Recuperi Di Fine Anno 3: Una Vena D’Oro Tutt’Altro Che Esaurita. Bill Callahan – Gold Record

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Bill Callahan – Gold Record – Drag City

Bill Callahan, meglio conosciuto ad inizio carriera con lo pseudonimo Smog, è un tesoro prezioso da conservare o da scoprire, per chi ancora non ha avuto la fortuna di conoscerlo. Presentatosi sulla scena alla fine degli anni ottanta, quando cominciava a farsi strada la tendenza del lo-fi tra i cantautori e i gruppi del rock alternativo americano (Beck o i Pavement, tanto per citare due nomi noti), Bill ha subito trovato modo di farsi apprezzare da pubblico e critica grazie ai suoi acquerelli minimalisti che scavano a fondo nell’animo umano portandone alla luce i recessi più cupi in cui dominano angoscia ed alienazione, facendo uso di un tessuto sonoro scarno ma originale, basato perlopiù su fraseggi nervosi delle chitarre. Dopo undici album a nome Smog (e vari EP) Callahan decide di continuare ad incidere col suo nome senza per questo stravolgere la sua concezione musicale, fino alla lunga pausa che va da Dream River del 2013 all’ottimo ritorno nel 2019 con Shepherd In A Sheepskin Vest.

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Photo by Hanly Banks Callahan

Durante questa pausa creativa si è sposato con la fotografa e regista Hanly Banks ed è diventato padre, due eventi che hanno modificato in modo sensibile il punto di vista dei protagonisti delle sue storie, non più ingabbiati nell’ individualismo dettato dalla loro solitudine, ma finalmente inseriti in contesti in cui famiglia e vita sociale hanno una nuova e spiccata rilevanza. Il nuovo lavoro, Gold Record, ha avuto una gestazione del tutto particolare: nove canzoni su dieci sono stati pubblicate come singoli, con cadenza settimanale, a partire dallo scorso giugno, prima dell’uscita dell’intera raccolta, avvenuta all’inizio di settembre. Va anche detto che si tratta di brani composti in tempi diversi durante i trascorsi decenni e poi accantonati dal loro autore fino a questo definitivo restyling. Malgrado ciò il disco si presenta compatto e non dispersivo, dotato del consueto suono ridotto all’osso ma denso di piacevoli soluzioni grazie anche alla bravura dei musicisti che accompagnano il leader, il chitarrista Matt Kinsey, il bassista Jamie Zurverza e il batterista Adam Jones.

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In Hello, I’m Johnny Cash, con un incipit che cita volutamente quello di At Folsom Prison dell’uomo in nero, Callahan ci immerge subito nella suadente e rilassata atmosfera dell’iniziale Pigeons, tra deliziosi tocchi di chitarre e una tromba sullo sfondo che aggiunge solennità alla calda voce narrante del protagonista https://www.youtube.com/watch?v=PSv60b7PWpU . Impossibile non tracciare un parallelo col maestro Leonard Cohen per le due successive perle acustiche Another Song e 35. Come il grande e compianto canadese Bill possiede la capacità di rendere importanti e dense di significato le normali vicissitudini della vita quotidiana, come nella splendida The Mackenzies in cui racconta dell’incontro con i vicini di casa in seguito ad un suo problema con l’auto https://www.youtube.com/watch?v=hMMEUgts6i0 , oppure nell’intimo frammento di vita famigliare che è descritto in Breakfast https://www.youtube.com/watch?v=_kw6NHEVia4 .

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Con lenta cadenza blues, in Protest Song il suo autore descrive se stesso seduto in poltrona di fronte ad un collega che in tv si sforza di far approvare al pubblico i suoi inni di protesta, mentre il solare arpeggio della delicata Let’s Move To The Country (l’unico episodio già apparso in forma diversa su un album precedente, Knock Knock, del 1999) richiama certe luminose ballate del primissimo Bruce Cockburn https://www.youtube.com/watch?v=Em6BszKzA9o . Il fischiettio e il suono di tromba che ricompare nella lenta Cowboy ci trasportano in una dimensione atemporale ed è impossibile non apprezzare l’omaggio che Bill fa ad un altro gigante, Ry Cooder, nell’omonima ballata ricca di citazioni testuali, da Buena Vista a Chicken Skin https://www.youtube.com/watch?v=m74apAtI2X8 . Il finale è affidato all’intensa As I Wonder, poetica riflessione sulla propria vita e sulla professione del cantautore in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando. Bill Callahan ha saputo nobilitare l’una e l’altra con un disco importante per il mese in cui è stato pubblicato, ma addirittura perfetto per riscaldare le dure giornate di questo gelido inverno.

Marco Frosi

Best Of 2020: Il Meglio Dell’Anno In Musica Da Riviste E Siti Internazionali. Parte I Le Riviste.

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Sia pure in ritardo rispetto agli anni precedenti ecco il consueto sguardo su quanto hanno decretato riviste cartacee (come noterete non c’è più Q, che ha chiuso a settembre dopo 34 anni) e siti internazionali sui migliori dischi dell’anno appena passato: come saprà chi legge questo Blog il sottoscritto ogni volta trova poco da condividere con i risulati di queste classifiche, ma a livello informativo e di curiosità vi propongo una selezione di queste Year End Lists. Cominciamo da quella stilata da un sito aggregatore che con certosina pazienza fa una media dei punti ricavata da tutte le classifiche e il risultato, almeno la Top 5, la vedete qui sotto: rispetto al passato, pur nella mancanza dei dischi che piacciono a chi scrive su questo Blog, almeno un paio di dischi che si salvano ci sono. Il logo iniziale è preso dal New Yorker.

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1) Fiona Apple – Fetch The Bolt Cutters

https://www.youtube.com/watch?v=GT8HHHuvfK8

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2) Phoebe Bridgers – Punisher

https://www.youtube.com/watch?v=Tw0zYd0eIlk

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3) Run The Jewels – RTJ

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4) Taylor Swift – folklore

https://www.youtube.com/watch?v=osdoLjUNFnA

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5) Dua Lipa – Future Nostalgia

Non proprio da strapparsi i capelli per la gioia come vedete, a parte forse Fiona Apple, la cui musica mi ha sempre intrigato: ecco comunque un po’ delle classifiche di riviste e siti vari, dove in alcuni andiamo decisamente meglio, a partire da

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5. Fleet Foxes — Shore

https://www.youtube.com/watch?v=6Jrh1IRv6Pw

Questo album per ora è disponibile solo per il download, in CD uscirà solo il 5 febbraio 2021, ed è il motivo per cui non ne abbiamo ancora parlato,  visto che il disco merita.

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4. Bill Callahan — Gold Record
La canzone del video si intitola Ry Cooder.

https://www.youtube.com/watch?v=m74apAtI2X8

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3. Fontaines D.C. — A Hero’s Death

https://www.youtube.com/watch?v=jLNt8aMNbvY

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2. Fiona Apple — Fetch the Bolt Cutters

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1. Bob Dylan — Rough and Rowdy Ways

https://www.youtube.com/watch?v=pgEP8teNXwY

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5. Thundercat – It Is What It Is

https://www.youtube.com/watch?v=lqDs_quhy0I

https://www.youtube.com/watch?v=rwHQdqxCQQU

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4. Drive-By Truckers – The New OK

https://discoclub.myblog.it/2020/12/23/il-secondo-disco-del-2020-anche-meglio-del-precedente-drive-by-truckers-the-new-ok/

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3. Phoebe Bridgers – Punisher
2. Fleet Foxes – Shore

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1. Bob Dylan – Rough and Rowdy Ways

Rolling Stone Best Albums

Rolling Stone Albums

5. Dua Lipa – Future Nostalgia
4. Bob Dylan – Rough and Rowdy Ways
3. Bad Bunny – YHLQMDLG
2. Fiona Apple – Fetch the Bolt Cutters
1. Taylor Swift – folklore

Spin non lo leggo più da una ventina di anni, per cui direi che per le poche riviste musicali cartacee può bastare, nella seconda parte ci occupiamo di alcuni siti.

Fine prima parte.

Bruno Conti

The Best Of 2019: Riviste E Siti Internazionali. Parte I

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L’anno scorso, in sede di presentazione degli abituali Post di fine anno che ogni anno dedico ad un panorama sulle scelte dei principali siti e riviste internazionali dedicati alla musica, riferivo che mi diventava sempre più difficile estrapolare dischi che quantomeno si avvicinavano ai gusti ed alle sensibilità di chi scrive su questa rivista, anzi, queste erano le mie esatte parole:

Quindi ormai impera, durante l’annata e anche nelle scelte di fine anno, un mondo dove dominano avant-garde metal, post punk, alternative rock e dance, electro e synthpop, art pop e art punk, noise rock, trap e rap, post rock, neo soul e neo psychedelia, in un fiorire di generi che quasi corrisponde ad ogni nuova singola uscita discografica, ma che maschera un appiattimento del livello qualitativo veramente preoccupante.

Nel frattempo non c’è stato un improvviso miglioramento delle uscite discografiche e relative scelte della stampa internazionale, sia cartacea che virtuale, ma mi pare che si torni a parlare di album dove termini che sembravano desueti (e invece in questo Blog trovate a piene mani, perché esiste, per fortuna, una ancora copiosa e vivace messe di nuove uscite e ristampe dove un certo tipo di musica vive e prospera), e quindi termini come Singer-Songwriter, Folk, Soul, Americana, persino Rock tornano a riapparire nei generi e nelle classifiche. Quindi vediamo velocemente, per iniziare, cosa propongono le tre principali riviste mensili britanniche, Mojo, Uncut e Q, nei primi 15 posti delle loro classifiche: ovviamente dei titoli che si ripetono in diverse liste, video e copertine appaiono una sola volta.

Mojo Magazine 15 Best Albums of 2019

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143603-trust-in-the-lifeforce-of-the-deep-mystery140613-designer139433-dogrel

121870-norman-fucking-rockwell-3153878-schlagenheim155745-purple-mountains

143119-rainford161986-jaime130703-on-the-line

139513-titanic-rising135820-serfs-up159102-amadjar

 

Uncut 15 Best Albums Of 2019

172114-like-the-river-loves-the-sea

141758-ufof165212-ode-to-joy144979-reward

127521-crushing

161974-face-stabber168963-2020164468-ii

Q Magazine 15 Best Albums Of 2019

121870-norman-fucking-rockwell-3170681-kiwanuka

 

167313-all-mirrors146337-nothing-great-about-britain125716-quiet-signs

123422-remind-me-tomorrow142667-psychodrama141925-oh-my-god

Secondo il mio gusto personale mi sembra che quest’anno le liste delle principali riviste inglesi contengano anche un po’ di album più interessanti dell’anno precedente, e alcuni li ho evidenziati nelle classifiche qui sopra..

Quella di Billboard ve la risparmio, anche se all’ottavo posto ci sono le Highwomen, stesso discorso per il New Musical Express NME, ormai una rivista per super giovani e trendsetters, qualsiasi cosa significhi non sono interessato, Rolling Stone stendiamo un velo pietoso, basta dire che ai primi quattro posti ci sono Ariana Grande, Billie Eilish (secondo Mollica la cantante che ha rivoluzionato il mondo del pop), Lana Del Rey e Taylor Swift. SPIN non ne parliamo neppure, vediamo se trovo qualcosa da inserire in una breve seconda parte da pubblicare nei prossimi giorni.

Per ora è tutto.

Bruno Conti