Anche Questo E’ “Bruttino”: Direi Che Possiamo Pure Passare Oltre! Brothers Osborne – Pawn Shop

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Brothers Osborne – Pawn Shop – EMI Nashville CD

Questo duo non è da confondere con gli Osborne Brothers, anche loro in due ma provenienti dal Kentucky,  specializzati in bluegrass ed attivi dalla fine degli anni sessanta all’inizio degli ottanta: i Brothers Osborne (T.J. e John Osborne) vengono dal Maryland, fanno classico country elettrico e Pawn Shop è il loro album di debutto. Non sono esordienti totali, in quanto nel 2014 hanno pubblicato un EP omonimo con cinque pezzi disponibile però solo per il download (che ha ottenuto comunque un discreto successo): per Pawn Shop la divisione di Nashville della EMI ha voluto però fare le cose in grande, mettendo a disposizione dei due un cospicuo stuolo di sessionmen professionisti ed affidando la produzione a Jay Joyce, uno dei nomi più in voga nella capitale del Tennessee (tra le sue collaborazioni troviamo ottimi acts come John Hiatt, Emmylou Harris, Patty Griffin, ma anche gente più famosa benché di livello decisamente inferiore, come Eric Church, Carrie Underwood e Cage The Elephant).

Avere un produttore di vaglia e dei musicisti esperti a disposizione aiuta di certo, ma non ti fa fare un grande disco se non hai le canzoni, il feeling, l’attitudine, ed il problema di fondo di Pawn Shop è proprio questo: una serie di brani formalmente impeccabili, con un suono professionale al massimo (a volte pure troppo), ma che non riescono a smuovere più di tanto l’animo di chi ascolta (almeno questo è quanto è successo al sottoscritto). Non posso neppure dire che ci troviamo davanti al solito disco di pop commerciale travestito da country, in quanto le sonorità sono elettriche quanto basta e le sdolcinature sono quasi assenti, ma sembra quasi che T.J. e John siano i primi a non essere convinti di quello che suonano ed i brani, pur essendo scritti da loro, suonano quasi come quelli prodotti in serie dai vari songwriters di Nashville.

Il CD non inizia neanche male, con la mossa e cadenzata Dirt Rich, che ha leggere velleità southern ed una ritmica spezzettata che la rende abbastanza particolare. Discreta anche 21 Summer, che ha uno sviluppo più fluido e disteso ed un’atmosfera solare in relazione con il titolo, ricorda un po’ Kenny Chesney, quando fa meno il nashvilliano e si sposta dalle parti di Jimmy Buffett; Stay A Little Longer potrebbe non essere male in quanto a melodia, ma il suono è un po’ troppo rotondo e levigato, meglio la title track che ha elementi blues, anche se non so quanto sentiti e spontanei. Anche in Rum le intenzioni sono quelle di rivestire il brano di sonorità maschie, ma la canzone in sé vale poco e la miccia non si accende; Loving Me Back, nonostante la presenza di Lee Ann Womack alla seconda voce, risulta un po’ involuta, noiosa e con una preoccupante assenza di pathos. American Crazy tenta di dare la scossa, ma un po’ per la sua ripetitività un po’ per le sonorità troppo preconfezionate, il risultato è alquanto misero; a poco servono i restanti quattro pezzi, anche se Greener Pastures è un gradevole country-rock in odore di Waylon e Heart Shaped Locket ha un motivo trascinante che ricorda certe cose di Chris Isaak (se tutto il disco fosse stato a questo livello il mio giudizio sarebbe stato ben diverso).

Non un brutto disco, ma irrisolto e statico, senza guizzi particolari: un po’ poco comunque per essere definiti the next big thing, sentitevi questo e poi Chris Stapleton, la differenza si sente!

Marco Verdi

Anche Questo E’ “Bruttino”: Direi Che Possiamo Pure Passare Oltre! Brothers Osborne – Pawn Shopultima modifica: 2016-04-17T10:15:27+02:00da bruno_conti
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