Non Ci Eravamo Dimenticati: Rileggendo Vecchie Pagine D’Amore! Mary Chapin Carpenter – Sometimes Just The Sky

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Mary Chapin Carpenter – Sometimes Just The Sky – Lambent Light Records/Thirty Tigers

In questi tempi di celebrazioni musicali, e in modo particolare negli ultimi anni, diversi artisti e gruppi si sono buttati sul loro vecchio repertorio (in alcuni casi anche prestigioso), sfornando dischi spesso dai risultati altalenanti, ma oggi con piacere parliamo di una grande cantautrice come Mary Chapin Carpenter https://discoclub.myblog.it/2012/06/10/un-gusto-acquisito-mary-chapin-carpenter-ashes-and-roses/ che, in occasione del trentennale della sua carriera, pubblica un nuovo lavoro Sometimes Just The Sky (il quindicesimo se non ho sbagliato i conti, escluse antologie e video), composto da una dozzina di brani recuperati “democraticamente” ed estratti da ognuno dei suoi album in studio, a partire dall’esordio con Hometown Girl (87) arrivando sino a The Things That We Are Made Of (16), rivisitati e rielaborati per l’occasione, con un solo inedito, la splendida title.track conclusiva. Per fare tutto al meglio, la Carpenter emigra in Inghilterra nei famosi Real World Studios di Peter Gabriel, con la produzione del polistrumentista Ethan Johns (Ryan Adams, Ray La Montagne, Paul McCartney), a chitarre, mandolino e altro, avvalendosi di un gruppo di musicisti abituali, a partire dal collaboratore di lunga data, il chitarrista Duke Levine, da Dave Bronze al basso, Jeremy Stacey alla batteria e percussioni, Stephanie Jean al piano e tastiere , e Georgina Leach al violino e viola, che accompagnano Mary voce e chitarra acustica, con il risultato finale di un album decisamente riuscito, dove i nuovi arrangiamenti conferiscono ricche tonalità e una nuova “nobiltà” ad ognuna della dodici “pagine d’amore”.

Meritoriamente la scelta della Carpenter non è caduta solo sui brani di successo, e la dimostrazione è ad esempio il brano d’apertura Heroes And Heroines, una classica ballata del suo repertorio, suonata e cantata al meglio, recuperata dall’album d’esordio Hometown Girl (87), e a far da contraltare nella seguente rilettura, What Does It Mean To Travel dall’ultimo lavoro in studio, in una versione che rimanda alla sfortunata folksinger Kate Wolf degli esordi, per poi passare alla dolcezza infinita di I Have A Need For Solitude, e alla ballata folk elettrica One Small Heart (la trovate su Between Here And Gone (04).  Le tracce rivisitate continuano con quello che è uno dei classici assoluti della Carpenter, la meravigliosa e struggente The Moon And St. Christopher, estratta meritoriamente da un album “seminale” come Shooting Straight In The Dark (90), e di cui si ricorda anche una strepitosa versione di Mary Black https://www.youtube.com/watch?v=cgZCbHcp1JE , seguita da una intrigante rilettura della poco nota Superman, il moderno folk-country di una ariosa Naked To The Eye, per poi “sbalordire” ancora una volta con la melodia di Rhythm Of The Blues.

Le pagine volgono al termine con i nuovi arrangiamenti elettroacustici di una sempre accattivante This Is Love, la lenta accorata litania di Jericho con la voce di Mary che ricorda la prima e mai dimenticata Joni Mitchell, la sempre affascinante ballata folk The Calling dall’album omonimo, che viene rifatta nell’occasione in una seducente versione avvolgente, prima di ammaliare di nuovo con uno dei brani più belli del suo sterminato “songbook” This Shirt (recuperatela dal bellissimo State Of The Heart (89), e concludere infine con la maestosa bellezza dell’unico inedito,  una ballata come Sometimes Just The Sky, oltre sei minuti di grande musica, impreziosita dal violino irish della brava Georgina Leach.

Questa bravissima singer-songwriter nativa  del New Jersey ha da poco tagliato la soglia dei sessant’anni, e nonostante un percorso difficile costellato anche di perdite e malattie (e ricordando che è arrivata al successo senza compromessi artistici), in questo pregevole Sometimes Just The Sky la Carpenter dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, tutto il suo talento, rimettendo in gioco in una maniera elegante, raffinata e anche commovente il suo vecchio repertorio, da cantautrice completa che sa spaziare indifferentemente dal folk al country, dal soft-rock alla canzone d’autore, e per chi ancora non la conoscesse, Mary Chapin Carpenter merita molta, molta più attenzione di tante esaltate e celebrate cantautrici dei nostri giorni, in fondo la buona musica richiede qualche sacrificio (economico) e un pizzico di coraggio, anche da parte di chi acquista i dischi. Quindi disco altamente consigliato e meritevole di un vostro ascolto!

Tino Montanari

Non Ci Eravamo Dimenticati: Rileggendo Vecchie Pagine D’Amore! Mary Chapin Carpenter – Sometimes Just The Skyultima modifica: 2018-05-11T13:24:44+02:00da bruno_conti
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