Serata Ad Alta Gradazione, In Tutti I Sensi! Johnny Winter – My Father’s Place, Old Roslyn, NY, September 8th 1978

johnny winter my father's place

Johnny Winter – My Father’s Place, Old Roslyn, NY, September 8th 1978 – 3 CD Air Cuts

Alcune veloci considerazioni. Johnny Winter ha avuto per alcuni anni una propria Bootleg Series, che sembra essersi interrotta dopo la morte avvenuta lo scorso anno. La serie, curata da Paul Nelson, non ha mai brillato né per l’accuratezza delle note e neppure, spesso, per la qualità sonora dei dischi http://discoclub.myblog.it/2014/10/05/anche-la-morte-prosegue-serie-infinita-johnny-winter-live-bootleg-series-vol-11/ . E in ogni caso, negli anni, sono stati (ri)pubblicati vari dischi dal vivo ufficiali fenomenali, penso al Woodstock completo, al concerto del Fillmore East del 1970 http://discoclub.myblog.it/tag/johnny-winter-and/  e al Rockpalast del 1979 http://discoclub.myblog.it/2011/04/12/non-c-il-due-senza-il-tre/ . I rappresentanti della categoria “bootleggers roll your tapes”, come li chiamava il nostro vecchio caro Boss, si sono interessati pure alla produzione dell’albino texano, con risultati altalenanti, ma questo concerto del 1978 al My Father’s di New York è veramente interessante. Intanto siamo di fronte ad un concerto completo in 3 CD, e non ci sono fregature. Quando ho visto l’involucro esterno con la scritta tre CD, poi ho letto la lista dei brani, tredici, compresi i credits finali, mi sono detto, andiamo bene, altro “finto” cofanetto! E invece la durata media dei brani è sui 20 minuti a brano, con un paio “solo” sui 15 e un medley che supera la mezz’ora. Tra l’altro il concerto, registrato per l’emittente radiofonica WLIR-FM di New York, è inciso decisamente bene, qualche problema tecnico qui e là, ma qualità sonora notevole, migliore di molti dischi ufficiali.

Ma dove sta l’inghippo allora, perché è impossibile non ci sia? Come dicono gli americani, con termine elegante, il buon Johnny Winter è “inebriated”, e anche noi italiani abbiamo il termine adatto, “ubriaco perso”, però niente paura perché il musicista texano suona lo stesso alla grandissima, l’unico problema è che tra un brano e l’altro, e ogni tanto anche all’interno dei brani, infila lunghi discorsi sconnessi di parecchi minuti che fanno scendere la tensione del concerto, senza pregiudicarne il valore storico che rimane notevole. I tipi della Air Cuts annunciano orgogliosamente nel retrocopertina che all’interno del CD ci sono cospicue note e rare foto: ora se vogliamo considerare come note un articolo del NME, peraltro del dicembre 1977, e le due foto sono quelle fronte e retro, il tutto corrisponde alla verità. Comunque alla fine, come diceva Totò, sono “quisquilie e pinzillacchere”, perché il concerto è veramente notevole: intanto sappiamo (e nelle bootleg series non era mai riportat)o che in questo concerto abbiamo Jon Paris, a basso, armonica e voce, e Bobby Torello alla batteria, la serata è per promuovere il recentissimo album White, Hot & Blue, appena pubblicato ad agosto del 1978. Ed il repertorio è di prima scelta: prima una lunghissima versione, fantastica, di Hideaway, lo strumentale di Freddie King, con Winter che esplora in lungo e in largo la sua chitarra con classe ed inventiva, poi un altro brano sempre di King, Sen-sha-sun, riportato sulla copertina come Sensation, ma quello è, sempre con Johnny ai vertici assoluti del blues e del rock, poi, a seguire, dopo una presentazione sconnessa, un’altra lunghissima perla come Last Night, brano dal repertorio di Howlin’ Wolf che era sull’album appena uscito, blues allo stato puro con Jon Paris all’armonica che aggiunge autenticità e pathos a questa lunga versione che sfiora i venti minuti, discorsi a vuoto compresi e con un’improvvisa scomparsa della musica verso gli undici minuti del brano, che sfuma e poi riappare.

Sempre nel primo CD c’è una versione formidabile di Bony Maronie, presentata come la più lunga mai registrata, ma anche una delle più selvagge e variegate, anche qui sfumata e poi ripresa al volo (nessuno è perfetto). Secondo CD aperto da una chilometrica Susie Q, con Winter che nonostante le quantità ingerite di alcol tiene benissimo il palco e suona come solo lui sa fare, poi nel finale sbarella leggermente (per usare un eufemismo) ma si riprende per Come On My Kitchen di Robert Johnson, dove è tempo di slide, e qui si apprezza tutta la maestria del maestro del bottleneck. Sempre da White, Hot And Blue una Walking By Myself, di nuovo con Paris all’armonica, che è un altro classico del blues. L’ultimo CD si apre con Wipe Out dei Surfaris, divisa in due parti, con assolo di batteria di Torello annesso, prima di passare il microfono a Paris per un altro classico del R&R come Rave On, solo quattro minuti. A seguire una scintillante Everyday I Have The Blues, dove a un certo punto Winter si perde nella nube alcolica (e questo è il guaio della serata), ma si riprende per concludere il tutto con un Country Blues Medley che totalizza oltre 31 minuti e comprende Mississippi Blues, Kind Hearted Woman e Me And The Devil, che viene portato a termine, nonostante varie divagazioni, con buoni risultati. “Esagerato”, ma assai interessante, nel complesso.

Visto che non ci sono in rete video o audio del 1978 ho inserito un paio di concerti di potenziale interesse che se non sono già usciti vedo bene come candidati per future pubblicazioni semiufficiali (entrambi con Torello e Paris); bello anche il Muddy Waters a Chicago del 1981, con ospite Johnny Winter.

Bruno Conti

Serata Ad Alta Gradazione, In Tutti I Sensi! Johnny Winter – My Father’s Place, Old Roslyn, NY, September 8th 1978ultima modifica: 2015-10-28T08:43:20+01:00da bruno_conti
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