Ecco Un Altro Inedito E Brillante Terzetto Acustico. Joe Louis Walker Bruce Katz Giles Robson – Journeys To The Heart Of The Blues

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Joe Louis Walker Bruce Katz Giles Robson – Journeys To The Heart Of The Blues – Alligator/Munich Records

Erano circa tre anni che Joe Louis Walker non dava notizie di sé, almeno a livello discografico: l’ultima pubblicazione era stata per l’ottimo Everybody Wants A Piece, uscito per la Mascot/Provogue sul finire del 2015, il consueto gagliardo album di blues elettrico pubblicato dal chitarrista di San Francisco in oltre cinquanta anni di carriera https://discoclub.myblog.it/2015/10/13/il-solito-joe-louis-walker-quindi-bello-everybody-wants-piece/ . Per cui sono rimasto sorpreso quando ho letto che per il suo rientro con la Alligator (ma il disco in Europa esce per la Munich Records) Walker aveva deciso di unire le forze con altri due musicisti, per un disco acustico che come dice il titolo Journeys To The Heart Of The Blues voleva tornare alle radici della musica Blues. Peraltro, come hanno raccontato loro stessi, quello che ha avviato questo progetto, che doveva essere in duo, è stato il giovane armonicista inglese Giles Robson, che francamente conoscevo molto poco, ma sul quale stampa e colleghi, in particolare Sugar Blue e Paul Jones, hanno espresso lusinghieri giudizi. Robson oltre a tutto è il primo non americano, a parte l’australiano Dave Hole, a essere messo contratto dalla Alligator.

Comunque le mie perplessità erano legate soprattutto al fatto che non vedevo bene Walker, uno degli eredi della grande tradizione dei chitarristi elettrici, da Buddy Guy in giù, alle prese con un disco acustico in duo: evidentemente deve averlo pensato anche lui che ha coinvolto in questo progetto pure il pianista Bruce Katz, che oltre alla propria band ha suonato anche con Duke Robillard, Ronnie Earl, lo stesso Walker e mille altri musicisti. In ogni caso ascoltando il disco mi sono convinto che il risultato sia più che soddisfacente, un bel disco che va alle radici delle 12 battute con una scelta di brani anche coraggiosa ed inconsueta: intanto JLW, se non può mulinare la sua solista, ha comunque una delle voci più intense e potenti nell’ambito del blues, e gli altri due si rivelano dei veri virtuosi ai rispettivi strumenti.  Si capisce subito che tutto funziona alla perfezione dai primi soffi potenti dell’armonica in Mean Old Train di Papa Lightfoot, poi entra la voce rauca e vissuta di Walker, il piano insinuante di Katz, poche pennate della chitarra ed è subito Blues di qualità, cosa che viene confermata nella successiva brillante cover di It’s You Baby di Albert “SunnylandSlim, altra scelta inconsueta che conferma questo tuffo nel blues primordiale, ribadita ancora in I’m A Lonely Man di Sonny Boy Williamson, titoli che non si leggono abitualmente sulle copertine dei CD blues. Ma la musica è vibrante, oltre alla guizzante armonica di Robson si apprezzano le doti pianistiche di Katz, il cui strumento è forse il principale protagonista di queste canzoni, con JLW che ci mette del suo con interpretazioni vocali di grande intensità.

You Got To Run Me Down è un’altra oscura perla dal repertorio di Washboard Sam, con le mani di Katz che volano sulla tastiera a tempo di boogie, ben sostenuto dall’acustica di JLW,  mentre si torna ancor di più nel passato per una cover veramente intensa di Murderer’s Home di Blind Willie McTell, minacciosa e cadenzata come prescrive la tradizione. Non manca un omaggio a Robert Lockwood Jr, il figliastro di Robert Johnson, a  cui è dedicata Feel Like Blowin’ My Horn, un brano nella cui registrazione originale era apparso anche Walker, canzone scritta da Roosevelt Sykes, in cui l’acustica spasmodica di JLW intreccia con gusto il piano e l’armonica dei suoi pards; l’evocativa Hell Ain’t But A Mile And A Quarter era di St. Louis Red (?!?) e sembra provenire da qualche polveroso saloon del secolo scorso, con la scritta “non sparate sul pianista,” ed è seguita da G & J Boogie, l’unico brano originale della raccolta, un vorticoso duo strumentale tra Walker e Robson, seguita da due canzoni di Big Maceo Merryweather, Poor Kelly Blues e Chicago Breakdown, dove il blues della Windy City risuona ancora vigoroso e pieno di profonde sensazioni, con la seconda che ci permette di godere ancora del virtuosismo superbo di Katz agli 88 tasti. Per chiudere mancano una Hard Pill To Swallow di Son Bond, altro nome che si trova solo nei libri di blues, comunque i tre non ci fanno caso e la suonano come fosse un classico senza tempo, prima di congedarci con un’altra cavalcata frenetica nella scandita Real Gone Lover un pezzo di Dave Bartholomew che aveva inciso anche Van Morrison nel disco in coppia con la sorella di Jerry Lee, Linda Gail Lewis https://www.youtube.com/watch?v=zXj4yTIIsjU . Alla fine dei giochi un bel disco, rigoroso ma per nulla palloso.

Bruno Conti

Ennesimo Bravo Armonicista E Cantante Blues. Rob Stone – Gotta Keep Rollin’

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Rob Stone – Gotta Keep Rollin’ – Vizztone 

La Vizztone è una etichetta di cui Bob Margolin fu uno dei co-fondatori ad inizio 2007 e nel corso degli anni si è costruita un roster di artisti che non gravitano solo nell’area del blues più canonico ma si allarga a comprendere anche artisti soul e R&B (a questo proposito se non lo avete già letto altrove mi dispiace segnalare la morte del grande cantante Otis Clay, avvenuta lo scorso’8 gennaio), spesso già in azione in ambito indipendente ma che con l’aiuto di questa etichetta, faticosamente cercano di raggiungere una maggiore diffusione a livello internazionale, Tra i tanti messi sotto contratto dalla Vizztone c’è anche Rob Stone, di cui questo Gotta Keep Rollin’ è in effetti già uscito a settembre 2014 (ma come dice il famoso detto “meglio tardi che mai”). Si tratta del quarto (o quinto CD) di Stone, ma i primi tre sono fuori produzione da tempo e il quarto, una antologia, viene venduto solo ai concerti dell’armonicista di Boston, che peraltro come molti degli adepti del Blues vive e opera in quel di Chicago da parecchio tempo https://www.youtube.com/watch?v=2eYHqkWKHDU .

Anche in questo album il nostro amico, che oltre a soffiare con vigore nel suo “attrezzo” è anche un buon vocalist, come evidenzia la copertina, si è circondato di un gruppo di musicisti tra i migliori nelle 12 battute classiche: Chris James, chitarrista in tutti i 12 brani del disco e co-produttore con Stone, John Primer, sempre alla chitarra, ospite in un paio di canzoni, il grande David Maxwell al piano in molte tracce e Henry Gray agli 88 tasti in Wired And Tired, più Eddie Shaw al sax in un paio di brani e la sezione ritmica fissa, composta da Patrick Rynn al basso e Willie Hayes alla batteria, oltre ad un manipolo di altri musicisti che si sono divisi tra gli studi di Chicago, Illinois e Tempe, Arizona, dove è stato registrato il disco. Non vi dirò, mentendo, che siamo di fronte ad un capolavoro, ma ad un onesto e solido disco di blues classico, destinato soprattutto agli appassionati del genere, ma anche se non siete degli stretti adepti troverete comunque motivi per un piacevole e corroborante ripasso degli stilemi classici del genere. Sei brani originali firmati dalla triade Stone/James/Rynn e sei cover di brani non celeberrimi: si spazia dal classico Chicago Blues dell’iniziale Wait Baby con il dualismo tra solista di James e l’armonica di Stone che canta con voce sicura sul drive ondeggiante della ritmica, Wonderful Time di Sonny Boy Williamson, oltre all’armonica indaffaratissima ci consente di gustare il piano swingante di David Maxwell.

Lucky 13 è uno shuffle come mille, sempre piacevole comunque, grazie alla chitarra di Primer; Anything Can happen è uno dei due brani che prevede la presenza del sax di Eddie Shaw e va di jump & boogie, come pure, lo dice il titolo, Move Baby Move, con She Belongs To Me che grazie alla sua batteria accarezzata con spazzole dell’ospite Frank Rossi ha un approccio più ricercato. Strollin’ With Sasquatch è l’unico strumentale dell’album, uno slow dove Rob Stone dà fiato con vigore alla sua armonica, con Wired And Tired che ha un bel feel alla Muddy Waters, anche grazie, di nuovo, al piano scandito di Henry Gray e Cold Winter Day, ancora con Primer alla solista, è una cover di un brano di Blind Willie McTell, un altro bel lento dove oltre alla chitarra si apprezzano il piano di Maxwell e l’immancabile armonica. It’s Easy To Know How è l’unica canzone dove si vira leggermente verso un ambientazione R&B, per poi tornare alla “retta via” con Blues Keep Rollin’ On e concludere in bellezza con la swingante Not No Mo’ che ci permette di gustare in azione di nuovo tutti i solisti del disco in un divertente finale.

Bruno Conti