“Antico”, Dylaniano E Sempre Gradevole… Felice Brothers – Life In The Dark

felice brothers life in the dark

Felice Brothers – Life In The Dark – Yep Rock

Come evidenzio nel titolo del Post, questa settima prova di studio dei Felice Brothers, band originaria delle Catskill Mountains, nel Nord dello stato di New York, è sempre molto gradevole, rigorosa per certi versi nelle sonorità abbastanza tradizionali e quindi “antica”, e “Dylaniana” nello spirito, grazie alla voce di Ian Felice, con un twang nasale che rimanda molto al bardo di Duluth. Ma i puntini di sospensione vogliono significare che questa volta i fratelli Felice, pur regalandoci ancora un buon album, non hanno raggiunto la qualità dei primi album (forse), quando il terzo fratello Simone era ancora in formazione (poi se ne sarebbe andato per una carriera solista e anche nel suo gruppo collaterale The Duke And The King http://discoclub.myblog.it/2010/10/07/ma-che-bello-the-duke-and-the-king-long-live-the-duke-and-th/, di cui attendo con ansia una nuova prova discografica) e neppure dell’ultimo album http://discoclub.myblog.it/2014/07/07/fratelli-vagabondi-della-scena-folk-americana-felice-brothers-favorite-waitress/, di cui si era parlato in modo più che positivo sul Blog.

Intendiamoci, le influenze di Dylan (e della Band) sono sempre presenti, con un suono che rimanda ai Basement Tapes o a His Bobness nel periodo Nashville, ma questa volta le canzoni mancano un po’ di nerbo e melodia: i testi sono sempre legati alla grande tradizione della musica “Americana” (sia con la a maiuscola che minuscola), spesso visionari e divertenti, altre volte più legati a storie vere della provincia, con guizzi letterari anche intriganti: le rime dell’iniziale Aerosol Ball sono degne del miglior Zimmerman “The rain in Maine is made of novocaine”,“Every tooth in Duluth is Baby Ruth-proof”, e così via, cantate con una voce da Dylan anni ’60, su una musica “campagnola”, incentrata sulla fisarmonica di James Felice e sul violino di Greg Farley, ma anche sulla batteria veramente minimale di David Estabrook, il tutto contagioso e delizioso. Jack At The Asylum racconta con partecipazione la straziante storia di un malato mentale nell’attuale America, impietosa e meno attenta ai “diversi” dei tempi passati, a tempo di valzer, con piano in evidenza e la solita strumentazione fintamente sgangherata delle loro migliori canzoni, e un afflato degno del miglior Woody Guthrie nei testi. E anche la title track Life In The Dark ha il fascino dei loro episodi migliori, tra organo, piano e violino che sostengono la voce da storyteller di Ian Felice https://www.youtube.com/watch?v=d9vq5uSylPs . 

Addirittura Triumph ’73 potrebbero evocare rimandi allo Springsteen più romantico, oltre al “solito” Dylan, canzone che narra di una motocicletta (quella della copertina) anziché delle solite auto protagoniste di tante canzoni americane, in ogni caso molto bella https://www.youtube.com/watch?v=Ulu02UFP8lg . Mentre sto scrivendo mi accorgo che questo album cresce ascolto dopo ascolto e devo rivedere il mio giudizio affrettato, i fratelli Felice non hanno perso il loro tocco. Plunder, uno dei brani più mossi dell’album, ha perfino una chitarra elettrica degna dei primi folk-rockers o addirittura di un Chuck Berry, un organo vintage e pure un ritornello insinuante che ti si pianta in testa. Però il 1 minuto e 31 di Sally, tra bluegrass e old time music, non è memorabile, anche se viene subito redento dalla epica ballata country&western Diamond Bell https://www.youtube.com/watch?v=eRzG_xdocxA, che tra violino e fisarmonica avrebbe fatto la sua porca figura su John Wesley Harding e pure su Pat Garrett & Billy The Kid.; Altro momento country/bluegrass è rappresentato da Dancing On the Wing, un pezzo che sembra preso di sana pianta da qualche vecchio vinile della Nitty Gritty epoca Will The Circle Be Unbroken o dei primi Dillards, con assoli di violino, acustica e fisarmonica, un pianino indiavolato e il controcanto di James Felice, già presente in Jack At The Asylum. Conclude la malinconica Sell The House, altro inno all’America dei perdenti che prende la forma di una splendida ballata di nuovo vicina al primo Dylan, rarefatta ed intensa, di grande impatto emotivo. In coda c’è una traccia nascosta ( Chained To The Earth o Long Length Of Chain?), un altro esempio del country-folk “antico” ed elegiaco, cantato con voce spezzata da Ian, che caratterizza questo album, di nuovo con violino e fisa sugli scudi.

E concludo anch’io dicendo che mi ero sbagliato, ritiro le critiche: in corso d’opera e soprattutto ascolto dopo ascolto, questo Life In The Dark non è solo gradevole, ma è proprio un bel disco. Lunga vita ai Felice Brothers.

Bruno Conti

   

“Antico”, Dylaniano E Sempre Gradevole… Felice Brothers – Life In The Darkultima modifica: 2016-07-06T13:13:25+02:00da bruno_conti
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