Correva L’Anno 1968 1. The Beatles – White Album 50th Anniversary Edition, Parte II

beatles white album

E adesso vediamo, in questa seconda parte, più velocemente (si fa per dire), ma comunque diffusamente, il contenuto degli altri 3 CD, con le varie outtakes registrate nel corso di quelle che nel cofanetto sono state definite appunto Sessions, una vera cornucopia di delizie sonore per i fan dei Beatles (senza dimenticare, visto il contesto, che fan è pur sempre una abbreviazione di fanatico): ricordando peraltro che nel volume 3 delle Beatles Anthology, come ho ricordato nella prima parte di questo Post, erano stati ugualmente già utilizzati 27 brani (evidentemente numero magico in queste riedizioni) di cui sette venivano dagli Esher Demos, quindi ne rimangono venti in comune con il box del 50°, anche se, come vediamo tra un attimo, la take di Helter Skelter non è la stessa, come pure quelle di alcuni altri brani inseriti nel cofanetto.

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I due brani forse più interessanti ed attesi di questo primo CD erano le versioni “lunghe” di Revolution Helter Skelter. Revolution 1 take 18, dura 10 minuti e 28 secondi, è la versione elettroacustica e rallentata del celebre brano di John Lennon, con vaghi elementi country e folk sulla base rock del pezzo, raffinata ed estremamente ben definita nei primi quattro minuti, poi Lennon e soci cominciano a sbarellare e andare ad libitum, cercando idee adatte da utilizzare in seguito nella versione definitiva. Helter Skelter, altro brano legato, non per loro scelta, alla tragica vicenda di Charles Manson, è considerato una sorta di brano protometal, con sonorità dure inconsuete anche per i Beatles più rock, questa take 2 di 12:53 (ma si vocifera di una di quasi 20 minuti e in Anthology avevano usato solo i primi 5 minuti di questa stessa performance) è decisamente più scandita, lenta e meno selvaggia, con atmosfere più dilatate in lento crescendo, di quella che uscirà sul White Album, con qualche rimando al futuro doom rock dei Black Sabbath.

Insomma, due brani estremamente interessanti, ma con il senno di poi le versioni pubblicate sono state delle scelte sagge ed oculate. A Beginning è l’introduzione orchestrale a Don’t Pass Me By, che verrà utilizzata anche nella parte orchestrale di Good Night: il brano di Ringo Starr in questa take 7 ha un’aria ancora più country e paesana (tipo gli Slim Chance di Ronnie Lane) con il violino di Jack Fallon in evidenza, a fianco del piano e del basso di Paul, e a conferma che se serviva i Beatles usavano anche musicisti esterni, come confermerà la scelta di Clapton per l’assolo di While My Guitar Gently Weeps. Blackbird, take 28, è sempre un brano incantevole, con qualche piccola variazione sul tema. Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey, prova solo strumentale senza numero, è grintosa e vibrante, forse migliore dell’originale, manca solo la voce, ma le chitarre tirano alla grande.

Delle tre takes di Good Night la più interessante è la numero 10 con una chitarra elettrica solitaria che accompagna la voce di Ringo e gli altri che armonizzano alla grande, tutti insieme appassionatamente ancora per una volta, e anche quella pianistica successiva non è male. Ob-La-Di, Ob-La-Da appare in una versione più rockeggiante, quasi a tempo di galoppo, mentre le due takes di Revolution, quella senza numero e quella strumentale, tiratissima, fanno riferimento al singolo originale, e sono entrambe affascinanti. Prima della conclusiva Helter Skelter versione uno, troviamo una prova senza numero di Cry Baby Cry, squisita e sognante.

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Si parte con una versione da urlo di Sexy Sadie (preceduta una piccola citazione ottimistica di Getting Better, visto che tutto sembra procedere per il meglio), la take 3, degna delle migliori interpretazioni di un ispirato Lennon, seguita da una versione acustica molto bella di While My Guitar Gently Weeps, solo voce, chitarra acustica e organo, con interruzioni per dare disposizioni ai tecnici in studio, e una delle perle di queste session, la prima versione in assoluto di uno dei capolavori di Paul McCartney e dei Beatles, ovvero Hey Jude, che poi uscirà come singolo alla fine di agosto, la canzone è diversa, si va per tentativi, ma già si intuisce che la melodia è splendida e diventerà immortale. Non manca una brevissima e divertita jam session sul classico St. Louis Blues, e la take 102 (!) di Not Guilty, a dimostrazione che il gruppo ha provato ripetutamente questa canzone di George Harrison, che a giudicare da questo provino quasi completato a parte la lunga coda strumentale, forse avrebbe meritato migliore fortuna.

Notevole anche la take 15 di Mother’s Nature Son, la perla acustica e bucolica di Paul e interessante anche una gagliarda versione di Yer Blues, con la parte vocale usata in in sottofondo solo come guida e una prodigiosa prestazione di McCartney al basso, lo stesso non si può dire di What’s the New Mary Jane, che è già “bruttarella” di suo ed incompiuta sin dalla prima take acustica. Rocky Raccoon è ancora in stato embrionale e con qualche “cappella”, ma il tocco magico dei Beatles e di Paul già si intravede; di Back In The U.S.S.R viene proposta una travolgente versione solo strumentale, senza i classici effetti dell’aereo aggiunti in post produzione, e interessante e decisamente bella anche la versione solo voce, chitarra e batteria di Dear Prudence. 

In quel periodo i Beatles già provavano anche Let It Be che sarebbe stata incisa poi l’anno successivo, solo un frammento di 1:18 molto embrionale e con George che la interrompe. Per passare alla guida del gruppo per una scintillante versione di While My Guitar Gently Weeps, la terza della take 27, che rivaleggia con quella definitiva, grazie ad un ispiratissimo Eric Clapton alla chitarra, che in qualità di ospite sprona i Beatles a dare il meglio di sé e poi estrae dal cilindro un assolo fantastico. You’re so Square) Baby, I Don’t Care è un’altra breve jam su uno scatenato brano R&R di Leiber & Stoller incisa da Elvis, e di cui ricordo anche una bellissima versione di Joni Mitchell su Wild Things Run Fast. Tocca nuovamente a Helter Skelter, take 17, questa volta è la versione conosciuta, accelerata e senza freni, del brano, con il gruppo che pigia sull’acceleratore a tutto volume. Anche Glass Onion, pur con la voce in secondo piano, è molto simile alla versione finita, ma viene interrotta bruscamente.

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I Will, dopo una falsa partenza clamorosa, emerge in tutta la sua bellezza cristallina nella take 13; seguita da una latineggiante Blue Moon, con la stessa strumentazione di I Will, che viene ripresa brevemente, prima di divagare di nuovo con Step Inside Love Los Paranoias, altri esempi dei Beatles che cazzeggiano allegramente ed amichevolmente in studio, anche in modalità brasileira. Can You Take Me Back era la breve outro di Paul, posta in coda al brano di John Cry Baby Cry, uno dei classici brani improvvisati con il titolo ripetuto ad libitum, sino a sfinimento. A seguire troviamo le tracce strumentali di una scatenata e “gloriosa” Birthday e del leggiadro valzerone Piggies. Happiness Is A Warm Gun take 19 è già quasi quella meraviglia assoluta che diventerà nella stesura definitiva, anche se mancano ancora quegli intrecci corali  vocali che tanto mi hanno sempre fatto impazzire dalla goduria; altre due tracce strumentali Honey Pie, molto vaudeville, e una guizzante Savoy Truffle, e poi ancora una scarna Martha My Dear, senza fiati e archi. Long, Long, Long è un altro dei brani di George che arriva ad una take ragguardevole numericamente, come la numero 44, versione peraltro molto bella di questo meditativo brano nato a Rishikesh, anche se Harrison sbaglia il testo e blocca il tutto.

A seguire troviamo due takes della incantevole I’m So Tired, uno dei brani migliori scritti da Lennon per il White Album, entrambe eccellenti ed approvate da John che cerca anche il giudizio di Paul, la seconda con armonie vocali più prominenti, interessante anche la take 2 di The Continuing Story Of Bungalow Bill, dove si sente anche una voce femminile che sembra quella di Yoko, una versione acustica, solo voce e chitarra di Why don’t we do it in the road?, due tentativi di registrare Julia, una in fila all’altra, durante le prove. La base strumentale di The Inner Light, che però in teoria era già uscita come lato B di Lady Madonna a marzo, e risulta registrata a Bombay a gennaio, quindi non si capisce cosa centri con le sessions per il doppio bianco; stesso discorso per le due takes del lato A, quella strumentale, solo piano e batteria, e un breve tentativo di registrare i backing vocals sempre dello stesso brano, e anche Across The Universe risulterebbe registrata a febbraio del 1968, quindi prima dell’inizio delle sessioni per l’album bianco, ma visto che è così bella, portiamo a casa il regalo e apprezziamo, una chiusura veramente splendida per questo cofanetto.

Questo è quanto, il contenuto completo dei tre CD di outtakes: nel Blu-ray audio troviamo quattro diverse versioni complete del doppio album originale in diverse guise per audiofili, Tanta roba, magari da ascoltare anche a rate in diverse occasioni, e che completa ed integra uno dei dischi più belli ed amati dei Beatles. Potrebbe essere un buon investimento natalizio. oppure se non volete spendere su YouTube mi pare che si trovino tutte a gratis.

Bruno Conti

Correva L’Anno 1968 1. The Beatles – White Album 50th Anniversary Edition, Parte IIultima modifica: 2018-11-28T18:44:36+01:00da bruno_conti
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