Un “Nuovo” Cantautore Dal Grande Spirito Umanitario. Paul Sage – Retreat

paul sage retreat

Paul Sage – Retreat – Paul Sage/CD Baby

Confesso che non avevo mai sentito parlare di Paul Sage, cantautore canadese non di primissimo pelo (a giudicare dall’aspetto fisico), e la scarsità di informazioni su internet non mi ha aiutato più di tanto. La cosa più importante che ho appreso, a parte appunto la sua terra d’origine, non è strettamente di carattere musicale, ma umanitario: Paul è infatti il fondatore insieme all’amico musicista David Rourke del progetto Hugs & Hope, un’associazione no profit che si prefigge come scopo l’alleviamento delle pene a persone di vario genere, età ed estrazione sociale, che hanno in comune gravi problemi di carattere mentale e psicologico (depressione, paura della solitudine, ecc.), attraverso terapie personalizzate all’interno delle quali il potere della musica ha un’importanza centrale. Un progetto complesso e meritorio quindi, con lo staff addetto alle terapie che è anche disposto a visitare i pazienti a domicilio pur di donare loro sollievo e speranza.

Non so se Retreat, album che Sage ha da poco pubblicato, faccia parte delle terapie (non è neanche chiaro se sia il suo lavoro d’esordio, ma penso di sì in quanto non ho trovato menzione di precedenti): quello che però è certo è che è un gran bel disco, decisamente coinvolgente ed anche sorprendente, in quanto mi aspettavo il tipico album da cantautore canadese classico ed invece mi sono trovato tra le mani una collezione di brani di puro rock’n’roll di matrice southern, con grande spazio lasciato alle chitarre (ben tre: Paul, Rourke e la solista di Dan Diggins), una sezione ritmica potente (Gary Mallory al basso e Paul DeRocco alla batteria) ed un coro femminile usato in più momenti, che dona al disco un sapore di rock classico alla Lynyrd Skynyrd. Non mancano le ballate, ma anche queste sono suonate con un approccio deciso e vigoroso, da rock band; Sage è anche in possesso di una bella voce forte ed arrochita che qualcuno ha paragonato a quella di Rod Stewart, anche se a mio parere la somiglianza più vicina è con Bob Seger.

Un valido esempio di com’è Retreat è l’opening track Humble Bumble, un brano decisamente trascinante che inizia per sola voce e chitarra acustica, ma dopo non molto entra la band in maniera prepotente e nel refrain si unisce il già citato coro, con la ciliegina di un ispirato assolo di Diggins. Waiting In The Wings è una splendida ballata, un brano elettrico e cadenzato dalla melodia di notevole impatto, ancora con un ottimo intervento della solista: per citare ancora gli Skynyrd, è da una vita che la band di Jacksonville non pubblica un brano di questa portata. Couldn’t Help It è introdotta da un riff assassino, ma il brano ha ancora una linea melodica notevole ed un bel ritornello corale, in pratica una rock song con i controcazzi (scusate se parlo francese, ma ci stava), con Paul che si sta dimostrando brano dopo brano un songwriter di valore. As You Wish è un bel lento elettroacustico dalla strumentazione comunque potente, un pezzo che sembra uscire dal songbook di una qualsiasi band dell’Alabama (e dintorni), così come Let Go, che in più è dotata di un delizioso motivo che in un mondo parallelo al nostro potrebbe aprire al nostro le porte della programmazione radiofonica, mentre Blind Faith è un gustoso e limpido country-rock che non lascia da parte lo spirito sudista, diciamo che siamo dalle parti di Zac Brown per dare un’idea.

Il CD non cala di tono neanche per un attimo: My Little Boy è un’altra ballata splendida, finora la più “segeriana” sia per il timbro vocale che per lo sviluppo musicale, un pezzo che parte piano e poi cresce gradualmente anche in pathos, con le chitarre ed una languida armonica a circondare la voce del leader, per quella che è probabilmente la canzone migliore dell’album. Anche Simplicity è un brano dal tempo lento, ma l’accompagnamento è rock e poi Paul è talmente bravo a differenziare lo script dei vari pezzi che la noia non affiora mai (anzi); OK Today inizia come una canzone da songwriter folk, poi all’improvviso entra in maniera dura la chitarra e quindi tutto si sposta ancora su territori southern https://www.youtube.com/watch?v=GftA-gqyVJw ; l’album termina con la solare Doo Doo Song, una rock’n’roll song diretta e coinvolgente https://www.youtube.com/watch?v=A40Q2C1PJNU , un momento di puro divertimento che ci porta alla tenue We’ll Be Around, la quale chiude il disco con un messaggio di speranza guidato da una melodia bellissima e toccante.

Retreat non è un CD facilissimo da trovare ma, credetemi, vale la pena darsi da fare per cercarlo.

*NDB Da quando ho “commissionato! all’amico Marco la recensione di questo album, il 31 marzo purtroppo CD Baby, che era l’unico distributore del dischetto fisico, ha momentanemente, si spera, chiuso il music store, per cui il “disco” al momento è disponibile solo per il download oppure su YouTube.

Marco Verdi

Un “Nuovo” Cantautore Dal Grande Spirito Umanitario. Paul Sage – Retreatultima modifica: 2020-04-04T21:12:02+02:00da bruno_conti
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