Supplemento Della Domenica: La Ristampa Dell’Anno Bis. Pentangle – The Albums 1968-1972

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Pentangle – The Albums 1968-1972 – 7 CD Cherry Red Records                     

Bisogna dirlo per una volta, i Pentangle stranamente sono stati “serviti” bene dall’industria discografica: tra cofanetti, retrospettive, dischi dal vivo, le ristampe potenziate degli album della loro discografia fondamentale, quella tra il 1968 e il 1972, ma anche le svariate reunion successive, parziali e quelle più rare della band originale (fino a quella splendida e definitiva celebrata in Finale An Evening With Pentangle di cui vi abbiamo dato conto su queste pagine circa un anno fa), sono state ben documentate nel corso degli anni. Mancava forse un box retrospettivo dedicato agli anni cruciali, quelli che vanno appunto dal ’68 al ’72 e questo cofanetto rimedia a questa mancanza in modo splendido: 7 CD rimasterizzati ad arte, nuovamente per l’occasione, una messe di materiale inedito che amplia quella già ricca che era disponibile nelle ristampe potenziate della Castle/Sanctuary, pubblicate nella prima decade degli anni 2000 e tuttora rintracciabili, magari non facilmente, ma anche il materiale extra che era inserito nell’eccellente box quadruplo The Time Has Come, che invece è molto più difficile da reperire.

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La Cherry Red ha fatto un ottimo lavoro con questo box: i CD riproducono la grafica dei dischi originali ed in ognuno sono inserite moltissime bonus tracks alla fine del programma dell’album originale, sia quelle delle ristampe, sia quelle del quadruplo, ma anche ulteriori versioni alternative o brani live tratti da concerti, canzoni che non erano apparse in passato; i primi tre dischetti hanno tra le 10 e le 15 bonus per ciascuno, mentre i successivi quattro ne riportano 6 per Basket Of Light come pure per Cruel Sister, mentre  Reflection, ne ha 8, e Solomon’s Seal ha “solo” tre brani dal vivo tratti dall’ultimo tour britannico del 1972 della formazione originale. Quindi  indispensabile per i fan della band, ma anche chi si avvicina per la prima volta, oltre a sei dischi splendidi, troverà un totale di 54 bonus, di cui 22 registrazioni mai pubblicate prima. Il Box è corredato anche da un bel libretto di 88 pagine, che comprende vecchie interviste con Bert Jansch, John Renbourn e Jacqui McShee, dei brevi saggi dedicati a ciascuno dei sei album (Sweet Child era doppio), la cronologia della loro storia e soprattutto un track-by-track su ogni singolo brano contenuto nel cofanetto. Ma la cosa più importante è la musica contenuta: quella unica ed incredibile fusione tra folk, blues, jazz e l’arte dell’improvvisazione che era la loro cifra stilistica e nasceva in un periodo estremamente fecondo per la musica “rock” in generale, quando si esploravano anche territori sonori che si spingevano fino alle prime propaggini di quella che poi si sarebbe chiamata “world music”, attraverso la maestria strumentale di due dei più grandi chitarristi nati sul suolo britannico, di una cantante dotata di una emissione vocale pura e celestiale, e di una sezione ritmica, composta da Danny Thompson e Terry Cox, che definire prodigiosa è quasi fare loro un torto.

Pentangle, l’omonimo esordio classico del 1968, oltre alle splendide (ma sono tutte belle le canzoni) Let No Man Steal Your Thyme, la dolcissima Pentangling, il traditional Bruton Town e l’intricato e jazzato brano strumentale Waltz, presenta svariate chicche tra le tredici bonus: Koan uno strumentale inedito, in due diverse takes, The Wheel e The Casbah, anche queste strumentali, due differenti versioni di Bruton Town, Travellin’ Song, il primo singolo, inedito su album, pubblicato insieme al disco e caratterizzato dalla presenza di una sezione di archi. E tra le bonus delle bonus, 3 pezzi registrati nella primissima sessione di registrazione, effettuata nell’agosto del 1967, tra cui spicca l’elettrica Poison, e due canzoni che poi sarebbero state re-incise per il successivo doppio Sweet Child, le splendide Market Song e I’ve Got A Feeling.

Proprio Sweet Child, uscito solo quattro mesi dopo l’esordio (erano altri tempi) viene considerato dai componenti della band il loro disco migliore, e come dargli torto, la parte dal vivo registrata in concerto alla Royal Festival Hall è strepitosa, con le sette tracce aggiunte, già nella ristampa in doppio CD dell’album, con pezzi di Mingus, Furry Lewis, Anne Briggs e diversi traditional, il tutto eseguito con uno spirito complessivo e  dell’arte dell’improvvisazione applicata alla musica folk che sfiora il genio puro. Anche nel disco in studio ci sono ben 11 tracce bonus, oltre a capolavori come la splendida title track e pure I Loved A Lass, deliziosa, ma anche lo strumentale Three Part Thing, la delicata Solvay, un altro vorticoso strumentale come In Time, con le chitarre di Jansch e Renbourn in piena libertà, ma pure in questo caso è difficile scegliere le più belle; anche qui tra le bonus delle bonus spiccano una versione di Poison con Duffy Power all’armonica, una versione full band di Moondog, un pezzo che nella parte Live veniva eseguita in solitaria da Terry Cox, e una alternate take di Sally Go Round The Roses, che poi apparirà nel successivo.

Basket Of Light, ed è il trait d’union tra i due dischi, oltre ad esserne uno dei brani migliori. Insieme a Light Flight e Once I Had A Sweetheart, entrambe cantate in modo celestiale da Jacqui McShee, nella seconda c’è un intervento al sitar di John Renbourn; tra le bonus le due b-sides Cold Mountain e I Saw An Angel, oltre a tre brani dal vivo House Carpenter, Light Flight e Pentangling, registrati in un concerto ad Aberdeen del 1969, la terza in una versione strepitosa di quasi venti minuti, che quasi varrebbe da sola l’acquisto del CD.

Nel 1970, l’anno dopo, esce Cruel Sister, il loro disco di maggior successo che arrivò fino al 5° (!?!) posto delle classifiche: se si eccettua forse When I Was In My Prime, le restanti quattro canzoni sono dei (piccoli) capolavori, A Maid That’s Deep In Love, Lord Franklin, la celeberrima e splendida Cruel Sister, oltre alla lunghissima Jack Orion che durava un’intera facciata del vecchio vinile; le sei bonus stranamente vengono da una session del marzo del 1971 per il successivo album Reflection, ma visto che sono tutte interessantissime non ce ne cale molto della provenienza, la take 1 di Will The Circle Be Unbroken, che anticipa l’album più “americano” del gruppo, Rain And Snow, con sitar e banjo, e Omie Wise, cantata da Bert Jansch, sono entrambe bellissime, come anche la lunghissima Reflection che è del tutto pari alla versione ufficiale (con una diversa improvvisazione di contrabbasso suonato con l’archetto da Danny Thompson) che uscirà nell’album successivo di studio.

Reflection è il secondo disco del 1971, ed oltre ai brani citati brillano anche il traditional da country/mountain music Wedding Dress, la malinconica e struggente When I Get Home, con uno splendido lavoro all’elettrica di John Renbourn, per non parlare della corale Helping Hand, altro esempio del genio compositivo dei Pentangle, e di So Clear cantata da Renbourn, che sembra quasi una canzone di James Taylor, brani che completano la loro fase musicale più creativa ed insuperata. Conclusa l’anno successivo con il disco Solomon’s Seal, l’unico uscito per la Reprise e non per la Transatlantic, come tutti gli altri. Ma prima un cenno alle bonus di Reflection, tre brani tratti dall’album solo di John Renbourn Faro Annie, e che quindi non prevedono la presenza di Jansch e McShee, oltre a tre alternate takes di canzoni tratte dall’album e una inedita, Wondrous Love, che illustra ancora il loro approccio verso lo stile Appalachiano del disco, sia pure in veste elettro-acustica.

Solomon’s Seal esce nel settembre del 1972, ed è sicuramente il loro disco “minore” di questa prima fase, non un disco brutto ovviamente, per chiunque altro, ma forse meno riuscito: tra i brani si ricordano soprattutto l’iniziale Sally Free And Easy, del tutto degna delle cose migliori del loro repertorio, molto belle anche The Snows e il tradizionale High Germany, e niente male pure People On the Highway, di nuovo di stampo americano e la lunga e delicata Willy O’Winsbury, insomma se non avessero fatto cinque album splendidi prima, anche questo sarebbe imperdibile (e per certi versi lo è). Le tre bonus dal vivo vengono da un concerto del 10 novembre 1972, dal loro ultimo tour primo dello scioglimento, sempre interessanti, anche se la qualità sonora non è impeccabile. Uno dei cofanetti più belli dell’anno, e ne sono usciti tanti nel 2017, forse il migliore di una ottima annata (se la batte con quello di Dylan che però non dovremmo considerare una ristampa, visto che è tutto inedito9.

Bruno Conti

Supplemento Della Domenica: La Ristampa Dell’Anno Bis. Pentangle – The Albums 1968-1972ultima modifica: 2017-12-10T09:46:43+01:00da bruno_conti
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