Quando Ci Si Comincia A Prendere Gusto…Il Disco Finisce! George Jones – Live At Church Street ‘88

george jones live at church street station '88

George Jones – Live At Church Street Station ’88 – Javelin CD

Sarei curioso di sapere se chi ha messo a punto la legge che nel Regno Unito i supporti audio e video non ufficiali tratti da vecchie performances radiofoniche sono da considerarsi legali, avesse mai immaginato che il mercato sarebbe stato invaso da ogni tipo di pubblicazione come negli ultimi anni. Certo, in molti casi questi CD (o DVD, anche se in misura minore) vanno parzialmente a rimediare a vere e proprie lacune nelle discografie di alcuni artisti (penso a Bob Seger, John Mellencamp, gli splendidi concerti australiani di Bob Dylan e Tom Petty, o Bruce Springsteen, anche se ultimamente il Boss tra instant live e concerti del passato ci sta dando dentro parecchio sul suo website), in altri casi documentano addirittura serate di grande importanza storica (vedi certi live anni settanta di Ry Cooder, The Band o Mike Bloomfield, davvero imperdibili), ma il più delle volte, pur essendo di pregevole fattura e di ottima qualità audio, non aggiungono nulla al profilo dell’artista in questione, sfiorando a volte il ridicolo (come nel caso dei Grateful Dead, che hanno già talmente tanti live ufficiali all’attivo da non aver bisogno anche dei bootleg), ed attentando ulteriormente alle finanze degli acquirenti finali, già provate dalle varie uscite annuali tra dischi nuovi, cofanetti e deluxe editions di album del passato.

George Jones, vera e propria leggenda della musica country (scomparso nel 2013) http://discoclub.myblog.it/2013/04/27/forse-non-si-presentera-neppure-al-suo-funerale-george-jones/ , potrebbe tranquillamente rientrare nella prima delle categorie di cui sopra, in quanto nella sua sterminata discografia trovano posto appena tre album dal vivo, e neppure troppo reperibili: quindi questo Live At Church Street Station ’88 è da considerarsi imperdibile? Beh, non proprio, ma non per la qualità della performance, che è ottima, né per quella della registrazione, che è forte, limpida, compatta e ben bilanciata, bensì per la scelta del materiale che privilegia, su un totale di nove brani, ben sette degli anni ottanta e solo uno rispettivamente degli anni settanta e sessanta, e soprattutto per la durata più che esigua del CD, appena 25 minuti, una miseria se contiamo che queste esibizioni televisive (Church Street Station era un famoso programma musicale americano dove sono apparse un po’ tutte le country stars) di solito duravano almeno un’oretta: ciò mi fa pensare che quella sera George i suoi classici li abbia eseguiti eccome, ma i signori della Javelin (?) hanno pensato bene di privilegiare i pezzi all’epoca più recenti (*NDB In effetti esiste un DVD uscito una decina di anni fa con l’esibizione completa, della durata appunto di 60 minuti, con foto in copertina di George Jones degli anni ’60, mentre nel concerto canta brani degli anni ‘80, ma sono presenti anche Johnny Rodríguez e Mark Gray).

george jones live at church street station '88 dvd

Gli eighties, periodo difficile per molti suoi colleghi, sono stati invece per Jones una sorta di comeback, dopo che nei settanta aveva toccato il fondo a causa di un uso massiccio di alcool e droghe, ed in questa serata del 1988 (lo show si svolge ad Orlando) dimostra di essere in ottima forma, e per di più supportato da una solida band (della quale ignoro i nomi dei componenti, figuriamoci se nel libretto interno li hanno messi), dando il via allo spettacolo con l’autoironica No Show Jones (che era il soprannome affibbiato al nostro negli anni settanta, quando a causa dei suoi stravizi più volte non si era presentato sul palco), una vivace e ritmata country song che è perfetta per introdurre la serata (in origine era un duetto con Merle Haggard). She’s My Rock ha un’andatura quasi da outlaw song, e George si dimostra un performer straordinario, riuscendo a trasformare una canzone tutto sommato normale in un highlight dello show; la popolare Bartender Blues è un’intensa ballata, dominata da una splendida steel e con la grande voce del countryman texano sugli scudi, mentre Chicken Reel è un breve e velocissimo strumentale tra bluegrass e giga iralndese. Lo slow I Always Get Lucky With You è puro Jones, il tipo di canzone che George cantava anche mentre si faceva la barba, The Race Is On (il pezzo più antico, del 1964) è quasi rockabilly, ed il pubblico pare ormai in delirio, mentre He Stopped Loving Her Today è il brano del 1980 che rilanciò la carriera di Jones dopo l’oscura decade precedente, un pezzo lento forse non originalissimo, ma che come la cantava il vecchio Possum (suo soprannome ufficiale) forse solo Willie Nelson. Il concerto, o almeno la parte inclusa nel CD, si chiude con la pianistica Who’s Gonna Fill Their Shoes, altro slow strappacuore, e con la travolgente The One I Loved Back Then, puro country dal gran ritmo ed ottimi interventi chitarristici.

So che questo blog non ha l’abitudine di dare le stellette di valutazione (scelta che tra l’altro condivido), ma se per una volta dovessi farlo questo live ne meriterebbe tre per la performance, ma solo una per la durata ridicola: la media sarebbe quindi di due.

Marco Verdi

Quando Ci Si Comincia A Prendere Gusto…Il Disco Finisce! George Jones – Live At Church Street ‘88ultima modifica: 2017-03-01T00:04:54+01:00da bruno_conti
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