21 Anni Fa Era “Solo” Imperdibile, Ora E’ Indispensabile! The Rolling Stones – Totally Stripped

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The Rolling Stones – Totally Stripped – Eagle Vision DVD – Blu-ray – DVD/CD – Blu-ray/CD – DVD/2LP – Deluxe 4DVD/CD – 4Blu-ray/CD

Nel 1994 i Rolling Stones tornarono alla grande, a cinque anni dal discreto Steel Wheels, con l’eccellente Voodoo Lounge, di certo il loro miglior lavoro dai tempi di Tattoo You in poi: i quattro (Bill Wyman nel frattempo aveva mollato la baracca, ufficialmente per logorio fisico e mentale) intrapresero quindi un monumentale tour che li portò praticamente ovunque, e, limitatamente alle date europee, oltre ai soliti mega-concerti negli stadi ci fu qualche serata in piccoli club, giusto per riassaporare il clima degli esordi. Da tre di queste date, al Paradiso di Amsterdam, Olympia di Parigi e Brixton Academy di Londra (ma usando anche diverse registrazioni live in studio a Tokyo e Lisbona), venne tratto Stripped, un album dal vivo davvero magnifico, che vedeva le Pietre in forma super smagliante rivisitare pagine note e meno note del loro repertorio, con alcune vere e proprie chicche e, in molti casi, arrangiamenti quasi unplugged: per il sottoscritto ancora oggi Stripped è il secondo miglior live album di sempre degli Stones (archivi compresi), subito dopo l’intoccabile Get Yer Ya-Ya’s Out. Ora, a distanza di 21 anni (ormai gli anniversari vanno a casaccio) la Eagle Vision mette fuori una sontuosa ristampa di quel disco, intitolandola Totally Stripped, album che inizialmente doveva uscire solo in Giappone ma poi saggiamente si è deciso di rendere disponibile a tutti nella solita pletora di diverse versioni come potete vedere nell’intestazione del post (però esiste una Super Deluxe Edition esclusiva per il mercato nipponico, che comprende i quattro Blu-ray, il CD, il doppio LP, una maglietta ed un CD aggiuntivo con “ben” tre brani in più). Il DVD, o Blu-ray, principale (quello cioè che occupa tutte le versioni singole) è costituito da un bellissimo documentario già trasmesso all’epoca dalla BBC, ma qui potenziato, incentrato sulle sessions di Tokyo e Lisbona, oltre che sui concerti di Amsterdam, Parigi e Londra, con backstage, interviste, highlights dalle tre serate e performances inedite (come un rehearsal di Tumbling Dice) , ma il vero valore aggiunto si trova nelle versioni Deluxe, per una volta davvero da non perdere, che vedono presenti i tre concerti nella loro interezza, una vera goduria per gli occhi e per le orecchie e, nel caso di Amsterdam, un momento quasi leggendario della carriera dei nostri, una di quelle serate magiche che hanno contribuito a creare il mito, nelle quali l’ispirazione e lo stato di grazia si toccano quasi con mano. In tutti e tre i DVD si può comunque apprezzare a fondo un lato inedito degli Stones, che ormai associamo a mega-produzioni e concerti in luoghi immensi, ma che in queste serate in piccole sale tirano fuori il meglio, caricati sicuramente dal contatto ravvicinato con il pubblico, mostrando anche di divertirsi non poco, come se tornassero indietro di trent’anni almeno. Ma, documentario a parte, mi sembra giusto fare una disamina dettagliata delle tre serate, con una maggiore attenzione per la prima delle tre, non solo per la performance da cinque stelle ma anche per l’eccezionalità della scaletta.

Paradiso, Amsterdam: che la serata è di quelle giuste si capisce da subito, in quanto le Pietre iniziano subito con un uno-due da urlo, Not Fade Away di Buddy Holly e It’s All Over Now di Bobby Womack, due cover da loro incise ad inizio carriera ed assenti da una vita dalle setlists: Mick Jagger è più statico del solito (d’altronde il palco è piccolo) ma canta da Dio, Keith Richards e Ronnie Wood sono da subito sudati come muratori sotto il sole e Charlie Watts picchia sui tamburi col solito aplomb da vero Englishman, ed anche il resto della band mostra di essere sul pezzo (i soliti noti: il grande Chuck Leavell alle tastiere, Darryl Jones al basso, Bernard Fowler e la sensuale Lisa Fisher ai cori e la sezione fiati guidata dall’impareggiabile Bobby Keys). La rara Live With Me, elettrica e ficcante, prelude ad una bellissima Let It Bleed acustica, ma dal ritmo sempre alto, una gustosa versione quasi country-rock, con Wood superlativo alla slide, e ad una strascicata e sexy The Spider And The Fly, con Jagger marpione come non mai. Se pensate che la scaletta sia interessante, ecco arrivare la stupenda Beast Of Burden, uno dei loro migliori pezzi degli anni settanta ed in assoluto un errebi fantastico, suonata in maniera perfetta. Dopo un momento romantico con la nota Angie, ecco la sezione country del concerto, con tre brani da k.o. uno dietro l’altro (Wild Horses, mai così intensa, una Sweet Virginia che fa ballare anche il servizio d’ordine e la sensazionale Dead Flowers), seguite, e qui viene giù il teatro, dalla splendida Shine A Light (con Don Was ospite all’organo), un eccezionale soul-gospel-rock qui al suo esordio dal vivo (era su Exile On Main Street): questa è musica che si suona in Paradiso, e non mi riferisco al nome del locale. Anche Like A Rolling Stone è qui al suo debutto nella versione delle Pietre (Jagger scherza dicendo che Bob Dylan l’aveva scritta per loro), bella rilettura, potente, roccata, diretta, coinvolgente. E’ la volta di Keith cantare ben tre canzoni invece delle solite due, una Connection breve ma vibrante, con Jagger che invece di lasciare il palco come fa d’abitudine rimane ai cori, e due intensissime Slipping Away e The Worse, con Keef che non canterà bene come il suo partner ma ci mette il cuore e l’anima. Torna sul palco Mick per il gran finale, con una Gimme Shelter davvero diabolica, e consueto siparietto con una Lisa Fisher da mangiare con gli occhi, una tiratissima All Down The Line, con Ronnie che va giù di slide neanche fosse Johnny Winter, un uno-due a tutto rock’n’roll (Respectable e Rip This Joint) e, come bis, una curiosa Street Fighting Man suonata con strumenti acustici, ma dalla temperatura sempre alta. Uno dei più bei concerti in DVD di sempre.

Olympia, Paris: in questa serata tornano in scaletta diversi pezzi più mainstream, ma suonati anch’essi come se non ci fosse domani (Honky Tonk Women, che apre il concerto, Tumbling Dice, Miss You, ed il finale che mette in fila Start Me Up, It’s Only Rock’n’Roll, Brown Sugar e Jumpin’ Jack Flash), ma non mancano le chicche: tra tutte, Down in The Bottom, un bluesaccio di Howlin’ Wolf (e scritto da Willie Dixon) suonato elettroacustico con tre chitarre (anche Jagger) come se si fosse in una bettola di Chicago, e la sempre monumentale Midnight Rambler, allora non una presenza fissa in scaletta come oggi. Ottimi anche i due rock’n’roll tratti da Voodoo Lounge, You Got Me Rocking e I Go Wild.

Brixton Academy, London: una scaletta abbastanza simile alla precedente, ma che diventa imperdibile solo per la presenza della strepitosa Faraway Eyes, una delle più belle country songs di sempre (e non solo degli Stones), un capolavoro che, messo in fondo ad una sequenza con Dead Flowers e Sweet Virginia, crea un climax ai livelli di Amsterdam. Senza dimenticare una ruvida Black Limousine, il solito grande blues con Love In Vain (di Robert Johnson) e la rarissima, non me la ricordavo neanche, Monkey Man.

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E poi c’è il CD con il meglio delle tre performances, e questa è un’altra sorpresa, nel senso che non ricalca minimamente quello originale, ma sceglie brani diversi o in versioni differenti, eccetto un caso (Street Fighting Man da Amsterdam), andando a chiudere idealmente il cerchio aperto nel 1995. Solo per il concerto al Paradiso questo box non vi dovrebbe sfuggire, ma poi c’è anche il resto a testimoniare la più grande rock’n’roll band di sempre in uno dei suoi momenti più felici: ripeto, indispensabile https://www.youtube.com/watch?v=UZ0Y01fXrts .

Marco Verdi

Da Una Costola Degli Allman Brothers Vennero I Sea Level – Live In Chicago 1977

sea level live in chicago 1977

Sea Level – Live In Chicago 1977 –Live Wire 

Nel 1976, a seguito di varie tensioni interne tra i membri della band, si scioglievano una prima volta gli Allman Brothers (poi di nuovo insieme dal 1979 al 1981). Nell’interregno, tre componenti del gruppo, Chuck Leavell, Lamar Williams e Jaimoe, pensarono di dare vita ad una nuova formazione chiamata We Three, optando poi, con l’aggiunta dell’ottimo chitarrista Jimmy Nalls, per il nome Sea Level.  Già in quell’anno fecero molti tour, poi pubblicando l’anno successivo per la Capricorn il loro album di debutto omonimo, seguito, sempre nel 1977, da un ampliamento della band a sette elementi e la pubblicazione di Cats On the Coast, che con il successivo On The Edge è stato ristampato in CD come un twofer dalla Real Gone Music. Il primo omonimo album, quello più bello, a mio parere, era uscito in CD bervemente a fine anni ’90 per la Capricorn, ma è sparito da tempo: proprio da quel disco viene gran parte del materiale contenuto in questo Live In Chicago 1977, il solito broadcast radiofonico registrato nel luglio di quell’anno, inciso veramente benissimo e con un repertorio che riprende anche alcuni brani della Allman Brothers Band, con versioni notevoli di Statesboro Blues e Hot ‘Lanta, oltre ad altre escursioni nel blues con Hideaway e I’m Ready.

 

Per il resto si tratta perlopiù di brani strumentali con la band che usa uno stile che fonde un jazz-rock più “umano” di quello di gruppi come i Return To Forever di Chick Corea o gli Eleventh House di Larry Coryell, con il classico southern del gruppo madre, grazie al virtuosismo spinto dei vari componenti della formazione. Lamar Williams era un bassista formidabile, che unito al drive inarrestabile di Jay Johanny Johanson (sarebbe Jaimoe con il suo vero nome per esteso), consentiva ai due solisti, Chuck Leavell, tuttora uno dei tastieristi migliori e più ricercati in ambito rock (chiedere agli Stones) e Jimmy Nalls, chitarrista sottovalutato, ma di grande valore, di dare libero sfogo alle loro capacità, senza eccedere troppo in un virtuosismo fine a sé stesso, diciamo il giusto. Si parte con una scintillante Tidal Wave dove l’intrecciarsi tra il liquido piano elettrico di Leavell, che si rifà molto al sound di Chuck Corea e la chitarra fantastica di Nalls, ricordano proprio i citati Return To Forever, anche se con un approccio meno cerebrale e più rock, anche vicino alle fughe strumentali degli Allman. E pure Rain In Spain ha quell’aura spagnoleggiante tipica del grande Chick e del suo socio dei tempi Al Di Meola, e comunque, se suonavano i ragazzi! Scarborough Fair, sempre tratta dal primo album è la ripresa di quel pezzo tradizionale, che tutti conosciamo nella versione di Simon & Garfunkel, sognante e delicata come si addice al pezzo, anche se la chitarra di Nalls è sempre pungente e la sezione ritmica indaffaratissima.

Si rimane nell’ambito dei pezzi strumentali con una cover fantastica della classica Hideaway di Freddie King che ci riporta al classico blues-rock della band di provenienza, come pure una vorticosa Hot ‘Lanta dove le tastiere magiche di Leavell si sostituiscono alla solista di Duane Allman in uno sfoggio di forza e bravura, prima di lasciare spazio al riff ricorrente del brano poi sviluppato in modo eccellente da Nalls. La lunga Patriotic Flag Weaver (quasi 10 minuti), con i suoi ritmi tra il marziale e il jazzato, rivisita l’inno nazionale a tempo di rock, con una lunga parentesi delle tastiere di Leavell nella parte centrale. Anche con Gran Larceny rimaniamo sempre in questo ambito jazz-rock virtuosistico per poi lasciare spazio al leggendario riff di Statesboro Blues, con Jimmy Nalls alla slide e la voce umana che fa la sua prima gradita apparizione in un concerto per il resto tutto strumentale, gran bella versione, ricca di grinta e stamina, e niente male anche la vorticosa Midnight Pass che ricorda i classici brani strumentali di Dickey Betts per gli Allmans. Si chiude a tempo di blues con I’m Ready, il pezzo del vecchio Muddy Waters che non manca di alzare la quota emotiva del concerto. Bella serata, preservata in modo perfetto per i posteri.

Bruno Conti