Un Disco Bellissimo Nato In Conseguenza Di Un’Infanzia Terribile. Allison Moorer – Blood

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Allison Moorer – Blood – Autotelic/Thirty Tigers CD

Anche la bella e brava Allison Moorer, sorella di Shelby Lynne https://discoclub.myblog.it/2010/05/19/un-disco-di-gran-classe-shelby-lynne-tears-lies-and-alibis/  nonché ex moglie di Steve Earle ed attuale fidanzata di Hayes Carll, ha ormai superato il ventennio di carriera, e a quattro anni dal suo ultimo lavoro Down To Believing https://discoclub.myblog.it/2015/04/02/pene-damor-perduto-ritorno-alle-origini-del-suono-allison-moorer-down-to-believing/  (ma in mezzo c’è stato il bel disco di cover inciso insieme alla Lynne Not Dark Yet https://discoclub.myblog.it/2017/08/12/un-ottimo-esordio-per-due-promettenti-ragazze-shelby-lynne-allison-moorer-not-dark-yet/ ) ha deciso di consegnarci il suo album più personale in assoluto. Blood è infatti un’opera autobiografica che accompagna il libro di memorie dallo stesso titolo scritto dalla cantautrice dell’Alabama, un volume nel quale Allison racconta senza censure o limitazioni di alcun tipo gli anni tremendi della sua infanzia, durante i quali lei e la sorella Shelby erano in balia di un padre alcolizzato ed aggressivo: un periodo fatto di abusi e violenze domestiche che è culminato con la terribile scena dell’omicidio della madre da parte del genitore ed il suo conseguente suicidio. Avvenimenti che avrebbero potuto portare all’instabilità se non addirittura alla follia più di una persona, ma sia Allison che Shelby si sono dimostrate persone forti ed equilibrate, ed ora la minore delle due sorelle ha deciso che è arrivato il momento di togliere il velo da quei tragici anni.

Non so il libro, ma l’album Blood è un lavoro davvero ispirato e splendido, un disco in cui Allison affronta senza paura i suoi demoni e si mette a nudo in dieci canzoni di un’intensità rara, dieci capitoli di una sorta di autobiografia musicale che la nostra affronta con l’aiuto del suo abituale produttore e chitarrista Kenny Greenberg (i due suonano l’80% degli strumenti, tra chitarre, pianoforte, steel e basso), il batterista Evan Hutchings e la nota violinista Tammy Rogers. Allison però non ce l’ha con i suoi genitori (più che altro col padre, dato che anche la madre è una vittima), anzi li omaggia con una bellissima foto di famiglia riprodotta all’interno della confezione in digipak del CD e, come ha lei stessa dichiarato in una recente intervista, con questa doppia operazione libro-disco cerca in un certo senso la redenzione per il padre. Tra i dieci brani, otto sono nuovi di zecca mentre due erano già apparsi (in versione ovviamente diversa) in album precedenti della cantante dai capelli rossi, dei quali uno, Cold Cold Earth, addirittura sul suo secondo lavoro The Hardest Part del 2000 (come ghost track), a dimostrazione che Allison aveva già da tempo queste canzoni dentro di lei. Il CD si apre con Bad Weather, una splendida ballata dal passo lento dotata di un motivo toccante e di ampio respiro, interpretata dalla Moorer con il giusto pathos e con un arrangiamento classico basato su chitarre e steel. Cold Cold Earth, ispirata agli ultimi momenti di vita dei genitori, è un profondo e struggente slow dal sapore folk, con il violino della Rogers a fendere l’aria ed Allison che canta davvero con il cuore in mano https://www.youtube.com/watch?v=cOGOQpngdAo .

Nightlight è un delizioso bozzetto costruito intorno alla voce della protagonista e ad una chitarra acustica pizzicata (e con un’altra melodia cristallina), alle quali si aggiungono una steel lontana, la sezione ritmica discreta ed anche una malinconica tromba, ed è seguita da The Rock And The Hill, un brano più mosso ed elettrico, una rock ballad affrontata da Allison con il solito approccio elegante, servita da un accompagnamento potente e con un coinvolgente crescendo ritmico https://www.youtube.com/watch?v=GIYXMzahgxM . I’m The One To Blame è un testo che Shelby ha trovato nella 24 ore del padre, scritto da lui, ed al quale la Lynne ha aggiunto la musica (e vengono i brividi soltanto a leggere il titolo, “Sono Io Quello Da Incolpare”, sapendo ciò che è successo dopo), e vede la Moorer sola con la sua chitarra, per un brano intenso e sincero fino al midollo https://www.youtube.com/watch?v=St0SqBGUa6M , così come Set My Soul Free, che pur essendo leggermente più strumentata mantiene una certa drammaticità di fondo (ed il feeling dell’autrice fa il resto), mentre The Ties That Bind non è quella di Springsteen ma è comunque un brano davvero stupendo, sfiorato dal country e dotato di una melodia di quelle che colpiscono dritto al cuore: probabilmente la migliore del disco. La grintosa e roccata All I Wanted (Thanks Anyway), trascinante e cantata veramente bene, confluisce direttamente nella title track (che era già apparsa in Down To Believing), ancora acustica e decisamente profonda, la quale a sua volta precede la conclusiva Heal, scritta a quattro mani con Mary Gauthier (un’altra che sa cosa sono il dolore e la sofferenza), una magnifica ballata sotto forma di preghiera che mette la parola fine ad un album tanto intenso e personale quanto splendido.

Marco Verdi

Un Disco Bellissimo Nato In Conseguenza Di Un’Infanzia Terribile. Allison Moorer – Bloodultima modifica: 2019-11-18T19:34:47+01:00da bruno_conti
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