Commander Cody & His Lost Planet Airmen: Ballerine, Nani E Tanto Rock’n’Roll E Country! Parte I

commander cody 1970

La pubblicazione del recente doppio album Found In The Ozone della serie Bear’s Sonic Journals ha creato un rinnovato interesse per Commander Cody, soprattutto nel periodo d’oro in cui si accompagnava con i Lost Planet Airmen . Per cui abbiamo deciso di dedicargli una retrospettiva, incentrata soprattutto sugli anni dal 1967 al 1976, ma anche, in modo più succinto, su quanto successo in seguito. Riguardo al titolo dell’articolo, per le ballerine, il country e il R&R confermo, i nani ammetto che forse me li sono inventati, ma servono per inquadrare un’epoca in cui nel rock, anche a livello scenico, succedeva di tutto.

1967-1970 Le origini di una “piccola leggenda”.

George Frayne assume il proprio alias di Commander Cody già nel 1967, ispirato dai film di Serie B o dai serial in più episodi: in uno di questi c’era un personaggio chiamato “Commando Cody”, mentre in una serie King Of The Rocket Man, un episodio si chiamava Lost Planet Airmen, fate 1+1 e con un po’ di fantasia ecco Commander Cody & His Lost Planet Airmen. A questo punto, come appena detto, siamo dunque nel 1967, e ci troviamo ancora ad Ann Arbor nel Michigan: l’anno in cui Andy Warhol operava a New York con la sua Factory che includeva anche i Velvet Underground. Per non essere da meno Frayne, che era arrivato in Michigan dalla natia Boise, Idaho, via Long Island, per studiare all’Università (ed in effetti poi si laureò in Belle Arti ed aveva già pronta anche una carriera come insegnante) studiò la sua contromossa: si sa che un’altra delle Arti che gli piaceva praticare era la musica, ed avendo incontrato nel biondo elegante John Tichy uno spirito affine, che poteva unire la sua chitarra al pianoforte di George, entrambi innamorati di country e R&R, trovano anche il violinista Andy Stein, l’unico studente di musica, in grado di suonare pure il sax e il nucleo della band era nato.

E siccome erano tutti anche dei pazzerelloni, trovato il nome si sarebbe dovuto trovare anche un genere, ma si pensò di farli tutti contemporaneamente e non solo: visto che la troupe che girava attorno a Warhol pareva esigua, nelle prime edizioni del gruppo c’erano 34 elementi, 5 suonatori di kazoo (e avrei voluto vederli), una ragazza (ballerina?) in reggiseno e slip, con stivaloni neri, una bella frusta, che però stava seduta e non faceva nulla (non so perché mi ricorda la TV italiana), una ragazza di quasi 100 chili avvolta nella bandiera americana che faceva capriole per il palco (!), mentre sullo sfondo scorrevano immagini di estrazioni dentali, e in tutto ciò, come ricorda lo stesso Frayne, “a nessuno fregava niente”. Però almeno i nostri amici ci credono, la band si crea un repertorio e quando arrivano nella terra promessa, almeno per la musica, ovvero la California, Bay Area, San Francisco, sono anche diventati “bravini”. Billy C. Farlow è la voce solista e all’occorrenza armonicista, Bill Kirchen, chitarra e voce, del Comandante e Stein abbiamo detto, Tichy rientrerà più avanti, a completare la formazione ci sono Steve Davis alla pedal steel, Bruce Barlow al basso e Lance Dickerson alla batteria, per un totale di sette elementi.

E cominciano ad aprire i concerti di chiunque li voglia, tra il Fillmore West di Bill Graham e il Family Dog del suo rivale Chet Helms. A questo punto andate a riprendervi la recensione dello splendido doppio CD Commander Cody & His Lost Planet Airmen – Bear’s Sonic Journals Found in the Ozone 1970 Owsley Stanley Foundation **** https://discoclub.myblog.it/2020/09/15/unaltra-succulenta-uscita-di-archivio-per-gli-amanti-della-buona-musica-commander-cody-his-lost-planet-airmen-bears-sonic-journals-found-in-the-ozone/  e vi saranno chiare le ragioni dell’inizio della leggenda della band: 41 brani formidabili, tra country, rock, western swing, rockabilly, jump, blues, cajun e la futura Americana, registrati da Owsley “Bear” Stanley, mitico soundman dei Grateful Dead. A questo punto la reputazione dei loro concerti dal vivo comincia a spargersi e vengono contattati dalla Paramount che li mette sotto contratto nel 1971 per realizzare il primo album. Integrando gli ascolti fatti per recensire il doppio, mi sono (ri)ascoltato bene il vecchio catalogo ed ecco il responso, naturalmente personale sui loro album.

1971-1974 Il Periodo Paramount.

Ad affiancare George Frayne come produttore c’è Bob Cohen (che negli anni successivi lavorerà, ma solo come musicista, con Lesley Duncan, Jesse Winchester e Tim Hardin. Il risultato è l’eccellente

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Lost In The Ozone – 1971 Paramount/MCA ***1/2

Rientrato in formazione anche John Tichy, che canta in due brani, il gruppo ha una formidabile serie di vocalist: Billy C. Farlow voce solista, Billy Kirchen in altri due pezzi, e anche Commander Cody ne canta una, ed insieme a Barlow creano delle splendide armonie vocali. Il grande successo dell’album è Hot Rod Lincoln, una cover affidata a Frayne che entra nella Top 10 dei singoli, e che rimarrà anche l’unica hit delle loro carriera, mentre l’album a fatica arriva al n°82 di quelle degli album, vendendo comunque un rispettabile numero di copie (erano altri tempi). La canzone è un boogie frenetico strepitoso, tra country e western swing, con il vocione recitante di Cody, e la chitarra elettrica, il violino e la pedal steel ad impazzare.

Nel disco ci sono anche tre brani dal vivo, da sempre uno dei loro punti di forza, a maggior ragione nel 1971, quando erano una delle migliori band in concerto: da Berkeley arrivano What’s The Matter Now?, una pigra country song old style, scritta da Farlow, che le canta deliziosamente, con piano, pedal steel, chitarra e violino perfetti, senza dimenticare le fantastiche armonizzazioni vocali, e poi il R&R devastante di Twenty Flight Rock di Mastro Eddie Cochran, e qui non ce n’è per nessuno, il sax di Stein in grande spolvero e la chitarra di Kirchen completano l’opera, niente male, per usare un eufemismo, il boogie woogie Beat Me Daddy, Eight to the Bar da Ann Arbor, con piano, pedal steel, sax e armonica a menare le danze, perfino Barlow va di basso, canta Tichy.

Tra i brani in studio la scatenata Back To Tennessee della coppia Frayne/Farlow è un altro ottimo esempio del loro stile inconfondibile, tra country e R&R, Wine Do Yer Stuff è un honky tonk a tutta steel e piano, grande Farlow alla voce. Mentre in Seeds And Stems (Again) cede il microfono a Kirchen per una ballatona country, che se non avessi letto il nome dell’autore avrei giurato fosse di Willie Nelson, Tichy si disbriga alla grande nel valzerone Family Bible, questa sì scritta da Willie benché accreditata ad altri. Daddy’s Gonna Treat You Right canta coralmente dalla band non ha nulla da invidiare alla Nitty Gritty o ai Flyng Burrito. Home In My Hand è un potente brano tra country e rockabilly, di nuovo affidato a Kirchen, mentre Lost In The Ozone è un western swing degno dei migliori Asleep The Wheel, loro grandi amici e protetti, manca Midnight Shift, con Farlow che va di Elvis prima maniera, come piace a lui.

Un solido esordio, doppiato l’anno dopo a maggio con

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Hot Licks, Cold Steel & Truckers’ Favorites – 1972 Paramount/MCA ***1/2

Altro grande album che conferma tutto quanto di buono mostrato nel primo album, ed introducendo in Bobby “Blue” Black uno dei più grandi suonatori di pedal steel della storia del country-rock, a livello di Sneaky Pete Kleinow, Rusty Young, Al Perkins, Buddy Cage, e via così. Solito misto di materiale originale e cover, in questo caso più le seconde: di inni dedicati ai guidatori di trucks ce ne sono ben tre, la corale e scoppiettante Truck Stop Rock, il super classico Truck Drivin’ Man, dove si inizia ad apprezzare la guizzante steel di Black, e la splendida Semi-Truck dell’accoppiata Farlow/Kirchen.

Ma non mancano devastanti escursioni nel “vero” R&R con una vorticosa Rip It Up, con Cody molto impegnato al piano, ma anche gli altri non scherzano, e pure in una Tutti Frutti registrata dal vivo non si risparmiano. Sul lato country brillano Cravin’ Your Love, Kentucky Hills Of Tennessee, Diggy Liggy Lo che faceva anche la Nitty Gritty, e una superba Mama Hated Diesels degna delle migliori canzoni di Merle Haggard. Non mancano un paio di escursioni tra blues e R&B con It Should’ve Been me e la divertente e super funky Watch My .38, definita Ozone Music.

Passa un altro anno ed esce

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Country Casanova – 1973 Paramount/MCA ***1/2

Disponibile anche in Stereo 8 (particolare non trascurabile), visto il titolo l’album entra nelle classifiche country, anche se Everybody’s Doin’ It chissà perché venne censurato dalle radio di settore, inspiegabilmente, in fondo “fuckin” non lo ripeteranno in questa cover di western swing più di una trentina di volte.

Altro pezzo in cui Frayne impazza è in una grandiosa cover di Smoke! Smoke! Smoke! (That Cigarette), e boogie e western swing regnano, come da titolo, anche in Rock That Boogie. Eccellente anche il trattamento alla Commander Cody di Rave On di Buddy Holly, con squisiti siparietti sonori dei vari solisti. La quota country è assicurata dalla title track, uno strano ma efficace country funk con pedal steel d’ordinanza di Black e colossale groove di basso di Barlow; Shall We Meet (Beyond the River), cantata da John Tichy aggiunge forti elementi gospel al classico country della band, che riprende vigore nel western swing a tutta steel di My Window Faces The South, come pure in One Man’s Meat (Is Another Man’s Poison) e Sister Sue, sempre scritta da Tichy, ma decisamente più orientata verso il rock, con pianino caliente di Frayne, e ottima anche Honeysuckle Honey un’altra piccola perla di country & western swingato.

Fine della prima parte.

Bruno Conti

Commander Cody & His Lost Planet Airmen: Ballerine, Nani E Tanto Rock’n’Roll E Country! Parte Iultima modifica: 2020-11-11T10:52:03+01:00da bruno_conti
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