Un Tributo Fatto Col Cuore, Bello E Sorprendente. VV.AA. – American Boy: Storia Di Un Ribelle Americano

artisti-vari-american-boy--la-storia-di-un-ribelle-americano-cd--libro-20190223100236

VV.AA. – American Boy: Storia Di Un Ribelle Americano – radiosenzatempo.com CD + Book

L’improvvisa scomparsa di Tom Petty avvenuta il 2 Ottobre del 2017 ha lasciato un vuoto pazzesco negli appassionati di musica, anche alle nostre latitudini, nonostante il biondo rocker non avesse mai goduto di grande popolarità all’interno dei confini italici (parlo ovviamente di grande pubblico, quello che guarda il Festival di Sanremo, dato che anche tra gli estimatori nostrani Tom era una vera e propria leggenda vivente). Ed è proprio in Italia che ha avuto origine questo bellissimo tributo dedicato a Petty ed intitolato American Boy: Storia Di Un Ribelle Americano, un’operazione di grande livello professionale nata dall’iniziativa di Radio Senza Tempo, una radio indipendente sorta in quel di Genova nel 2013 per l’iniziativa di due music lovers come Marco Caldez e Valentina Damiani. I due, insieme a Stefano Malvasio che ha messo a disposizione i suoi Red Land Studios per l’incisione dei brani, hanno riunito diverse band originarie del capoluogo ligure (e dintorni), la maggior parte delle quali assolutamente sconosciute ai più, e hanno prodotto questo American Boy, un tributo delizioso a Petty e le sue canzoni, un lavoro fatto con grande amore e passione e con una serie di interpretazioni di notevole livello, a dimostrazione che non serve essere un artista blasonato per riuscire nell’obiettivo, basta avere una buona tecnica di base e tanto amore per la materia affrontata.

artisti-vari-american-boy--la-storia-di-un-ribelle-americano-cd--libro frontartisti-vari-american-boy--la-storia-di-un-ribelle-americano-cd--libro inside

Ma American Boy non è soltanto un eccellente CD pieno di ottima musica, in quanto gli ideatori hanno voluto coinvolgere anche Aladin Hussain Al Baraduni, un artista di strada di origine yemenita che ha illustrato il libro accluso con i suoi dipinti visionari e suggestivi, uno diverso per ogni canzone (e, nella pagina a fianco, una breve biografia di ogni artista coinvolto, oltre al riferimento agli album originali di Petty dai quali sono tratti i vari brani). Un’operazione indubbiamente meritoria, che trasuda amore e passione in ogni dettaglio, ancora di più perché affrontata senza l’assillo di dover a tutti i costi coprire almeno le spese di produzione (ed il CD + libro non si trova nei negozi, ma si può ordinare sul sito di Radio Senza Tempo, il cui link trovate all’inizio della recensione). Nell’album ci sono classici di Tom uniti a brani meno famosi, ma nel 90% dei casi il risultato è sorprendentemente buono, al punto che mi piacerebbe che lo ascoltassero anche i vari membri degli Heartbreakers per sapere cosa ne pensino. Il disco si apre con una scintillante rilettura di Big Weekend, uno dei pezzi più orecchiabili di Highway Companion, da parte dei Charlie, una band guidata dalla squillante voce di Carlotta “Charlie” Risso: versione diretta, e piacevolmente country-rock, che apre benissimo il tributo.

A Mind With A Heart Of Its Own è forse il brano meno conosciuto di quel grande disco che era Full Moon Fever, ma non è affatto male e gli Snake Oil Limited la rifanno leggermente più roccata che in origine, mantenendo però lo stile del suo autore. I Red Wine sono uno dei gruppi più conosciuti all’interno di questo CD, una band di country e bluegrass in giro dal 1978: la loro American Girl, uno dei classici assoluti di Tom, è completamente riarrangiata in puro stile bluegrass, con grande spiegamento di chitarre, banjo e mandolino, ed è un mezzo capolavoro, una rilettura che mi ha lasciato davvero a bocca aperta, degna di stare su qualsiasi tributo di livello internazionale. Molto bravi anche The Flinstoned (con il chitarrista Guitar Ray Scona come ospite), che eseguono la poco nota The Wrong Thing To Do (era sul primo album dei Mudcrutch) con un approccio puramente rock’n’roll, un suono potente e sgangherato alla maniera dei Replacements ed uno strepitoso assolo finale di Scona. I Flabby Fuckin’ Mama affrontano la classica Breakdown con grande rispetto, ed il brano mantiene l’atmosfera laidback dell’originale, mentre la Francesco Rebora Band aggiunge forza alla bella You Don’t Know How It Feels, anche qui con parti di chitarra davvero egregie. Bravissima Jess con una squisita e delicata versione di Wildflowers, voce, chitarra e percussioni per una rilettura folk di grande impatto; i Ghost Notes si cimentano con la trascinante Anything That’s Rock’n’Roll, ed anche loro premono decisamente sull’acceleratore.

I Maghi Di Carroz rifanno la splendida Free Fallin’ tramutandola in una folk song (c’è anche una fisarmonica), ma la voce solista è un po’ troppo sopra le righe (alla Massimo Priviero, per intenderci) ed il risultato finale non mi convince appieno. Invece Luke & The Lion ci consegnano un’ottima Don’t Come Around Here No More, più rock e meno psichedelica di quella apparsa su Southern Accents, ed anche dal ritmo più sostenuto. I Big Mama sono di gran lunga il gruppo più noto tra i presenti, una blues band in giro da 40 anni, che ci delizia con una Jefferson Jericho Blues notturna, soffusa e quasi jazzata, con ottime parti di chitarra e pianoforte: grande classe. The Pottos sono un duo di cantanti e chitarristi, e la loro The Waiting è decisamente piacevole anche in assenza di sezione ritmica; Les Trois Tetons rifanno Mary Jane’s Last Dance molto aderente a quella di Petty, ma stiamo parlando di una grandissima canzone che sarebbe stato rischioso reinterpretare, cosa che invece hanno fatto i Fumonero con la classica Refugee, ed il risultato non mi piace, in quanto la melodia è stata rivoltata come un calzino ed il suono rock dell’originale violentato in favore di un arrangiamento quasi heavy, cupo ed inquietante. Le cose però vanno a posto subito con la stupenda Handle With Care (signature song dei Traveling Wilburys), riletta in puro stile folk-rock, alla maniera dei Byrds, da The Used Cars.

Non arricciate il naso, questo American Boy è uno dei più bei tributi ad un grande artista da me ascoltati ultimamente, in quanto le band coinvolte hanno avuto nella quasi totalità dei casi il buon gusto di rispettare la struttura originaria delle canzoni senza tempo dell’immortale Tom Petty.

Marco Verdi

Un Tributo Fatto Col Cuore, Bello E Sorprendente. VV.AA. – American Boy: Storia Di Un Ribelle Americanoultima modifica: 2019-03-07T09:23:03+01:00da bruno_conti
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *