Le Origini Di Un Genio Della Chitarra, Parte Seconda. Bert Jansch – A Man I’d Rather Be (Part II)

bert jansch a man i'd rather be part 2

Bert Jansch – A Man I’d Rather Be (Part II) – Earth/BMG 4CD Box Set

Secondo cofanetto, uscito a poca distanza dal primo http://discoclub.myblog.it/2018/02/07/le-origini-di-un-genio-della-chitarra-parte-prima-bert-jansch-a-man-id-rather-be-part-1/ , che ripercorre gli inizi della carriera solista del grande Bert Jansch (dopo i due dello scorso anno che si occupavano degli anni novanta e duemila): anche questo come il precedente contiene quattro album del chitarrista scozzese, il tutto di nuovo senza inediti.

Nicola (1967) è l’ultimo disco di Bert prima del suo esordio con i Pentangle (ed il titolo è una dedica a Judy Nicola Cross, donna con la quale il nostro ebbe una breve ed intensa relazione). Nei brani acustici il suo stile non cambia, dalla cristallina Go Your Way My Love ai blues Come Back Baby (di Walter Davis) e Weeping Willow Blues, alla limpida Box Of Love, puro Jansch. Ma in cinque pezzi troviamo anche le orchestrazioni curate da David Palmer a base di archi ed ottoni che all’epoca inquietarono non poco i puristi: e se chitarre elettriche, piano e sezione ritmica vivacizzano A Little Sweet Sunshine e Wish My Baby Was Here dando loro un gusto pop, l’orchestra in Woe Is Love, My Dear e Life Depends On Love appare posticcia ed inadatta al suono dei Bert, suonando già datata all’epoca.

Birthday Blues (1969) vede invece il nostro accompagnato da una band ridotta, che è poi la sezione ritmica dei Pentangle, Danny Thompson al basso e Terry Cox alla batteria (ed anche il produttore, Shel Talmy, è lo stesso), più Ray Warleigh a sassofono e flauto: ed il suono, senza gli orpelli del disco precedente, è diretto, compatto ed asciutto, ma anche fruibile, per uno degli album più piacevoli di Jansch, a partire dalla solare Come Sing Me A Happy Song (ho abbreviato il titolo, che è infinito), e proseguendo con l’intensa Tree Song, che è di Bert ma sembra un vecchio traditional, la complessa (e straordinaria) Poison, che non avrebbe sfigurato in un album dei Pentangle, e le bluesate I’ve Got A Woman e Promised Land. E Bert dà il meglio anche nei pezzi da solo, come negli splendidi strumentali Miss Heather Rosemary Sewell e Birthday Blues.

E da solo Jansch lo è anche in Rosemary Lane (1971), in cui torna quindi alle sonorità dei primi lavori (ed anche il produttore è il medesimo, Bill Leader). E fa un grande disco, con punte di eccellenza nella rilassata Tell Me What Is True Love, la scintillante title track, i formidabili strumentali M’Lady Nancy e Alman, pura poesia chitarristica, la delicata Wayward Child e la superba Peregrinations. Ma potrei citarle tutte.

Moonshine (1973) vede invece Jansch circondato da una lunga serie di musicisti, alcuni di gran nome (ancora Danny Thompson, che produce anche il disco, Tony Visconti, la cantante Mary Hopkin, il chitarrista Gary Boyle, già membro di Brian Auger And The Trinity, Ralph McTell, e ben tre batteristi, tra cui Laurie Allen dei Gong e Dave Mattacks, all’epoca con i Fairport Convention), e con solo tre pezzi scritti da lui, due cover (compresa The First Time Ever I Saw Your Face di Ewan McCall, già incisa da Bert su Jack Orion) e quattro brani tradizionali. Il centerpiece è sicuramente Night Time Blues, che dura più di sette minuti, una splendida jam folkeggiante che è migliore di molto materiale finito poi su Solomon’s Seal, ultimo album dei Pentangle uscito l’anno prima. Ma sono da segnalare anche lo stupendo folk-rock di Yarrow, l’intensa ballata The January Man, la malinconica ma raffinatissima title track e la rockeggiante Oh My Father, con un grande Boyle all’elettrica.

Non conosco i piani della Earth, etichetta responsabile di questa serie di cofanetti dedicati a Bert Jansch, ma spero non si fermi qui, dato che ne mancano ancora un paio per completare la discografia del chitarrista scozzese. Staremo a vedere.

Marco Verdi

Le Origini Di Un Genio Della Chitarra, Parte Seconda. Bert Jansch – A Man I’d Rather Be (Part II)ultima modifica: 2018-03-18T13:25:02+01:00da bruno_conti
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *