Dal Canada A Nashville, Produce Dave Cobb! Corb Lund – Things Can’t Be Undone

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Corb Lund – Things That Can’t Be Undone – New West 

Ennesima produzione per Dave Cobb, nuovo “Re Mida” della scena musicale di Nashville, ma siamo dal lato buono della città e tutto quello che tocca Cobb diventa oro a livello qualitativo, se non da quello commerciale. Nessuno può negare che i suoi siano prodotti country, ma nell’accezione migliore del termine, genere musicale che si può applicare anche a Corb Lund, musicista canadese trapiantato nel Tennessee da parecchi anni, con alcuni album negli anni ’00 sotto l’egida di Harry Stinson, altro personaggio caro a chi ama l’alternative country, i New Traditionalists o come diavolo volete chiamarli, insomma quei musicisti che fanno vecchia musica, di quella buona però, rivestita di una leggera patina di modernità, rispettosa pure della tradizione meno bieca del country classico. Anche Lund ha fatto tutta la trafila, partenza ad inizio anni ’90 in Canada con una band punk-rock di Edmonton, gli Smalls, poco dopo nasce la Corb Lund Band che con il passare degli anni diventa gli Hurtin’ Albertans, dal nome del suo stato di origine, gruppo che è ancora oggi con lui e con cui continua a girare sia il suo paese di origine come gli States, dove è diventato un rispettato artista di culto, soprattutto grazie agli ultimi ottimi tre album pubblicati per la New West.

Proprio l’ultimo, Counterfeit Blues, era una sorta di rivisitazione del suo catalogo precedente, rivisto in una ottica honky tonk e rockabilly, con il tocco di classe di essere stato registrato ai gloriosi Sun Studios di Memphis. Con Cobb ci si sposta di nuovo a Nashville, ai Low Country Sound Studios, e il produttore, utilizzando la band di Corb Lund, realizza un album gustoso che ha gli ingredienti della migliore country music, senza troppi difetti, anzi nessuno: c’è honky tonk, country-rock, outlaw music, ballate da singer songwriter, qualche concessione al miglior pop d’autore (due o tre brani profumano persino di riff beatlesiani, Beatles che a loro volta avevano pescato a piene mani dalla grande tradizione sonora americana), con risultati piacevoli che, senza stravolgere la storia della musica, si ascoltano con estremo piacere. Dieci brani dal menu sonoro vario, ma sempre legati al country nelle sue diverse sfumature: Weight Of The Gun, ha un suono più leggero e pop, forse non consono alle atmosfere più buie del testo, ma quel leggero tocco country got soul della chitarra riverberata è cionondimeno assai piacevole, e qui si sente la mano di Dave Cobb. Run This Town, con il suono di chitarre acustiche ed elettriche, pedal steel e la batteria accarezzata con le spazzole è più classicamente country-rock anche grazie alle armonie vocali delicate di Kristen Rogers https://www.youtube.com/watch?v=M0d8gw1U9hE .

Alt Berliner Blues, sta tra i primi Beatles e Dylan, o se preferite Beatles plays Dylan, chitarre elettriche ben delineate e ricorrenti, un ritmo alla Tombstone Blues e un testo che tratta degli effetti della Guerra Fredda sull’economia americana, quindi perfetta aderenza tra testo e musica “Americana” https://www.youtube.com/watch?v=MNpAr9AN8pU . Alice Eyes è la classica canzone d’amore, scritta con il “collega”  texano Jason Eady, con la pedal steel di Grant Siemens che si prende ancora i suoi spazi e contribuisce al tono melanconico e delicato del brano, mentre Sadr City ha di nuovo quel giro di accordi vagamente beatlesiano che la rende più vicina a territori pop. Washed Up Rock Star Factory Blues è la risposta canadese al classic honky tonk country di Take This Job And Shove It, ossia Johnny Paycheck via David Allan Coe, godibilissimo anche grazie alla produzione di Cobb che evidenzia il suono dei singoli strumenti, una chitarra acustica qui, il basso che pompa là, una elettrica che oscilla tra “twang” e “chicken’ pickin” alla James Burton, la batteria incalzante e la voce “raddoppiata” di Lund https://www.youtube.com/watch?v=8sd7B10f1X8 . S Lazy H è la tipica folk song, solo voce e chitarra acustica, che racconta la sfortunata storia del ranch del titolo e del suo ultimo proprietario; Goodbye Colorado è una via di mezzo tra country-rock e outlaw music primi anni ’70, tra Lee Clayton e Michael Martin Murphy se volete, con la grintosa Talk Too Much che fonde ancora alla perfezione blues e british invasion, ancora Beatles ma anche Yardbirds per l’acidità delle chitarre https://www.youtube.com/watch?v=7N3qHOKaW7g . In chiusura una sorta di talking country folk-rock che racconta senza troppi sentimentalismi, ma con il giusto pathos, la scomparsa della nipote di Lund, un Sunbeam, “raggio di sole” che non brilla più ma non viene dimenticato. Quindi diciamo non un capolavoro assoluto ed indispensabile, ma Corb Lund è uno di quelli bravi e questo Things That Can’t Be Undone si lascia apprezzare.

Bruno Conti

P.s. Ne esiste anche una versione Deluxe con DVD aggiunto: per una volta un dischetto ricco di sostanza, intervista di oltre 20 minuti, e una Acoustic Session con sei pezzi e altri venti minuti circa di musica.

Dal Canada A Nashville, Produce Dave Cobb! Corb Lund – Things Can’t Be Undoneultima modifica: 2015-11-18T00:18:56+01:00da bruno_conti
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