Un Disco Che Conferma Che La Ragazza E’ Una “A Posto”. Ashley McBryde – Never Will

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Ashley McBryde – Never Will – Warner Nashville CD

Quando due anni fa mi sono occupato dell’esordio “adulto” di Ashley McBryde Girl Going Nowhere (i primi due lavori autodistribuiti sono introvabili da tempo), avevo esternato i dubbi che avevo avuto prima dell’ascolto riguardo alla bontà della proposta, in quanto il fatto che la ragazza incidesse da subito per una major come la Warner e si fosse affidata alla produzione di Jay Joyce, uno che non è mai andato tanto per il sottile, mi aveva fatto sospettare che la sua musica fosse equiparabile al pop becero che a Nashville spacciano per country https://discoclub.myblog.it/2018/06/06/la-ragazza-sa-benissimo-dove-andare-ashley-mcbryde-girl-going-nowhere/ . Niente di più lontano dalla realtà, in quanto dopo poche note avevo constatato che Ashley era una country girl coi fiocchi, autrice di una musica elettrica, roccata e coinvolgente basata sulle chitarre e con un notevole senso del ritmo, e che anche nelle ballate non cedeva mai alla melassa, il tutto suonato con una band ristretta ma che sapeva il fatto suo.

Ora la ragazza originaria dell’Arkansas concede il bis con Never Will, presentandosi sempre con Joyce in cabina di regia: anche questa volta avevo qualche dubbio pure se di natura diversa, e cioè se il buon successo di critica e pubblico ottenuto da Girl Going Nowhere non avesse fatto girare la testa alla McBryde facendola passare al “lato oscuro della Forza”. Ma fortunatamente Ashley conferma di essere una che sta dalla parte giusta di Nashville, e con Never Will ci regala altri quaranta minuti di country music vigorosa e direttamente imparentata con il rock, grazie ad una serie di canzoni scritte all’80% da lei seppur in collaborazione con altri (tra i quali la brava Brandy Clark) e ad un suono solo leggermente più “rotondo” di quello dell’album precedente: Joyce ha comunque lavorato bene anche questa volta, suonando anche gran parte degli strumenti e facendosi aiutare ancora da un gruppo non molto ampio di musicisti tra i quali spiccano Chris Sancho e Quinn Hill alla sezione ritmica, Chris Harris alla chitarra acustica e mandolino e Matt Helmkamp alla chitarra elettrica (strumento con il quale si esibisce anche la stessa McBryde, altro punto a suo favore).

I miei dubbi residui sono stati fugati fin dalla prima canzone Hang In There Girl, che ha un attacco chitarristico degno dei Rolling Stones ed un organo hammond a dare calore al suono: un brano diretto ed orecchiabile che dimostra che la ragazza non è l’erede di Reba McEntire ma una che sa roccare come si deve. One Night Standards è una country ballad dal ritmo pulsante sostenuta da una melodia evocativa ed una strumentazione elettrica e molto ariosa che si arricchisce man mano che il brano procede; Shut Up Sheila è un lento d’atmosfera dalle sonorità moderne ma comunque sotto controllo, che dopo un paio di minuti rivela un’anima rock potente che porta ad un crescendo dominato dalle chitarre, mentre First Thing I Reach For è un pimpante e delizioso esempio di puro country-rock d’autore (anzi, d’autrice), ritmo spedito e motivo incantevole, tra i più accattivanti del CD.

L’elettroacustica Voodoo Doll è una rock ballad cadenzata di sicuro impatto, nuovamente con le chitarre in primo piano e la sezione ritmica che non si tira certo indietro, a differenza della delicata Sparrow, un lento più nashvilliano ma senza eccessi di zucchero, bensì con un arrangiamento diretto e sempre con un retrogusto rock. Martha Divine è introdotta da un drumming ossessivo ed è un ottimo e solido country’n’roll dall’incedere trascinante, la corale Velvet Red è bucolica e con una splendida atmosfera sospesa tra folk e country d’altri tempi, Stone è una toccante oasi melodica e deliziosamente malinconica. Il CD termina con la ruspante title track, in cui viene ancora fuori lo spirito da rocker di Ashley (brano in cui riscontro ben presente l’influenza di Stevie Nicks), e con la bizzarra Styrofoam, unico momento da pollice verso del disco, in cui la nostra parla e canta su una base strumentale troppo pop e con un synth fastidioso, una canzone che faccio finta di non aver sentito e che comunque non va ad inficiare il risultato finale di Never Will, altro validissimo lavoro che conferma il talento di Ashley McBryde.

Marco Verdi

Un Disco Che Conferma Che La Ragazza E’ Una “A Posto”. Ashley McBryde – Never Willultima modifica: 2020-07-04T09:15:18+02:00da bruno_conti
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