Mike Zito: Un Texano Onorario Tra Rock E Blues, Parte II

mike zito 2

Gli Anni Della Ruf 2012-2019: dai Royal Southern Brotherhood al lavoro come produttore e scopritore di talenti, ai dischi da solista.

royal southern brotherhoodroyal southern brotherhood songs from the road

Nel 2011, dopo avere firmato per la tedesca Ruf, forma i Royal Southern Brotherhood con Cyril Neville dei Neville Brothers, Devon Allman, il figlio di Gregg, e una potente sezione ritmica con Charlie Wooton al basso e Yonrico Scott alla batteria, pubblicando nel 2012 Royal Southern Brotherhood – Ruf Records 2012 ***1/2 un eccellente omonimo esordio, prodotto da Jim Gaines, che fonde mirabilmente le diverse attitudini dei tre protagonisti, e con Mike che firma tre brani con Cyril e due in proprio, Hurts My Heart, un robusto rocker alla Seger e la sudista All Around The World, oltre alla collettiva Brotherhood, e lo stesso anno, registrano in Germania il potente CD+DVD dal vivo Songs From The Road – Ruf Records 2013 ***1/2, che ai brani dell’esordio unisce due gagliarde tracce finali come Sweet Little Angel di B.B. King e la pimpante Gimme Shelter degli Stones.

royal southern brotherhood heartsoulblood

Il terzo e ultimo album con i RSB è heartsoulblood – Ruf Records 2014 ***, poi Zito e Allman saluteranno, sostituiti da Tyrone Vaughan, figlio di Jimmy e Bart Walker: ancora una volta prodotto da Jim Gaines (che ai tempi non amavo particolarmente, ma poi ho rivalutato in virtù anche delle sue collaborazioni con Albert Cummings, splendida l’ultima); disco che una volta di più è buono ma non eccelso, insomma Live a parte la band non ha mai sfruttato a fondo le proprie potenzialità, con Zito che presenta una buona ballata come Takes A Village e il rock-blues sinistro di Ritual, e tra le collaborazioni, la corale e poderosa World Blues, puro southern rock, il funky-latin santaniano di Groove On con Devon, nonché Callous con Cyril, oltre ad altri tre brani scritti collettivamente Trapped, She’s My Lady, e Love And Peace, che ogni tanto sconfinano in un funky-soul di maniera, anche se il lavoro delle chitarre, soprattutto di Zito, è sempre eccellente, però complessivamente mi aspettavo di più.

mike zito gone to texas

Nel frattempo Mike Zito pubblica il suo primo album da solista per la Ruf (e inizia anche il suo lavoro di produttore e scopritore di talenti conto terzi, ma ne parliamo alla fine): Gone To Texas – Ruf Records 2013 **** il suo primo lavoro con i Wheel è un gran bel disco, un album autobiografico che raccoglie le storie del suo viaggio ideale e reale da St. Louis al Texas, attraverso una serie di brani che raccontano la sua redenzione dai demoni del passato, l’incontro con la moglie che lo ha salvato dalla sua lunga dipendenza dalle droghe: il disco, registrato comunque a Maurice in Louisiana, vede la presenza di un ispirato Sonny Landreth alla slide nella gagliarda Rainbow Bridge, una canzone che è una via di mezzo tra il miglior John Hiatt e Bob Seger, con l’aiuto dei Little Feat, e con Susan Cowsills che lo “aizza” con il suo contributo vocale.

Gone To Texas è una ballata sudista che rivaleggia con le migliori degli Allman Brothers, con l’interplay sapido tra il sax di Jimmy Carpenter e la chitarra di Zito, sostenuti dall’organo del bravissimo Lewis Stephens e dalla voce della Cowsills, una vera meraviglia. Molto bello anche il duetto con Delbert McClinton in The Road Never Ends, scritta con Devon Allman, dove bisogna scomodare ancora una volta il miglior Bob Seger, in un florilegio di armonica (suonata da McClinton) e piano che interagiscono con la slide sinuosa di Mike. McClinton che firma anche il delizioso blue-eyed soul di Take It Easy, con grande interpretazione vocale di Zito: non manca ovviamente il blues “cattivo” e distorto di Don’t Think Cause You’re Pretty di Lightnin’ Hopkins e quello più gentile, acustico e canonico di Death Row, oltre a quello meticciato, tra New Orleans e Little Feat, di Subtraction Blues, o una scorrevole Wings Of Freedom che ricorda ancora una volta, indovinate, Bob Seger, grazie anche alla presenza del sax di Carpenter che rammenta Alto Reed della Silver Bullet Band.

mike zito songs from the road

Uno dei dischi migliori della sua discografia, che viene festeggiato con il CD+DVD Songs From The Road – Ruf Records 2014 ***1/2, registrato nel gennaio del 2014, sempre accompagnato dai Wheel, in quel di Dosey Doe, The Woodlands, TX., un piccolo locale della cittadina texana: al solito, come in altri titoli della serie della etichetta tedesca, il repertorio del CD differisce da quello del DVD, ma complessivamente il risultato è esplosivo: si apre con il funky-rock misto a soul, tra James Brown e l’Average White Band, di Don’t Break A Leg, con Carpenter sugli scudi, poi oltre ai brani di Gone To Texas troviamo una versione tra Stones e southern rock di Greyhound, con grande lavoro di Zito alla slide, l’imperiosa Pearl River, dove il blues la fa da padrone, e sempre da quel disco una grande versione di C’Mon Baby, mentre Judgment Day viene da Greyhound, con assolo torcibudella di wah-wah nel finale e nel DVD anche una splendida One Step At A Time.

mike zito keep coming back

Con la solita cadenza l’anno successivo esce Keep Coming Back – Ruf Records 2015 ***1/2, l’ultimo album con i Wheel, quello forse con il suono più alla Creedence di tutti, tanto che in conclusione del CD è posta una cover eccellente della band di Fogerty, ovvero Bootleg, ma prima nel disco, questa volta prodotto da Trina Shoemaker, troviamo la title track, un boogie-rock con bottleneck a manetta, un terzetto di brani firmati con Anders Osborne, tra cui spiccano il delizioso ed ottimista mid-tempo Get Busy Living, una ballatona delicata e bellissima come I Was Drunk, anche una ariosa country song come Early In The Morning e per completare la lista delle sue influenze una versione tiratissima di Get Out Of Denver di Bob Seger e la stonesiana Nothin’ But The Truth, a tutto riff.

mike zito make blues not war

Per la serie non sbaglia un album neanche a pagarlo Make Blues Not War – Ruf Records 2016 ***1/2, questa volta registrato negli studi di Nashville di Tom Hambridge, che cura la produzione oltre a suonare la batteria, manco a dirlo è un album di qualità superiore, a partire dalla torrida Highway Mama dove lui e Walter Trout se le “suonano” di santa ragione, coadiuvati da Tommy MacDonald al basso, Rob McNelley alla seconda chitarra solista, in più il magico Kevin McKendree alle tastiere, nella title track e in One More Train appare anche Jason Ricci all’armonica, per due pezzi che ricordano gli Stones dell’era Mick Taylor, mentre nel duetto con il figlio Zach in Chip Off The Block, viene reso omaggio al Texas Blues del grande Stevie Ray Vaughan e nella lancinante Bad News Is Coming viene rivisitata una delle più belle slow blues ballads di Luther Allison.

mike zito first class life

Nel 2018 doppia razione, prima con First Class Life – Ruf 2018 ***1/2 un altro dei suoi dischi migliori in assoluto, dove Zito torna a prodursi in proprio e per l’occasione richiama il vecchio amico, il tastierista Lewis Stephens, mentre Terry Dry e Matthew Johnson sono la nuova sezione ritmica: in Mississippi Nights, di nuovo tra CCR e Seger, fa vibrare quella “voce che ti risuona nell’anima”, come l’ha definita l’amico Anders Osborne, e pure la cover di I Wouldn’t Treat a Dog (The Way You Treated Me), un vecchio brano di Bobby “Blue” Bland, non scherza, cadenzata e vicina allo spirito R&B dell’originale (mi sono autocitato dalla mia vecchia recensione), Mama Don’t Like No Wah Wah, scritta con Bernard Allison, rivela una debolezza personale di Koko Taylor che era refrattaria all’uso nelle sue bands del wah-wah, che però naturalmente viene usato con libidine nel pezzo.

Molto bella The World We Live In tra blue eyed soul e le ballate alla B.B. King, e pure la title track, una southern song che ricorda le alluvioni in Texas dell’anno prima, ha un suo fascino innegabile, come pure Dying Day un brillante e pimpante shuffle dedicato alla moglie Laura, con la solista che viaggia sempre di gusto, tornando poi al Seger Sound per l’ottima Time For A Change, un altro dei brani migliori del CD, che conferma il valore effettivo del nostro amico.

mike zito vanja sky bernard allison blues caravan 2018

Pubblicato come Blues Caravan 2018 – Ruf Records ***1/2 Zito fa comunella con Bernard Allison e Vanja Sky per un altro dei CD+DVD dell’etichetta tedesca, con il secondo che riporta ben sette brani in più della versione audio, registrato a gennaio viene pubblicato nel mese di settembre: con il figlio Bernard che omaggia abbondantemente il repertorio del babbo Luther, Zito si ritaglia una parte nella corale Low Down & Dirty posta in apertura, nel terzetto Keep Coming Back, Wasted Time e Make Blues Not War, le ultime due tratte dal disco omonimo, all’epoca del concerto non ancora pubblicato, mentre nel DVD, oltre ad altri due pezzi in trio, troviamo anche l’ottima One More Train. Del disco a nome Mike Zito & Friends, intitolato Rock’n’Roll – A Tribute To Chuck Berry ****, vi ho già cantato le lodi sul blog, andate a rileggervi quanto detto https://discoclub.myblog.it/2019/12/11/ventuno-anzi-ventidue-chitarristi-per-un-disco-fantastico-mike-zito-friends-rock-n-roll-a-tribute-to-chuck-berry/ : 21 chitarristi per rendere omaggio ad un degli uomini che ha inventato il Rock and Roll.

E per finire un cenno alle collaborazioni e alle produzioni del nostro amico, che definire prolifico è dire poco: nel 2011 produce il disco delle Girls With Guitars: la bravissima Samantha Fish, Dani Wilde e Cassie Taylor ***, poi nel 2014 Temptation *** di Laurence Jones, nel 2017 Up All Night***1/2 il disco di Albert Castiglia, dove appaiono come ospiti Sonny Landreth e Johnny Sansone, nel 2018 l’esordio di Vanja Sky Bad Penny ***, lo stesso anno anche Inspired*** di David Julia per la VizzTone e per la Ruf Straitjacket ***1/2 del bravo Jeremiah Johnson. Nel 2019 esce l’esordio della chitarrista texana Ally Venable Texas Honey e anche il disco per la Ruf di Katarina Pejak Roads That Cross ***, protagonista pure del Blues Caravan 2019 con Ally Venable e Ina Forsman. E per non farsi mancare nulla ha partecipato come ospite ai dischi, andando a ritroso, di Mike Campanella nel 2019, Billy Price Dog Eat Dog, sempre nel 2019, Walter Trout We’re All In This Together del 2017, il disco di Fabrizio Poggi & the Amazing Texas Blues Voices del 2016, Cyril Neville Magic Honey del 2013 e dei Mannish Boys Shake For Me del 2010, tanto per citarne solo alcuni.

Grande chitarrista e cantante, attendiamo ora le prossime mosse di Mike Zito, nel frattempo, se volete investigare, dove cascate cascate, trovate solo ottima musica nei suoi CD.

Bruno Conti

Mike Zito: Un Texano Onorario Tra Rock E Blues, Parte IIultima modifica: 2020-03-21T10:13:15+01:00da bruno_conti
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