre al fatto che Bryan come songwriter è piuttosto ripetitivo e negli ultimi 25 anni non ha fatto altro che autoriciclarsi con poco costrutto (mentre, a suo favore, i primi dischi non erano malaccio, e soprattutto Cuts Like A Knife ed il million seller Reckless non sfigurerebbero in nessuna collezione che si rispetti). Invece, non so se grazie a Lynne o semplicemente per la sua lunga assenza discografica dalle scene, secondo me Get Up! è un buon disco, una proposta fresca e gradevole che, pur non essendo un capolavoro, si lascia ascoltare con piacere dall’inizio alla fine senza far rimpiangere i soldi spesi.

La mano di Jeff si sente eccome, in certi momenti sembra di ascoltare i Wilburys, ma le canzoni sono tutte di Bryan (scritte con il suo abituale partner Jim Vallance, tranne una con Lynne), e risultano le più fresche, genuine e godibili da molti anni a questa parte. Unico punto negativo non la durata esigua delle canzoni che anzi potrebbe essere quasi un pregio, ma il fatto che siano solo nove (vena inaridita? Nove brani in sette anni sono pochini), e che il brodo venga allungato con ben quattro versioni acustiche di pezzi già presenti (cosa che di solito si fa per le deluxe editions), mentre sarebbe invece bastato aggiungere un paio di covers oppure, dato che c’era Lynne a disposizione, scrivere una o due canzoni in più con lui, dato che non è proprio l’ultimo arrivato.

Ma, ripeto, a monte di tutto Get Up! è un bel dischetto, Lynne o non Lynne (che per me, sia chiaro, è la ciliegina sulla torta), che ci fa ritrovare un Bryan Adams finalmente in buona forma, un lavoro molto rock’n’roll e con tante chitarre: infatti, a parte Mr. ELO che suona anche tutto il resto (piano, basso e batteria, ma avrei preferito un vero batterista), nel disco troviamo solo chitarristi (oltre a Bryan, Jeff e Vallance, ci sono Phil Thornalley che si occupa degli assoli, Rusty Anderson, che è anche il lead guitarist della live band di McCartney, e Keith Scott, anch’egli da sempre a fianco di Adams). L’album si apre con la trascinante You Belong To Me, un rockabilly decisamente wilburyiano (sul genere di End Of The Line), con un ritmo ed una melodia convincenti: giustamente è stata scelta come primo singolo. Go Down Rockin’ è più roccata (appunto), ha un riff potente e chitarre dappertutto: come canzone in sé non è un masterpiece, ma ha il tiro giusto e centra il bersaglio; We Did It All è invece una buona ballad in cui Lynne si sente in ogni nota, tappeto di chitarre acustiche, chitarre elettriche twang, riverberi e melodia che piace al primo ascolto, mentre That’s Rock And Roll è esattamente come suggerisce il titolo, chitarre e ritmo a palla, musica just for fun ma fatta bene.

Don’t Even Try è invece uno dei pezzi migliori, e rivela più che mai il fatto che la presenza di Jeff qualche influenza su Bryan la deve aver pure avuta: infatti ci troviamo di  fronte ad un delizioso pop-rock molto sixties, con una melodia beatlesiana ed un arrangiamento vintage che ricorda Orbison, due influenze raramente palesate da Adams in passato; la gioiosa e solare Do What Ya Gotta Do è il brano scritto con Lynne, e si sente, in quanto l’occhialuto produttore qui è, come dicono in America, all over the place, ed anche la sua voce emerge quasi di più di quella di Bryan, praticamente un duetto. Thunderbolt è più rock, l’unico pezzo con assoli “cattivi”, anche se la canzone in sé non è niente di che (e qui si sente più che mai l’assenza di un vero batterista), mentre Yesterday Was Just A Dream è una squisita ballata elettrica avvolta da sonorità calde; l’album vero e proprio (che effettivamente è molto corto) si chiude con Brand New Day, una rock song a tutto tondo e forse quella più nello stile tipico di Adams, anche se il suono è palesemente figlio del signore che sta in consolle. Alla fine, come già detto, quattro versioni voce e chitarra di brani già ascoltati in precedenza (Don’t Even Try, We Did It All, You Belong To Me e Brand New Day, forse i migliori), che non aggiungono nulla se non minuti in più.

In definitiva, se siete fans di Lynne Get Up! è un gustoso antipasto nell’attesa del nuovo disco di “Mr. Blue Sky”, mentre se vi piace Bryan “Wilbury” Adams troverete un disco piacevole che riscatterà in parte le ultime prove opache del rocker dell’Ontario. E comunque io non riesco a smettere di canticchiare You Belong To Me.

Marco Verdi

La “Cura Jeff Lynne” Ha Fatto Bene Anche A Lui? Bryan Adams – Get Up!ultima modifica: 2015-10-22T09:30:22+02:00da bruno_conti
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