Lo Springsteen Della Domenica: Un “Fiume” Di Grande Musica! Bruce Springsteen & The E Street Band – MSG, Nov. 08, 2009

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Bruce Springsteen & The E Street Band – Madison Square Garden, New York, Nov. 08, 2009 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Verso la fine della scorsa decade Bruce Springsteen aveva iniziato a proporre saltuariamente durante i suoi concerti con la E Street Band una serie di suoi album storici, suonati integralmente dalla prima all’ultima canzone. Questo non comprendeva tutti i suoi lavori, ma solo i più famosi: principalmente Born To Run, Darkness On The Edge Of Town e Born In The U.S.A., con qualche rara eccezione che riguardava Greetings From Asbury Park, NJ e The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle. Solo una volta però Bruce, prima che la cosa diventasse quotidiana nel tour del 2016, aveva suonato tutto The River dalla prima all’ultima nota, e ciò era avvenuto verso la fine del tour di Working On A Dream, l’8 Novembre del 2009, al Madison Square Garden di New York, concerto che ora esce per la meritoria serie di live d’archivio del Boss. The River è uno dei grandi dischi della nostra musica (per il sottoscritto è il secondo migliore di sempre dopo Highway 61 Revisited di Bob Dylan), ma è anche un album impegnativo da suonare dal vivo, dato che è doppio e che da solo occupa ben più della metà della scaletta.

Ma Bruce in quella serata del 2009 se ne è giustamente fregato, e dopo aver aperto lo show con l’allora inedita Wrecking Ball (non una grande canzone, ma che garantisce un avvio potente), ha snocciolato uno per uno tutti i venti brani dell’album del 1980, nobilitando il tutto con una performance al solito scintillante e seguito alla grande da una E Street Band perfettamente rodata (e nella quale militava ancora Clarence Clemons, mentre sia Soozie Tyrell che Charlie Giordano erano sul palco ma non ancora membri fissi del gruppo), con il risultato finale di una splendida festa a base di rock’n’roll. So che molti preferiscono le performances infuocate del biennio 1980-1981, quando Bruce ed i suoi erano ancora affamati, piuttosto che il gruppo “arrivato” e quasi auto-celebrativo di oggi, ma per me sono quisquilie, dato che comunque un’altra rock band simile al mondo non si trova. Riascoltiamo quindi con grande godimento le versioni “da terzo millennio” dei pezzi di questo storico LP, diviso tra gioiosi rock’n’roll del calibro di The Ties That Bind, Sherry Darling (un uno-due di apertura che pochi artisti possono vantare, qui eseguite in versione leggermente rallentata rispetto all’originale), Out In The Street, You Can Look (But You Better Not Touch), più irresistibile che mai, fino alle due più trascinanti in assoluto, Cadillac Ranch e Ramrod, oppure struggenti ballate come la magnifica Independence Day, la drammatica Point Blank, con lo splendido piano di Roy Bittan in evidenza, e lo strepitoso trittico finale formato da The Price You Pay, Drive All Night (altra rilettura da brividi) e Wreck On The Highway. Senza dimenticare la formidabile title track, una delle ballad più belle di sempre, e non solo di Springsteen.

Da apprezzare anche i brani considerati “minori” (e raramente suonati da Bruce fuori dal contesto originale dell’album d’origine), ma che decine di musicisti sognerebbero di avere nel proprio repertorio, come I Wanna Marry You, Fade Away e Stolen Car, che anticipava le atmosfere di Nebraska. E quella sera fanno la loro porca figura anche i due pezzi che ho sempre considerato un gradino sotto, cioè Crush On You e I’m A Rocker. Prima dei bis c’è il tempo per altre cinque canzoni: la festosa Waitin’ On A Sunny Day, che in quel periodo veniva suonata ogni sera, una Atlantic City tesissima e decisamente elettrica, le immancabili Badlands e Born To Run e la classica Seven Nights To Rock di Moon Mullican, che come di consueto fa venire giù il teatro. Come encores abbiamo gli unici due pezzi tratti da Born In The U.S.A. (da notare che da Working On A Dream, l’album nuovo a quell’epoca, non ne viene eseguita mezza, e non è un male), cioè la splendida No Surrender e la famosa Dancing In The Dark, che non ho mai amato, la travolgente giga rock American Land, che fa saltare tutto il Garden, una toccante e purtroppo breve Can’t Help Falling In Love (Elvis, naturalmente), e due classici del soul ed errebi “da colpo di grazia” come Sweet Soul Music (Arthur Conley) e (Your Love Keeps Me Lifting) Higher And Higher (Jackie Wilson), un concentrato di energia e ritmo che metterebbe al tappeto una mandria di tori, e dove fa la sua bella parte anche la tromba di Curt Ramm.

Grandissimo concerto, come sempre d’altronde, direi anche questo da non perdere.

Marco Verdi

Lo Springsteen Della Domenica: Un “Fiume” Di Grande Musica! Bruce Springsteen & The E Street Band – MSG, Nov. 08, 2009ultima modifica: 2018-06-24T09:02:43+02:00da bruno_conti
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