Non C’è Due Senza Tre Revisited! Richard Thompson – Acoustic Rarities

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Richard Thompson – Acoustic Rarities – Beeswing/Proper CD

A pochissima distanza dal secondo volume dei suoi Acoustic Classics (ma già in vendita insieme ad esso in versione doppio CD sul sito di Pledge Music, ora però esaurito) Richard Thompson pubblica il terzo e penso ultimo album della serie, emulando così Randy Newman che aveva negli anni scorsi rivisitato in perfetta solitudine gran parte del suo catalogo, anche se a differenza dell’occhialuto pianista americano il buon Richard ha fatto tutto in tempi decisamente più ristretti. Se nei primi due CD Thompson aveva reinterpretato buona parte delle sue canzoni più o meno note http://discoclub.myblog.it/2017/08/19/i-classici-non-mancano-neppure-nel-secondo-capitolo-richard-thompson-acoustic-classics-ii/ , in questo Acoustic Rarities vengono presi in esame brani rari, oppure poco eseguiti dal vivo o addirittura inediti, il tutto sempre con lo stesso approccio con la spina staccata, ma sovente con l’utilizzo di diverse chitarre sovarincise ed anche alcuni backing vocals ad opera di Richard stesso. Il disco è, così come per gli altri due, molto bello, in quanto il nostro resta sempre  un compositore di primissimo livello ed un chitarrista sopraffino anche in acustico, e quindi le 14 canzoni non annoiano neanche per un attimo, anzi in certi momenti non si sente neanche il bisogno di una band alle spalle.

Ho parlato di brani nuovi (o inediti, che è lo stesso), ed in Acoustic Rarities ce ne sono ben sei, a partire dall’apertura di What If?, una canzone decisamente energica e potente nonostante la veste spoglia, con la chitarra suonata con estrema forza, subito seguita da They Tore The Hippodrome Down, molto più meditativa ed intima, una ballata tipica del nostro, con un refrain limpido e la chitarra arpeggiata con dolcezza. Poi abbiamo la gradevole e bizzarra I Must Have A March, con Richard che si autodoppia alla voce ed un motivo quasi cabarettistico, le vivacissime Alexander Graham Bell e Push And Shove (meglio quest’ultima come canzone), con il nostro che suona in maniera divina sia la ritmica che la solista, e la fluida She Played Right Into My Hands, dal motivo delizioso ed immediato. Ci sono poi tre pezzi scritti da Thompson ma mai incisi da lui: Seven Brothers (registrata dal giovane Blair Dunlop, che poi è il figlio di Ashley Hutchings), un bellissimo brano di derivazione folk, drammatico ed intenso, con prestazione chitarristica notevole, la squisita Rainbow Over The Hill, uno scintillante motivo donato da Richard alla Albion Band, davvero immediato e piacevole (e che classe), e I’ll Take All My Sorrows To The Sea, presa dalla suite orchestrale Interviews With Ghosts, un pezzo molto interiore che è anche il più “normale” tra quelli presenti (che per Thompson significa comunque ad alto livello).

Poi è la volta di brani già noti, ma riproposti molto raramente dal vivo, specie in anni recenti: Never Again (dal disco con Linda Thompson Hokey Pokey), lenta, struggente e con una fisarmonica discreta in sottofondo, suonata anche questa da Richard, la splendida Poor Ditching Boy, presa dall’esordio solista del nostro Henry The Human Fly, una tipica Thompson song di quelle belle e ricca anche dal punto di vista strumentale, con due chitarre ed ancora la fisa, e l’altrettanto bella ed intensa End Of The Rainbow, ancora incisa originariamente con Linda su I Want To See The Bright Lights Tonight (ma si sa che nei primi tre album con l’ex moglie non c’è neppure un minuto da scartare). Dulcis in fundo, abbiamo due brani del periodo Fairport Convention, entrambi tratti da Full House, cioè l’ultimo disco della storica band con Richard nella lineup: Poor Will And The Jolly Hangman (che all’epoca il nostro fece rimuovere dall’LP in quanto non soddisfatto del suo assolo), più folkeggiante che mai in questa veste, con le due chitarre, una per ogni canale dello stereo, suonate con una maestria che ha pochi eguali, e soprattutto la magnifica Sloth, uno dei brani storici del gruppo, per anni un tour de force nei concerti dal vivo (mentre qui dura “solo” cinque minuti). Ero molto curioso di ascoltarla in versione acustica, e devo dire che non mi ha deluso: inizio lento e cristallino, con Richard che intona la ben nota (e splendida) melodia doppiando la sua stessa voce ed omaggiando quindi anche Dave Swarbrick (che era il co-autore del pezzo), e poi seguono sublimi interventi di chitarra che, anche se non sono elettrici, costituiscono sempre una goduria.

Se amate Richard Thompson e non vi siete lasciati sfuggire i due Acoustic Classics, anche questo terzo volume non mancherà di riscuotere il vostro apprezzamento: personalmente non mi dispiacerebbe averne uno diverso ogni due mesi.

Marco Verdi

Non C’è Due Senza Tre Revisited! Richard Thompson – Acoustic Raritiesultima modifica: 2017-10-18T19:07:32+02:00da bruno_conti
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