Il Volo Solitario Dell’Aquila. Glenn Frey – Above The Clouds: The Collection

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Glenn Frey – Above The Clouds: The Collection – Geffen/Universal CD – Box Set 3CD/DVD

La carriera solista di Glenn Frey, uno dei principali musicisti scomparsi nel nefasto 2016, sia artisticamente che commercialmente non è neppure lontanamente paragonabile a quella con gli Eagles, dei quali ha sempre condiviso la leadership insieme a Don Henley. Appena cinque album in 35 anni (di cui quattro nei primi dodici), più un live ed un’antologia, nessuno dei quali si può considerare imprescindibile (e con un suono talvolta eccessivamente radiofonico e lavorato), anche se prendendo il meglio da ognuno di essi indubbiamente il materiale interessante non manca, visto che comunque la classe non era acqua. Come dimostra questo box celebrativo appena uscito, intitolato Above The Clouds, che offre in tre CD più un DVD una panoramica più che completa del periodo che Frey ha trascorso lontano dal suo gruppo principale: non ci sono inediti veri e propri, ma qualche rarità sì (prese principalmente da varie colonne sonore) e, nel terzo dischetto, una chicca assoluta e da un certo punto di vista inattesa. Ma “ciancio alle bande” ed esaminiamo il contenuto disco per disco.

CD 1: qui troviamo i brani più popolari di Glenn, quasi a formare un ideale Greatest Hits (ed infatti è uscito anche separatamente in versione singola), a partire dal suo più grande successo, The Heat Is On, tratto dalla colonna sonora di Beverly Hills Cop, canzone però viziata da orrende sonorità plastificate tipiche degli anni ottanta. Molto meglio altri due pezzi presi da una soundtrack (cioè quella del noto telefilm Miami Vice, nel quale Frey ha pure recitato), la raffinata You Belong To The City, che nonostante un suono quasi AOR è una delle sue canzoni migliori, e la grintosa e roccata Smuggler’s Blues, mentre la rara Call On Me, presa dalla serie di detective stories televisive South Of Sunset (che vedevano Glenn protagonista), soffre in parte degli stessi problemi di The Heat Is On. Altri brani degni di nota sono la bella e sinuosa I’ve Got Mine, tra le sue canzoni più riuscite, l’ottima Part Of Me, Part Of You, una scintillante rock ballad che non avrebbe sfigurato nel repertorio degli Eagles (che era nella colonna sonora di Thelma & Louise), e le godibili Sexy Girl e Soul Searchin’, entrambe tra pop ed errebi di gran classe, con la seconda che presenta anche marcati elementi gospel.

CD 2: altri brani presi dagli album solisti di Glenn, ma meno famosi (i cosiddetti “deep cuts”), con diverse selezioni tratte dall’album di standard del 2012 After Hours, invero piuttosto loffio (ma la rilettura in puro stile honky-tonk di Worried Mind, brano di Jimmie Davis reso immortale da Ray Charles, è molto bella). Ci sono anche due dei tre brani inediti della Solo Collection del 1995, la solare This Way To Happiness, pop song vibrante e coinvolgente, e la deliziosa Common Ground, tra country, rock e gospel, cantata alla grande. Glenn era anche un appassionato di soul ed errebi, e questo si nota nella raffinatissima Let’s Go Home e soprattutto nella squisita I Got Love, tra le più belle del box, perfetta sotto ogni punto di vista (suono, arrangiamento e melodia). Meritano una menzione anche il travolgente rock’n’roll Better In The U.S.A., l’emozionante Brave New World, melodicamente inappuntabile anche se con qualche synth di troppo, e l’intensa ballatona Lover’s Moon.

CD 3: probabilmente la vera ragione per acquistare questo box è in questo dischetto: l’unico album, omonimo, pubblicato nel 1969 dai Longbranch/Pennywhistle, un duo formato da Glenn con John David Souther, disco che non ebbe il minimo successo (sparendo presto dalla circolazione), ma che fu importante perché pose le basi del suono country-rock degli Eagles, oltre ad iniziare una collaborazione tra i due musicisti che durerà anche in seguito (Souther scriverà infatti più di un brano per le Aquile). Stampato in CD per la prima volta ufficialmente (le copie che trovate su internet sono di dubbia provenienza), Longbranch/Pennywhistle conta anche sul supporto di una super band, formata da Jim Gordon, batterista per Eric Clapton, George Harrison e Derek & The Dominos, dal grande steel guitarist Buddy Emmons, il violinista Doug Kershaw, lo straordinario pianista Larry Knetchel, e, alle chitarre, l’axeman di Elvis, James Burton, oltre ad un giovane Ry Cooder. Trenta minuti di durata e dieci canzoni, sei delle quali scritte da Souther, due da Frey, una dai due insieme ed una buona versione, molto country, di Don’t Talk Now di James Taylor.

Ci sono momenti davvero pregevoli come la scattante Jubilee Anne, curiosamente simile al suono dei dischi “americani” che Elton John farà di lì a poco, lo spedito country-rock elettrico Run Boy, Run, una sorta di Take It Easy in embrione, o la deliziosa ballata folkeggiante Rebecca. La ritmata Lucky Love non è distante dallo stile che i Byrds avevano in quegli anni, mentre Kite Woman ha i germogli dell’Eagles-sound; la nervosa Bring Back Funky Women non è un granché, meglio la mossa Star-Spangled Bus, con il piano in evidenza, e la delicata e bucolica Mister, Mister. Chiudono la già citata Don’t Talk Now è l’orecchiabile Never Have Enough, con un ritornello facile e diretto. Un ripescaggio molto interessante quindi, pur essendo molto lontani dal capolavoro (e comunque vorrei sapere quanti di voi ne possiedono una copia originale).

DVD – Strange Weather/Live In Dublin: la parte video prende in esame un concerto del 1992 a Dublino, che non è inedito in quanto era uscito all’epoca in VHS, e pure su CD come Glenn Frey Live, con tre brani in meno per questioni di durata (ma entrambi i supporti sono da tempo fuori catalogo). Un bel concerto, molto piacevole, con Glenn in ottima forma fisica e vocale ed accompagnato da una solida band di undici elementi. Ci sono chiaramente i brani più noti del suo periodo da solo, con qualche assenza (You Belong To The City, ma lo show è comunque incompleto), qualche new entry rispetto ai primi due CD di questo box (tra cu la festosa e rockeggiante Party Town), ed una buona versione della classica folk song scozzese Wild Mountain Thyme, qui stranamente attribuita a Bert Jansch, che è solamente uno dei mille artisti che l’hanno incisa. Detto di due trascinanti True Love e Love In The 21st Century, meglio delle loro controparti in studio,  il piatto forte sono i pezzi appartenenti al songbook degli Eagles: le bellissime Peaceful, Easy Feeling e New Kid In Town poste ad inizio serata, uno splendido medley tra Lyin’ Eyes e Take It Easy, presente anche in versione audio nel primo CD, ed il finale con la sempre trascinante Heartache Tonight e la magnifica Desperado, che con Glenn alla voce solista è una rarità (infatti nelle Aquile la cantava Henley).

In definitiva Above The Clouds è un buon modo per celebrare adeguatamente la figura di Glenn Frey e, pur con qualche momento discutibile nei primi due CD, un cofanetto che può stare dignitosamente in qualsiasi collezione che si rispetti.

Marco Verdi

Il Volo Solitario Dell’Aquila. Glenn Frey – Above The Clouds: The Collectionultima modifica: 2018-05-18T19:44:06+02:00da bruno_conti
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Un pensiero su “Il Volo Solitario Dell’Aquila. Glenn Frey – Above The Clouds: The Collection

  1. Ottima recensione. Da fan assolutamente di parte quale sono, devo ammettere che di Glenn ho amato soprattutto l’indolenza-insolenza, il sorriso beffardo e canzonatorio, l’allegria leggera e ignara e il talento musicale espresso soprattutto assieme alle aquile… da solista musicalmente qualcosa della produzione Freystica effettivamente lascia a desiderare ma io gli perdono tutto (come ho già detto non sono assolutamente imparziale). Apprezzo la critica, soprattutto costruttiva, della recensione che condivido in pieno. Chapeau

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