Dopo L’Ultimo Saluto, Il Commiato Definitivo: E’ Morto Phil May, Leader Dei Pretty Things.

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Un paio di giorni fa è scomparso all’età di 75 anni Phil May, leader, cantante e paroliere principale dei Pretty Things, band inglese che ha avuto il suo momento migliore negli anni sessanta senza però mai trovare il vero successo. Mi ero occupato di loro recentemente in quanto negli ultimi mesi dello scorso anno i PT (i cui unici due membri originali ancora all’interno del gruppo erano lo stesso May ed il chitarrista Dick Taylor) avevano pubblicato The Final Bow, splendido cofanetto che documentava il loro ultimo concerto tenutosi a Londra nel dicembre del 2018, con ospiti eccellenti del calibro di David Gilmour e Van Morrison. Dopo il loro ritiro dalle scene non pensavo di dover tornare così presto a parlare del gruppo, soprattutto a causa di un fatto così triste: tra l’altro, per essere uno che negli anni sessanta sbandierava più o meno ai quattro venti la sua bisessualità ed il fatto di avere l’abitudine di “aprirsi” la mente mediante l’uso di droghe (oltre alla convinzione di essere la rockstar con i capelli più lunghi in assoluto!), May ha avuto una morte molto poco “rock”, cioè a causa di complicazioni a seguito di un’operazione al bacino per una rovinosa caduta dalla bicicletta. Voglio quindi ricordare May “riciclando” la prima parte della mia recensione originale di The Final Bow: se volete rileggere il post completo questo è il link https://discoclub.myblog.it/2020/02/18/cofanetti-autunno-inverno-18-lultimo-ruggito-di-una-piccola-grande-band-the-pretty-things-the-final-bow/. 

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*NDB Le foto del Post sono tratte dal suo sito. All’inizio, come era nel suo periodo di massimo splendore, questa sopra, forse un po’ impietosa rispetto ad altre rockstars molto “leccate”, come era oggi, anche se aveva comunque, come ricordato, 75 anni.

Ci sono gruppi che hanno attraversato la cosiddetta “golden age of rock’n’roll” da comprimari, conquistandosi al massimo una nota a pié di pagina nelle enciclopedie ed assaporando un successo inversamente proporzionale alla loro bravura: quelle che oggi vengono definite band di culto, per intenderci. Uno dei nomi oggi più dimenticati in tal senso è quello dei Pretty Things, gruppo inglese originario del Kent attivo dalla metà degli anni sessanta inizialmente con una miscela di rock ed errebi equiparabile ai primi Moody Blues, agli Animals, agli Stones, ma anche ai Them, e che poi inserì nel suo suono elementi psichedelici senza tuttavia dimenticare l’amore originario per il blues (il loro nome è ispirato ad una canzone di Bo Diddley, loro grande idolo); i nostri non ebbero mai un grande successo neppure nei sixties, con l’esordio del 1965 unico album ad entrare nella Top Ten (leggermente meglio, ma non troppo, con i singoli), e con il loro capolavoro S.F. Sorrows del 1968 (considerata la prima opera rock di sempre, in anticipo di un anno su Tommy degli Who) che non entrò neanche nella Top 100!

Ma i PT, scioltisi all’inizio degli anni ottanta e riformatisi alla fine del vecchio millennio, hanno sempre continuato imperterriti a fare la loro musica, ed il 13 Dicembre del 2018 hanno deciso di dare l’addio alle scene in grande stile, con un magnifico concerto tenutosi al Teatro 02 Indigo di Londra, serata documentata in uno splendido cofanetto intitolato The Final Bow che in due CD, altrettanti DVD ed un vinile da dieci pollici (esiste anche una versione in doppio LP, ma con il concerto incompleto) ci offre una eccellente panoramica sul meglio della loro storia. Gli unici due membri originari sono il cantante Phil May ed il chitarrista Dick Taylor (coadiuvati dai più giovani Frank Holland, chitarra, George Woosey, basso e Jack Greenwood, batteria), i quali nonostante l’età e l’apparente fragilità fisica sul palco sono ancora in grado di dire la loro alla grande. The Final Bow è quindi un grande live album, in cui i Pretty Things si autocelebrano con stile ma anche tanta grinta, suonando con una foga degna di un gruppo di ragazzini, ed in più con diverse sorprese ad effetto durante tutto lo show. Tanto rock’n’roll, ma anche parecchio blues e qualche sconfinamento nella psichedelia, specie nel momento dello show dedicato a S.F. Sorrows.

*NDB Bis Questo sotto è stato il loro singolo di più grande successo, al 10° posto delle classifiche inglesi nel 1964.

Nel frattempo è uscita anche la notizia (sul Guardian) che i Pretty Things avevano sorprendentemente completato un album con nuove canzoni, il primo da The Sweet Pretty Things (Are In Bed Now, Of Course) (titolo che riprende la prima frase del testo di Tombstone Blues di Bob Dylan) uscito nel 2015, e che la pubblicazione è prevista entro fine 2020: sarà il modo migliore per celebrare la figura di Phil May.

Marco Verdi

Dopo L’Ultimo Saluto, Il Commiato Definitivo: E’ Morto Phil May, Leader Dei Pretty Things.ultima modifica: 2020-05-17T11:24:34+02:00da bruno_conti
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