Un Buon Tributo, Nonostante I Pochi Grandi Nomi Presenti. VV.AA. – Imagine: John Lennon 75th Birthday Concert

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VV.AA. – Imagine: John Lennon 75th Birthday Concert – Blackbird 2CD – 2CD/DVD

Il 5 Dicembre del 2015 si è tenuto al Madison Square Garden di New York, non nell’arena principale ma nel più raccolto “The Theatre”, un concerto in cui un gruppo eterogeneo di artisti ha festeggiato quello che sarebbe stato il settantacinquesimo compleanno di John Lennon (che in realtà era nato il 9 Ottobre), anche se va detto che solo tre giorni dopo sarebbe caduto un anniversario ben più triste, cioè il trentacinquesimo anno dal suo assurdo assassinio per mano di Mark David Chapman. Con più di tre anni di ritardo la Blackbird (già responsabile dei recenti tributi live a Kris Kristofferson e Charlie Daniels) pubblica Imagine: John Lennon 75th Birthday Concert, resoconto completo di quella serata, venti canzoni equamente divise su due CD (è c’è anche una versione con il DVD accluso). Ed il concerto è bello, in molti tratti emozionante, grazie soprattutto ad alcuni ospiti di vaglia e ad una house band strepitosa (che comprende Lee Sklar al basso, Kenny Aronoff alla batteria, Greg Phillinganes alle tastiere, Sid McGinnis, ex chitarrista della band di Paul Shaffer al David Letterman Show, e Michey Raphael all’armonica), anche se rimane viva la sensazione che, data la statura del personaggio celebrato, si sarebbe potuto fare di più.

Infatti, a parte le assenze di entrambi i figli di John, Sean e Julian (ma dal punto di vista musicale non abbiamo perso molto), non mi spiego perché non siano stati presenti alcuni artisti che sarebbe stato logico vedere: penso naturalmente a Paul e Ringo, ma anche ad Elton John che, proprio al Garden, duettò con Lennon in una delle rarissime apparizioni live dell’ex Beatle negli anni settanta. Quelli che ci sono fanno comunque di tutto per omaggiare al meglio il grande artista di Liverpool, scegliendo diversi classici dal suo ampio songbook (Beatles compresi) e proponendo pure qualche brano non scontato, anche se nessuno ha avuto il “coraggio” di rifare la magnifica A Day In The Life, forse il brano più bello mai scritto da John (Neil Young, per esempio, l’ha suonata diverse volte negli ultimi anni, ed anche lo stesso McCartney). L’inizio della serata è rockeggiante, con uno Steven Tyler dal look più luciferino che mai alle prese con la mitica Come Together (già incisa in passato con gli Aerosmith), esecuzione potente e Steven meno sguaiato del solito. Brandon Flowers, leader dei Killers, è uno che sa cantare, e lo dimostra prima con una scintillante versione della splendida Instant Karma, e poi in trio con Chris Stapleton e Sheryl Crow con una fluida e suadente Don’t Let Me Down, grinta e classe unite insieme.

Pat Monahan non è certo un fuoriclasse, ma Jealous Guy è talmente bella che gli basta cantarla senza strafare, e poi il finale in crescendo soul-gospel è decisamente intrigante, mentre la Crow, stavolta da sola, rocca da par suo con una godibilissima A Hard Day’s Night. Il primo ospite d’onore è il grande John Fogerty (che somiglia sempre più a Mal dei Primitives) con la deliziosa In My Life, un brano che l’ex Creedence introduce come il suo preferito anche se l’esecuzione è stranamente di basso profilo, con John che sembra quasi intimidito; per contro, il soul singer Aloe Blacc stupisce ed emoziona con una fulgida Watching The Wheels, accompagnato solo dal pianoforte e cantata con una voce mica male. Non conoscevo il cantante colombiano Juanes, ma la sua Woman è riuscita e piacevole nonostante un arrangiamento molto pop (ma era così anche l’originale), mentre la Texas band Spoon affronta con grinta e buona sicurezza Hey Bulldog, non certo uno dei brani più noti dei Fab Four. Il primo CD si chiude in maniera strepitosa con la strana coppia formata da Kris Kristofferson e Tom Morello che rifanno Working Class Hero: canzone perfetta per Kris, che si conferma un interprete carismatico con una performance da brividi, tra le migliori della serata (ma anche Tom fa la sua figura). Il secondo dischetto inizia con un altro trio formato dalla Crow, Blacc e Peter Frampton (la cui zazzera degli anni settanta è ormai un ricordo), alle prese con un’intensa e coinvolgente rilettura del classico stagionale Happy Christmas (War Is Over), perfettamente in tema dato che il concerto si teneva a Dicembre.

Torna anche Fogerty e questa volta non delude, rilasciando una interpretazione grintosa e piena di anima della nota Give Peace A Chance, mentre ho tremato quando ho visto che Mother, forse la canzone più drammatica di tutto il songbook lennoniano, era stata affidata al gruppo hip-hop The Roots: l’introduzione in puro stile rap non faceva presagire bene, ma fortunatamente dopo appena un minuto è iniziata la canzone vera e propria ed i nostri se la sono cavata più che dignitosamente. Eric Church non manca quasi mai in questi tributi, e la sua Mind Games ne esce abbastanza bene (più per la bellezza del brano stesso che per la bravura di Eric); Aloe Blacc torna per la terza volta con una Steel And Glass ricca di pathos (e ripeto, che voce), mentre Frampton affronta con classe la deliziosa Norwegian Wood in veste acustica. E’ la volta di due Outlaws originali, Willie Nelson ed ancora Kristofferson, insieme ad uno di nuova generazione, Chris Stapleton, con una You’ve Got To Hide Your Love Away davvero intensa, altro magic moment dello show (Chris è la voce solista, mentre Willie e Kris si limitano ai controcanti); Power To The People non è mai stato tra i miei pezzi preferiti di Lennon, e Tom Morello la tira un po’ troppo per le lunghe, anche se come chitarrista bisogna lasciarlo stare. Willie Nelson aveva rifatto Yesterday in maniera straordinaria nel bellissimo The Art Of McCartney, e in quella serata non poteva che toccargli Imagine, eseguita anch’essa con un feeling da pelle d’oca, rilettura tutta giocata su piano, armonica, Trigger, sezione ritmica e la voce incredibile del texano, in grado davvero di far sua qualsiasi melodia. Gran finale con la prevedibile All You Need Is Love, tutti insieme sul palco (sale anche Yoko Ono) per una versione corale decisamente toccante.

Un buon tributo quindi, anche se, ripeto, uno come John Lennon avrebbe come minimo meritato la presenza dei suoi ex compagni di gioventù.

Marco Verdi

Un Buon Tributo, Nonostante I Pochi Grandi Nomi Presenti. VV.AA. – Imagine: John Lennon 75th Birthday Concertultima modifica: 2019-01-27T11:54:42+01:00da bruno_conti
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