Tra Bluegrass E Country-Rock:The Dillards! Parte II

dillards 2

Seconda Parte

dillards roots and branches

Roots And Branches – 1972 United Artists ***1/2

Finito il contratto con la Elektra esce questo album, dove Billy Ray Latham sostituisce Herb Pedersen, prodotto in California da Richard Podolor: ci sono tre brani di Rodney Dillard il resto sono tutte cover, non celeberrime, Redbone Hound con banjo elettrificato ha sonorità inconsuete ma atmosfere tipiche del gruppo, tra country e bluegrass, con le solite eccellenti armonie, Forget Me Not di Bill Martin è una bella ballatona intensa che ricorda il Gene Clark di quel periodo, One A.M. di tale Paul Parrish è comunque un altro brano di buona fattura, elettrico e pulsante. Come pure la piacevole ma inconsistente Last Morning scritta da Shel Silverstein per Dr. Hook & The Medicine Show, Get Out On The Road scritta da Keith Allison del giro Paul Revere, è una sorta di cowboy song elettrica e vibrante, Big Bayou tra Poco e Nitty Gritty, scritta da Gib Gilbeau di Swampwater e Flying Burrito, è una canzone dedicata alla sua Louisiana. Anche I’ve Been Hurt scritta da Gary Itri, che francamente non conosco, si ascolta con piacere, come la successiva Billy Jack scritta da Rodney, che firma anche la conclusiva a cappella Man Of Costant Sorrow, non quella di Dylan parrebbe, per quanto. Stranamente questo è l’unico disco dei Dillards ad entrare nelle classifiche di vendita americane https://www.youtube.com/watch?v=g0S_iI3AJgU . L’anno successivo esce per la Poppy, l’etichetta di Townes Van Zandt

dillards tribute to an american duck

Tribute To The American Duck – 1973 Poppy/U.A.***

Mitch Jayne molto meno impegnato come bassista, firma con Dillard e Webb ben sei brani, ed è la voce solista nella conclusiva What’s Time A Hog, che si poteva evitare : la formula e la formazione sono le stesse del disco precedente, meno i risultati. Anche in questo caso c’è una ripresa elettrica della vecchia Dooley, e tra i brani nuovi, molti non memorabili, si salvano a fatica l’iniziale Music Is Music, Caney Creek, la morbida Love Has Gone Away, il veloce bluegrass You’ve Gotta Be Strong, arrivando alla sufficienza di stima https://www.youtube.com/watch?v=CBuxBK4NVlk .

La “Seconda Ondata” 1977-1981

Dillards_1977

dillards vs, the incredible

Dopo una pausa di 4 anni i Dillards ci riprovano di nuovo: non c’è più Mitch Jayne che ha lasciato il gruppo nel 1974, a causa di una parziale sordità (ma negli anni va e viene), sostituito da Jeff Gilkinson. La qualità dei dischi inizia a declinare, in modo lento ma quasi inesorabile, però ci sono ancora dischi di buona qualità e soprassalti di eccellenza: The Dillards vs. The Incredible L.A. Time Machine – 1977 Flying Fish ***ha i suoi momenti, come l’iniziale Gunman’s Code, scritta da Larry Murray, Do, Magnolia, Do scritta da Severine Browne, fratello di Jackson, la delicata Softly cantata dal suo autore Gilkinson, che spesso è la voce solista al posto di Rodney, Old Cane Press che rimanda al vecchio bluegrass della band, e la conclusiva Let The Music Flow, l’unica scritta da Dillard https://www.youtube.com/watch?v=6ef9sXfv_Tk , me niente per cui strapparsi le vesti, comunque un disco dignitoso, mai uscito in CD.

dillards decade waltz

Decade Waltz – 1979 Flying Fish *** Vede il rientro in formazione di Herb Pedersen, mentre Latham viene sostituito dal multistrumentista Douglas Bounsall a mandolino, violino, chitarre e voce. Producono Pedersen e Dillard: una bella versione di Greenback Dollar, Easy Ride di Pedersen, la “parodia” Gruelin’ Banjos, e due altri brani di Gilkinson, Hymn To The Road e Mason Dixon, e la solita cover dei Beatles We Can Work It Out https://www.youtube.com/watch?v=zu24jfOot-w , tra i momenti salienti.

dillards mountain rock

Lo stesso anno esce Mountain Rock – 1979 Crystal Clear/Sierra/Laserlight ***1/2 un disco curioso, perché fu registrato con la tecnica del direct-to-disk, in pratica un live in presa diretta, stessa formazione con Bounsall cha lascia il violino a Ray Parks: probabilmente il disco migliore del periodo, con l’ottima Caney Creek ad aprire, tra mandolino, violino, steel ed elettrica, ottime il bluegrass spericolato di Don’t You Cry, la cover di Reason To Believe di Tim Hardin con Gilkinson all’armonica. Le riprese di Big Bayou di Guilbeau e I’ve Just Seen A Face dei Beatles hanno echi del vecchio splendore, come pure High Sierra di Pedersen, uno strumentale bluegrass vorticoso, Fields Have Turned Brown della Carter Family, con le vecchie armonie vocali di nuovo magicamente in azione https://www.youtube.com/watch?v=5KF7wKLUHn0&t=3s . Nella versione in CD viene aggiunta anche una colossale versione di oltre 12 minuti di Orange Blossom Special.

dillards homecoming

L’ultimo disco del periodo è Homecoming and Family Reunion – 1981 Flying Fish ***, con tutta la famiglia Dillard e vecchi e nuovi membri della band: torna Doug, ma ci sono anche Homer Dillard Sr. E Jr., Earl Jay, Brian, Earline (Sissy), Linda, ma quanti sono, spero di averli citati tutti, presenti pure John Hartford, Mitch Jayne, Herb Pedersen, Dean Webb, Jeff Gilkinson e altri, per una sorta di celebrazione cumulativa di tutta la famiglia allargata, dubito sulla reperibilità, ma mai dire mai. Per la più parte si tratta di un ritorno ai suoni tradizionali del passato, il tutto registrato dal vivo: il repertorio, dove i vari protagonisti si alternano alla guida, è costituito da traditionals, con l’eccezione delle ultime tre canzoni Old Man At The Mill, Listen To The Sound, Daddy Was A Mover, scritte da Doug, Rodney, Mitch Jayne e Herb Petersen. Poi per tutta la decade anni ‘80 un lungo silenzio, fino al

dillards 1990

L’Utimo” Ritorno 1990-1992

dillards let it fly

Let It Fly – 1990 Vanguard ***1/2 Per quella che avrebbe potuto essere l’ultima avventura della band, a fianco dei veterani Rodney Dillard, Dean Webb e Mitch Jayne, arriva anche Steve Cooley, mentre Herb Pedersen, che produce l’album, suona anche le chitarre, il dobro e canta in molti brani. Il disco presenta pezzi nuovi e anche versioni rivisitate di loro classici: in Darlin’ Boys una pimpante canzone scritta da Jayne/Dillard/Pedersen, canta Rodney, mentre Byron Berline è al violino; molto bella anche la ripresa di Close The Door Lightly di Eric Andersen, un ennesimo perfetto esempio del loro country-rock, Old Train scritta e cantata da Pedersen, è un’altra eccellente bluegrass song, Big Ship è una ballata corale cantata di nuovo da Rodney, come la successiva, delicata Missing You. In Out On A Limb, altra ottima country song, fa la sua apparizione la pedal steel di Tom Brumley, mentre la band indulge nella proprie classiche armonie vocali https://www.youtube.com/watch?v=f43pO8eOElY , eccellente picking in Ozark Nights, mentre Tears Won’t Dry In The Rain ha un approccio quasi cantautorale con la bella voce di Dillard in evidenza e Brumley va di nuovo di steel, seguita da un altro ottimo esempio di country-rock come Livin’ In The House, scritta da Chris Hillman, e non manca neppure un Bob Dylan d’annata come quello interpretato in One Too Many Mornings, “dillardizzato” alla grande https://www.youtube.com/watch?v=2HMhj-_Nlq0 , e per concludere un album tra i loro migliori, molto bella anche la title track Let It Fly, altro brano di impianto bluegrass progressivo, con Cooley a banjo ed acustica, Berline al violino e Dean Webb al mandolino, cantata ancora un ispirato Rodney Dillard https://www.youtube.com/watch?v=GWhrh95DN7w , voce solista anche nella collettiva Wizard Of Song, altro brano elettroacustico di eccellente fattura.

dillards take along for the ride

Take Me Along For The Ride 1992 Vanguard ***1/2 sarebbe stato l’ultimo capitolo della loro lunga saga (a parte un Live e una antologia) se non ci fosse stato, come ricordato all’inizio, il clamoroso recente ritorno targato 2020 dell’ottimo Old Road New Again di cui avete letto qualche numero fa sul Buscadero. Venendo a Take Me Along For A Ride, siamo di fronte ad un altro buon album, stessa formazione, senza Pedersen e con Cooley e Rodney alla produzione: con il jingle- jangle dell’iniziale Someone’s Throwing Stones https://www.youtube.com/watch?v=F8QPRkEYhUE , l’immancabile canzone dei Beatles, questa volta In My Life https://www.youtube.com/watch?v=289K0Z4BP0E , Like A Hurricane, non quella di Neil Young, ma il brano di Pat Alger, Take Me Along For A Ride sembra un brano dei primi Eagles https://www.youtube.com/watch?v=O7j8wEep_lk , Against The Grain un folk-rock elettrico, Hearts Overflowing un’altra tipica loro ballata mid-tempo, Banks Of The Rouge Bayou sempre nella linea sonora del passato, rivisitato anche nello strumentale bluegrass Wide Wide Dixie Highway e nella cristallina country song Food On The Table. Nel complesso un altro buon album, leggermente inferiore al precedente. Direi che è tutto, si spera di non dover aspettare altri 28 anni per il prossimo album, perché non credo che ce la potremo fare.

Bruno Conti

Tra Bluegrass E Country-Rock:The Dillards! Parte IIultima modifica: 2021-01-12T11:42:37+01:00da bruno_conti
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