Un Weekend Con Il Boss 2: Un’Autobiografia Tutta Da Ascoltare…Forse Anche Troppo! Bruce Springsteen – On Broadway

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Bruce Springsteen – On Broadway – Columbia/Sony 2CD – 4LP (dal 25 -01-2019)

L’uscita di un disco dal vivo accreditato a Bruce Springsteen è di per sé un piccolo evento, dato che il grande rocker del New Jersey nella sua carriera non ha pubblicato moltissimi album “ufficiali” registrati on stage (il famoso cofanetto del 1986, il non eccelso MTV Plugged, il Live In New York City della reunion con la E Street Band ed il Live In Dublin con la Seeger Sessions Band, ai quali sono da aggiungere, solo in formato video, il Live In Barcelona del 2003 ed il Live In Hyde Park del 2010, più quelli compresi nei vari box set celebrativi dei suoi album del periodo storico). Diverso è il discorso se, come il sottoscritto, non vi lasciate scappare neppure una delle uscite mensili dai suoi archivi live (proprio ieri mi sono occupato dell’ultima proposta, Leeds 2013), in questo caso l’uscita di questo Springsteen On Broadway potrebbe avere una portata notevolmente attenuata. Eppure il doppio CD (o quadruplo LP) è di indubbia importanza, in quanto documenta la serie di spettacoli che il nostro ha tenuto dall’Ottobre del 2017 fino a ieri, 15 Dicembre 2018, al Walter Kerr Theatre di New York per cinque volte alla settimana, uno show che doveva inizialmente durare un periodo limitato ma che a grande richiesta è stato prolungato sino a raggiungere le 236 rappresentazioni.

In queste serate, il Boss si presentava da solo sul palco con chitarra, pianoforte ed armonica, senza la minima scenografia, e raccontava in due ore abbondanti la propria vita accompagnando i monologhi con una serie di canzoni scelte ad hoc, come se fossero capitoli di un libro (ed infatti lo show era una sorta di rappresentazione teatrale della sua autobiografia Born To Run). Si partiva dall’infanzia a Freehold per poi trattare dei rapporti altalenanti con i familiari (soprattutto con il padre), della scoperta della passione per la musica, il lungo viaggio verso la California a bordo di un furgone, le prime esperienze con band giovanili, fino all’incontro con i vari membri della E Street Band. Poi i primi dischi, la ricerca del successo, la popolarità, la sua vita sentimentale, fino al suo rapporto in generale con l’America, terra di sogni ma anche di contraddizioni e precarietà. Tutto bello e tutto interessante, in vari momenti anche divertente (come quando il nostro scherza sulla sua fama di paladino della working class, dicendo che non ha mai visto una fabbrica dall’interno e che con questo spettacolo per la prima volta in vita sua lavora cinque giorni alla settimana, o nell’intro a Born To Run, nella quale asserisce con autoironia di avere corso talmente tanto da essere finito a vivere a dieci minuti da dov’era nato), ma il problema è che se si decide di pubblicare una versione audio dello spettacolo, bisognerebbe tenere conto che non tutti i fans del Boss sono americani, o comunque di madrelingua inglese, e quindi non è proprio il massimo ascoltare un CD dove per la maggior parte del tempo bisogna tenere le orecchie dritte per capire quello che dice il protagonista.

Sì, perché le parti narrate occupano la maggior parte dello show, precedendo ogni brano (tranne due), e spesso le introduzioni durano di più dei brani stessi, rompendo il ritmo ed appesantendo non poco l’ascolto (il caso limite è The Promised Land, undici minuti di introduzione e quattro di canzone). Meno male che le tracce parlate sono state separate da quelle cantate, così usando il tasto “skip” del telecomando (oppure programmando i due dischetti) si può ascoltare solo la musica, ma allora non si faceva prima a far uscire il doppio CD solo con le canzoni (singolo non sarebbe bastato comunque) ed aggiungendo un DVD/BluRay con lo show completo, magari con l’opzione dei sottotitoli? Certo che si poteva, ma in questo modo non avremmo dovuto ricomprare la stessa cosa tra qualche mese, quando il DVD uscirà da solo a parte (perché secondo me succederà, Springsteen non è nuovo a queste finezze, anche se essendo un prodotto per Netflix non è detto).

Inutile dire che le parti cantate sono impeccabili, dato che Bruce è comunque un performer coi fiocchi ed i brani li conosciamo, ma non si può parlare di un concerto acustico (come quelli dei tour di The Ghost Of Tom Joad e Devils And Dust) bensì di un monologo teatrale dove ogni tanto il protagonista canta e suona. Ci sono canzoni perfette per questa dimensione intima, non fosse altro perché erano più o meno acustiche anche in origine, come la rara (nel senso che nei concerti normali non la suona praticamente mai) My Father’s House, la toccante The Wish, eseguita al pianoforte, la splendida e drammatica The Ghost Of Tom Joad.

O anche diversi pezzi che benché spogliati della loro veste elettrica hanno una loro logica, come l’iniziale Growin’ Up, suonata con forza, la sempre commovente Thunder Road, una Born In The U.S.A. bluesata e già presentata in passato con questo arrangiamento, la già citata The Promised Land che si trasforma in una limpida folk song, la bella Long Time Coming, già in origine un folk elettrificato, o ancora My Hometown, che forse è preferibile in questa intensa rilettura pianistica piuttosto che nella versione di studio, un filo troppo prodotta. Ma Bruce non è un folksinger, bensì un rocker che ogni tanto si esibisce da solo, ed alcune canzoni non dico che non si applichino alla dimensione acustica, ma ogni tanto l’adattamento può risultare un po’ forzato, anche se il nostro se la cava comunque con la classe ed il mestiere: brani come Tenth Avenue Freeze-Out (che contiene un commosso ricordo di Clarence Clemons), The Rising o il trittico finale formato da Dancing In The Dark, Land Of Hope And Dreams e Born To Run sono canzoni legate a doppio filo al suono della E Street Band, e risentite così perdono un po’ in forza comunicativa. Ci sono anche due pezzi eseguiti insieme alla moglie Patti Scialfa, la bellissima Tougher Than The Rest e la pimpante Brilliant Disguise, e coincidono con uno dei momenti migliori dello show.

Springsteen On Broadway è quindi un’operazione dotata di una indiscussa valenza artistica, e risulta anche godibile se vi limitate all’ascolto delle canzoni, ma se avete voglia di un vero live del Boss forse fareste meglio a procurarvi, parlando di titoli usciti di recente,il Leeds 2013.

Marco Verdi

Un Weekend Con Il Boss 1: Comincio A Pensare Che A Leeds Tiri Una Buona Aria! Bruce Springsteen & The E Street Band – Leeds July 24 2013

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Bruce Springsteen & The E Street Band – Leeds July 24 2013 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Il titolo del post sottintende un ideale rimando a Live At Leeds, album dal vivo del 1970 degli Who che per molti è uno dei migliori live della storia (ancora di più nelle successive edizioni espanse), nonché uno dei più devastanti dal punto di vista della foga rocknrollistica. Dopo aver ascoltato questo Leeds July 24 2013, ultimo episodio dei “bootleg ufficiali” tratti dagli archivi live di Bruce Springsteen, ho subito pensato che nella cittadina inglese tirasse una particolare aria che faceva bene alla musica rock. Inizialmente quando avevo visto che il nuovo volume era dedicato ad una serata presa dalla tournée di Wrecking Ball (la seconda dopo quella all’Ippodromo delle Capannelle di Roma), e quindi non ad uno dei concerti “storici”, avevo alzato leggermente un sopracciglio, pronto comunque a godermi una bella serata all’insegna del rock’n’roll: quando poi ho letto dai commenti che questo concerto (tenutosi alla First Direct Arena) è uno dei preferiti dai fans tra quelli degli ultimi anni, la mia curiosità è aumentata, e dopo averlo ascoltato non posso che confermare la sua bontà, aggiungendo anzi che ci troviamo davanti ad uno dei migliori episodi della serie.

Il concerto, inciso tra l’altro in maniera spettacolare, ci consente di ascoltare un Bruce in forma strepitosa, seguito passo passo da una E Street Band in stato di grazia, una serata senza il minimo cedimento e che per di più è contraddistinta da una scaletta con diverse sorprese. Perfino uno come il Boss solitamente ha bisogno di due-tre canzoni per scaldarsi, ma in quella serata è già bello carico sin dall’inizio: lo show infatti si apre con la rara Roulette, suonata con una forza ed un vigore sorprendenti anche per chi è abituato al nostro, e capiamo fin da subito che la serata sarà di quelle da ricordare. E Roulette non è certo l’unico brano raro della setlist: troviamo infatti subito dopo una scintillante My Love Will Not Let You Down, coinvolgente come non mai e con uno strepitoso Roy Bittan (ma anche Max Weinberg picchia come un fabbro sui tamburi), oltre alla bella e sottovalutata Local Hero (era su Lucky Town), trasformata in un southern country-rock, due outtakes degli anni settanta poi pubblicate rispettivamente su The Promise e Tracks (Gotta Get That Feeling ed una sorprendente Thundercrack di undici minuti), la soffusa Secret Garden, che non mi ha mai fatto impazzire, ed una inattesa ma imperdibile rilettura di Bad Moon Rising dei Creedence Clearwater Revival, puro rock’n’roll.

E non dimenticherei la struggente rock ballad Something In The Night, che non è una rarità ma comunque rimane uno dei pezzi meno suonati di Darkness On The Edge Of Town, soprattutto in anni recenti. Chiaramente le hits ed i classici non mancano: oltre alle immancabili The Promised Land, Hungry Heart, Badlands e Born To Run, troviamo una eccellente No Surrender, la solita monumentale Because The Night (con Nils Lofgren spaziale alla solista), la ruspante Darlington County, l’epica The Rising ed una Atlantic City elettrica e più rock che mai. Da Wrecking Ball non ne vengono suonate poi molte, solo quattro: oltre alla title track, le trascinanti Death To My Hometown e Shackled And Drawn e la ballata dai toni “rumoristici” This Depression. Tra i bis, dopo due toniche Dancing In The Dark e Tenth Avenue Freeze-Out (insolitamente contenuta nella durata), il Boss stende tutti con una esplosiva Shout degli Isley Brothers, e mi domando se il nostro possieda un paio di polmoni di riserva. Non è finita, in quanto Bruce torna sul palco da solo con la sua chitarra per due toccanti If I Should Fall Behind e Thunder Road, emozione pura. Una performance impeccabile, senza la minima sbavatura, direi strepitosa: da non perdere.

Ci ritroviamo domani ancora con Bruce Springsteen per una serata questa volta “teatrale”, mentre per quanto riguarda gli archivi l’appuntamento è a Gennaio, con una mitica serata del 1975 al Roxy.

Marco Verdi

Lo Springsteen “Europeo” … Un’Altra Tappa All’Estremo Nord! Bruce Springsteen & The E Street Band – Helsinki, June 16 2003

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Bruce Springsteen & The E Street Band – Helsinki, June 16 2003 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Era da parecchio tempo che i fans di Bruce Springsteen si auguravano che una delle uscite mensili dei concerti dal vivo dagli archivi fosse dedicata ad una serata del “The Rising Tour” del 2003, pur essendo una delle rare tournée già documentata da un DVD ufficiale (Live In Barcelona, ottimo). Ma si sa, i fans non si accontentano mai, e per quest’ultima uscita sono stati almeno in parte accontentati: ho detto in parte perché nessuno si sarebbe aspettato che l’onore sarebbe toccato alla serata del 16 Giugno, all’Olympiastadion di Helsinki, Finlandia, dato che gli show più “desiderati” erano altri (soprattutto le serate finali americane allo Shea Stadium), ma la spiegazione indicata sul sito che si occupa di vendere questi concerti ha lasciato poche speranze, dato che vi si asserisce che la maggior parte delle date di quel tour sono indisponibili per problemi tecnici, e quella di Helsinki era una delle poche pubblicabili.

The Rising vedeva il ritorno su disco di Bruce con la E Street Band per la prima volta da Tunnel Of Love (a parte i brani inediti del Greatest Hits del 1995), e la tournée che era seguita aveva attirato una grande attenzione, in parte grazie al successo del Reunion Tour del 1999-2000, in parte pure al fatto che The Rising era un grande disco, con testi che testimoniavano la situazione di un’America ferita dai fatti dell’11 Settembre 2001, ma con una gran voglia di non arrendersi e di risorgere. In realtà va detto che le scalette di quel tour offrivano meno sorprese del solito, Bruce e i suoi andavano piuttosto sul sicuro con una sorta di Greatest Hits ambulante e numerosi pezzi dal disco nuovo, ed anche quella serata in Finlandia (prima volta in assoluto per il Boss, ma sarebbe tornato nel 2012 come leggete qui https://discoclub.myblog.it/2017/07/16/supplemento-della-domenica-se-quattro-ore-abbondanti-di-rocknroll-vi-sembrano-poche-bruce-springsteen-the-e-street-band-olympiastadion-helsinki-july-31s/ ) non si sottrae all’andazzo. Un buon concerto quindi, con il nostro che si scalda man mano che lo show procede (all’inizio sembra un po’ imballato, cosa stranissima per lui) e con gli E Streeters che suonano con la consueta potenza, spettacolo che secondo me si colloca un gradino sotto le migliori uscite di questa serie. Intendiamoci però: un buon concerto di Springsteen equivale comunque ad un grandissimo concerto per il 95% dei musicisti al mondo, e quindi questo triplo CD (o download se siete tecnologici) offre due ore e mezza abbondanti di rock’n’roll e ballate ad alto tasso di godibilità.

Lo spettacolo inizia con il Boss in solitaria, con una Born In The U.S.A. in versione folk-blues con slide acustica, lo stesso arrangiamento adottato nella tournée di The Ghost Of Tom Joad e nel Reunion Tour, seguita a ruota da The Rising ovviamente full band, un pezzo già coinvolgente che però appare un po’ zoppicante nella resa vocale di Bruce (ma tempo un paio di canzoni e non ci saranno più problemi). The Rising, l’album, la fa da padrone nella setlist con ben nove brani, e se alcuni rimarranno nelle scalette anche negli anni a venire (Lonesome Day, Waitin’ On A Sunny Day), altre saranno fisse solo per questo tour: fra di esse la migliore è la commovente Empty Sky (quella con i riferimenti più diretti all’11 Settembre), mentre sia You’re Missing che Into The Fire che Worlds Apart (quest’ultima uno strano miscuglio tra rock e musica arabeggiante) sono indubbiamente canzoni minori che abbassano il tono della serata. Ma i due highlights tratti dall’allora nuovo album sono senz’altro una chilometrica (17 minuti e mezzo) e festaiola Mary’s Place, una sorta di Rosalita 2.0, e la straordinaria ballata rock-gospel My City Of Ruins, tra le più struggenti del nostro e con un crescendo magnifico. Il resto della scaletta, come dicevo prima, non riserva particolari sorprese, e non mancano di certo i pezzi che tutti si aspettano di ascoltare in uno show di Springsteen (Prove It All Night, grandiosa, The Promised Land, Out In The Street, Thunder Road, Badlands e Born To Run).

Essendo la prima volta in Finlandia, Bruce decide poi di omaggiare il pubblico suonando gran parte del suo album più popolare di sempre, cioè Born In The U.S.A. (7 brani su 12, compresa la già citata title track acustica), con due trascinanti No Surrender e Darlington County, la toccante My Hometown (che ho sempre preferito dal vivo che in studio), e veri e propri “crowd-pleasers” come Bobby Jean e l’uno-due finale di Dancing In The Dark e Glory Days. Nei bis, due dei brani simbolo del divertimento springsteeniano on stage, cioè la saltellante Ramrod (ben tredici minuti, e con una strepitosa improvvisazione pianistica in solitaria di Roy Bittan) e l’irresistibile rock’n’roll di Moon Mullican Seven Nights To Rock. A questo punto, se non ricordo male, gli unici concerti non ancora “coperti” da questa serie di pubblicazioni sono quelli dei primi anni della E Street Band, quando all’interno del gruppo militavano ancora David Sancious e Vini Lopez, e sinceramente un live da quel periodo non mi dispiacerebbe affatto.

Marco Verdi

Un Altro Springsteen Della Domenica: It Was 19 Years Ago Today! Bruce Springsteen & The E Street Band – Chicago September 30 1999

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Bruce Springsteen & The E Street Band – Chicago September 30 1999 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Altro concerto degli archivi live di Bruce Springsteen preso dal reunion tour con la E Street Band, il secondo a venire pubblicato dopo il famoso show conclusivo al Madison Square Garden del 2000: trattasi di uno spettacolo tenutosi il 30 Settembre del 1999 (e quindi esattamente 19 anni fa, da cui il titolo del Post che omaggia il Sergente Pepper) allo United Center di Chicago, e l’ultima di tre serate del gruppo nella capitale dell’Illinois. Quella tournée vedeva il Boss riunirsi con la sua storica band dopo un decennio di separazione, almeno dal vivo, dato che in studio si erano già trovati nel 1995 per registrare alcuni pezzi nuovi da inserire nel primo Greatest Hits di Bruce. Quei concerti erano quindi una vera liberazione per i fans, che ad un certo punto avevano quasi smesso di credere che una delle macchine da rock’n’roll migliori del pianeta avrebbe ripreso a macinare chilometri, mentre invece era solo questione di far passare un po’ di tempo e far guarire le ferite: Bruce ed i suoi ex compagni avevano ripreso come se nulla fosse stato, regalando al loro pubblico una lunga serie di serate da ricordare, tra le quali questo show di inizio autunno nella Windy City, che vede il Boss in forma vocale strepitosa per tutta la durata e gli E Streeters fornire quel tappeto sonoro che li ha consegnati alla leggenda.

Le setlist di quei concerti erano una sorta di riepilogo della carriera dei nostri, quasi un greatest hits dal vivo, ed anche questa serata non fa eccezione. L’ossatura dello show è formata dai tre album più belli del nostro, Born To Run, Darkness On The Edge Of Town e The River, mentre da un disco di grande successo come Born In The U.S.A. viene stranamente suonata solo Bobby Jean (trascinante come sempre). Non mancano quindi i classici in gran numero: The Ties That Bind, The Promised Land, Two Hearts, Badlands, Out In The Street, una Tenth Avenue Freeze-Out di ben 18 minuti, Hungry Heart, Born To Run e Thunder Road (e con un songbook come il suo Bruce può anche permettersi di lasciare fuori pezzi da novanta come The River, Darkness On The Edge Of Town o Prove It All Night). La scaletta non riserva troppe sorprese (e non ci sono cover nella serata): tra le rarità troviamo la scintillante Take ‘em As They Come, una outtake di The River che è perfetta per aprire la serata, e l’orecchiabile pop song Janey Don’t You Lose Heart, in origine una B-side di I’m Going Down (brano però di Born In The U.S.A). Dall’allora recente The Ghost Of Tom Joad Bruce suona i due pezzi più belli, la stupenda title track (qui in squisita versione country-folk) e la vibrante Youngstown, decisamente più rock che sul disco originale; non manca uno dei quattro brani inediti del Greatest Hits, cioè l’assalto elettrico di Murder Incorporated, un pezzo che dal vivo mostra tutto il suo potenziale.

Gli highlights? Una Adam Raised A Cain di devastante potenza, Atlantic City elettrica e tesissima, ma anche momenti toccanti e poetici come una sublime Mansion On The Hill che diventa quasi una country ballad, una altrettanto bella Independence Day con piano e steel in gran spolvero, e soprattutto una meravigliosa New York City Serenade, uno dei brani più epici della carriera del nostro, con Roy Bittan semplicemente mostruoso. Il finale è meno esplosivo del solito: se If I Should Fall Behind, con ogni membro “cantante” del gruppo (quindi Bruce, Little Steven, Nils Lofgren, Patti Scialfa e Clarence Clemons) ad interpretare una strofa, è commovente il giusto, la lunga Land Of Hope And Dreams non mi ha mai convinto, mentre Ramrod è coinvolgente e contagiosa, ma funziona meglio se seguita da un Detroit Medley o da una Twist And Shout: lasciata da sola a chiudere lo show lascia in bocca un sapore di incompiuto. Ma sono quisquilie da fan, il concerto è bello, trascinante ed inciso in maniera spettacolare, e vi regalerà tre ore di poesia rock’n’roll come solo Bruce Springsteen sa fare.

Marco Verdi

Uno Dei Migliori Tour Di Sempre, E Non Solo Del Boss! Bruce Springsteen & The E Street Band – Wembley Arena, June 5 1981

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Bruce Springsteen & The E Street Band – Wembley Arena, June 5 1981 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

E’ opinione comune che la parte europea del tour 1980-81 di Bruce Springsteen & The E Street Band sia uno dei punti più alti del nostro come live performer, se non addirittura il più alto: personalmente ritengo questa tournée superiore anche a quella magnifica del 1978, soprattutto perché all’interno dei suoi concerti trovano ampio spazio le canzoni di The River, che giudico il capolavoro assoluto del rocker di Freehold. Mi sono quindi fregato le mani quando ho visto che il nuovo volume degli archivi live del Boss era incentrato su una di quelle serate (*NDB Per la serie “c’ero anch’io”, ero presente al concerto dell’11 Maggio all’Hallenstadion di Zurigo e non posso che confermare https://www.youtube.com/watch?v=PKUhjWSjsKQ ), e precisamente quella del 5 Giugno 1981 alla Wembley Arena di Londra: è la terza uscita di questa serie dal tour di The River, ma le due precedenti erano tratte dalla tranche americana (Nassau e Tampa).

E le premesse sono state rispettate, in quanto ci troviamo di fronte ad un live formidabile, con performances davvero imperdibili di Bruce e dei suoi sei compari (all’epoca mancavano ancora sia Nils Lofgren che Patti Scialfa), uno show che alterna momenti di grandissimo rock’n’roll ad altri in cui i nostri ci commuovono con ballate struggenti, ed in più con una scaletta spettacolare. Lo show inizia in modo insolito, in quanto Born To Run di solito veniva (e viene ancora oggi) eseguita verso fine serata, eppure non solo il brano funziona anche in apertura, ma credo che questa sia una delle più belle, potenti ed accorate versioni che abbia mai sentito. Seguono a ruota una splendida Prove It All Night, con grande assolo chitarristico, e la trascinante Out In The Street, che ci fa entrare definitivamente nel vivo del concerto, oltre ad essere la prima tratta da The River. Da quello storico album Bruce ne suonerà altre undici, alternando rock’n’roll davvero scatenati come You Can Look (But You Better Not Touch), una ruspante Cadillac Ranch e la travolgente Ramrod, a toccanti ballad come la splendida title track e le emozionanti Independence Day e Point Blank.

Non mancano le cover, ben sette, tra cui Follow That Dream, un brano poco noto di Elvis Presley rifatto in maniera molto più lenta, un’irresistibile versione del classico I Fought The Law, che tiene presente la rilettura dei Clash, la stupenda Who’ll Stop The Rain dei Creedence (che è già una grandissima canzone di suo), una This Land Is Your Land solo voce e chitarra (elettrica), ricca di pathos, ed una gioiosa e coinvolgente Jole Blon (che proprio in quel periodo Bruce aveva inciso in duetto con Gary U.S. Bonds), puro E Street sound, impossibile restare fermi. C’è anche una rarissima esecuzione di Johnny Bye Bye, che non è il noto pezzo di Chuck Berry ma un brano originale di Bruce, una toccante ballata sullo stile di Factory, davvero bella. Ovviamente non mancano i classici, tutti eseguiti in maniera sensazionale, da Darkness On The Edge Of Town a The Promised Land, da Badlands a Thunder Road, passando per Because The Night e Rosalita. Il finale vede nell’ordine una monumentale Jungleland, solito strepitoso showcase per le magiche dita di Roy Bittan, una commovente Can’t Help Falling In Love (ancora Elvis) ed una conclusione a tutto rock’n’roll con uno dei Detroit Medley più devastanti che abbia mai ascoltato.

So di essere monotono nel definire imperdibili queste uscite, ma se questa serata londinese fosse uscita all’epoca sarebbe entrato di diritto tra i grandi live album della storia del rock.

Marco Verdi

Lo Springsteen Della Domenica: Altra Storica Testimonianza Da Un Tour Leggendario! Bruce Springsteen & The E Street Band – The Roxy, July 7, 1978

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Bruce Springsteen & The E Street Band – The Roxy, July 7, 1978 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Se la tournée del 1975 aveva creato grande interesse dei media e del pubblico nei confronti della figura di Bruce Springsteen, quella lunghissima ed estenuante del 1978 fece entrare il nostro nel mito, insieme alla sua E Street Band, come performer dal vivo. Bruce aveva da poco pubblicato Darkness On The Edge Of Town, un album eccezionale (per molti il suo migliore) che risentiva delle tensioni accumulate in quegli anni a seguito dei problemi legali con Mike Appel che avevano rischiato di stroncargli la carriera. Ed il lungo tour era la logica conseguenza di quel disco sofferto, con performance interminabili ed infuocate, vere e proprie celebrazioni rock come non si erano mai viste fino a quel momento, ed alcune serate vennero tramandate ai posteri come leggendarie. La serie degli archivi live del Boss, che da qualche tempo viene aggiornata mensilmente, ha già all’attivo tre serate del 1978, il mitizzato show all’Agora Ballroom di Cleveland, quello altrettanto noto di Passaic, ed il meno famoso concerto di Houston di fine tour: l’altro spettacolo che tra i fans del Boss era sicuramente nella Top Ten assoluta era quello del 7 Luglio al mitico Roxy Theatre di West Hollywood, ed oggi possiamo gustarcelo in tutto il suo splendore, inciso alla grande e finalmente al completo.

Ho detto al completo in quanto otto pezzi di questa serata erano già usciti ufficialmente sul discusso box Live 1975-85, ma ora trovano posto nel loro contesto originale, ed è tutta un’altra cosa, anche se, istigati dal famoso  “All you bootleggers out there in Radioland, roll your tapes!”, lanciato proprio in occasione di questo broadcast radiofonico, di registrazioni, anche ottime, di questa data ne esistono a iosa. Un concerto magnifico quindi, potente  ed arso dal sacro fuoco che Bruce produceva in ogni serata, con la band che gira che è una meraviglia (all’epoca erano in sette incluso il leader: Roy Bittan, Little Steven, Garry Tallent, Danny Federici, Clarence Clemons e Max Weinberg) e quello che ancora più stupisce è la prova vocale del Boss, che nelle tre ore abbondanti di show non ha mai un cedimento o una sbavatura, quasi come se fosse stato inciso in studio, ed in varie sessioni. Dopo una breve introduzione parlata lo show inizia subito in maniera irresistibile con una strepitosa versione di Rave On di Buddy Holly, che dimostra che il gruppo è già bello caldo, a cui fanno seguito una potente Badlands, che fa saltare per aria il teatro, ed una fulgida Spirit In The Night, con il nostro che ha già la folla in pugno ed inizia a gigioneggiare alla sua maniera. Oltre alla citata Badlands, ci sono altre sei canzoni prese dall’allora recente Darkness On The Edge Of Town: se Candy’s Room non mi ha mai fatto impazzire, le altre sono magnifiche, dalla title track, un concentrato di potenza ed intensità, alle trascinanti The Promised Land e Prove It All Night (quest’ultima con la strepitosa introduzione strumentale dell’epoca), senza dimenticare una devastante Adam Raised A Cain, in cui le chitarre quasi urlano, ed una Racing In The Street mai così bella (e con uno straordinario Bittan).

Ma gli highlights non sono certo finiti qui, in quanto il Boss ci delizia con una frizzante For You, che non ricordavo così bella, una magica Thunder Road messa a chiusura della prima parte, un’anteprima di The River con una emozionante Point Blank, già tesa e drammatica, ed un doppio omaggio ai suoi esordi con Growin’ Up e It’s Hard To Be A Saint In The City (con grande assolo chitarristico finale) una in fila all’altra. E come ciliegina una monumentale Backstreets di dodici minuti, considerata una delle più belle mai eseguite (e che è stata incredibilmente dimenticata nella tracklist stampata sul retro del CD). Detto di due omaggi a grandi del rock’n’roll come Bo Diddley (Mona, che si fonde con She’s The One) ed Elvis Presley (una sorprendente Heartbreak Hotel), il concerto volge al termine con le immancabili Rosalita e Born To Run, oltre che con un altro brano inedito che finirà su The River, e cioè una struggente Independence Day per piano solo, un momento di straordinario pathos che Bruce dedica a suo padre. Gran finale con la travolgente Because The Night, che all’epoca Patti Smith aveva appena pubblicato, ed una conclusione pirotecnica a tutto errebi (Raise Your Hand) e rock’n’roll (Twist And Shout, dopo una lunga attesa), un uno-due che non fa prigionieri.

Il tutto succedeva quarant’anni fa, ma ad ascolto ultimato vi sembrerà di esserci appena stati di persona.

Marco Verdi

Lo Springsteen Della Domenica: Un “Fiume” Di Grande Musica! Bruce Springsteen & The E Street Band – MSG, Nov. 08, 2009

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Bruce Springsteen & The E Street Band – Madison Square Garden, New York, Nov. 08, 2009 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Verso la fine della scorsa decade Bruce Springsteen aveva iniziato a proporre saltuariamente durante i suoi concerti con la E Street Band una serie di suoi album storici, suonati integralmente dalla prima all’ultima canzone. Questo non comprendeva tutti i suoi lavori, ma solo i più famosi: principalmente Born To Run, Darkness On The Edge Of Town e Born In The U.S.A., con qualche rara eccezione che riguardava Greetings From Asbury Park, NJ e The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle. Solo una volta però Bruce, prima che la cosa diventasse quotidiana nel tour del 2016, aveva suonato tutto The River dalla prima all’ultima nota, e ciò era avvenuto verso la fine del tour di Working On A Dream, l’8 Novembre del 2009, al Madison Square Garden di New York, concerto che ora esce per la meritoria serie di live d’archivio del Boss. The River è uno dei grandi dischi della nostra musica (per il sottoscritto è il secondo migliore di sempre dopo Highway 61 Revisited di Bob Dylan), ma è anche un album impegnativo da suonare dal vivo, dato che è doppio e che da solo occupa ben più della metà della scaletta.

Ma Bruce in quella serata del 2009 se ne è giustamente fregato, e dopo aver aperto lo show con l’allora inedita Wrecking Ball (non una grande canzone, ma che garantisce un avvio potente), ha snocciolato uno per uno tutti i venti brani dell’album del 1980, nobilitando il tutto con una performance al solito scintillante e seguito alla grande da una E Street Band perfettamente rodata (e nella quale militava ancora Clarence Clemons, mentre sia Soozie Tyrell che Charlie Giordano erano sul palco ma non ancora membri fissi del gruppo), con il risultato finale di una splendida festa a base di rock’n’roll. So che molti preferiscono le performances infuocate del biennio 1980-1981, quando Bruce ed i suoi erano ancora affamati, piuttosto che il gruppo “arrivato” e quasi auto-celebrativo di oggi, ma per me sono quisquilie, dato che comunque un’altra rock band simile al mondo non si trova. Riascoltiamo quindi con grande godimento le versioni “da terzo millennio” dei pezzi di questo storico LP, diviso tra gioiosi rock’n’roll del calibro di The Ties That Bind, Sherry Darling (un uno-due di apertura che pochi artisti possono vantare, qui eseguite in versione leggermente rallentata rispetto all’originale), Out In The Street, You Can Look (But You Better Not Touch), più irresistibile che mai, fino alle due più trascinanti in assoluto, Cadillac Ranch e Ramrod, oppure struggenti ballate come la magnifica Independence Day, la drammatica Point Blank, con lo splendido piano di Roy Bittan in evidenza, e lo strepitoso trittico finale formato da The Price You Pay, Drive All Night (altra rilettura da brividi) e Wreck On The Highway. Senza dimenticare la formidabile title track, una delle ballad più belle di sempre, e non solo di Springsteen.

Da apprezzare anche i brani considerati “minori” (e raramente suonati da Bruce fuori dal contesto originale dell’album d’origine), ma che decine di musicisti sognerebbero di avere nel proprio repertorio, come I Wanna Marry You, Fade Away e Stolen Car, che anticipava le atmosfere di Nebraska. E quella sera fanno la loro porca figura anche i due pezzi che ho sempre considerato un gradino sotto, cioè Crush On You e I’m A Rocker. Prima dei bis c’è il tempo per altre cinque canzoni: la festosa Waitin’ On A Sunny Day, che in quel periodo veniva suonata ogni sera, una Atlantic City tesissima e decisamente elettrica, le immancabili Badlands e Born To Run e la classica Seven Nights To Rock di Moon Mullican, che come di consueto fa venire giù il teatro. Come encores abbiamo gli unici due pezzi tratti da Born In The U.S.A. (da notare che da Working On A Dream, l’album nuovo a quell’epoca, non ne viene eseguita mezza, e non è un male), cioè la splendida No Surrender e la famosa Dancing In The Dark, che non ho mai amato, la travolgente giga rock American Land, che fa saltare tutto il Garden, una toccante e purtroppo breve Can’t Help Falling In Love (Elvis, naturalmente), e due classici del soul ed errebi “da colpo di grazia” come Sweet Soul Music (Arthur Conley) e (Your Love Keeps Me Lifting) Higher And Higher (Jackie Wilson), un concentrato di energia e ritmo che metterebbe al tappeto una mandria di tori, e dove fa la sua bella parte anche la tromba di Curt Ramm.

Grandissimo concerto, come sempre d’altronde, direi anche questo da non perdere.

Marco Verdi

Dopo Parecchi Anni Torna Una Delle Serie Video Più Belle. Rock And Roll Hall Of Fame – In Concert

rock and roll hall of fame in concert

Rock And Roll Hall Of Fame In Concert – Time Life 4 DVD o 2 Blu-ray – 24-04-2018

Era il 2010, quando uscirono sia il Box da 9 DVD con il meglio delle varie edizioni dei concerti per la Rock And Roll Hall Of Fame che il quadruplo cofanetto con il concerto che festeggiava il 25° Anniversario della manifestazione con una serata speciale al Madison Square Garden, registrata nel 2009. Da allora tutto taceva, ma ecco che la Time Life pubblicherà in questi giorni negli Stati Uniti questo box che vedete qui sopra (4 DVD, ma anche disponibile in doppio Blu-ray): l’uscita è prevista per il 24 aprile, e le due versioni conterranno il meglio dei concerti del 2014-2015-2016-2017. Non chiedetemi perché le edizioni dal 2010 al 2013 non sono mai state considerate, non so dirvelo, forse problemi di diritti di autore, o magari qualcosa è stato pubblicato e venduto direttamente solo sul sito della Hall Of Fame, ma non credo perché non ho mai visto nulla annunciato. Comunque se volete leggere i Post che avevo dedicato alle uscite all’epoca basta che cerchiate nell’archivio del Blog del 2010.

Per quello che riguarda i contenuti di questa imminente uscita, li trovate elencati qui sotto; prima un riassunto a grandi linee e poi la lista completa, disco per disco dei singoli brani e delle canzoni che sono state eseguite nei vari anni, con tutti gli ospiti che si sono alternati sui palchi del Barclays Center di New York e della Public Hall di Cleveland, a seconda delle diverse annate:

ROCK & ROLL HALL OF FAME: IN CONCERT FEATURES:

  • These 4 DVD and 2 Blu-ray Sets feature poignant reunions, moving and often hilarious induction speeches, and 53 iconic performances.
  • The best moments from the 2014, 2015, 2016 and 2017 induction ceremonies.
  • Bruce Springsteen joining inductees the E Street Band for the deep-cut classic The E Street Shuffle from the Boss’s second album, from 1973.
  • Legendary grunge-rock group Pearl Jam delivering thundering performances of Alive, Given to Fly and Better Man.
  • The two surviving members of Nirvana joined on stage by Lorde, Annie Clark, Kim Gordon and Joan Jett for emotional renderings of the group’s biggest hits.
  • Cat Stevens performing a spine-tingling version of Father & Son that rendered the massive Barclays Center quiet as a church.
  • Journey performing three classic cuts: Separate Ways (Worlds Apart), Lights and Don’t Stop Believin’.
  • Ringo Starr being welcomed into the Rock Hall with a little help from Paul McCartney. Features complete Hall of Fame induction speeches, including:
    • Coldplay’s Chris Martin inducting Peter Gabriel
    • Metallica’s Lars Ulrich inducting Deep Purple

The 29th Annual Rock & Roll Hall of Fame Induction Ceremony

Barclays Center: Brooklyn, New York

April 10, 2014

PROGRAM

PETER GABRIEL

Digging in the Dirt Peter Gabriel

Chris Martin Inducts Peter Gabriel
Peter Gabriel Acceptance Speech

Washing of the Water Peter Gabriel with Chris Martin
In Your Eyes Peter Gabriel with Youssou N’Dour

CAT STEVENS
Art Garfunkel Inducts Cat Stevens
Cat Stevens Acceptance Speech

Father & Son Cat Stevens with Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra
Wild World Cat Stevens with Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra
Peace Train Cat Stevens with Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra

LINDA RONSTADT
Glenn Frey Inducts and Accepts on Behalf of Linda Ronstadt

Different Drum Carrie Underwood and Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra
Blue Bayou Emmylou Harris, Bonnie Raitt, Carrie Underwood and Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra
You’re No Good Sheryl Crow, Glenn Frey, Emmylou Harris, Bonnie Raitt, Carrie Underwood and Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra
It’s So Easy Stevie Nicks, Sheryl Crow, Glenn Frey, Emmylou Harris, Bonnie Raitt, Carrie Underwood and Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra
When Will I Be Loved Sheryl Crow, Emmylou Harris, Stevie Nicks, Bonnie Raitt, Carrie Underwood and Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra

E STREET BAND
Award for Musical Excellence
Bruce Springsteen Inducts the E Street Band
Acceptance Speech: Roy Bittan, Victoria Clemons on Behalf of Clarence Clemons, Jason Federici on Behalf of Danny Federici, Nils Lofgren, Vini Lopez, David Sancious, Patti Scialfa, Garry Tallent, Max Weinberg and Steven Van Zandt

The E Street Shuffle Bruce Springsteen and the E Street Band

NIRVANA
Michael Stipe Inducts Nirvana
Acceptance Speech: Dave Grohl, Krist Novoselic, and Courtney Love and Wendy O’Connor on Behalf of Kurt Cobain

Smells Like Teen Spirit Dave Grohl and Krist Novoselic with Joan Jett and Pat Smear
Aneurysm Dave Grohl and Krist Novoselic with Kim Gordon and Pat Smear
Lithium Dave Grohl and Krist Novoselic with Annie Clark and Pat Smear
All Apologies Dave Grohl and Krist Novoselic with Annie Clark, Kim Gordon, Joan Jett, Lorde and Pat Smear


 

The 30th Annual Rock & Roll Hall of Fame Induction Ceremony
Public Hall: Cleveland, Ohio
April 18, 2015

PROGRAM

JOAN JETT & THE BLACKHEARTS
Bad Reputation Joan Jett & the Blackhearts
Cherry Bomb Joan Jett & the Blackhearts with Dave Grohl and Gary Ryan
Crimson and Clover Joan Jett & the Blackhearts with Miley Cyrus, Gary Ryan, Dave Grohl and Tommy James

Miley Cyrus Inducts Joan Jett & the Blackhearts
Acceptance Speech: Ricky Byrd, Joan Jett and Gary Ryan
 
THE PAUL BUTTERFIELD BLUES BAND
Born in Chicago Zac Brown, Tom Morello, Jason Ricci and Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra

Peter Wolf Inducts The Paul Butterfield Blues Band
Acceptance Speech: Elvin Bishop, Lee Butterfield on Behalf of Paul Butterfield, Sam Lay and Mark Naftalin
 
BILL WITHERS
Stevie Wonder Inducts Bill Withers
Bill Withers Acceptance Speech

Ain’t No Sunshine Bill Withers with Stevie Wonder and Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra
Lean on Me Bill Withers with John Legend, Stevie Wonder and Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra

GREEN DAY
Fall Out Boy Inducts Green Day
Acceptance Speech: Billie Joe Armstrong, Tré Cool and Mike Dirnt

American Idiot Green Day
When I Come Around Green Day
Basket Case Green Day
 
STEVIE RAY VAUGHAN AND DOUBLE TROUBLE
John Mayer Inducts Stevie Ray Vaughan and Double Trouble
Acceptance Speech: Chris Layton, Tommy Shannon, Jimmie Vaughan on Behalf of Stevie Ray Vaughan, and Reese Wynans

Texas Flood Double Trouble with Doyle Bramhall II, Gary Clark Jr., John Mayer and Jimmie Vaughan

LOU REED

Patti Smith Inducts Lou Reed
Acceptance Speech: Laurie Anderson on Behalf of Lou Reed

Satellite of Love Beck, Jason Falkner, Roger Joseph Manning Jr., Nate Ruess and Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra

RINGO STARR
Award for Musical Excellence
Paul McCartney Inducts Ringo Starr
Ringo Starr Acceptance Speech

Boys Ringo Starr with Green Day
It Don’t Come Easy Ringo Starr with Joe Walsh and Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra
Finale: I Wanna Be Your Man Ringo Starr with Paul McCartney, Joe Walsh, Paul Shaffer and the Hall of Fame Orchestra and the Rock & Roll Hall of Fame Jam Band


 

The 31st Annual Rock & Roll Hall of Fame Induction Ceremony
Barclays Center: Brooklyn, New York
April 8, 2016

PROGRAM

DEEP PURPLE
Lars Ulrich Inducts Deep Purple
Acceptance Speech: David Coverdale, Ian Gillan, Roger Glover, Glenn Hughes and Ian Paice

Highway Star Deep Purple
Smoke on the Water Deep Purple

BERT BERNS
Ahmet Ertegun Award for Lifetime Achievement
Steven Van Zandt Inducts Bert Berns
Acceptance Speech: Cassandra Berns and Brett Berns on Behalf of Bert Berns

N.W.A.
Kendrick Lamar Inducts N.W.A.
Acceptance Speech: Dr. Dre, Ice Cube, DJ Yella and MC Ren

CHICAGO
Rob Thomas Inducts Chicago
Acceptance Speech: Michelle Kath on Behalf of Terry Kath, Robert Lamm, Lee Loughnane, James Pankow, Walter Parazaider and Danny Seraphine

Saturday in the Park Chicago
Does Anybody Really Know What Time It Is? Chicago with Rob Thomas
25 or 6 to 4 Chicago

CHEAP TRICK

Kid Rock Inducts Cheap Trick
Acceptance Speech: Bun E. Carlos, Rick Nielsen, Tom Petersson and Robin Zander

I Want You to Want Me Cheap Trick
Dream Police Cheap Trick
Surrender Cheap Trick
Finale: Ain’t That a Shame Cheap Trick with the Rock & Roll Hall of Fame Jam Band


 

The 32nd Annual Rock & Roll Hall of Fame Induction Ceremony
Barclays Center: Brooklyn, New York
April 7, 2017

PROGRAM

ELO
Roll Over Beethoven ELO
Evil Woman ELO
Mr. Blue Sky ELO

Dhani Harrison Inducts ELO
Acceptance Speech: Jeff Lynne and Roy Wood

JOAN BAEZ
Jackson Browne Inducts Joan Baez
Joan Baez Acceptance Speech

Swing Low, Sweet Chariot Joan Baez
Deportee (Plane Wreck at Los Gatos) Joan Baez with Mary Chapin Carpenter, Amy Ray and Emily Saliers
The Night They Drove Old Dixie Down Joan Baez with Mary Chapin Carpenter, Amy Ray and Emily Saliers

YES
Geddy Lee and Alex Lifeson Induct Yes
Acceptance Speech: Jon Anderson, Bill Bruford, Steve Howe, Trevor Rabin, Rick Wakeman and Alan White

Roundabout Yes with Geddy Lee
Owner of a Lonely Heart Yes

TUPAC SHAKUR
Snoop Dogg Inducts and Accepts on Behalf of Tupac Shakur
 
JOURNEY
Pat Monahan Inducts Journey
Acceptance Speech: Jonathan Cain, Aynsley Dunbar, Steve Perry, Gregg Rolie, Neal Schon, Steve Smith and Ross Valory

Separate Ways (Worlds Apart) Journey
Lights Journey
Don’t Stop Believin’ Journey

PEARL JAM
David Letterman Inducts Pearl Jam
Acceptance Speech: Jeff Ament, Matt Cameron, Stone Gossard, Dave Krusen, Mike McCready and Eddie Vedder

Alive Pearl Jam
Given to Fly Pearl Jam
Better Man Pearl Jam

Magari dopo l’uscita dei cofanetti ne parliamo ancora, ma non garantisco.

Bruno Conti

Torna Lo Springsteen Della Domenica: Adesso Cominciamo Con I Doppioni? Bruce Springsteen – Grand Rapids 2005/East Rutherford 1984

bruce springsteen grand rapids '05bruce springsteen brendan byrne arena 20 8 1984

Bruce Springsteen – Van Andel Arena, Michigan, August 3 2005 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 2CD – Download

Bruce Springsteen & The E Street Band – Brendan Byrne Arena, New Jersey, August 20 1984 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Gli ultimi due episodi degli archivi dal vivo di Bruce Springsteen, dei quali mi accingo a parlare, hanno ottenuto qualche critica dai fans, non tanto perché si occupano di tour già documentati in uscite precedenti (con pubblicazioni mensili prima o poi doveva succedere), ma perché trattano di concerti molto vicini dal punto di vista temporale a quelli già disponibili: il doppio Van Andel Arena, Michigan (tratto dalla tournée acustica del 2005 in supporto a Devils & Dust) è del 3 Agosto, e c’era già la serata a Columbus, Ohio del 31 Luglio, mentre il triplo con la E Street Band del 20 Agosto 1984 è preso addirittura dalla stessa serie di concerti alla Brendan Byrne Arena (luogo anche del recente live del 1993 con “The Other Band”) dai quali era stato tratto quello del 5 Agosto. Ne consegue che anche le scalette sono piuttosto simili, anche se non mancano le chicche in ciascuna delle due serate: è noto che un concerto di Springsteen non è mai uguale ad un altro, e quindi se guardiamo il lato puramente musicale anche questi due live sono decisamente interessanti, e nel caso di quello del 1984, addirittura formidabile.

Lo show del 2005 vede Bruce da solo sul palco (con l’aiuto offstage di Alan Fitzgerald alle tastiere), che però non si destreggia soltanto alla chitarra acustica ma usa anche molto il pianoforte, oltre che saltuariamente la chitarra elettrica, e gioca anche a cambiare spesso e volentieri gli arrangiamenti delle canzoni. La parte del leone la fanno i brani di Devils & Dust, ben sette, tra cui l’intensa Black Cowboys, la splendida Long Time Comin’ e la toccante Jesus Was An Only Son. Stranamente, data la natura intima del concerto, non sono presenti pezzi da The Ghost Of Tom Joad, e soltanto uno da Nebraska, una irriconoscibile Reason To Believe con voce filtrata ed armonica (e senza chitarra), in puro stile Mississippi blues. Le chicche sono una Tunnel Of Love al piano elettrico, meglio dell’originale, Sherry Darling con lo stesso tipo di accompagnamento (che diventa una dolce ballata), rarità come Part Man, Part Monkey e Cynthia, oltre ad una fantastica The River sempre al piano (stavolta a coda) e la sempre bellissima Racing In The Street. La scaletta del secondo CD è più simile a quello di Columbus già pubblicato, e spiccano su tutte una vibrante rilettura di It’s Hard To Be A Saint In The City, ed il bis con le note Bobby Jean, The Promised Land (anche questa difficile da riconoscere) e la cover di Dream Baby Dream dei Suicide. Uno Springsteen intimo, anche se io continuo a preferirlo come rocker.

Ed il rocker viene fuori alla grandissima nello show in New Jersey nel 1984, l’ultima di dieci serate consecutive nella medesima location: un concerto magnifico, con classici a profusione suonati in maniera ispirata, tosta, roccata e diretta, per uno dei migliori CD della serie (meglio anche di quello registrato il 5 Agosto). Qui la parte principale la fa chiaramente Born In The USA, all’epoca uscito da poco: nove pezzi su dodici, con sorprendenti e folgoranti versioni di Cover Me, I’m Goin’ Down e My Hometown (bellissima quella sera, ed io non l’ho mai amata molto), oltre ad una toccante No Surrender acustica. Mentre pezzi in origine acustici, come Atlantic City e Highway Petrolman, sono suonati full band, ed in più troviamo anche una Out In The Street tra le più belle mai sentite, la sempre trascinante Cadillac Ranch ed un formidabile trittico formato da Growin’ Up, Backstreets e Jungleland, più di mezz’ora di grande musica. Ma l’highlight assoluto, che rende questo concerto molto popolare tra gli appassionati del Boss, è la presenza sul palco nei bis di Little Steven (che all’epoca aveva lasciato la band per dedicarsi alla carriera solista, sostituito da Nils Lofgren), un commovente “homecoming” che culmina con la classica Two Hearts cantata all’unisono e soprattutto con una fantastica rilettura in duetto dell’evergreen di Dobie Gray Drift Away, un momento magico che vale la serata, e che fa quasi passare in secondo piano il finale pirotecnico a base di Detroit Medley (con aggiunta di Travelin’ Band dei Creedence) e Twist And Shout mescolata con Do You Love Me dei Contours.

Un concerto interessante ed uno imperdibile: il prossimo volume prenderà in esame una tournée ancora non toccata da questa serie di concerti, ma non quella di The Rising come auspicavano molti fans, bensì quella di Magic, per l’ultimo show con Danny Federici come membro della band.

Marco Verdi

Lo Springsteen Della Domenica: Una Delle Serate Che Hanno Creato La Leggenda Del Boss! Bruce Springsteen & The E Street Band – Capitol Theatre, Passaic NJ, September 20th 1978

Bruce Springsteen & The E Street Band – Capitol Theatre, Passaic NJ, September 20th 1978

Bruce Springsteen & The E Street Band – Capitol Theatre, Passaic NJ, September 20th 1978 – live.brucespringsteen.net/nugs.net 3CD – Download

Se chiedete ad un fan di Bruce Springsteen (ma di quelli “doc”) quali siano i suoi concerti preferiti del Boss, vi potrà rispondere, in ordine sparso, quelli al Roxy nel 1975, o quello all’Agora Ballroom nel 1978, o ancora gli show europei del 1981 (Zurigo e Stoccolma soprattutto); i più giovani potranno citarvi la serata finale del tour di The Rising allo Shea Stadium (con Bob Dylan ospite), e quelli italiani sicuramente non dimenticheranno San Siro 1985. Di certo tutti vi nomineranno anche lo spettacolo del 19 Settembre 1978 al Capitol Theatre di Passaic, in New Jersey, un live leggendario che è anche uno dei più noti bootleg di Bruce, dato che all’epoca era stato passato in diretta radiofonica.

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Ora gli archivi di Springsteen si rivolgono proprio a quei concerti, ma invece di rendere ufficiale la nota serata del 19, optano per quella della sera dopo, nella medesima location, uno show molto poco conosciuto ma di un’intensità non certo inferiore a quello precedente. Il 1978 fu uno degli anni chiave di Bruce, che, oltre ad aver pubblicato il capolavoro Darkness On The Edge Of Town (per chi scrive il suo secondo miglior album, ma di poco, dopo The River), tenne alcuni tra gli spettacoli dal vivo migliori dell’intera carriera, con la E Street Band al top della forma ed il nostro che sembrava letteralmente arso dal sacro fuoco. Questo triplo CD è uno dei migliori della serie, una vera e propria festa a tutto rock’n’roll, con alcune interpretazioni definitive di molti dei suoi classici. Il primo CD è da cinque stelle, si sfiora davvero la perfezione: di solito anche uno come Bruce ha bisogno di 2-3 canzoni prima di ingranare, ma quella sera già con l’iniziale Good Rockin’ Tonight (Elvis Presley) siamo in pieno mood rock’n’roll; a seguire, una sfilza di classici, di cui molti tratti da Darkness, come la sempre esplosiva Badlands, una title track lucida ed impeccabile, tra le più belle mai sentite (e con Roy Bittan strepitoso), The Promised Land ed una Prove It All Night più irresistibile del solito, con una introduzione strumentale davvero spettacolare.

Ci sono anche due pezzi in anteprima da The River, due ballate come la toccante Independence Day e, sul secondo CD, la splendida Point Blank, già dal pathos enorme; Completano il primo dischetto una Spirit In The Night calda, densa e coinvolgente, una potente cover di It’s My Life degli Animals e le straordinarie Thunder Road e Jungleland, forse i due brani più belli di quel disco epocale che è Born To Run (e la seconda è semplicemente formidabile). Il secondo CD si apre stranamente con la festosa ed esuberante Santa Claus Is Coming To Town (al 20 Settembre…), per proseguire con Fire, un brano che il Boss usava per scaldare ancora di più il pubblico. Candy’s Room non mi ha mai fatto impazzire, ma Because The Night è la solita bomba (la ascolterei anche cinque volte di fila); dopo la già citata Point Blank ed una robusta (e rara) Kitty’s Back, abbiamo la drammatica Incident On The 57th Street, una delle grandi canzoni del primo periodo di Bruce, e la solita gioiosa Rosalita, che ci porta ai bis del terzo CD. Solo quattro brani: a parte le prevedibili, ma sempre gradite, Born To Run e Tenth Avenue Freeze-Out, il gran finale è a tutto rock’n’roll, con il mitico Detroit Medley e la travolgente Twist And Shout, in cui Springsteen ed i suoi si spendono fino all’ultima goccia di sudore, una vera celebrazione on stage per un musicista fantastico ed una band meravigliosa, fotografati nel preciso momento in cui erano intenti a scrivere la storia.

Marco Verdi