Il Ragazzo Sta Crescendo In Maniera Esponenziale! Colter Wall – Songs Of The Plains

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Colter Wall – Songs Of The Plains – Young Mary/Thirty Tigers CD

Una della più belle sorprese dello scorso anno è stato senza dubbio l’esordio omonimo di Colter Wall https://discoclub.myblog.it/2017/05/20/un-quasi-veterano-ed-un-quasi-esordiente-con-la-regia-di-dave-cobb-che-bravi-entrambi-chris-stapleton-from-a-room-vol-1colter-wall-colter-wall/  (che vero esordio non era, dato che c’era già un EP, Immaginary Appalachia, in seguito prontamente ristampato), giovanissimo songwriter canadese che aveva impressionato per la sua bravura e la sua sicurezza nello scrivere ed eseguire brani di assoluto spessore, una serie di western songs purissime come si usava fare più di cinquant’anni fa, in più cantate con una voce baritonale incredibile per uno poco più che ventenne (è del giugno del 1995), paragonata da molti a quella di Johnny Cash (io la vedo più somigliante a quella di Dave Alvin e, più alla lontana, di Peter LaFarge). Ora Colter bissa quel disco fulminante con Songs Of The Plains, un lavoro a mio parere ancora più riuscito, con una consapevolezza perfino maggiore del ragazzo nei suoi mezzi, ed una serie di canzoni splendide che, pur essendo nuove di zecca (tranne quattro), hanno il sapore di racconti western con più di mezzo secolo sulle spalle.

Già il titolo e la copertina rimandano questa volta sì a Cash, ed ai primi album dell’Uomo in Nero, veri e propri concept dedicati di volta in volta al West, ai treni, agli Indiani d’America, ecc. La produzione, così come nel disco precedente, è nelle mani del Re Mida Dave Cobb, che porta in studio con sé un numero limitato ma selezionato di musicisti: Chris Powell alla batteria, Jason Simpson al basso, Lloyd Green alla steel (bravissimo) ed il partner musicale di una vita di Willie Nelson, cioè Mickey Rapahael, ovviamente all’armonica. Ma il modo di produrre di Cobb è leggermente cambiato rispetto a Colter Wall, che era più basato sulla voce e chitarra del leader e poco altro, mentre qui c’è più spazio per gli altri strumenti (sebbene sempre dosati al millimetro), ed in un paio di casi ci sono anche delle code strumentali ed interscambi tra i vari musicisti che nel disco dell’anno scorso erano completamente assenti. Il resto lo fa Colter con la sua voce, la sua chitarra e, soprattutto, le sue canzoni: sei scritte da lui, due traditionals e due cover di brani abbastanza oscuri. L’album inizia alla grande con la splendida Plain To See Plainsman, chitarra acustica, armonica in lontananza, voce formidabile ed una melodia che profuma di tradizione al 100%: a poco a poco, quasi non ci si accorge, entrano in punta di piedi anche gli altri strumenti, una differenza sostanziale con il disco del 2017. Molto bella anche Saskatchewan In 1881, dedicata da Wall alla sua regione d’origine, una folk song pura e cristallina con voce in primo piano, chitarra, una percussione accennata e l’armonica di Raphael: sembra di tornare indietro di più di 50 anni, quando il folk revival dettava legge in America (qui però manca del tutto la componente politica).

La breve John Beyers (Camaro Song) vede una steel ricamare languida sullo sfondo, e per il resto abbiamo solo Colter e la sua chitarra, ma intensità e feeling non vengono meno; Wild Dogs è un brano semisconosciuto di Billy Don Burns, ed è una canzone straordinaria, lenta, drammatica, densa e piena di pathos, di nuovo con una splendida steel alle spalle: negli ultimi due minuti entra il resto della band, il ritmo sale ed assistiamo ad una favolosa jam elettroacustica, da brividi. Calgary Round-Up, del poco noto singing cowboy canadese Wilf Carter, è puro country, un honky-tonk (senza pianoforte) gustoso e diretto, dal solito delizioso sapore vintage, con tanto di yodel finale, Night Herding Song è un pezzo tradizionale eseguito quasi a cappella (la chitarra viene solo sfiorata un paio di volte), Wild Bill Hickok, bellissima anche questa, è un racconto tra folk e western, con appena un basso a dettare il ritmo al nostro (e devo dire che Colter non è male neanche come chitarrista), mentre la limpida The Trains Are Gone vede il ritorno di Raphael alle spalle del nostro: puro folk d’altri tempi. Thinkin’ On A Woman è un country tune asciutto e diretto, reso più morbido dall’uso della steel ed ancora dal feeling enorme, Manitoba Man è di nuovo intensa e drammatica, e vede Colter in perfetta solitudine; il CD si chiude con un altro traditional, Tying Knots In The Devil’s Tail, che è anche il pezzo più strumentato: infatti troviamo anche Cobb alla seconda chitarra e la partecipazione vocale di Corb Lund e Blake Berglund, ed il brano è quello che più di tutti ricorda Cash, essendo una scintillante e spedita country song con tanto di boom-chicka-boom.

Altro gran disco per Colter Wall, uno che se continuerà a crescere in questo modo non so dove potrà arrivare.

Marco Verdi

Il Ragazzo Sta Crescendo In Maniera Esponenziale! Colter Wall – Songs Of The Plainsultima modifica: 2018-10-24T08:32:53+02:00da bruno_conti
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