Spirit E Randy California, Tra Acid Rock, Hendrix E Dylan. Parte I

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Era una notte buia a tempestosa del 1966 a New York, beh magari no, visto che eravamo in piena estate, un giovane ragazzino di 15 anni Randy Craig Wolfe, appena arrivato in città per accompagnare la madre Bernice Pearl e il patrigno Ed Cassidy, un 43enne batterista jazz che aveva avuto diversi  ingaggi per suonare in alcuni locali della città, tra cui il Manny’s Music, si aggira nella notte. Ed è proprio  lì che incontra tale Jimmy James, che con i Blues Flames si sta creando una reputazione come uno dei chitarristi più promettenti ed eccitanti in circolazione; anche Randy suona la chitarra, e Jimmy decide di inserirlo nella sua band, affibbiandogli il nomignolo di Randy California per non confonderlo con Randy Palmer che era “Randy Texas”. I due legano subito e Jimi Hendrix, perché di lui parliamo, comincia ad insegnarli qualche “trucchetto”, anche se il ragazzo ha talento ed è già un ottimo chitarrista, e mostra a sua volta a Hendrix l’uso della slide. Tanto che quando Chas Chandler, il bassista degli Animals, propone a Hendrix di trasferirsi in Inghilterra per lanciare la sua carriera, Jimi vorrebbe portare anche California con sé come secondo chitarrista.

A questo punto scattano le sliding doors: i genitori di Randy gli negano il permesso per l’espatrio in quanto deve ancora finire l’high school, e pare che anche Chandler preferisse comunque l’idea di un trio con Hendrix come solo chitarrista, e quindi non sapremo mai cosa sarebbe potuto scaturire da questa incredibile accoppiata. Nel frattempo comunque California,  a Los Angeles, aveva già fondato una band denominata Red Roosters, nella quale insieme a lui c’erano anche Mark Andes, e il cantante Jay Ferguson, che si occupava pure delle percussioni: per creare il sound tipico degli Spirit, diciamo la quota più jazz ed improvvisativa della band arrivano John Locke alle tastiere e Ed Cassidy alla batteria. All’inizio, prendendo ispirazione da un libro del poeta Kahlil Gibran, si fanno chiamare Spirits Rebellious, subito abbreviato in Spirit. Nell’agosto del 1967 registrano i primi demo che arrivano sulla scrivania di Lou Adler, il manager dei Mamas And Papas,  che stava giusto fondando la propria etichetta, la Ode, dove poi a breve sarebbe arrivata anche Carole King, ma queste sono altre storie.

Tornando agli Spirit, in questo ultimo periodo c’è stato un soprassalto di attività discografica, prima con l’ottimo box del Complete Potatoland di cui avete già letto sul Blog, e di recente anche la nuova edizione potenziata di Two Sides Of A Rainbow, con il concerto al Rainbow di Londra del 1978, entrambi relativi comunque ad un periodo successivo della parabola musicale di Randy California, ma che comunque sono le scintille che mi hanno convinto a parlare in modo approfondito di questo grande artista americano. Per cui partiamo con la loro discografia, iniziando da

The Ode/Epic Years 1968-1970. Quattro Album Formidabili!

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Spirit – Ode 1968 ****1/2

Dopo i primi demo incisi con l’amico di Topanga Canyon Barry Hansen (il futuro DJ Dr. Demento) i cinque entrano in studio nell’agosto del 1967 proprio con il produttore Lou Adler, ed in varie sessions che si protraggono fino a novembre del  1967, mettono a punto il loro” Acid Rock”, una esaltante mistura di musica psichedelica, rock progressivo, derive jazz, qualche tocco blues, e la chitarra fiammeggiante di Randy California. Ma anche alcune canzoni splendide, scritte soprattutto da Jay Ferguson, il cantante del gruppo, che azzecca subito  alcuni riff dalla presa immediata: uno in particolare è quello della travolgente Fresh-Garbage, il primo brano di questo album, che a sorpresa arriva anche al 31° posto della classifica di Billboard, con tutti i musicisti che lavoravano di fino, dal piano di Locke, alla batteria raffinata ed esplosiva al contempo del pelato Cassidy, con gli svolazzi e le accelerazioni della solista di Randy, tra intermezzi jazzati con il piano elettrico, e la voce a tratti filtrata di Ferguson a conferirle quei tratti psych peculiari. E la successiva Uncle Jack non è da meno, un altro brano rock trascinante con batteria e la chitarra raddoppiata di California sugli scudi, e le armonie vocali sognanti e quasi beatlesiane, una  vera meraviglia. Mechanical World, firmata da Ferguson con Andes, sempre con i tempi spezzati e complessi dettati dalla batteria di Cassidy, ha atmosfere quasi inquietanti, e le solite improvvise esplosioni della solista, oltre all’uso intelligente degli archi e alle tastiere di Locke che non sono solo un mero accompagnamento di sottofondo.

California scrive un solo pezzo, lo strumentale Taurus, ma ne parliamo ancora oggi, perché il brano, per usare un eufemismo, ha una “leggerissima “somiglianza con l’intro di Stairway To Heaven dei Led Zeppelin, qualche giudice ha negato il plagio ma, se non l’avete mai sentita, provate a verificare. Ferguson è anche autore della deliziosa Girl In Your Eye, con elementi psych e orientali, grazie ad una sitar guitar sinuosa, molto belle pure l’incalzante Straight Arrow , e Topanga Windows, sempre caratterizzate dai continui e repentini cambi di tempo , peculiarità delle loro canzoni ,con Randy alla slide (ricordiamo che California quando venne inciso questo album aveva 16 anni, ma era già un genio precoce). Gramophone Man, ancora splendida, è l’unico brano firmato collettivamente da tutti, mentre Water Woman e The Great Canyon Fire In General, altri due pezzi di Jay, sono forse, ma dico forse, gli unici due leggermente inferiori.

Prima del congedo con le volute tra jazz e psichedelia della lunga, oltre i dieci minuti, Elijah, scritta da John Locke, che conclude un disco magnifico che sfiora la perfezione. L’album è uscito varie volte in CD, l’ultima nel 2017, con diverse bonus tracks: Veruska, un vorticoso strumentale di California che replica anche con If I Had A Woman, lasciando a Locke la liquida Free Spirit e una alternativa Elijah. Un capolavoro assoluto.

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The Family That Plays Together – Ode 1968 ****

Alla fine dell’anno esce il secondo disco, forse complessivamente appena inferiore al primo omonimo, però contiene la celeberrima I Got A Line On You, il loro massimo successo come singolo, una canzone rock strepitosa  e perfetta scritta da Randy, con un riff e un gancio melodico indimenticabili: California che firma da solo o con altri membri della band altri quattro brani, con Locke la sognante It Shall Be, dove fa capolino anche il flauto, la delicata Darlin’ It, la acida It’s All The Same con il patrigno Ed Cassidy e la “strana” Jewish, lasciando a Ferguson i brani più garage-pysch-rock come Poor Richard, la delicata Silky Sam con arrangiamento orchestrale complesso, la dolce ballata Drunkard ancora con svolazzi orchestrali, forse a tratti superflui, e le canzoni conclusive, la raffinata e complessa Dream Within A Dream, un brano tipicamente à la Spirit, l’elettroacustica She Smiles e la pianistica Aren’t You Glad.

Nella ristampa in CD ci sono cinque bonus, tra cui spiccano So Little To Say, in cui Ferguson anticipa l’imminente svolta pop-rock con i Jo Jo Gunne, anche se la chitarra punge sempre e niente male anche lo strumentale di Locke Mellow Fellow, di nuovo con California che fa i numeri alla solista. Il disco arriva al 22° delle charts, un risultato che non verrà mai più raggiunto.

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Clear  – Ode 1969 ****

Ma la qualità dei dischi non dà segni di cedimento. Nel 1969 gli Spirit incidono anche la colonna sonora del film Model Shop, non pubblicata all’epoca, e di cui parliamo nella breve sezione finale dedicata ai dischi postumi. Venendo a Clear l’uno-due iniziale di  Dark Eyed Woman, altro brano coinvolgente a tutto riff e lo psych-garage di Apple Orchard, è da sballo, sempre con tutta la band su livelli stratosferici, sia strumentali che vocali, specialmente la chitarra incredibile di California nel secondo brano. So Litte Time To Fly è una delle canzoni che anticipano il futuro sound degli Spirit Mark II, quelli a guida Randy California, che la canta anche. Ground Hog ha qualche retrogusto blues-rock, sempre gagliarda e potente, con Cold Wind un’altra delle ballate sognanti e squisite di Ferguson, che firma anche lo strano dixie-rock futuribile e quasi dissonante di Policeman’s Ball. Sulla seconda facciata troviamo Ice di John Locke, che ricordo di aver letto ai tempi il critico Robert Christgau non apprezzò particolarmente, ma a me pare un buon strumentale, mentre eccellente è il pop-rock beatlesiano di Give A Life, Take A Life, scritta da Randy con il produttore Adler che forse gli dà pure dei tocchi vocali quasi alla Mamas and Papas.  I’m Truckin’ è una ennesima rock song vibrante alla Spirit di Locke, seguita da due strumentali Clear e Caught, diciamo non particolarmente memorabili, lasciando alla collettiva New Dope In Town il compito di risollevare il livello globale del disco.

Tra le bonus del CD la splendida 1984, che all’epoca fu pubblicata come singolo, altro brano rock memorabile di Randy California.

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Twelve Dreams of Dr. Sardonicus – Epic 1970 ****

Per l’ultimo grande album della band c’è un cambio di produttore (e di etichetta , esce Adler ed arriva David Briggs, che aveva appena lavorato nei primi dischi di Neil Young.  Tra le canzoni ce ne sono almeno tre o quattro ai livelli delle loro migliori: anche in questo caso astutamente poste in apertura del LP. Prelude-Nothin’ To Hide e l’ecologica ante litteram Nature’s Way, entrambe di California, sono due vere e proprie scariche di adrenalina rock, ma anche Ferguson contribuisce alla prima facciata con la ottima Animal Zoo e con la fiatistica Mr. Skin, anche la “strana” traccia psych rock Love Has Found A Way della coppia Locke/California ha un suo fascino. Space Child di Locke suona un po’incompiuta e velleitaria, lasciando alle due canzoni di Jay When I Touch You e Street Worm il compito di risollevare il livello qualitativo. E anche i tre brani conclusivi di Randy sono di eccellente qualità, la complessa Life Has Begun, l’immediata Morning Will Come e la ballatona Soldier. Viceversa in questo caso le bonus del CD, tutte alternative tracks mono sono ininfluenti.

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E qui si conclude la prima fase del gruppo; se non volete acquistare i primi quattro album, che comunque sono tutti imperdibili, potete optare per la doppia antologia Time Circle 1968-1972 **** uscita in CD nel 1991 e tuttora in produzione a prezzo speciale, 41 brani che sintetizzano alla perfezione il periodo magico degli Spirit, con i brani migliori dei 4 album, i due lati del singolo del 1969 e degli estratti da Motel Shop e Potato Land, oppure il box quintuplo del 2018 It Shall Be: The Ode & Epic Recordings 1968-1972 ****1/2, anche meglio come scelta.

Fine della prima parte, segue.

Bruno Conti

Spirit E Randy California, Tra Acid Rock, Hendrix E Dylan. Parte Iultima modifica: 2020-01-25T12:57:09+01:00da bruno_conti
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