“Bizzarre” Fusioni Tra R&R, Soul E Blues Con Una Voce Ruvida E Potente. Barrence Whitfield & The Savages – Soul Flowers Of Titan

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Barrence Whitfield & The Savages – Soul Flowers Of Titan – Bloodshot Records/Ird

Barrence Whitfield è sempre stato un tipo eccentrico: sia nell’abbigliamento, con outfit e copricapi estrosi, dai turbanti ai fez, a cappellini sfiziosi, ultimamente con il cranio rasato in evidenza, quanto nello stile musicale, sulle tracce di altri personaggi stravaganti ed unici, sia del rock and roll, come del soul, o del jazz, da Screamin’ Jay Hawkins, passando per Little Richard, per arrivare a Sun Ra, a cui è ispirato, se non nelle musiche, almeno nello spirito, questo Soul Flowers Of Titan. L’ispirazione musicale viene invece dalle produzioni di due etichette storiche degli albori del R&B, la King e la Federal, entrambe di Cincinnati, dove all’Ultra Suede Studio è stato registrato il disco: le canzoni provengono in parte da nomi poco noti di quelle etichette, per cui hanno inciso anche James Brown e Hank Ballard & The Midnigthers come nomi di punta, mentre altri sono brani originali firmati soprattutto da Peter Greenberg e Phil Lenker, rispettivamente chitarrista e bassista dei Savages, già presenti nella prima incarnazione della band, in azione da metà anni ’80, e poi nuovamente nella reunion, che dal 2011 a oggi ha visto uscire tre album, oltre a questo nuovo CD che uscirà domani 2 marzo, e presenta la consueta esplosiva miscela di soul, gospel, R&B, rockabilly, ma anche punk e garage (grazie a Greenberg che ha militato pure nei Lyres), e allo stile vocale esuberante da shouter di Whitfield (vero nome all’anagrafe Barry White, forse si capisce perché lo ha cambiato!).

Slowly Losing My Mind (un singolo di tali Willie Wright & His Sparklers, uscito per la Federal nel 1960)  è subito un gagliardo e potente rock-blues and soul con venature garage e psych, con la chitarra tiratissima di Greenberg subito in azione, a fianco del sax di Tom Quartulli e dell’organo del nuovo arrivato Brian Olive, mentre la sezione ritmica con Andy Jody alla batteria e Phil Lenker, picchia come se non ci fosse speranza in un futuro. Del loro genere si era detto che il soul e il R&B stavano al rock, come, per i Cramps,  il punk stava al rockabilly: e anche oggi la formula (vincente) è rimasta quella, lo ribadisce Pain, una travolgente galoppata a tempo di R&R, con la voce ferina di Barrence sparata al limite, come quella di un giovanotto di belle speranze, su un ritmo incalzante e le continue divagazioni della chitarra di Greenberg, con tutta la band che li segue come un sol uomo, veramente gagliardo; Tall Black And Bitter è un rockabilly shuffle vorticoso, sempre eseguito a velocità supersonica, mentre Tingling è il primo pezzo dove i ritmi rallentano, ma non l’intensità del suono, un R&B futuribile con retrogusti rock, con il sax e la chitarra a dettare all’unisono l’atmosfera del brano, che si ravviva ulteriormente su una “passata” di organo molto vintage di Olive. Sunshine Don’t Make The Sun mi è ignota, quindi presumo nuova (nel momento in cui scrivevo non avevo ancora le note), ma siamo sempre in pieno rock’n’soul a tutta birra, ritmo e sudore come piovesse, con il sax che imperversa; I’ll Be Coming Home Someday si avventura perfino in un doo-wop retro-futuribile (mi è venuta così), proprio tra Screamin’ Jay Hawkins e James Brown, vecchi ritmi ma con la chitarra decisamente rock ed allupata di Greenberg di nuovo in azione.

Let’s Go To Mars, scritta da Greenberg e Lenker, e ispirata dalla visione di un documentario dedicato al Sun Ra degli anni ’70, è viceversa uno dei pezzi più blues di questa raccolta, molto Chicago Blues elettrico, con la voce vissuta di Whitfield a competere con chitarre e sax arrotati; Adorable è un altro esempio del garage-psych-rock virato blues tipico degli episodi più cattivi di Soul Flowers Of Titan, con le urla e gli schiamazzi tipici della vocalità del nostro amico. Che poi si impegna in una cover devastante del torrido soul di I Can’t Get No Ride, oscura gemma del 1965 di un certo Finley Brown, tra funk, rock, garage, tutti gli elementi del canone sonoro di Barrence e soci, che insistono ancora in I’m Gonna Leave You Baby, altro brano Federal targato Willie Wright And His Sparklers, R&B classico, ma virato al solito dai Savages sui sentieri del rock and roll più sanguigno, per il classico “stream and shout” di Whitfield e le folate della solista di Greenberg. Edie Please avrebbe fatto il suo figurone su Nuggets o in qualche altra compilation garage-psych, con la sua chitarra riverberata e la voce cattivissima di Barrence; Say What You Want è uno dei rari brani lenti, sempre in quel misto tra una ballata intensa alla James Brown e il suono garage della prima era della psichedelia. Anche la bonus Dream Of June sembra un vecchio 45 giri degli Standells, dei Count Five o della Chocolate Watch Band. Per chi ama il genere, e non solo, tutto molto godibile

Bruno Conti

“Bizzarre” Fusioni Tra R&R, Soul E Blues Con Una Voce Ruvida E Potente. Barrence Whitfield & The Savages – Soul Flowers Of Titanultima modifica: 2018-03-01T10:41:16+01:00da bruno_conti
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