Gary Moore, Il Rocker Innamorato Del Blues Parte I

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Sono passati ormai circa nove anni dalla morte di Robert William Gary Moore, deceduto in circostanze mai del tutto chiarite con certezza, per un sospetto infarto, causato probabilmente da un eccessivo uso di alcol, nella serata precedente al 6 febbraio del 2011, in un hotel in quel di Estepona, Spagna, dove si trovava in vacanza. L’occasione di parlare della sua carriera ci viene fornita dalla uscita di un recente (e molto bello) album inedito dal vivo Live From London https://discoclub.myblog.it/2020/01/28/una-serata-blues-speciale-a-londra-nel-2009-gary-moore-live-from-london/ , uscito in questi giorni e di cui avete letto sul Blog. Come ricorda il titolo dell’articolo, Gary Moore si è sempre diviso tra le sue due grandi passioni musicali, il blues e il rock (spesso anche parecchio hard), ma quello per cui viene unanimemente ricordato è la sua notevole tecnica alla chitarra, influenzata a sua volta da altri solisti come Jeff Beck, Peter Green, che è stato il suo mentore, Jimi Hendrix, ad entrambi dei quali ha dedicato un album tributo, oltre a vari bluesmen assortiti (B.B. e Albert King, Albert Collins) mentre tra i suoi “discepoli” spiccano Martin Lancelot Barre, Joe Bonamassa e in ambito hard’n’heavy Kirk Hammett, John Sykes, Slash, Randy Rhoads, che lo hanno citato tra le proprie influenze, mentre diversi altri musicisti dopo la sua morte hanno espresso la loro ammirazione per questo nord irlandese tosto e dalla vita turbolenta.

Vita che inizia il 4 aprile del 1952 in un sobborgo di Belfast, uno di cinque figli di una coppia, in cui il padre Bobby era un promoter, e che quindi inculcò questa passione per la musica al figlio fin dalla più tenera età, tanto che già intorno ai dieci anni iniziava ad esibirsi dal vivo negli intervalli degli spettacoli organizzati dal genitore. E già a 16 anni lascia la famiglia per entrare nella band locale degli Skid Row (da non confondere con i metallari americani, venuti molti anni dopo), dove sostituì il primo chitarrista Ben Cheevers e fece il primo incontro della sua vita con Phil Lynott, allora vocalist della band, che fu peraltro licenziato prima ancora di incidere l’album di esordio, ma la cui strada si intreccerà spesso negli anni a venire con quella di Gary. Vediamo le fasi salienti della carriera

1967-1978 Gli esordi con gli Skid Row, Gary Moore Band, Thin Lizzy, Colosseum II

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Gli Skid Row negli anni di gavetta di Gary, suonarono diverse volte come supporto ai Fleetwood Mac di Peter Green, che pur essendo una delle influenze primarie future di Moore, almeno agli inizi fu forse più utile alla loro carriera, favorendo un contratto con la Columbia/CBS che portò all’uscita di due buoni album tra power rock trio e “blues” con quell’etichetta tra il 1970 e il 1971.

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Nel Maggio del 1973 il nostro amico pubblica Grinding Stone – CBS 1973 ***1/2, il suo primo album solista, benché attribuito alla Gary Moore Band: si tratta di un buon disco, prodotto da Martin Birch, lo storico collaboratore dei Deep Purple. Anche in questo caso lo stile è molto “eclettico”, in mancanza di un termine migliore: si passa dal boogie rock frenetico ma con elementi jazz-rock che anticipano il sound dei Colosseum II della lunga title track (e qui Gary Moore ha già sviluppato il suo solismo virtuosistico, con wah-wah a manetta, ma anche le sonorità spaziali care al Peter Green di End Of The Game, di cui già suonava la favolosa ’59 Gibson Les Paul vendutagli per una miseria, e il suono magnifico dello strumento si sente) alla ancora più lunga Spirit, oltre i 17 minuti, in cui duetta magnificamente con le tastiere del futuro Caravan Jan Schelaas.

Sul finire del 1974 partecipa, solo in una traccia, al disco dei Thin Lizzy – Nightlife – Vertigo 1974 ***1/2: ma che brano, si tratta della mitica ballata romantica Still In Love With You, accreditata sul disco al solo Phil Lynott, ma il contributo di Moore fu fondamentale, in quanto il brano era la combinazione di due canzoni e Gary all’epoca, chiamato come sostituto di Eric Bell, era l’unico chitarrista del gruppo.

Nel novembre del 1974, chiamato da Jon Hiseman, che aveva appena sciolto i Tempest dove avevano militato altri due chitarristi, per usare un eufemismo, “non male” come Allan Holdsworth e Ollie Halsall, due dei più grandi virtuosi della solista in assoluto,

il nostro amico accetta di entrare nella formazione dei Colosseum II, dove oltre a Hiseman trova Neil Murray al basso e Don Airey alle tastiere.

Il gruppo realizza tre album tra il 1976 e il 1978, ottimi esempi del migliore jazz-rock britannico: il primo album Strange New Flesh – Bronze Records 1976 ***1/2 è probabilmente, come spesso capita, il migliore, anche se il mellifluo e soporifero cantante Mike Starrs sarebbe da eliminare fisicamente seduta stante, però la parte suonata è decisamente valida. L’iniziale Dark Side Of The Moog gioca con il titolo del disco dei Pink Floyd, ed è uno strumentale vorticoso in bilico tra Jeff Beck (uno dei preferiti di Moore) e gli Utopia o la Mahavishnu Orchestra, la cover di Down To You di Joni Mitchell (?!?) è interessante nella parte strumentale con continui cambi di tempo, peccato per il cantato in falsetto à la Cugini di Campagna di Starrs. Il secondo album Electric Savage – MCA 1977 – *** rimane nel rock energico del quartetto con Put It This Way, sempre caratterizzato dall’interscambio tra Moore e Airey, mentre Hiseman è prodigioso alla batteria, forse il tutto è un tantino “esagerato”, ma tanto di cappello ai musicisti, per il resto Beck è sempre la stella maestra, benché dischi come Blow By Blow o Wired sono di un’altra categoria.

Stesso discorso anche per War Dance – MCA 1977- ***, uscito a soli cinque mesi dal precedente, che anticipa quella che per il sottoscritto sarà l’involuzione sonora di Moore negli anni ’80 (per i fans dell’hard rock viceversa gli anni migliori, ma è noto che de gustibus…), comunque War Dance e Fighting Talk confermano il progressive jazz-rock del gruppo, ma vista la mancanza di successo si sciolgono a fine anno.

1978-1980 Intermezzo solista, di nuovo Thin Lizzy e G-Force

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Durante gli ultimi mesi con i Colosseum II Moore incide l’eccellente Back On The Streets – MCA/Universal 1978 ***1/2, uno dei suoi dischi rock migliori, tanto da venire ristampato anche in un CD potenziato nel 2013 https://discoclub.myblog.it/2013/09/08/meglio-di-quanto-ricordassi-gary-moore-back-on-the-streets-r/ : al basso si alternano Mole e Phil Lynott, e alla batteria Simon Phillips e Brian Downey, alle tastiere c’è Don Airey per un disco dove appare la prima versione di Parisienne Walkways, ancora una ballata, ma di quelle squisite, della coppia Lynott/Moore, con lirico assolo di Gary, una versione rallentata di Don’t Believe A Word, uno dei classici assoluti dei Thin Lizzy, cantata splendidamente da Lynott, mentre Moore ci regala un assolo degno del miglior Peter Green. Notevoli anche Back On the Streets, Fanatical Fascists, lo strumentale Flight of the Snow Moose, una via di mezzo tra Camel e Colosseum II.

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Sul finire del 1978 Moore sostituisce in pianta stabile Brian Robertson, per la registrazione dell’album Black Rose: A Celtic Legend – Vertigo 1979 ***1/2, per quello che viene considerato l’ultimo grande classico della band, un disco che mescola la tradizione musicale irlandese al rock muscolare, ma sempre raffinato e variegato al contempo, del gruppo di Lynott.

Ci sono alcuni “classici” del repertorio dei Thin Lizzy come la galoppante Do Anything You Want To con le twin guitars di Gorham e Moore, la bellissima Waiting For An Alibi e il medley Róisín Dubh (Black Rose): A Rock Legend, un eccellente esempio di rock celtico che ha delle forti analogie con i primi Horslips o con i Runrig.

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Nel 1980 esce anche G-Force – Jet Records **1/2, disco non particolarmente memorabile, che anticipa gli heavy metal years, di lui leggete nella seconda parte.

Fine prima parte.

Bruno Conti

Gary Moore, Il Rocker Innamorato Del Blues Parte Iultima modifica: 2020-02-27T10:58:15+01:00da bruno_conti
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