Ironia Della Sorte! E’ Scomparso Anche Johnny Otis – The Godfather Of Rhythm & Blues

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Johnny Otis – 28-12-1921/17-01-2012

Batterista, Dj, Direttore d’orchestra, cantante, ma soprattutto scopritore di talenti e uno dei più grandi musicisti della storia del R&B che ha contribuito a lanciare, è morto 4 giorni fa a Los Angeles, California, dove era nato 90 anni fa (spero di vecchiaia). Non per nulla era noto come “Il Padrino del Rhythm And Blues”, da non confondere con il Godfather Of Soul, James Brown!

Ironia della sorte, perchè era stato proprio lui lo scopritore di Etta James, per la quale produsse Roll With Me, Henry conosciuta anche come The Wallflower,il suo primo successo a inizio anni ’50. Nella Johnny Otis Orchestra poi conosciuta come Johnny Otis Show hanno militato anche Little Esther(Phillips) e Big Jay McNeely. Il suo più grande successo fu Willie And The Hand Jive del 1958 poi ripresa anche da Eric Clapton in 461 Ocean Boulevard.

E’ stato anche il padre di Shuggie Otis, grande chitarrista e cantante e talento inespresso, nonchè degno figlio di tanto padre!

Ringrazio il lettore del Blog Stefano Palladini che lo ha segnalato nei Commenti. Qualcosa ogni tanto sfugge, non riesco a tenere tutto sotto controllo.

Bruno Conti

Etta James 25-01-1938/20-01-2012. Se Ne E’ Andata La Seconda Più Grande Cantante Della Musica Soul Di Tutti I Tempi!

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Ovviamente la numero 1 è “The Queen Of Soul” Aretha Franklin. Ma mentre Aretha da più di trent’anni non fa un disco degno della sua fama, Etta James, ancora due mesi fa ha pubblicato un disco bellissimo The Dreamer. Anche se era già minata dalla malattia, prima l’Alzheimer e poi una leucemia terminale, ha voluto lasciare un ultimo testamento sonoro a suggello di una carriera straordinaria iniziata negli anni ’50 come cantante dell’orchestra di Johnny Otis e le registrazioni con la Modern Records che sono state ristampate in CD a cura dell’inglese Ace Records in un doppio The Complete Modern and Kent Recordings nel 2005.

La stessa Ace su etichetta Kent, recentemente stava provvedendo a ristampare anche il suo catalogo completo pubblicato su Chess Records e la stessa Universal, la casa discografica attuale, ha pubblicato, come Hip-o-Select, quindi curatissimo, un meraviglioso cofanetto quadruplo Heart And Soul/A Retrospective che contiene tutto quello che dovreste avere di Etta James e anche di più.

Dopo una lunga pausa discografica, dal 1989 ha girato moltissime etichette pubblicando sempre degli album più che dignitosi spesso eccellenti per approdare alla Verve, etichetta storica, per l’ultimo saluto.

Non ha gradito molto il fatto che a cantare la sua At Last alla Casa Bianca per l’insediamento di Obama fosse stata chiamata Beyoncé (che già l’aveva interpretata nel film Cadillac Records sulla storia della Chess Records) e non gliela ha mandata a dire! Poi si è minimizzato dicendo che era dovuto alla demenza senile ma secondo me era sgorgato direttamente dal cuore (e al cuore e al talento non si comanda)!

Rimane una delle più grandi cantanti di tutti i tempi, in qualsiasi genere e nonostante una vita travagliata dove droghe e alcol hanno avuto una parte non secondaria il suo lascito sonoro è incredibile, perfino una rivista patinata come è diventata Rolling Stone ancora recentemente l’aveva inserita al 22° posto nei “100 Greatest Singers Of All Time”, in una classifica dove al primo e secondo posto c’erano i “suoi rivali” Aretha Franklin e Ray Charles. Alcune sue canzoni rimarranno indimenticabili e le potete ascoltare in questo Post perché qui si parla (e si ascolta musica)!

RIP Jamesetta Hawkins, Miss Peaches. Avrebbe compiuto 74 anni fra quattro giorni.

Bruno Conti

Duane Allman 20/11/1946 – 29/10/1971 Uno Dei Più Grandi Chitarristi della Storia Del Rock

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Howard Duane Allman nato a Nashville, Tennesse il 20 novembre del 1946 e morto a Macon, Georgia il 29 ottobre del 1971 in un incidente con la sua Harley Davidson, 40 anni fa, quando non aveva ancora 25 anni, è stato uno dei più grandi chitarristi della storia del rock, soprattutto con la slide, ma anche elettrico ed acustico, eppure ho come l’impressione che in questi giorni pochi lo ricorderanno anche se gli appassionati non lo dimenticano visto che la “sua creatura”, l’Allman Brothers Band continua a tutt’oggi la sua attività.

Skydog (era il suo soprannome) nel 2003 è stato inserito al 2° posto nella classifica dei più grandi 100 chitarristi di tutti i tempi stilata dalla rivista Rolling Stone, davanti a lui solo Jimi Hendrix. Eppure la sua carriera è stata brevissima, poco più di 3 anni a livello professionale di cui solo uno con grande successo.

Ascoltando quello che narrano le leggende apocrife il suo approccio al bottleneck, alla slide, che l’avrebbe reso celebre, nacque, secondo la versione del fratello Gregg Allman, dal regalo dell’album per il 22° compleanno e dal successivo ripetuto ascolto del primo disco di Taj Mahal dove suonava Ry Cooder (ma nell’album la chitarra solista era Jesse Ed Davis e la slide la suonava anche Taj Mahal), oppure secondo la versione dello stesso Duane Allman in una intervista radiofonica dei tempi dal fatto di avere visto Cooder in concerto e di essere rimasto impressionato dalla sua tecnica tanto da chiudersi in una stanza con un collo di bottiglia per tre settimane e quando ne riemerse era quel meraviglioso chitarrista che tutti (?!?) conosciamo.

Probabilmente la verità è l’insieme delle due storie, sta di fatto che nello stesso 1968 Duane Allman viene chiamato a suonare nella stupenda versione di Hey Jude cantata da Wilson Pickett e quel breve break chitarristico lo fa conoscere a tutti gli addetti ai lavori, musicisti, cantanti, produttori, discografici.

Da lì in avanti è un tripudio di collaborazioni: suona in tre dischi di Aretha Franklin, con King Curtis, Clarence Carter, Arthur Conley, in Southern Fried di John Hammond, Mourning In The Morning di Otis Rush, Two Jews Blues di Barry Goldberg, il bellissimo Ton Ton Macoute di Johnny Jenkins e soprattutto nell’omonimo esordio di Boz Scaggs dove nel brano Loan Me A Dime, uno slow blues fantastico esegue un assolo di chitarra fenomenale, forse il migliore della sua carriera in un disco di studio (dal vivo è un’altra storia).

Molto di questo materiale (e tanto altro, comprese le origini degli Allman, ovvero Allman Joys, Hour Glass e 31st of February) lo trovate in due meravigliose antologie pubblicate dalla Capricorn (e ristampate a più riprese, giustamente) intitolate Duane Allman:An Anthology e Duane Allman: An Anthology Vol.2, ricche di meraviglie, e molto materiale si trova anche nel box quadruplo dell’Allman Brothers Band Dreams.

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L’Allman Brothers Band nasce nel 1969 con tre leader, Duane,il fratello Gregg Allman alla voce e all’organo (anche se molti non sanno che l’organista originale della formazione doveva essere Reese Wynans che rispunterà molti anni dopo nella band di Stevie Ray Vaughan), la seconda chitarra solista di Dickey Betts che li renderà forse non il primo ma sicuramente il più grande gruppo nella storia del rock con due chitarre soliste di quel livello (la Butterfield Blues Band con Bloomfield e Bishop era già in circolazione e lo stesso gruppo di Taj Mahal aveva due chitarristi formidabili), con l’interscambio delle due chitarre che dal vivo raggiungerà livelli quasi telepatici mai più raggiunti da nessuno in seguito.

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I due album di studio, Allman Brothers Band e idlewild South, sono molto buoni ma solo delle pallide imitazioni di quello che erano i loro concerti dal vivo, immortalati nel grandissimo At Fillmore East poi ampliato nel boxettino CD dei Fillmore Concerts.

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Nel 1970 Duane Allman partecipa anche alle registrazioni di Layla di Derek and The Dominos ovvero il disco di uno dei suoi grandi idoli Eric Clapton (l’altro grande chitarrista bianco per Duane era Robbie Robertson). E anche qui le leggende si sono sprecate su chi e cosa avrebbe suonato in quel disco, sostenenendo che la gran parte degli assoli del doppio album furono suonati da Duane Allman, ma anche in quel caso molto fa parte delle cosiddette leggende metropolitane, perché, leggendo le liste dei brani e degli strumentisti presenti in una serie di fogli acclusi alla versione tripla in cofanetto di Layla (quella per il 20° anniversario), si desume che molti degli assoli, anche alcuni con la slide, attribuiti a Duane Allman in effetti erano suonati da Clapton, questo senza nulla togliere al valore dell’ospite.

Tra il 1970 e il 1971 Allman avrebbe suonato ancora in questa sua vorticosa attività di richiestissimo sessionman con Ronnie Hawkins, Laura Nyro, Lulu, in vari dischi di Delaney and Bonnie e ancora con Herbie Mann, Sam Samudio e un altro southern group della Capricorn, i Cowboy.

Dopo la sua morte sarebbe stato pubblicato postumo il doppio Eat A Peach con gli ultimi tre brani registrati in studio e una serie di brani in concerto tratti sempre dai concerti al Fillmore e nel corso degli anni altri dischi con concerti inediti come Live At Ludlow Garage:1970 e Live At the Atlanta Pop Festival July 1970 e molti altri più o meno ufficiali.

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La leggenda continua e oggi ricorre il 40° anniversario della sua morte, “Gone but not forgotten”.

E scusate se mi sono dilungato. Nel corpo del Post, come le figurine, ho inserito un po’ delle copertine degli album che varrebbe (anzi sarebbe obbligo) avere! E qualche video, tanto per gradire.

Bruno Conti

“Sudisti Veri” E di Quelli “Ma Molto Bravi”. Whiskey Myers – Firewater

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Whiskey Myers – Firewater – Wiggy Thump Records

 

Vengono da Elkhart, una piccola cittadina dell’East Texas e, per una volta, non ci sono dubbi su che genere di musica facciano: Southern Rock. E di quello duro e puro! Poi se vogliamo elaborare sulle influenze vere o presunte, citate o nascoste, loro (e la stampa) parlano di Lynyrd Skynyrd, Allman Brothers, Led Zeppelin e tra i nomi più recenti, Reckless Kelly, Randy Rogers e Cross Canadian Ragweed. Proprio con la band di Cody Canada hanno in comune il nome dei due principali componenti del gruppo: Cody Cannon, il cantante che si occupa anche di armonica e chitarra acustica e il chitarrista Cody Tate, uno dei due che si occupa delle parti soliste insieme all’altro axemen John Jeffers.

E devo dire che questa coppia non ha nulla da invidiare a Rossington e Collins che permeavano con il loro sound i primi Lynyrd Skynyrd. Perché, diciamocelo francamente, questo Firewater (che è il loro secondo CD) non ha nulla da invidiare alla band di Jacksonville, ma proprio quella degli esordi, dei primi anni, la migliore. Quella fusione di rock (e qui i Led Zeppelin c’entrano, ma anche allora), blues e tanto country, energico e pieno di R&R ma sempre country, caratterizza questo disco che si avvale anche della loro capacità compositive che sono notevoli e si estrinsecano in una serie di brani di grande qualità, senza cadute di gusto nel rock banale (e il genere spesso porta a qualche peccatuccio heavy).

Il loro sound, potente e chitarristico, in questo disco si avvale anche dell’opera di Leroy Preston, produttore, organista e terzo chitarrista aggiunto, anche alla pedal steel. Giustamente uno dice, perché limitarsi a quel suono scarno, con “solo” due chitarre soliste, come nel primo disco, quando ne puoi aggiungere pure una terza e partire per quelle cavalcate chitarristiche che faranno la gioia degli amanti del genere? E infatti loro non si sono limitati e il disco ne risente in modo più che positivo, pensate a come avrebbero potuto diventare i Kings Of Leon se non avessero voluto (o dovuto) trasformarsi nei Kings of U2, con tutto il dovuto rispetto per entrambi, che mi piacevano immensamente di più ai loro inizi, entrambi.

I Whiskey Myers, per il momento, non corrono questo rischio e sin dalle prime note di Bar, Guitar and A Honky Tonk Crowd, con la voce di Cody Cannon che ricorda in modo impressionante quella di un giovane Ronnie Van Zant e qui c’entra anche la genetica, ma poi quando il suono decolla e le chitarre cominciano a rollare rispondendosi dai canali del vostro stereo, iniziate a capire che siete saliti a bordo per un bel “viaggio” musicale e un tuffo nel passato anche, le solite menate, musica derivativa, già sentita, ma fatta un gran bene, meglio così che strani ibridi sonori che si piegano alle mode del momento e finiscono per non accontentare nessuno. Guitar Picker, bel titolo, alza ulteriormente l’intensità del suono, con le chitarre che sferragliano allegramente ma senza troppe lungaggini (i brani difficilmente superano i 5 minuti, a parte un paio di eccezioni).

Anche quando i ritmi rallentano, entra l’organo di Leroy Powell (che se il nome vi dice, ha fatto anche una manciata di dischi a nome suo e ha suonato la chitarra nella band di Shooter Jennings), un dobro e ci addentriamo in una ballatona che potrebbe essere un manifesto del loro credo, Ballad Of A Southern Man, dicevo, anche in questo caso la qualità non cala di una virgola. Calm before the storm ancora con le chitarre all’unisono di Tate e Jeffers e una bella pedal steel sullo sfondo ha quegli improvvisi cambi di tempo che hanno sempre caratterizzato il miglior southern rock, e qui mi vengono in mente anche gli Outlaws dei primi dischi, grinta e dolcezza alternate prima delle sventagliate finali quando la musica si indurisce e il rock zeppeliniano prende il sopravvento con le due chitarre che macinano assoli prima di rientrare nel finale nel corpo della canzone. Grande brano!

Broken Window Serenade è una bellissima country song con uso di armonica che ricorda moltissimo gli Eagles dei primi dischi, quelli con Bernie Leadon e la coppia Henley/Frey che creava canzoni seminali per lo sviluppo di quello che allora si chiamava country-rock (ma era un genere che frequentavano con profitto anche i primi Lynyrd). Different Mold mette in pista anche l’animo rock-blues dei Whiskey Myers quello più vicino agli Allman Brothers o anche ai già citati Cross Canadian Ragweed, riff potenti e granitici ma anche una attenzione al lato “melodico” o meglio antemico del genere, quello che spinge il pugnetto dell’ascoltatore ad alzarsi. E pure la successiva Turn it Up con le sue scariche di riff adrenalinici e una slide malandrina alza il tiro con la ritmica che si diletta in tempi alla Led Zeppelin.

In questa alternanza di tempi ed atmosfere, la pedal steel e le chitarre liriche di Virginia ci riportano a quelle hard ballads, melodiche ma dal cuore di acciaio in cui i primi Skynyrds erano maestri e i nostro amici hanno imparato bene la lezione e la rendono alla perfezione con un altro brano d’effetto. Quello che sorprende è la maturità di questi ragazzi, perché se vi capita di vedere delle foto del gruppo si vede che sono ancora giovani, sotto barbe e cappelli per qualcuno: sono insieme dal 2007 ma in poco tempo hanno bruciato le tappe. Anche un brano minore come il divertissement acustico Anna Marie mette in mostra il loro virtuosismo strumentale ma è nei brani più elettrici come nella rocciosa How Far, in questo caso più vicina all’hard rock classico che eccellono con quel sound trascinante che tiene avvinto l’ascoltatore (che deve amare il genere ovviamente). I brani che superano i 6 minuti sono la poderosa Strange Dreams con una chitarra wah-wah che ci porta ancora in territori cari alla band di Page&Plant e con la voce di Cannon e le chitarre che si fronteggiano con grinta e furore e la conclusiva ballata, solo voce e chitarra acustica, Song For You con un finto rumore statico di vinile, che potrebbe essere il preludio  a una futura carriera solista del cantante Cody Cannon. I testi sono acclusi nel libretto e la grafica e il suono del CD sono quanto di più professionale ci si possa aspettare da un prodotto indipendente, questo unito alla qualità eccellente del disco ne fa un prodotto super consigliato.

Bruno Conti

Il Miglior DVD Musicale Dell’Anno (E C’è Pure In CD) -The 25th Anniversary Rock and Roll Hall Of Fame Concerts

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Rock And Roll Hall Of Fame Concerts – The 25th Anniversary – Time Life 3 DVD – 2 Blu-ray – 4 CD

Ovviamente arrivano importati dagli States ma in giro si vedono e si trovano. Se, come vi ho detto qualche giorno fa è stato sicuramente il più bel concerto degli anni che vanno dal 2000 al 2009, questo uscito ora è altrettanto certamente il miglior DVD ( o Blu-ray o cofanetto di CD) relativo ad un concerto (anzi due) pubblicato in questo 2010.

D’altronde dove trovate in un DVD (o in altri formati) tutti insieme sullo stesso palco: CROSBY, STILLS & NASH, Bonnie Raitt, Jackson Browne, James Taylor, STEVIE WONDER, Smokey Robinson, John Legend, B.B. King, Jeff Beck, PAUL SIMON, David Crosby & Graham Nash, Dion Dimucci, SIMON & GARFUNKEL, ARETHA FRANKLIN, Annie Lennox, METALLICA, Lou Reed, Ozzy Osbourne, Ray Davies, U2, Bruce Springsteen, Patti Smith & Roy Bittan, Mick Jagger, Fergie & will.i.am, JEFF BECK, Sting, Buddy Guy, Billy Gibbons/ZZTop, BRUCE SPRINGSTEEN & THE E STREET BAND, Sam Moore, Tom Morello, John Fogerty, Darlene Love, Billy Joel. Ho dimenticato qualcuno? Little Anthony & The Imperials, Jerry Lee Lewis, Black Eyed Peas.

Ma manco a Woodstock si era vista una tale concentrazione di artisti, insieme, da soli o nelle combinazioni più laocoontiche. 51 brani tratti dallo special televisivo della HBO vincitore dell’Emmy Award, più 16 brani non mandati in onda dalla HBO sul DVD o sul Blu-ray per un totale di 5 ore e 30 minuti. “Solo” 54 brani nella versione CD.

E’ veramente Natale! (La fascetta del DVD riporta anche un’offerta che non so se vale anche fuori dagli Stati Uniti, comunque acquistandolo ti regalano 12 numeri della rivista Rolling Stone). Sciambola!

Imperdibile.

Bruno Conti