A Vent’Anni Era Già Un Fenomeno! Jerry Garcia – Before The Dead

jerry garcia before the dead

Jerry Garcia – Before The Dead – Round/JGF 4CD – 5LP

Quando, verso la fine del 2016, ho recensito su questo blog lo splendido album Folk Time, una collezione di incisioni effettuate da Jerry Garcia con gli Hart Valley Drifters, alla fine del post Bruno, con fare umoristico, ha scritto “Ora attendiamo qualche bella jam di Jerry all’asilo!”, ma senza volerlo non è andato lontanissimo dal prevedere il futuro, in quanto in questi giorni è stato pubblicato questo Before The Dead, un quadruplo CD che contiene tutto quello che Jerry ha inciso appunto prima di iniziare l’avventura con i Grateful Dead (tranne i brani degli Mother McCree Uptown Jug Champions, che erano già usciti e poi comunque non sono in linea musicalmente con il contenuto di questo box), che anche se non parte dall’asilo comincia comunque da quando il nostro aveva solo diciannove anni. Ed il disco, che può anche vantare su una qualità sonora che va dal discreto (il primo CD) all’ottimo, è decisamente imperdibile se siete dei fan di Jerry, in quanto il contenuto è quasi totalmente inedito, e mostra per la prima volta al completo le sue radici e la musica con la quale si è formato, canzoni della tradizione folk, country, bluegrass e blues, brani che già all’epoca avevano decine e decine di anni, per non dire centinaia, sul groppone. Negli anni Jerry avrebbe manifestato spesso queste influenze, solo in parte con i Dead (ma il live acustico del 1981 Reckoning ne è pieno), ed in misura maggiore con gli Old & In The Way, la Jerry Garcia Acoustic Band e soprattutto nei dischi pubblicati negli anni prima della prematura morte ed incisi insieme a David Grisman. Ma qui abbiamo gli inizi di Jerry, i suoi primi passi, ed è bellissimo notare disco dopo disco la sua evoluzione, in quanto dopo qualche timidezza agli esordi già nel secondo dischetto abbiamo un musicista formidabile che sa perfettamente il fatto suo. E poi Garcia non stava mai fermo, cambiava in continuazione i compagni di viaggio (molto di quello che c’è nel box è dal vivo), e di conseguenza in Before The Dead sono rappresentati una miriade di gruppi diversi e con i nomi più disparati (la fantasia non gli mancava di certo): ma vediamo nel dettaglio il meglio dei ben 84 brani presenti nel quadruplo.

CD 1 (1961): si parte con otto brani, registrati ad una festa di compleanno (!), a nome Bob & Jerry, dove Bob in realtà è il futuro partner di Garcia nel songwriting, Robert Hunter: due voci ed una chitarra, per otto brani della tradizione tra cui alcuni molto noti come Oh, Mary Don’t You Weep, All My Trials e Trouble In Mind, con Jerry ancora acerbo ma che già lasciava intravedere il suo talento, specie nel pickin’ chitarristico (ascoltate l’intensa Blow The Candles Out, brano di origini celtiche, e capirete). Poi ci sono due pezzi nei quali ai due si aggiunge Marshall Leicester alla chitarra e banjo (ottima la loro rilettura quasi bluegrass di Jesse James), ed altri cinque con Jerry ed un bassista sconosciuto, con due superlative Long Lonesome Road e Railroad Bill, nelle quali il futuro Captain Trips si dimostra già un chitarrista provetto.

CD 2 (1962): le prime otto canzoni sono a nome Sleepy Hollow Hog Stompers, un trio formato da Jerry con ancora Leicester e Dick Arnold al violino, con il nostro già più convinto e sicuro di sé, e deliziose versioni di Cannonball Blues (Carter Family) e dei traditionals Shady Grove e Man Of Constant Sorrow, quest’ultima cantata a cappella, oltre ad una notevole Hold That Woodpile Down, puro folk. I restanti brani altro non sono che la riproposizione di Folk Time degli Hart Valley Drifters, sedici pezzi strepitosi che però erano già usciti meno di due anni fa, e la loro inclusione in questo box rende Folk Time praticamente inutile (e per il commento vi rimando alla mia recensione del 2016) https://discoclub.myblog.it/2016/11/29/molto-piu-che-altro-disco-jerry-garcia-hart-valley-drifters-folk-time/ .

CD 3 (1963): l’inizio è appannaggio di altre otto splendide canzoni registrate dal vivo a Palo Alto con una nitidezza incredibile, stavolta a nome The Wildwood Boys (Garcia, Hunter e gli ex Hart Valley Drifters David Nelson – in seguito membro dei New Riders Of The Purple Sage – e Norm Van Maastricht): una cristallina fusione tra country, folk, bluegrass e mountain music, con una velocissima Roll In My Sweet Baby’s Arms, il gospel Standing In The Need Of Prayer, la nota Muleskinner Blues di Jimmie Rodgers (strepitosa), ed uno scintillante strumentale per chitarra, Saturday Night Shuffle, scritto da Merle Travis. Abbiamo anche la prima canzone in assoluto scritta da Jerry, uno straordinario brano per solo banjo intitolato Jerry’s Breakdown, nel quale il nostro sembra che abbia venti dita. Completano il CD sei canzoni a nome Jerry & Sara, dove Sara è Sara Garcia, prima moglie di Jerry, che aiuta il marito alla seconda chitarra e voce, con punte come una fulgida Deep Elem Blues (che Jerry riprenderà negli anni a venire, anche coi Dead) e due vibranti riletture delle note Long Black Veil e Foggy Mountain Top, con Garcia davvero magnifico sia che suoni chitarra, banjo o mandolino (ma è molto bella anche la folk ballad Will The Weaver, pura e limpida come l’acqua).

CD 4 (1963/64): il dischetto più lungo dei quattro, trenta brani, di cui ben 26 appannaggio dei Black Mountain Boys in varie configurazioni (Garcia, Hunter, Nelson, Eric Thompson, Geoff Levin ed il futuro compagno nella Jerry Garcia Acoustic Band Sandy Rothman), con una qualità sonora non perfetta ma più che accettabile, che però viene compensata dalle straordinarie performance dei nostri. Un vero e proprio combo di puro bluegrass, ispirato a gruppi come gli Stanley Brothers, una prova di bravura eccezionale, con versioni al fulmicotone di brani tradizionali, della Carter Family, dei Louvin Brothers, di Ralph Stanley e di Bill Monroe, una vera goduria per le orecchie (non mi metto ad elencare le canzoni, ci vorrebbe una recensione a parte). Stesso discorso per i quattro pezzi finali, incisi a nome Asphalt Jungle Mountain Boys, un quintetto nel quale, oltre a Jerry, militava anche un giovane Herb Pedersen, che è anche voce solista in These Men Of God.

Una pubblicazione da non perdere dunque questo Before The Dead, anche per il costo abbastanza contenuto: oltre ad essere bellissimo, ci sono le radici di uno dei musicisti più importanti del secolo scorso, ed è quindi da considerarsi anche un’operazione culturale.

Marco Verdi

Molto Più Che Un “Altro” Disco Di Jerry Garcia! Hart Valley Drifters – Folk Time

hart valley drifters folk time

Hart Valley Drifters – Folk Time – ATO CD

Sappiamo benissimo che le radici di Jerry Garcia sono da ricercare nella tradizione folk, blues e bluegrass, influenze palesate saltuariamente con i Grateful Dead ed in maniera più netta prima negli anni settanta con gli Old & In The Way e con i New Riders Of The Purple Sage, e poi negli anni ottanta ed i primi novanta con gli splendidi dischi acustici in duo con David Grisman, ma anche con i live della Jerry Garcia Acoustic Band. Si pensava che queste influenze fossero tutte da ricercare nel disco inciso nel 1964 e pubblicato solo nel 1999 con i Mother McCree’s Uptown Jug Champions, band giovanile nella quale militavano anche i futuri compagni nei Dead Bob Weir e Ron “Pigpen” McKernan, un combo votato al recupero di brani della tradizione folk e blues, che ebbe un’importanza fondamentale nella formazione musicale del nostro. Si sapeva altresì che quella non era la prima esperienza di Jerry, dato che due anni prima era stato brevemente il leader di un quintetto denominato Hart Valley Drifters, dei quali però non si conosceva nulla, e neppure tra i più avidi fans dei Dead erano mai circolati nastri o bootleg riconducibili al fantomatico gruppo. Nel 2008, però, tale Brian Miksis (un tecnico del suono cinematografico conosciuto perlopiù in ambienti indipendenti) si imbatté in un nastro che riproduceva una session del 1962 degli HVD (registrata in mono presso la stazione radio KZSU  della Stanford University), con diciassette brani mai ascoltati prima: un ritrovamento eccezionale, del quale adesso abbiamo finalmente la possibilità di godere anche noi, grazie a questo splendido dischetto intitolato Folk Time e pubblicato dalla ATO Records sotto l’egida della Jerry Garcia Estate, un prodotto ufficiale quindi (e con le liner notes scritte proprio da Miksis).

Ma non è solo la scoperta in sé ad essere straordinaria (dopotutto, siamo di fronte alle prime incisioni in assoluto di uno dei musicisti più importanti del secolo scorso), ma anche la qualità del contenuto: Jerry, ad appena vent’anni, era già uno strumentista eccellente (qui canta, suona la chitarra acustica ed il banjo), ed il fatto di vederlo direttamente alle prese con il materiale che formerà il suo background musicale non ha prezzo. In più, troviamo tra i suoi compagni di viaggio due personaggi che in futuro incrocerà di nuovo, come Robert Hunter (qui al basso), che sarà il suo paroliere per tutta la carriera, ed il secondo chitarrista David Nelson, che fonderà nei seventies i già citati New Riders Of The Purple Sage (gli altri due membri del gruppo, il banjoista e violinista Ken Frankel ed il dobroista Norm Van Maastricht, pur continuando a suonare anche in seguito, hanno fatto perdere velocemente le proprie tracce). Folk Time è quindi una vera miniera d’oro per i fans di Garcia, ma anche per gli amanti del folk più puro, quarantadue minuti di musica sublime ed eseguita con una forza ed un feeling che sembra impossibile trovare in musicisti ventenni: i brani ( traditionals o cover di classici del folk, country o blues) sono tutti abbastanza brevi e diretti, niente a che vedere con le lunghe jam che Jerry affronterà in seguito con i Dead, ma proprio per questo ancora più godibili. E ho tenuto per ultima la cosa forse più impressionante di tutte: la qualità dell’incisione, davvero incredibile per pulizia, purezza e brillantezza, quasi fossero registrazioni di qualche mese fa, merito sicuramente del produttore e curatore del progetto Marc Allan (mentre le sessions originali erano state prodotte da Ted Claire), che ha dato a queste canzoni un suono veramente splendido, roba da non credere.

Dopo una breve e scherzosa auto-presentazione dei membri della band, si parte con una stupenda versione del traditional Roving Gambler, dominato dal banjo ma anche con tutti gli altri strumenti in grande spolvero, e Garcia vocalmente già maturo: gran ritmo, pur senza batteria, e performance cristallina. E, ripeto, incisione spettacolare, sembra incredibile che queste registrazioni siano rimaste sconosciute per decenni. Ground Speed è un breve e ficcante bluegrass (scritto da Earl Scruggs), un minuto e mezzo di musica suonata a velocità vorticosa, mentre Pig In A Pen, che rimane in territori bluegrass, offre una melodia corale classica, ed è eseguita anch’essa con forza straordinaria. Ed il livello rimane questo per tutta la durata del CD, con punte di eccellenza assoluta per il bellissimo folk-gospel Standing In The Need Of A Prayer, lo strumentale Flint Hill Special, con Jerry strepitoso al banjo e Nelson che non è da meno alla chitarra, il noto traditional Nine Pound Hammer, in una rilettura decisamente vigorosa, o ancora Handsome Molly, proposta in modo puro e delizioso. C’è spazio anche per un omaggio a Ralph Stanley, con la breve ma intensa Clinch Mountain Backstep, e per il fratello Carter, con una formidabile Think Of What You’ve Done, ancora con Garcia grandissimo al banjo; All The Good Times Have Past And Gone è un’altra folk song purissima, dal motivo scintillante ed eseguita alla grande, così come la saltellante Billy Grimes, The Rover, dal sapore irish, o la malinconica Sugar Baby, con il violino di Frankel sugli scudi. Il CD si chiude con la nota Sitting On Top Of The World (l’hanno fatta anche i Dead), in una versione folk-blues strepitosa, alla Mississippi John Hurt, davvero da brividi lungo la schiena, che rivela (ma non ce n’era bisogno) che Garcia era già un musicista straordinario.

Tecnicamente Folk Time non è una ristampa, essendo composto interamente da brani inediti, e quindi non ho nessuna remora a definirlo, anche per la sua importanza storica, il disco folk dell’anno.

Marco Verdi

*NDB Ora attendiamo qualche bella jam di Jerry all’asilo!

Non Ci Posso Credere! Parte La Campagna Delle Ristampe Per il 50° Anniversario Dei Dischi Dei Grateful Dead: Lunga Vita A Loro, Ma Anche A Noi.

the grateful dead the grateful dead

Il 20 gennaio, con la ripubblicazione del primo album del 1967 The Grateful Dead parte la campagna della ristampe dell’intera discografia del gruppo californiano, ogni album ripubblicato allo scoccare del 50° Anniversario, o così ci dicono. Visto che l’ultimo album ufficiale della band Without A Net è uscito nel 1990, dobbiamo quindi aspettarci che tutta questa operazione si concluderà nel 2040. Ma esisteranno ancora le case discografiche? E, soprattutto, esisteremo ancora noi? Chi ne ha parlato fino ad ora secondo me non si è posto il problema, ma non credo sarà una questione secondaria.

Comunque, ognuna delle ristampe del catalogo dei Grateful Dead sarà doppia, con un CD di materiale inedito, unito al disco originale (e per il Live e i doppi come faranno?). Diciamo allora che, da quello che si sa, almeno il primo della serie sarà così. pubblicato dalla Rhino/Grateful Dead a cura di uno dei loro archivisti principali, David Glasser, la serie vivrà anche una operazione parallela dedicata alla ristampa dei singoli in vinile del gruppo, sempre allo scoccare del 50°, ma con una cadenza di uscite più ravvicinate: la prima sarà il 1° marzo con il primo 45 giri “Stealin'” b/w “Don’t Ease Me In.”. In tutto saranno 27 singoli ripubblicati in vinile colorato. ciascuno con tiratura limitata di 10.000 copie, le prime 4 uscite saranno disponibili ogni trimestre del primo anno sotto forma di un abbonamento a 44.98 dollari sul sito del gruppo http://www.dead.net/, per le altre 23 uscite si dice genericamente che saranno disponibili nei prossimi anni.

Tornando alla ristampa del primo album ecco la tracklist completa del doppio CD:

Grateful Dead, The Grateful Dead: 50th Anniversary Deluxe Edition (Rhino, 2017)

Disc One: Original Album (Originally released as Warner Bros. LP WS 1689, 1967)

  1. The Golden Road (To Unlimited Devotion)
  2. Beat It On Down The Line
  3. Good Morning Little School Girl”
  4. Cold Rain & Snow
  5. Sitting On Top Of The World
  6. Cream Puff War
  7. Morning Dew
  8. New, New Minglewood Blues
  9. Viola Lee Blues

Disc 2: P.N.E. Garden Auditorium, Vancouver, BC, Canada 7/29/66

  1. Standing On The Corner
  2. Know You Rider
  3. Next Time You See Me
  4. Sitting On Top of The World
  5. You Don’t Have To Ask
  6. Big Boss Man
  7. Stealin’
  8. Cardboard Cowboy
  9. Baby Blue
  10. Cream Puff Wars
  11. Viola Lee Blues
  12. It On Down The Line
  13. Good Morning Little Schoolgirl”

7/30/66

    1. Cold, Rain and Snow 15.  One Kind Favor 16.  Hey Little One 17.  New Minglewood Blues

Tra l’altro i Deadheads più esperti già ci dicono che tre dei brani, contenuti nel concerto del 1966, sono molto rari (come peraltro tutto il repertorio dei primi due anni): Standing On The Corner, You Don’t Have To Ask Me e Cardboard Cowboy, poi non appariranno più in successive registrazioni ufficiali dei Grateful Dead. E, tac, ti hanno fregato un’altra volta!

hart valley drifters folk time

 

Naturalmente nel corso dell’anno prossimo usciranno altri volumi della serie Dave’s Picks e in questi giorni è uscito anche Folk Time il disco degli Hart Valley Drifters, la prima band ufficiale di Jerry Garcia nel 1962, quando aveva 20 anni e si esibiva insieme a Robert Hunter David Nelson, pubblicata dalla Ato Records, e su cui poi torneremo con calma.

Bruno Conti