Li Manda Tom Petty: Un Disco Di Rock’n’Roll Come Non Sentivo Da Tempo! The Shelters – The Shelters

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The Shelters – The Shelters – Warner CD

Nel corso dell’anno faccio già abbastanza fatica, sia finanziariamente che per problemi di tempo, a stare dietro a tutte le uscite discografiche più interessanti, novità o ristampe che siano, dei musicisti che già conosco ed ammiro, e quindi tendenzialmente (anche un po’ per diffidenza) è difficile che mi butti a scatola chiusa anche sulle pubblicazioni di solisti o gruppi esordienti: quando però ho visto che il produttore di questo album di debutto di The Shelters, quartetto di Los Angeles, era nientemeno che Tom Petty, cioè uno che di solito si muove solo per sé stesso, ho drizzato le orecchie. Quando poi ho messo il CD nel lettore, altro che orecchie, sono saltato sul divano! Ma facciamo un passo indietro: succede che lo scorso anno il buon Petty vede questi quattro ragazzi suonare in un club di Los Angeles, rimanendone talmente colpito che decide di portarseli ad incidere nel suo studio in compagnia del fido Ryan Ulyate, addetto anche al missaggio (ma Petty già conosceva tre quarti del gruppo per una loro precedente militanza negli Automatik Slim, ed uno di essi, Josh Jove, aveva suonato la chitarra su un brano del suo album del 2014, Hypnotic Eye): il risultato, come ho scritto nel titolo, è un disco di rock’n’roll all’ennesima potenza, una vera e propria bomba che non esito a definire tra i più fulminanti esordi degli ultimi anni.

Ma i quattro ragazzi (oltre al già citato Jove ci sono Chase Simpson, anche lui alle chitarre, Jacob Pillot al basso e Sebastian Harris alla batteria) non sono solo potenti, ma sanno anche scrivere delle signore canzoni: The Shelters è quindi un notevole album di purissimo rock’n’roll chitarristico, diretto, forte, ma anche decisamente riuscito dal punto di vista delle melodie. Solo due chitarre, basso e batteria, più qualche tastiera qua e là suonata sempre da loro, non ci sono sessionmen (neanche Petty suona) e neppure implicazioni blues, country, folk o roots, al massimo qualcosa di pop: l’unica influenza presente (ma non più di tanto) è proprio quella di Tom Petty e  dei suoi Heartbreakers, fin dal nome scelto per la band (che ricorda la Shelter, l’etichetta che ha fatto esordire Tom nel 1976, fondata tra gli altri anche dall’appena scomparso Leon Russell), ma per il resto è tutta farina del loro sacco. E Petty non ha neanche dovuto mettere il becco più di tanto in sede di produzione, si è limitato ad avviare la registrazione ed a lasciarli suonare a ruota libera, dando al massimo qualche consiglio e limando qual cosina qua e là: The Shelters, a mio parere, è meglio anche di Hypnotic Eye, che aveva il suono, ma gli mancavano, in parte, le canzoni, mentre qui abbiamo tutte e due le cose.

Rebel Heart (titolo un po’ alla Petty questo) è introdotta da un riff chitarristico beatlesiano (ma i Beatles più rock), poi parte il pezzo vero e proprio, una vera iniezione di energia, con un refrain diretto ed essenziale e la sezione ritmica che pesta duro: scelta come singolo, secondo me giustamente in quanto la canzone ha anche delle potenzialità radiofoniche. Una bella schitarrata introduce la potente Birdwatching, un rock’n’roll al fulmicotone (qui ci sono similitudini con il giovane Petty, anche nel modo di cantare, e può anche darsi che il biondo rocker abbia rivisto nei ragazzi gli Spezzacuori degli esordi): non solo forza comunque, i nostri hanno anche feeling da vendere e lo mettono al servizio delle canzoni; la cadenzata Liar è un altro concentrato di forza e bravura, un brano lucido dal punto di vista della scrittura e musicalmente coinvolgente al massimo, mentre Nothin’ In The World Can Stop Me Worryin’ ‘Bout That Girl è l’unica cover del CD, essendo un brano non tra i più noti dei Kinks (era su Kinda Kinks del 1965), e mostra un’altra faccia degli Shelters: canzone elettroacustica, più pacata nell’arrangiamento, con i quattro che lasciano scorrere la melodia in modo fluido e la rivestono con una strumentazione parca, pur non rinunciando alla forza espressiva. Con Surely Burn riprende lo sballo, un power pop-rock ancora decisamente elettrico e con un’attitudine da garage band anni sessanta, anche se rispetto a quei gruppi i nostri hanno più tecnica e c’è una maggiore attenzione alla qualità sonora: splendido l’assolo chitarristico finale.

La suadente The Ghost Is Gone è una grande canzone, percorsa da un alone di psichedelia, anche se in parte mi ricorda certe atmosfere care ai Doors (un gruppo raramente citato tra le influenze), melodia “circolare” ed attendista fino all’esplosione centrale, con gli strumenti che impazziscono per circa mezzo minuto prima di tornare al clima precedente: un brano che dimostra che i ragazzi sono in grado di sviluppare tematiche anche più complesse, dimostrando una capacità da veterani.  L’ottima Gold è come se gli Heartbreakers suonassero un pezzo dei Beatles, un brano di grande piacevolezza, diretto, orecchiabile, suonato alla grande e con un ritornello da applausi, mentre la vibrante Never Look Behind Ya è un altro eccellente rock’n’roll dal ritmo spedito, un bel riff alla Creedence e il solito azzeccato motivo centrale; Fortune Teller è ancora giusto nel mezzo tra rock, pop e psichedelia, ma è notevole la capacità del quartetto di badare al sodo e non voler strafare neanche per un attimo: sentite che potenza nel finale del pezzo! Dopo tanta elettricità finalmente una ballata, Dandelion Ridge, ed anche qui i nostri fanno vedere di non aver paura di nessuno, con una canzone dalla melodia cristallina (ed un po’ pettyana), belle chitarre jingle-jangle e suono comunque molto rock anche se il pezzo è lento. L’album termina con la poderosa Born To Fly, altra prova di forza, ma anche di bravura, dei ragazzi (ed il ritornello è tra i più accattivanti del disco) e con la notevole Down, altra splendida rock song dal suono classico e melodia travolgente, una delle più riuscite dell’intero CD.

Questo potrebbe essere l’anno di Tom Petty, prima perché con i suoi Mudcrutch ci ha consegnato un disco che, almeno per il sottoscritto, gareggerà fino all’ultima curva per il titolo di migliore del 2016 http://discoclub.myblog.it/2016/05/16/i-ragazzi-promettono-bene-anteprima-anniversario-mudcrutch-mudcrutch-2/ , ma anche perché, in qualità di produttore, ci ha fatto conoscere The Shelters, i quali, lo dico fin d’ora, ci hanno regalato l’esordio dell’anno. Imperdibile.

Marco Verdi

Li Manda Tom Petty: Un Disco Di Rock’n’Roll Come Non Sentivo Da Tempo! The Shelters – The Sheltersultima modifica: 2016-11-17T00:02:50+01:00da bruno_conti
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