L’Uomo Delle Angurie Torna A Predicare Il Blues Come Lui Sa. Watermelon Slim – Church Of The Blues

watermelon slim church of the blues

Watermelon Slim – Church Of The Blues – Northernblues Music

Nel recensire il precedente disco di Watermelon Slim, all’anagrafe, oppure quando firma le proprie canzoni, William P. Homans, avevo annunciato, forse frettolosamente, la prematura dipartita della Northernblues Music, l’etichetta canadese che aveva pubblicato tutti gli album precedenti del nostro, con l’eccezione appunto dell’eccellente Golden Boy, uscito nella primavera del 2017 https://discoclub.myblog.it/2017/06/03/non-piu-un-ragazzo-pero-un-finto-canadese-di-quelli-bravi-watermelon-slim-golden-boy/ . Ovviamente non me lo ero sognato, in quanto il sito della etichetta pare defunto, e non riporta aggiornamenti dal 2013, però questo nuovo Church Of The Blues, viene annunciato come una “worldwide esclusive” della Northernblues e al di là della distribuzione discografica mi sembra un ottimo album. Watermelon Slim non gira più conla sua vecchia band, i Workers, da tempo, ma sembra ancora in discreta forma, a giudicare dal disco, visto che ormai va quasi per i 70 anni:

La voce è decisamente vissuta, con la sua classica ed immancabile “zeppola”, ma la chitarra, preferibilmente lap steel ed in modalità slide, e l’armonica, macinano ancora blues di grande intensità. In più per l’occasione Homans, oltre ad una tosta sezione ritmica incentrata su  John Allouise, basso e Brian Wells, batteria, ha chiamato a raccolta una bella pattuglia di ospiti, tra cui spiccano, insieme al rientrante produttore Chris Hardwick (che aveva prodotto il disco del 2013 e suona anche la chitarra in un paio di brani), Bob Margolin, Nick Schnebelen e Albert Castiglia alle chitarre (oltre a tale Joe Lewis Walker, così è indicato nelle note, ma presumo sia Joe Louis), nonché John Nemeth e Sherman Holmes alle voci, Red Young e Chris Wiser alle tastiere, e anche una piccola sezione fiati “The Church of Blues Brass” in alcuni brani. Il disco è stato registrato tra l’Oklahoma e Nashville e le canzoni sono un gustoso misto di pezzi originali e classici, importanti o minori, del blues: per la grintosa apertura di St. Peter’s Ledger, Homans viene affiancato da Bob Margolin, un brano di puro Chicago Blues dove la slide scivola con grande libidine, mentre in Tax Man Blues di Tom W McFarland, con Young al piano e Hardwick alla seconda chitarra, il ritmo è più cadenzato, con elementi R&B inseriti e la solita slide magistrale, mentre la prima cover importante è quella del super classico Gypsy Woman di Muddy Waters, con Watermelon anche all’armonica, Bob Margolin ad omaggiare il suo maestro, ed il magnifico slow blues di McKinley Morganfield che prende vita in questa versione cruda e genuina.

Post-Modern Blues è il brano con Nick Schnebelen (ex Trampled Under Foot) alla seconda slide, e la sezione fiati in aggiunta, un altro bel soul’n’blues  pimpante https://www.youtube.com/watch?v=vHIWyxBx4vg ; Get Out of My Life Woman è la cover del celebre brano di Allen Toussaint, con Nemeth e Holmes alle voci di supporto, sempre gagliardo e grintoso blues miscelato a rock, come nella miglior tradizione di Watermelon Slim., con la guizzante slide di nuovo in grande evidenza https://www.youtube.com/watch?v=93uEZTONkoM . Nella fiatistica, con uso di organo, Mni Wiconi – The Water Son, troviamo un eccellente lavoro di Joe Louis Walker, perché ovviamente di lui parliamo, alla solista, mentre Me and My Woman è la cover di un brano di Gene Barge, altro corposo blues elettrico con Homans che passa all’armonica, sostituito alla chitarra da Albert Castiglia. Smokestack Lightnin’ di Howlin’ Wolf è minacciosa e tirata il giusto, con Slim che mena fendenti al bottleneck, ben sostenuto dal produttore Hardwick alla seconda chitarra, in uno dei migliori brani del disco; That Ole 1-4-5, ha una andatura country-roots, con Ike Lamb, vecchio collaboratore ai tempi dei Workers, impegnato alla solista, con la “tribale”, suggestiva e primeva Holler # 4, solo voce, percussioni e una armonica, che è quasi un canto di lavoro nei campi, il vecchio lavoro del nostro amico.61 Highway Blues di Fred McDowell, in una poderosa e lunga rilettura elettrica a tutta slide è un altro dei brani migliori del CD https://www.youtube.com/watch?v=c5sdxFV9_jw , seguito da Too Much Alcohol che anche se non indicato mi sembra proprio il vecchio brano che era anche nel repertorio di Rory Gallagher, con Watermelon Slim sempre impegnato con la sua lap steel  in modalità bottleneck, che rimane protagonista anche nella forsennata Charlottesville (Blues for My Nation) con Nemeth alla seconda voce. Conclude un album ancora una volta di sostanza e con belle vibrazioni blues il divertente R&B fiatistico Halloween Mama, con l’organetto Farfisa di Wiser che gli dà quasi un’aria alla Sir Douglas Quintet.

Bruno Conti

L’Uomo Delle Angurie Torna A Predicare Il Blues Come Lui Sa. Watermelon Slim – Church Of The Bluesultima modifica: 2019-02-20T12:42:14+01:00da bruno_conti
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