Funky, Soul, Desert-Rock, Psichedelia E Tanto Blues-Rock. Tornano I SIMO Con Rise And Shine

simo rise and shine

SIMO – Rise And Shine – Provogue/Mascot

Il disco precedente http://discoclub.myblog.it/2016/01/29/ritmi-sudisti-blues-vecchie-chitarre-simo-let-love-show-the-way/ , uscito a gennaio 2016, era stato, non dico un fulmine a ciel sereno, ma una bellissima sorpresa: un album come quelli che si facevano una volta, tra blues, rock e southern, suonato alla grande, con il suo protagonista principale, il chitarrista JD Simo, in grado di utilizzare nelle registrazioni la vecchia Gibson Les Paul che fu di Duane Allman, custodita proprio nella Big House di Macon, Georgia, la vecchia magione degli Allman Brothers nel loro periodo più fertile, libero e selvaggio, dove incidevano e provavano. E lo spirito di quello strumento e di quelle sonorità era presente in modo massiccio nell’album Let Love Show The Way, un tipico disco da power trio vecchia maniera: irruente, ma anche ricco di finezza, e con l’aggiunta di una bella cover come Please Be With Me, Cowboy via Eric Clapton. Dopo quell’album i SIMO sono partiti per un tour mondiale durato tutto l’anno, 215 date in giro per il mondo (Italia compresa, grande concerto anche a Milano come opening act dei Blackberry Smoke): poi sono tornati alla loro base di Nashville, e da febbraio del 2017 sono entrati in studio di registrazione per incidere il nuovo album Rise And Shine, con l’aiuto dell’ingegnere del suono Don Bates, e producendosi da soli, oltre a JD Simo alla chitarra, Elad Shapiro al basso e Adam Abrashoff alla batteria.

Undici canzoni nuove, scritte dal gruppo, che per l’occasione, oltre ai generi citati, esplora anche altre forme sonore, secondo le loro stesse parole, Stax soul, funky, desert-rock e psichedelia, quindi andiamo a sentire. Come spesso accade sto ascoltando in streaming in anteprima l’album, parecchio prima dell’uscita e quello che sento mi sembra veramente più che valido: Return è un sinuoso, moderno, quasi futuribile, R&B degli anni duemila, con voce filtrata, ritmo quasi minimale e sospeso, con un corposo giro di basso ad ancorarlo, e una chitarrina sorniona che poi esplode in un assolo dalle timbriche inconsuete, con la solista che quasi se la “ride”. In effetti lo stesso JD Simo ha ricordato che nella sua collezioni di dischi, ai fianco dei nomi e degli stili citati, ci sono anche artisti contemporanei, tipo D’Angelo, Alabama Shakes, Prince e i Roots, solo che, a modesto parere di chi scrive, lui li rielabora molto meglio nella sua visione musicale. Meditation è un funky-rock che fonde Stax, Sly And Family Stone e un pizzico di Blaxploitation, con le scintille di una chitarra hendrixiana e la voce nera del musicista di Chicago, per una eccitante cavalcata a tutto ritmo nella musica rock del futuro o nel futuro della musica rock, come preferite. Shine, potrebbe rimandare a degli ZZ Top leggermente schizzati e psych, con una tastiera ad irrobustire il power rock del trio e ad un assolo di chitarra con wah-wah che rallenta improvvisamente in un blues acidissimo e poi riesplode a tutta velocità, mentre People Say insiste in questa carnale combinazione di blues-rock alla Cream, voci e chitarre impazzite e acrobazie sonore di basso e batteria che ne sostengono le divagazioni verso sonorità che ricordano Funkadelic o Parliament https://www.youtube.com/watch?v=fPqgQiItkEo .

I nostri amici, soprattutto Simo, mettono a fuoco suoni e grooves probabilmente studiati in centinaia di dischi di altri musicisti, ascoltati o perché ci hanno suonato, il melting pot ogni tanto funziona bene, altre volte è più pasticciato, ma ci sono comunque sempre interessanti situazioni musicali anche in un brano “strano” come Don’t Waste. In I Want Love il buon JD sfodera il suo miglior falsetto da soul crooner, per una ballata lenta ed avvolgente che ogni tanto viene percorsa da brevi e brusche sferzate di chitarra che cercano di turbarne la quiete; The Climb è quello che abbiamo definito desert-rock psichedelico, uno strumentale che deve qualcosa sia alle furiose schitarrate dell’Hendrix sperimentale, quanto, in parte, anche alle colonne sonore dei western all’italiana. Non poteva mancare ovviamente uno slow blues cattivissimo e malevolo come Light The Candle, dove la chitarra va in overdrive verso il blues-rock più heavy di stampo power trio anni ’70, con un assolo selvaggio ed incontenibile che conferma la reputazione di JD Simo come uno dei guitar heroes più fenomenali del nuovo millennio, anche senza la chitarra di Duane Allman.

E il trio, non pago, dopo gli oltre sette minuti di questo tour de force, rilancia con altri sette di minuti di gran classe in Be With You, una lenta soul ballad che viene travolta da un’altra torrenziale cascata di note della solista del nostro che sale e scende nei volumi e nell’intensità in un altro assolo, formidabile per timbri, feeling e gusto squisito, e che nel crescendo finale ricorda With A Little Help From My Friends, il loro cavallo di battaglia delle loro esibizioni Live, mirabilmente registrata in una unica take notturna. Siamo quasi al finale, ma prima uno sketch acustico, The Light che è una sorta di folk blues intimo e intenso, solo voce e chitarra; a questo punto manca un solo brano, ma che brano, tredici minuti di “follia” sonora in modalità jam, per una I Pray, di nuovo tra derive psichedeliche alla Grateful Dead e rintocchi chitarristici tribali che rimandano al Peter Green esoterico di End Of The Game, in una orgia di wah-wah di rara potenza, ma anche passaggi jazzati di rara finezza e tocco. Se volevamo una conferma questo Rise And Shine ce la dà a pieno titolo: non solo per JD Simo, ma per tutta la band, un trio di musicisti veramente, si spera, dal luminoso futuro,  ma per ora anche dal presente brillante e stimolante!

Esce domani venerdì 15 settembre.

Bruno Conti  

Funky, Soul, Desert-Rock, Psichedelia E Tanto Blues-Rock. Tornano I SIMO Con Rise And Shineultima modifica: 2017-09-14T12:20:57+02:00da bruno_conti
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