Per Fare Un Bel Disco, Bastano Un Grande Pianista E Un Grande Cantautore! Paul Kelly & Paul Grabowsky – Please Leave Your Light On

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Paul Kelly & Paul Grabowsky – Please Leave Your Light On Cooking Vinyl – CD – LP

Gli ammiratori di lunga data di Paul Kelly (come il sottoscritto), incominciano a preoccuparsi della iperattività di questo grande artista australiano. Infatti negli ultimi cinque anni questo signore ha pubblicato Death’s Dateless Nights in coppia con Charlie Owen, e Seven Sonnets & A Song (16), Life Is Fine (17), Nature (18), seguìto dallo straordinario Live At Sidney Opera House (19), e ora arriva questo ultimo lavoro in coppia con il connazionale, “famoso” pianista jazz Paul Grabowsky: una iperattività dicevamo all’inizio, che si è già riscontrata anche negli ultimi anni di carriera di Leonard Cohen, e di Archie Roach, (altro importante artista australiano, a sua volta nostro abituale cliente sul blog), personaggi che in passato erano soliti prendersi tempi più lunghi fra un lavoro e l’altro (per quanto riguarda Kelly dai 3 ai 5 anni).

Please Leave Your Light On è un album di belle canzoni (solo piano e voce), che Kelly interpreta con l’accompagnamento al piano di Grabowsky, un disco che rimanda ad una deliberata evocazione dei più che nostalgici duetti fra Tony Bennett e Bill Evans, oppure quelli ancor più famosi tra Nelson Riddle (in questo caso orchestra)  e il grande Frank Sinatra, andando a pescare dall’immenso “songbook” di Kelly, che non è comunque certo un crooner, ad eccezione dell’unica scelta di Grabowsky, una Every Time We Say Goodbye di Cole Porter ( di cui vi consiglio di ascoltare la meravigliosa versione di Ella Fitzgerald).

Le versioni in chiave “jazz” partono con True To You, un brano mai inciso da Kelly, rimasto fuori dal magnifico The Merry Soul Sessions(14), a cui fanno seguito, quasi sempre rigorosamente piano e voce, una ballata avvolgente come Petrichor (da Life Is Fine (17), per poi entrare nell’anima e nella mente con la carezzevole bellezza di When A Woman Loves A Man (la trovate su Spring And Fall (12), e reinventare una Sonnet 138 dall’album dedicato alla memoria di William Shakespeare (Seven Sonnets & A Song (16), dove ancora una volta emerge la bravura di Paul Grabowsky. Da un album folk-rock come Spring And Fall (12), viene rivoltata come un calzino anche la suadente Time And Tide, per poi riproporre da Ways And Means (04) la recitativa Young Lovers (perfetta da suonare in un Jazz Club di Harlem), come pure la seguente già citata Every Time We Say Goodbye, un classico senza tempo di Cole Porter, dove i due Paul gareggiano in bravura, per poi recuperare da un album dimenticato come Stolen Apples (07), una magnifica e sofferta ballata come Please Leave Your Light On.

Più ci si avvia alla fine del viaggio, più il quoziente emotivo sale, che si manifesta nella delicata versione in punta di note di You Can Put Your Shoes Under My Bed, meritoriamente recuperata dall’album dal vivo con Neil Finn Goin’ Your Way (13), bissata da una struggente Winter Coat che viene ripescata da uno dei primi lavori di Kelly con i suoi Messengers Comedy (89), riproporre una versione intrigante di God’s Gradeur dall’album Nature (18), e andare a chiudere al meglio e commuovere con il brano finale If I Could Start Today Again (la trovate solo nella raccolta Songs From The South (97), dove le magnifiche note del pianoforte di Grabowsky, accompagnano l’armonica e il cantato di Kelly. Per chi scrive, ed è ovviamente un parere molto personale, ci sono pochi cantanti (di qualsiasi generazione) che possono portare a termine un lavoro del genere, una collaborazione con Paul Grabowsky che arriva ben tre decenni dopo il loro primo incontro, e in questi tempi estremamente impegnativi, è bello vedere che il miglior pianista jazz e il miglior (?) cantautore australiano, si sono uniti per dare alle stampe questo splendido set di gemme selezionate e adattate per pianoforte acustico e voce.

Please Leave Your Light On certamente non è un disco di facile ascolto, sicuramente un CD per orecchie e palati fini, ma per gli amanti del genere, credetemi, il risultato è sublime. Da ascoltare con luci soffuse e in dolce compagnia.

Tino Montanari

*NDT: Per dovere di informazione, a conferma di quanto scritto ad inizio recensione, nel frattempo il 10 giugno è uscito, solo per streaming, su Spotify oppure lo trovate anche qui https://www.nme.com/en_au/news/music/paul-kelly-releases-surprise-new-album-forty-days-2685021 e download, anche un album di Paul Kelly Forty Days, registrato a casa e poi condiviso, sotto forma di video, nelle varie piattaforme, proprio durante la quarantena (da cui il titolo, anche in italiano ‘quaranta giorni’ ), composto di brani pescati anche dal repertorio di musicisti scomparsi negli ultimi mesi (John Prine e Bill Withers), oltre che da poemi, qualche classico e dei brani dello stesso Kelly, nel qual caso, se volete, to be continued…!

Per Fare Un Bel Disco, Bastano Un Grande Pianista E Un Grande Cantautore! Paul Kelly & Paul Grabowsky – Please Leave Your Light Onultima modifica: 2020-08-06T08:46:49+02:00da bruno_conti
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