Ma Non Si Era Ritirato? Parte Tre: Parrebbe Proprio Di No! Eric Clapton’s Crossroads Guitar Festival 2019

eric clapton crossroads 2019

Eric Clapton’s Crossroads Guitar Festival 2019 – 3CD, 2DVD, 2BD

Il titolo del Post è ricorrente, visto che da quando il nostro amico Slowhand ha annunciato il suo ritiro dalle scene nel 2015 (almeno per le tournéè) poi pare che ci abbia rinunciato o quasi: una serie di concerti in Giappone, poi alla Royal Albert, un tour europeo nel 2019 e quello del 2020, rinviato per il Covid e posticipato al 2021, non che ci si lamenti, anzi, ne siamo ben felici. Nel frattempo sono usciti pure due dischi nuovi in studio, uno di brani natalizi https://discoclub.myblog.it/2018/10/21/ma-e-gia-natale-il-manolenta-natalizio-pero-non-convince-del-tutto-eric-clapton-happy-xmas/ , quindi pare che Eric Clapton abbia deciso che non sia ancora arrivato il momento di appendere la chitarra al chiodo: e naturalmente, con la ritrovata voglia di concerti, lo scorso anno ha organizzato la nuova edizione della manifestazione benefica Crossroads Guitar Festival, da anni dedita alla raccolta fondi per finanziare la sua fondazione che si occupa del centro per la riabilitazione dalle droghe, che si trova ad Antigua. Questa di cui stiamo per parlare è la sesta edizione (ma solo la quinta ad avere un resoconto discografico), in effetti quella del 1999 al Madison Square Garden non fu pubblicata su disco, mentre nel 2016 è uscito una sorta di riassunto delle precedenti edizioni https://discoclub.myblog.it/2016/08/27/eric-clapton-guests-crossroads-revisited-i-dvd-ecco-il-cofanetto-triplo-i-cd/).

eric clapton crossroads 2019 dvd

La location questa volta è il Texas (dove si tenne anche la edizione del 2004) all’American Airlines Center di Dallas, il 20 e 21 settembre del 2019: come al solito ci sono vari formati: 3 CD, 2 DVD oppure 2 Blu-Ray, sempre con gli stessi 42/43 pezzi, per comodità la recensione si occupa del triplo CD e vista la cospicua quantità di brani e ospiti cercherò di raccontare in breve le due giornate, di cui qui di seguito trovate comunque la tracklist completa.

Tracklist
1. Introduction
2. Native Stepson – Sonny Landreth
3. Wonderful Tonight – Eric Clapton & Andy Fairweather Low
4. Lay Down Sally – Eric Clapton & Andy Fairweather Low
5. Million Miles – Bonnie Raitt, Keb’ Mo’ & Alan Darby
6. Son’s Gonna Rise – Citizen Cope with Gary Clark Jr.
7. Lait / De Ushuaia A La Quiaca – Gustavo Santaolalla
8. I Wanna Be Your Dog – Doyle Bramhall II with Tedeschi Trucks, Band
9. That’s How Strong My Love Is – Doyle Bramhall II with Tedeschi Trucks Band
10. Lift Off – Tom Misch
11. Cognac – Buddy Guy & Jonny Lang
12. Everything Is Broken – Sheryl Crow & Bonnie Raitt
13. Every Day Is A Winding Road – Sheryl Crow with James Bay
14. Retrato – Daniel Santiago & Pedro Martins
15. B-Side – Kurt Rosenwinkel with Pedro Martins
16. Baby, Please Come Home – Jimmie Vaughan with Bonnie Raitt
17. How Long – The Marcus King Band
18. Goodbye Carolina – The Marcus King Band
19. While My Guitar Gently Weeps – Peter Frampton with Eric Clapton
20. Space For The Papa – Jeff Beck
21. Big Block – Jeff Beck
22. Caroline, No – Jeff Beck
23. Cut Em Loose – Robert Randolph
24. Hold Back The River – James Bay
25. When We Were On Fire – James Bay
26. Mas y Mas – Los Lobos
27. Am I Wrong? – Keb’ Mo’
28. Slow Dancing In A Burning Room – John Mayer
29. How Blue Can You Get? – Tedeschi Trucks Band
30. Shame – Tedeschi Trucks Band
31. Is Your Love Big Enough – Lianne La Havas
32. I Say A Little Prayer – Lianne La Havas
33. Feed The Babies – Gary Clark Jr.
34. I Got My Eyes On You (Locked & Loaded) – Gary Clark Jr.
35. Pearl Cadillac – Gary Clark Jr.
36. Tonight The Bottle Let Me Down – Vince Gill with Albert Lee & Jerry Douglas
37. Tulsa Time – Vince Gill with Albert Lee, Bradley Walker, Albert Lee & Jerry Douglas
38. Drifting Too Far From The Shore – Bradley Walker with Vince Gill, Albert Lee & Jerry Douglas
39. Badge – Eric Clapton
40. Layla – Eric Clapton with John Mayer & Doyle Bramhall II
Encore Finale:
41. Purple Rain – Eric Clapton & Ensemble
42. High Time We Went – Eric Clapton & Ensemble
End Credits:
43. Going Going Gone – Doyle Bramhall II with Tedeschi Trucks Band

CD1

Sonny Landreth è uno dei chitarristi ricorrenti in tutte le edizioni dal 2004 e spesso è stato quello che ha aperto i concerti: anche nel 2019 tocca a lui, almeno nella versione discografica, con Native Stepson da South of I-1 disco del 1995, dove il maestro della slide ci delizia subito con uno dei suoi vorticosi brani strumentali. A seguire tocca a Clapton fare la sua prima apparizione, accompagnato dal fido Andy Fairweather Low, alle prese con due classici come Wonderful Tonight, in una versione acustica ed intimista, e sempre in formato elettroacustico la deliziosa e mossa Lay Down Sally. La prima jam è quella tra Bonnie Raitt Keb’ Mo’ alle prese con Million Miles, un pezzo blues di Bonnie, dove i due, sempre in modalità elettroacustica, sono accompagnati da Alan Darby, un chitarrista inglese, spesso nella touring band di Eric. Seguono i Citizen Cope con Gary Clark Jr. che non mi fanno impazzire, a parte lui alla chitarra, e forse pure di Gustavo Santaolalla, un po’ fuori contesto, si poteva fare a meno. Il concerto si anima con il breve segmento dedicato a Doyle Bramhall II, che su disco non sempre mi convince, mentre dal vivo è tutta un’altra cosa, specie se ad accompagnarlo c’è la Tedeschi Trucks Band, prima in una tirata cover di I Wanna Be Your Dog degli Stooges,
poi in una splendida versione di That’s How Strong My Love is di Otis Redding con Mike Mattison alla seconda voce e Derek Trucks alla slide.

La band dei due coniugi, con l’aiuto di Doyle che rimane, poi ci regala una sontuosa versione di Going Going Gone di Bob Dylan cantata a due voci con Susan Tedeschi, brano che scorre sui titoli di coda della parte video. Di Tom Misch francamente ignoravo l’esistenza, ma la strumentale e ricercata Lift Off non mi è dispiaciuta, il ragazzo suona. E anche i due “ragazzi” che seguono se la cavano, Buddy Guy e Jonny Lang alle prese con una superba Cognac; poi tocca a Sheryl Crow che prima si accompagna a Bonnie Raitt per una gagliarda Everything Is Broken di Bob Dylan, e poi con il giovane James Bay che se la cava egregiamente in Every Day Is A Winding Road, un brano del suo disco omonimo del 1996. Pedro Martins, prima da solo e poi con Kurt Rosenwinkel, diciamo che non mi entusiasma, mentre l’accoppiata tra Jimmie Vaughan Bonnie Raitt, che cantano Baby, Please Come Home, con fiati pronti alla bisogna e le relative chitarre, direi che merita, e chiude il primo CD.

CD 2

Robert Cray è un altro degli habitué, e la sua I Shiver coniuga classe e fervore blues nel suo inconfondibile stile; poi tocca ad uno degli artisti emergenti del southern rock, Marcus King con la sua Band, ottimo vocalist di stampo soul, ma soprattutto chitarrista, visto che la manifestazione di Clapton è incentrata proprio su questo strumento, due brani How Long e la ballad Goodbye Carolina, entrambe con ottimi assoli di King. Eric fa una delle sue incursioni per dare una mano a Peter Frampton uno dei grandi del passato, nel classico While My Guitar Gently Weeps, dove nell’originale dei Beatles il celebre solo era proprio di Manolenta, che qui lo replica; a questo punto sale sul palco un altro dei fedelissimi del Festival, un sempre grande Jeff Beck che suona tre pezzi, al limite dell’impossibile, Space For The Papa, Big Block e Caroline No. Un altro dei cultori delle sonorità incredibili è il virtuoso della Pedal Steel Robert Randolph che in Cut Em Loose si lancia anche lui in un assolo formidabile; James Bay è un altro dei talenti emergenti invitati da Eric, lo conoscevo più come cantante mellifluo e leggermente alternativo, ma si rivela anche ottimo solista in Hold Back The River e When We Were On Fire, poi tocca ai Los Lobos proporre uno dei loro cavalli di battaglia, una trascinante Mas Y Mas.

Keb ‘ Mo’ solo voce e chitarra acustica in modalità bottleneck si conferma raffinato bluesman in Am I Wrong?, mentre John Mayer fa il romanticone in una Slow Dancing In A Burning Room, solo voce e chitarra elettrica, che non convince il sottoscritto, mentre il set della Tedeschi Trucks Band è uno dei momenti migliori del Festival (come in tutte le edizioni precedenti), prima una scintillante versione di How Blue Can You Get di B.B. King, dove Susan Tedeschi, oltre che cantante dalla voce superba, dimostra che anche lei (se mi perdonate il francesismo) come chitarrista non scherza un cazzo, poi arriva anche il consorte Derek Trucks che completa l’opera con un assolo da manuale, poi ribadito nella successiva travolgente Shame, uno dei brani migliori dell’ultimo disco Signs, qui in versione corale sontuosa, ca…spiterina se suonano, fine del secondo CD.

CD 3

Lianne La Havas la chitarra la usa solo, comunque con classe, per accompagnarsi nelle sue esibizioni in solitaria, prima in Is Your Love Big Enough e poi in una deliziosa cover di I Say A Little Prayer, dove si apprezza la voce sinuosa della musicista londinese; l’ultimo disco del 2019, anche se ha vinto quattro Grammy, di Gary Clark Jr,, ovvero This Land, al sottoscritto, con qualche eccezione, complessivamente come tipo di suono non era piaciuto molto, ma non posso negare che dal vivo sia un performer formidabile e Feed The Babies, I Got My Eyes on YouPearl Cadillac in dimensione live mi piacciono molto di più, anche se il suo falsetto alla lunga non è quello di Curtis Mayfield o Marvin Gaye, troppo Prince,  però con la chitarra compensa alla grande. A questo punto del concerto c’è l’intermezzo country con Vince Gill prima e Bradley Walker poi, accompagnati dal vecchio pard di Clapton Albert Lee, e da Jerry Douglas, tre brani eccellenti come Tonight The Bottle Let Me Down, l’omaggio al “Capo” di Tulsa Time e Drifting Too Far From The Shore.

Poi arriva il gran finale con Eric Clapton sul palco con due classici immancabili, prima una solida Badge con assoli attesissimi e ripetuti, poi con Doyle BramhallJohn Mayer nell’immancabile e sempre grandissima Layla, a seguire un non più inatteso (lo fa dal 2016) e corale omaggio a Prince con tutto il cocuzzaro sul palco per una intensa versione di Purple Rain, e a chiudere il tutto la solita versione superba e lunghissima di High Time We Went, un brano di Joe Cocker da sempre molto amato da Clapton che lascia libero sfogo a tutto il cast di estrarre il meglio da questa canzone, incluso il co-autore del pezzo Chris Stainton al piano, uno dei brani più coinvolgenti della storia del rock, che suggella per l’ennesima volta questa festa della chitarra.

Tanta roba, ma ne vale la pena.

Bruno Conti

Saluti Da Londra, Abbey Road. Joe Bonamassa – Royal Tea

joe bonamassa royal tea front joe bonamassa royal tea

Joe Bonamassa – Royal Tea – Mascot/JR Adventures/Provogue

E’ passato pochissimo dall’uscita di A New Day Now, la riproposizione riveduta e corretta del suo album del 200https://discoclub.myblog.it/2020/08/29/una-edizione-riveduta-e-corretta-del-suo-primo-album-joe-bonamassa-a-new-day-now-20th-anniversary-edition/ , ma, come ormai tutti sanno, Joe Bonamassa una ne pensa e cento ne fa: bisogna trovare sempre qualche idea nuova, un “progetto” come dicono quelli che parlano bene. L’ultima pensata è stata quella di realizzare un disco ideato e concepito in Gran Bretagna, a Londra in particolare, l’estate scorsa, dedicato ai British Guitar Heroes (qualcuno dirà, ma non era già uscito British Blues Explosionhttps://discoclub.myblog.it/2018/05/13/uno-strepitoso-omaggio-ai-tre-re-inglesi-della-chitarra-joe-bonamassa-british-blues-explosion-live/ ).

Vero, ma ci sono neppure tanto  sottili differenze: quello era un disco dal vivo dedicato a cover di brani del repertorio di Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page, questa volta Joe si è recato a Londra per respirarne l’aria e soprattutto collaborare con alcuni “luminari” come Bernie Marsden dei Whitesnake (ma prima anche negli UFO), il paroliere dei Cream Pete Brown, e il pianista Jools Holland (Squeeze, ma anche una leggenda della TV e radio inglese), per scrivere una serie di canzoni ispirate da quel mondo, e Bonamassa cita alcuni dei suoi idoli dell’epoca, i Bluesbreakers di Mayall con Eric Clapton, il primo Jeff Beck Group e i Cream. Ovviamente trovandosi a Londra si è pensato bene con il suo produttore Kevin Shirley di incidere l’album a Abbey Road, nel famoso Studio Uno, da dove partì la Mondovisione di All You Need Is Love dei Beatles, il tutto è stato completato a gennaio 2020, prima della partenza della pandemia, dieci canzoni nuove, registrate soprattutto con il nucleo della sua band, Anton Fig batteria, Michael Rhodes basso e Reese Wynans tastiere, visto che Bonamassa ha detto che per l’occasione si è privilegiato principalmente un sound più duro a tutto volume, con la musica che ha invaso anche gli altri studios di Abbey Road, pure quelli più austeri, dedicati alla musica classica.

Al solito ho recensito il disco molto prima dell’uscita prevista per il 23 ottobre, non avendo ancora tutte le notizie, ma le più importanti sì, e quindi sono andato anche a orecchio, come si dovrebbe. When One Door Opens è il primo pezzo dell’album, ma il secondo video uscito, già in circolazione da alcuni mesi: apertura con orchestra sinfonica, perché non approfittare delle facilities della location, poi una epica blues ballad lenta e scandita, maestosa, con l’orchestra che rimane, una voce femminile di supporto, presumo la solita Mahalia Barnes, con Joe che intona una bella melodia “classicamente” britannica, quasi da tema per un film di 007, in leggero crescendo, la chitarra che prima sottolinea il tema e poi rende omaggio ai musicisti che ascoltava nei vecchi dischi della collezione del padre, con un assolo che parte su un crescendo “boleriano” direttamente ispirato dal vecchio brano di Jeff Beck e poi vola in overdrive verso i lidi del rock più classico con un wah-wah di una potenza inusitata e ulteriore citazione zeppeliniana nel finale.

La title track Royal Tea è un rock-blues, sempre con voci femminili di supporto, l’organo di Wynans in evidenza e una atmosfera sonora tipica dei primi anni ‘70, con l’immancabile esuberante assolo di Bonamassa, mentre Why Does It Take So Long To Say Goodbye, il terzo singolo/video, è un altro bel lento, duro e scandito, con un lavoro raffinato della band, in supporto del cantato di Joe, sempre più sicuro ed appassionato, anche in questo caso con accelerazione finale e vigoroso finale chitarristico con la seconda solista di Marsden di supporto. Lookoout Man introdotta da un giro di basso fuzz, è decisamente più dura e vibrante, hard rock di buona fattura, con le coriste ed una armonica aggiunte per variare il repertorio, in attesa delle folate della solista. High Class Girl ci sarebbe stata benissimo in un disco di Mayall o dei Cream, un hard shuffle tipico del British Blues, con passate dell’organo di Wynans, un tocco di errebì nei coretti femminili e assolo di ordinanza.

A Conversation With Alice era stato il primo singolo ad uscire ad aprile, un travolgente rock and roll con uso di slide dall’eccellente impatto sonoro, seguita dall’orgia wah-wah di una veemente I Din’t Think She Would Do It, ritmo scandito ed impiego di differenti chitarre per dargli un tessuto sonoro avvolgente e accattivante. L’inquietante Beyond The Silence, introdotta dagli arpeggi di chitarre acustiche ed elettriche, poi si sviluppa in una canzone più gentile e ricercata, si può dire folk-prog? Seguita dalla fiatistica e swingante Lonely Boy, atmosfere tra jazz e R&B, divertente e scanzonata, anche grazie al piano di Wynans., e a chiudere la countryeggiante e deliziosa Savannah, con mandolino e slide accarezzata e una chiara variazione sulle tematiche principali del disco, preludio a Bonamassa Goes Country?

Si vedrà: per ora un ennesimo buon album dell’uomo di New York, An American In London!

Bruno Conti

Il “Mese Delle Pietre” Si Chiude Con Un Altro Splendido Album Dal Vivo. The Rolling Stones – Steel Wheels Live: Atlantic City, New Jersey

Rolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989 frontRolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989

The Rolling Stones – Steel Wheels Live: Atlantic City, New Jersey – Eagle Rock/Universal DVD – BluRay – 2CD/DVD – 2CD/BluRay – 4LP – 3CD/2DVD/BluRay Box Set

Nel 1989 i Rolling Stones erano tornati a pubblicare un disco di inediti con Steel Wheels, un lavoro che li riportava tra noi in buona forma dopo un decennio di cocenti delusioni discografiche: sia Emotional Rescue (1979) che soprattutto Undercover (1983) e Dirty Work (1985) non erano di certo da annoverare tra i loro album indimenticabili, e non dimentichiamo che il pur ottimo Tattoo You del 1981 era in realtà una collezione di outtakes degli anni settanta rimaneggiate in studio e con nuove parti vocali. Steel Wheels quindi, pur non essendo un capolavoro, era il miglior disco di nuove canzoni da parte di Mick Jagger e soci da Some Girls in poi, ed i nostri avevano deciso di celebrarlo con una maestosa tournée mondiale della durata di due anni (la più grande da loro tenuta fino a quel momento: da agosto 1989 a febbraio 1990 in Nordamerica e Giappone lo Steel Wheels Tour, e da maggio ad agosto 1990 in Europa l’Urban Jungle Tour), dove per la prima volta si esibivano su un gigantesco palco ipertecnologico con megaschermi e quant’altro.

Da quel tour, che tra l’altro fu l’ultimo con il bassista Bill Wyman all’interno del gruppo, fu tratto un album dal vivo, Flashpoint, piuttosto deludente e per nulla rappresentativo di quei concerti, che avevano visto il ritorno dei nostri in ottima forma dopo ben sette anni passati senza salire su un palco. Oggi la Universal ripara a questa mancanza con una nuova pubblicazione d’archivio (una piacevole abitudine annuale ormai), che se sommiamo alla versione deluxe di Goat Heads Soup uscita circa 25 giorni orsono https://discoclub.myblog.it/2020/09/07/proseguono-le-ristampe-deluxe-random-degli-stones-con-uno-dei-loro-dischi-piu-sottovalutati-the-rolling-stones-goats-head-soup/  fa sì che questo settembre 2020 si possa definire “il mese delle Pietre”: Steel Wheel Live: Atlantic City, New Jersey è un concerto registrato nella “Sin City della East Coast”, alla Convention Center Hall, il 19 dicembre del 1989 e mandato all’epoca in broadcast su pay-per-view, ed oggi esce nella consueta varietà di supporti audio e video, con l’aggiunta per la prima volta di una versione in cofanetto decisamente interessante, che nonostante le solite ripetizioni (il DVD e BluRay dello stesso concerto, oltre ovviamente alla sua contoparte audio su doppio CD) offre un ulteriore CD e DVD esclusivi per questo box, oltre ad un libro di 42 pagine ricco di bellissime foto.

Il concerto è ovviamente inedito (tranne due pezzi usciti nel 1991 su Flashpoint) e vede i nostri in splendida forma intrattenere il numeroso pubblico con due ore e mezza di grande rock’n’roll ed una scaletta più ricca di sorprese rispetto alle altre del tour, con l’accompagnamento da parte dei soliti noti: Chuck Leavell alle tastiere, Bobby Keys al sax, Matt Clifford a percussioni, tastiere e voce, i tre backing vocalist Lisa Fischer, Bernard Fowler e Cindy Mizelle e la sezione fiati degli Uptown Horns. Chiaramente visto che se non si esibiscono in qualche piccolo club i nostri amano andare sul sicuro non mancano le hits planetarie, che sono comunque sempre un bel sentire: l’iniziale Start Me Up (bella versione, sintetica ma tiratissima, che dimostra che i cinque non hanno bisogno di riscaldarsi), un’ottima Tumbling Dice, una Miss You dal ritmo accelerato e più funkeggiante del solito, Honky Tonk Women (splendida anche questa), You Can’t Always Get What You Want, Paint It Black e Sympathy For The Devil, oltre al gran finale che vedremo tra poco. Da Steel Wheels ascoltiamo le coinvolgenti Sad Sad Sad, Rock And A Hard Place e Mixed Emotions, tutte e tre canzoni che verranno riprese saltuariamente anche nei tour successivi, l’annerita e danzereccia Terrifying e, cantata da Keith Richards, la pulsante Can’t Be Seen (e Keef arrotonda la sua partecipazione come lead singer con la nota Happy); siamo ancora negli anni ottanta, e quindi ci dobbiamo “sorbire” anche la non imperdibile Undercover Of The Night seguita da Harlem Shuffle che invece mi è sempre piaciuta, mentre nel reparto adrenalina ci metto anche la scatenata Bitch e la sempre torrida Midnight Rambler.

Tra le chicche, una bellissima rilettura pianistica di Ruby Tuesday, che nonostante sia uno dei loro classici gli Stones non hanno mai suonato moltissimo, e l’inatteso ripescaggio di 2000 Light Years From Home dal loro breve periodo psichedelico. Ma l’highlight di quella serata di dicembre è indubbiamente la presenza sul palco di ospiti speciali: Salt Of The Earth è una delle più belle ballate di sempre delle Pietre, un capolavoro che ho temuto potesse venire rovinato dalla presenza on stage di due Guns’n’Roses, non tanto dal chitarrista Izzy Stradlin quanto da Axl Rose, che con la sua vocalità rozza e sguaiata sarebbe in grado di mandare a puttane qualsiasi canzone, anche se per fortuna qui si trattiene e, forse per sudditanza psicologica o perché il brano è straordinario, riesce a sembrare un cantante e a non fare danni. Per contro, il blues di Willie Dixon Little Red Rooster, che già i nostri sarebbero in grado di suonare alla grande, diventa imperdibile grazie ad Eric Clapton che giganteggia con la sua Fender: al termine, il binomio Stones-Manolenta viene raggiunto dal mitico John Lee Hooker che si lancia nella sua Boogie Chillen per altri cinque minuti (che sono pure pochi…) di grandissimo blues. Essendo questo un concerto degli Stones non può mancare la solita sequenza finale micidiale, con una serie di classici del calibro di Gimme Shelter, It’s Only Rock’n’Roll, Brown Sugar, Satisfaction e Jumpin’ Jack Flash sparati a raffica uno dopo l’altro.

Il terzo CD esclusivo per il box si intitola Rare Reels, e contiente cinque canzoni suonate di rado durante il biennio del tour, le prime due a Toronto e le altre tre a Londra, due emozionanti riletture delle splendide Play With Fire e Dead Flowers, la sinuosa Almost Hear You Sigh (uno dei pezzi migliori di Steel Wheels), un’altra prova da consumati bluesmen con I Just Want To Make Love To You ancora di Dixon, ed il rock’n’roll della famosa Street Fighting Man. (NDM: visto che lo spazio sul CD c’era, non capisco perché non abbiano messo anche gli altri brani eseguiti raramente nel corso del tour. Dopotutto erano solo cinque: Angie, One Hit (To The Body), Before They Make Me Run, Factory Girl e Blinded By Love). Dulcis in fundo, il DVD esclusivo presenta un concerto completo registrato al Tokyo Dome nel corso della “residency” di ben dieci serate consecutive che i nostri tennero nel febbraio del 1990. Ma attenzione, non siamo in presenza della ripetizione dello stesso show già uscito per la serie From The Vault: quello prendeva in esame il concerto del 26, mentre qui abbiamo lo spettacolo del 24, disponibile fino ad oggi solo nel paese del Sol Levante. Non sto a descrivere nel dettaglio il DVD, vi basti pensare che il livello di resa è pari a quello di Atlantic City, con però una setlist più sintetica che vede l’assenza di Undercover Of The Night, Terrifying e dei tre brani con gli ospiti (e l’aggiunta di Almost Hear You Sigh).

Quindi un altro appuntamento da non perdere con i Rolling Stones, anche perché questa volta il cofanetto non costa tantissimo (attorno ai 50 euro): chissà che la loro prossima uscita discografica, a questo punto credo nel 2021, non riguardi il tanto atteso nuovo album di inediti.

Marco Verdi

Altre Due Ristampe, Fondamentalmente (In)Utili: Derek And The Dominos – Layla/David Bowie – Metrobolist

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Entrambe le uscite quest’anno (come molti altri dischi “importanti”) festeggiano il 50° Anniversario dall’uscita, ma iniziamo con Derek And Dominos, Layla, o meglio Layla And Other Assorted Love Songs, per dargli il suo titolo completo, album splendido che, quantomeno, vede una nuova e speciale lussuosa edizione in vinile quadruplo, quella che vedete effigiata qui sopra, ma il disco fu già ristampato più volte, la prima volta nel 1990, con The Layla Sessions 20th Anniversary Edition, pubblicata all’epoca in più versioni, anche in tripla musicassetta (ebbene sì ai tempi si usava ancora), ma soprattutto nel classico box formato 12″ che comprendeva 3 CD: l’album originale rimasterizzato, il secondo dischetto intitolato The Jams, cinque improvvisazioni tra i 12 e i 20 minuti, registrate durante le sessions originali, un paio anche con Duane Allman e una con Dickey Betts, tutte assolutamente strepitose, e infine nel terzo CD, dal titolo esplicativo Alternate Masters, Jams And Outtakes, ulteriore materiale inedito. In più nel box c’era un bel librettino e una busta formato A4 che riportava, foglio per foglio, tutte le informazioni dettagliate relative alle canzoni del disco, estratte dai fogli allegati ai master originali, con i nomi dei musicisti e quali parti musicali e quale strumento aveva suonato ciascuno nelle suddette canzoni, anche chi usava il bottleneck e così via.

derek and the dominos layla 20th

Ovviamente il cofanetto qui sopra è fuori catalogo da tempo, ma nell’ambito dell’usato circola ancora, a prezzi molto variabili, e se vi capita cercatelo e acquistatelo, perché questa è la versione da avere. Poi nel 2011 (sapete che le case discografiche non sempre sono molte precise nelle date delle ripubblcazioni) esce la 40th Anniversary Edition,
doppio CD, con un dischetto in meno di quella del 1990 (ovviamente le jams), ma con un contenuto Bonus Material – Singles, TV, Second Album Sessions, molto differente dal CD omologo della prima ristampa, e quindi molto interessante per i patiti di Eric Clapton, anche se una parte era già uscita nel primo box di Crossroads, e quindi, per dirla con Rino Gaetano, Spendi Spandi Effendi. Però nel 2011 esce anche la Super Deluxe Ultimate Collector’s Edition con aggiunta la edizione potenziata del doppio dal vivo In Concert con molte tracce extra, la versione in doppio vinille del disco originale, un libro rilegato e altro, ma non il dischetto con le jams. Oltre naturalmente alla versione in CD singolo dell’album, che è l’unica tuttora in produzione (sì, il doppio, se vi sbattete un po’, lo trovate ancora).

Ma è inutile perché il prossimo 13 novembre i prodi discografici ripubblicano la versione 2011, quindi sempre senza le jam session, ma anche in versione quadruplo vinile, che vi riporto qui sotto, e vale come contenuti anche per il doppio compact disc (più il brano High, che si trova solo nell’antologia Eric Clapton: Life in 12 Bars del 2018).

LP1/ LP2
Side A
1. I Looked Away
2. Bell Bottom Blues
3. Keep On Growing
4. Nobody Knows You When You’re Down And Out

Side B
1. I Am Yours
2. Anyday
3. Key To The Highway

Side A
1. Tell The Truth
2. Why Does Love Got To Be So Sad?
3. Have You Ever Loved A Woman

Side B
1. Little Wing
2. It’s Too Late
3. Layla
4. Thorn Tree In The Garden

LP3 / LP4 – Bonus Material (*denotes previously unreleased on vinyl)
Side A
1. Mean Old World – Layla Session Out-take
2. Roll It Over – Phil Spector Produced Single B-Side
3. Tell The Truth – Phil Spector Produced Single A-Side

Side B
1. It’s Too Late* – Live On The Johnny Cash TV Show, November 5, 1970
2. Got To Get Better In A Little While* – Live On The Johnny Cash TV Show, November 5, 1970
3. Matchbox with Johnny Cash & Carl Perkins* – Live On The Johnny Cash TV Show, November 5, 1970
4. Blues Power* – Live On The Johnny Cash TV Show, November 5, 1970

Side A
1. Snake Lake Blues* – From April/May 1971 Sessions For The Dominos’ Second Album
2. Evil* – From April/May 1971 Sessions For The Dominos’ Second Album
3. Mean Old Frisco* – From April/May 1971 Sessions For The Dominos’ Second Album
4. One More Chance* – From April/May 1971 Sessions For The Dominos’ Second Album

Side B
1. High – From April/May 1971 Sessions For The Dominos’ Second Album
2. Got To Get Better In A Little While Jam* – From April/May 1971 Sessions For The Dominos’ Second Album
3. Got To Get Better In A Little While* – From April/May 1971 Sessions For The Dominos’ Second Album

Questo per la cronaca: se non vi ho convinto compratevi Layla per l’ennesima volta, visto che il disco è uno dei capolavori assoluti di Clapton.

david bowie metrobolist

Il 6 di novembe per la Parlophone/Rhino, esce invece David Bowie Metrobolist (The Man Who Sold The World 50th Anniversary Edition), che non è il nome di qualche squadra dell’Est (quello è il Metalist, dall’Ucraina), ma, come dice il sottotitolo della ristampa, il secondo album di Bowie, con il titolo e la copertina che avrebbe dovuto avere ai tempi: giutificazione forse debole, considerando che non ho mai visto riedizioni di Yesterday dei Beatles come Scrambled Eggs, o nell’ambito di Bowie David Bowie (aka Space Oddity)  e infatti i fans di David, costretti a sborsare, se vogliono, nessuno li obbliga, altri soldi (visto che di prodotti di Bowie ne escono a raffica) per una ennesima (in)utile edizione del disco che vedete qui sotto, senza nessuna traccia extra o outtake:va bene, è stato remixato ex novo da Tony Visconti, il produttore del disco originale. Possiamo aggiungere che la copertina è quella della versione americana di The Man Who Sold The World, ma nella grafica gli hanno cambiato il titolo, disco che in effetti in Gran Bretagna era uscito alcuni mesi dopo il 10 aprile del 1971, e non a novembre 1970. Ma quindi dobbiamo attenderci una ulteriore ristampa la prossima primavera? Anche se nel 2015 ne è già uscita una.

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1. The Width Of A Circle
2. All The Madmen
3. Black Country Rock
4. After All
5. Running Gun Blues
6. Saviour Machine
7. She Shook Me Cold
8. The Man Who Sold The World
9. The Supermen

Quindi potrebbero risultare utili solo se non avete questi dischi: chi vivrà vedrà, alla prossima.

Bruno Conti

eric clapton crossroads 2019

P.S. A novembre, il 20, di Eric Clapton (e soci) esce anche questo sopra, ne parliamo prossimamente.

Di Nuovo Disponibile Dopo 20 Anni Questa Fantastica Super Session, E A Soli 10 Euro. Jimmy Rogers All Stars Band – Blues Blues Blues

jimmy rogers blues blues blues

Jimmy Rogers All-Stars Band – Blues Blues Blues – Atlantic Recording Co.

Non è un disco nuovo, neppure una ristampa, semplicemente, seguendo le politiche commerciali della case discografiche, questo CD è stato inserito in serie economica ed è di nuovo disponibile ad un prezzo intorno ai 10 euro. Quindi se ve lo siete perso al primo giro è l’occasione giusta per rimediare. Titolo e “nome della band” aiutano, ma per approfondire, si tratta di una serie di sessions che nel 1997 il produttore John Koenig (con il boss Ahmet Ertegun come supervisore) organizzò per rendere omaggio ad uno dei grandi nomi del blues in una di quelle Super Session che da sempre vengono realizzate, come occasioni di incontro tra maestri e i loro discepoli. Pensate a Father And Sons, il disco di Muddy Waters con Butterfield e Bloomfield, oppure a Hail! Hail! Rock’n’Roll, il disco ed anche un film, realizzato da Keith Richards per omaggiare Chuck Berry, con la partecipazione di Clapton, Cray, Etta James, Linda Ronstadt, ma sono solo un paio di esempi. In seguito, dagli anni 2000 in avanti questi eventi si sono intensificati, ma nel 1998/99 quando veniva pubblicato questo CD non erano così frequenti.

Jimmy Rogers è stato il chitarrista della Muddy Waters Band dal 1947 al 1954, negli anni in cui insieme a Muddy e Little Walter formò uno dei primi Power Trios della storia, ma anche l’autore di That’s All Right, uno dei suoi primo successi nel 1950 e Walking By Myself nel 1954, di Ludella ed anche di una delle varie configurazioni di Sweet Home Chicago. Nel 1997, quando iniziarono le registrazioni del disco, Rogers (o J.A. Lane, il suo vero nome, il figlio è Jimmy D. Lane) era già ammalato di un tumore al colon, e sarebbe morto a dicembre, prima del completamento dell’album, ma Koenig lo portò a termine: se già avete il disco sapete di cosa parliamo, se no, ed è il motivo per averlo, nel disco suonano Eric Clapton, Taj Mahal, Kim Wilson dei Fabulous Thunderbirds, Mick Jagger e Keith Richards, Jimmy Page e Robert Plant, e pure Stephen Stills. Non vi bastano? Ci sono anche Jeff Healey, Johnnie Johnson al piano, il figlio di Rogers Jimmy D. Lane, Carey Bell, un pezzo da novanta delle 12 battute come Lowell Fulson, accompagnati dalla sezione ritmica abituale di Jimmy, Freddie Crawford al basso e Ted Harvey alla batteria.

Rogers, nonostante la malattia, è presente in tutti i 12 pezzi a voce e chitarra, e i nomi importanti, come Clapton e Jagger& Richards, ci sono in tre canzoni ciascuno, Stephen Stills in un paio, Kim Wilson suona l’armonica in sei tracce, alternandosi con Bell e Taj Mahal. Il risultato è un disco vibrante, fresco e pimpante, con tutti gli artisti che se la godono un mondo: prendete la conclusiva Gonna Shoot You Right Down (Boom Boom), un mix del pezzo di Rogers e quello di John Lee Hooker, adattato da Koenig (che ha fatto un notevole lavoro complessivo, visto che l’album ha un suono splendido) dove troviamo, insieme, Plant e Page ed Eric Clapton, che se le suonano e se le cantano di santa ragione, con Johnson al piano e Bell all’armonica che rispondono alla grande, in una versione turbinosa dove Rogers dimostra di avere ancora una voce di grande potenza e fascino. Ma tutto il disco è fantastico: dall’iniziale puro Chicago Blues di Blow Wind Blow di Muddy Waters, con Jeff Healey alla seconda voce ed alla chitarra, con una serie di assoli feroci, sempre con Wilson e Johnson sul pezzo, lo slow Blues All Day Long, sempre di Rogers, con Clapton che fa il “Manolenta” della situazione.

Jagger e Richards che tornano alle origini del suono degli Stones con una sanguigna Trouble No More di Mastro Muddy, un vispo Taj Mahal che duetta a due voci con Jimmy in una briosa Bright Lights, Big City, oltre a suonare l’armonica, Lowell Fulson in una sontuosa Ev’ry Day I Have The Blues, Stephen Stills canta con Rogers una canonica Sweet Home Chicago e poi regala un feroce assolo https://www.youtube.com/watch?v=Tej-ZR9hr5o , Mick’n’Keith tornano per una esuberante e stonesiana Don’t Start Me To Talkin’ e per la vivace Goin’ Away Baby, Slowhand tiene fede al suo soprannome nella cadenzata That’s All Right dove ci regala un assolo dei suoi, in Ludella Rogers e Mahal gigioneggiano da par loro e Stephen Stills con Worried Life Blues ritorna ai fasti della vecchia Super Session con Bloomfield e Kooper https://www.youtube.com/watch?v=wT6UBkr3Y_Y . E tutto questo per soli dieci euro, devo aggiungere altro?

Bruno Conti

Doppia Razione Di Rolling Stones A Settembre: Il Giorno 25 E’ In Uscita Anche Steel Wheels Live – Atlantic City, New Jersey

Rolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989 front

Rolling Stones – Steel Wheels Live – Atlantic City, New Jersey – 2 CD + Blu-ray – 2 CD + DVD – DVD – Blu-ray – 4 LP Vinile Colorato – 4 LP Vinile Nero – Box Limited Edition Collector’s Edition DVD/Blu-ray/DVD/3 CD/Hardback Book – Eagle Rock/Universal 25-09-2020

Mick’n’Keef, che vogliono molto bene ai loro fans (ma non ai portafogli degli stessi), non potendo andare in tour causa pandemia stanno intensificando le loro attività discografiche: oltre alla ristampa di https://discoclub.myblog.it/2020/07/24/tornano-le-ristampe-degli-stones-il-4-settembre-e-prevista-luscita-di-goats-head-soup/ , è stata annunciata anche la pubblicazione, per la prima volta, di questo concerto inedito del 1989, relativo al tour nordamericano di quell’anno, l’ultimo con Bill Wyman, in particolare la serata al Convention Center di Atlantic City è una delle ultime tre che conclusero, il 17 19 e 20 dicembre, il segmento americano della tournée, con una appendice a febbraio del 1990 in Giappone, in una serie di concerti a Tokyo, e poi nell’estate dello stesso anno, tra maggio ed agosto, trasformata in Urban Jungle Tour ebbe la sua conclusione. Come vedete sopra esce “solo” in sette diversi formati (più un 10″ picture limitato, pubblicato per il RSD).

Rolling Stones - Steel Wheels Live Atlantic City, New Jersey, 1989

Ovviamente la versione più interessante è il cofanetto che vedete effigiato qui sopra. Confezione molto bella e contenuto decisamente sfizioso: il DVD e il Blu-ray hanno lo stesso contenuto, come pure i due CD, 28 brani in tutto. Ma nel box troviamo anche un CD extra, intitolato Rare Reels, con 5 canzoni eseguite raramente durante il tour e la “chicca è rappresentata dal DVD con il concerto al Tokyo Dome del Febbraio 1990: ma attenzione non si tratta della serata pubblicata nella serie From The Vault, prima nel 2012 e poi nel 2015, ovvero quella del 26 febbraio, bensì quella del 24 febbraio uscita solo in Giappone come From The Vault Extra, come vedete qui sotto.

rolling stones tokyo dome 24-2.1990 from the vault extra

Edizione ormai di difficile reperibilità e molto costosa.

A proposito di costi, stranamente il cofanetto da 6, che ha una confezione per certi versi lussuosa, avrà un prezzo decisamente interessante rispetto agli standard abituali degli Stones: indicativamente, e con prezzi differenti nei vari paesi, dovrebbe costare tra i 50 e i 60 euro. Qui sotto trovate la lista completa dei contenuti. Vi segnalo che nel concerto di Atlantic City appaiono come ospiti Axl Rose e Izzy Stradlin dei Guns N’ Roses in un pezzo, ed Eric Clapton in due, di cui uno anche con John Lee Hooker.

2CD

CD 1

1 Intro
2 Start Me Up
3 Bitch
4 Sad Sad Sad
5 Undercover Of The Night
6 Harlem Shuffle
7 Tumbling Dice
8 Miss You
9 Terrifying
10 Ruby Tuesday
11 Salt Of The Earth (featuring Axl Rose & Izzy Stradlin)
12 Rock And A Hard Place
13 Mixed Emotions
14 Honky Tonk Women
15 Midnight Rambler

CD 2

1 You Can’t Always Get What You Want
2 Little Red Rooster (featuring Eric Clapton)
3 Boogie Chillen (featuring Eric Clapton & John Lee Hooker)
4 Can’t Be Seen
5 Happy
6 Paint It Black
7 2,000 Light Years From Home
8 Sympathy For The Devil
9 Gimme Shelter
10 It’s Only Rock n Roll (But I Like It)
11 Brown Sugar
12 (I Can’t Get No) Satisfaction
13 Jumpin’ Jack

SD-Blu-ray or DVD

1 Intro
2 Start Me Up
3 Bitch
4 Sad Sad Sad
5 Undercover Of The Night
6 Harlem Shuffle
7 Tumbling Dice
8 Miss You
9 Terrifying
10 Ruby Tuesday
11 Salt Of The Earth (featuring Axl Rose & Izzy Stradlin)
12 Rock And A Hard Place
13 Mixed Emotions
14 Honky Tonk Women
15 Midnight Rambler
16 You Can’t Always Get What You Want
17 Little Red Rooster(featuring Eric Clapton)
18 Boogie Chillen (featuring Eric Clapton & John Lee Hooker)
19 Can’t Be Seen
20 Happy
21 Paint It Black
22 2,000 Light Years From Home
23 Sympathy For The Devil
24 Gimme Shelter
25 It’s Only Rock n Roll (But I Like It)
26 Brown Sugar
27 (I Can’t Get No) Satisfaction
28 Jumpin’ Jack Flash

Steel Wheels Rare Reels (from 6-disc deluxe)

1 Play with Fire (CNE Stadium, Toronto, On 03/09/89)
2 Dead Flowers (CNE Stadium, Toronto, On 03/09/89)
3 Almost Hear You Sigh (Wembley Stadium, London 06/07/90)
4 I Just Want to Make Love to You (Wembley Stadium, London 06/07/90)
5 Street Fighting Man (Wembley Stadium, London 06/07/90)

Tokyo Dome DVD (from 6-disc deluxe)

1 Intro
2 Start Me Up
3 Bitch
4 SadSadSad
5 Harlem Shuffle
6 Tumbling Dice
7 Miss You
8 Ruby Tuesday
9 Almost Hear You Sigh
10 Rock And A Hard Place
11 Mixed Emotions
12 HonkyTonkWomen
13 Midnight Rambler
14 You Can’t Always Get What You Want
15 Can’t Be Seen
16 Happy
17 Paint It Black
18 2,000 Light Years From Home
19 Sympathy For The Devil
20 GimmeShelter
21 It’s OnlyRock’n’Roll(But I Like It)
22 Brown Sugar
23 (I Can’t Get No) Satisfaction
24 Jumpin’ Jack Flash

E poi gli Stones stanno anche lavorando al nuovo album che, a questo punto, per le nostre provate finanze, si spera non verrà pubblicato durante il 2020, nel quale in teoria ricorre pure il 50° Anniversario di Get Yer Ya-Ya’s Out!’: The Rolling Stones in Concert, che però era già uscito in una bella edizione quadrupla per il 40°, e visto che la data cadrebbe a settembre, a questo punto non è più in previsione (spero di non essere smentito).

Come dicono le TV USA (e Chiambretti), “Stay With Us”!

Bruno Conti

Vent’Anni E Non Sentirli: Torna Un Album Classico, Più Bello Che Mai! B.B. King & Eric Clapton – Riding With The King (20th Anniversary Edition Expanded & Remastered)

B.B. King Eric Clapton Riding with The KIng

B.B. King & Eric Clapton – Riding With The King (20th Anniversary Edition Expanded & Remastered) – Reprise/Warner

Quando Riley “Blues Boy” King e Eric “Slowhand” Clapton si sono incontrati per la prima volta su un palco era il 1967, al Cafe Au Go Go di NYC, l’attrazione era B.B. King e Clapton suonava ancora con i Cream. Poi Eric, che era comunque un ammiratore di B.B. King, ha rivolto le sue attenzioni più verso gli altri King, Albert e soprattutto Freddie. In ogni caso i due non avevano mai inciso nulla insieme, almeno fino al 1997 per il disco di duetti di B.B. King Deuces Wild, nel quale avevano incrociato le chitarre in una gagliarda Rock Me Baby. I due da allora sono rimasti in contatto e Manolenta avrebbe poi più volte invitato King ai suoi Crossroads Guitar Festival, nel 2004, 2007 e 2010. Ma nel frattempo, nel 1999, i due erano riusciti a far coincidere i loro impegni per incidere un album assieme: doveva essere un album di Eric Clapton, con B.B. King come ospite, ma poi il musicista inglese, accompagnato dalla propria band, e con l’aiuto del suo produttore abituale Simon Climie, ha deciso di mettere fortemente al centro dell’attenzione la voce e la chitarra solista del musicista di Indianola, per cui la coppia si divise equamente i compiti, spesso all’interno dello stesso brano, a parte in due canzoni cantate dal solo B.B., Ten Long Years, il classico lentone firmato Taub/King, dove Eric è alla slide, e in When My Heart Beats Like a Hammer, sempre della stessa accoppiata, altro slow micidiale, con King sempre in forma Deluxe, come peraltro in tutto l’album.

Joe Sample al piano è fenomenale, ed eccellente la sezione ritmica con Nathan East al basso e Jim Keltner alla batteria, Doyle Bramhall II e Andy Fairwather Low sono spesso e volentieri la terza e la quarta chitarra, le sorelle Melvoin, Wendy e Susannah, sono le coriste in sei brani, mentre Tim Carmon è il bravissimo organista in tutto l’album e Jimmie Vaughan aggiunge la sua solista in Help The Poor, un brano firmato da Charles Singleton, spesso autore per il King, ma che rimarrà negli annali della musica soprattutto per avere scritto il testo di Strangers In The Night per Frank Sinatra, fine della digressione. Ma se avete già l’album, come immagino sia il caso (se no rimediate subito), quello che risalta è la qualità sopraffina delle esecuzioni, il suono magnifico, ancora migliorato dalla rimasterizzazione per la nuova edizione del ventennale, e l’intesa quasi telepatica tra i due grandi musicisti: i brani si susseguono splendidamente, dalla travolgente Riding With The King, un brano di John Hiatt, che sull’album del 1983 in cui era contenuto sembrava un brano solo normale, ma che nel testo rielaborato da Hiatt per l’occasione, e nella nuova versione della accoppiata Clapton/King diventa perfetto, con i due che si scambiano versi e licks di chitarra in modo fantastico, con le coriste e tutta la band in grande spolvero.

Le canzoni dovreste conoscerle a memoria, sempre se possedete l’album, ma ricordiamole ancora una volta: le due di King le ho appena citate, poi troviamo una acustica, ma con sezione ritmica, Key To The Highway di Big Bill Broonzy, rigorosa ma calda e vibrante. La funky, benché ben strutturata, Marry You, un pezzo R&B nuovo scritto per l’occasione da Bramhall II, Susannah Melvoin e Craig Ross, con un wah-wah che incombe sullo sfondo e un bel assolo di Eric, Three O’Clock Blues di Lowell Fulson è stato uno dei primi successi di King a inizio anni ‘50, il brano più lungo del disco, con i due che “soffrono”, come si conviene nelle 12 battute, in un altro lento di grande intensità dove gli assoli volano altissimi, tra le cose migliori di un disco che comunque si ascolta tutto di un fiato. I Wanna Be di Bramhall e Charlie Sexton, è un altro dei brani scritti appositamente per l’occasione, un sano errebì dove si gusta la sempre potente voce di King, che all’epoca era ancora in pieno controllo delle sue capacità straordinarie di cantante, e anche come chitarrista non scherzava, mentre Worried Life Blues di Big Maceo Merriweather è uno dei cavalli di battaglia di entrambi, se poi li mettiamo assieme si gode ancora di più, pur se in una versione intima e di nuovo rigorosa, ragazzi in fondo parliamo di Blues.

Days Of Old è un’altra canzone della premiata ditta King/Taub, un brano del 1958, quando il blues di B.B. King andava ancora alla grande di swing e Riley e Eric ci danno dentro di brutto anche in questa versione, prima di tuffarsi a capofitto in uno dei capisaldi del suono Stax, la celeberrima Hold On I’m Coming di Sam & Dave, rallentata ad arte per l’occasione, in una versione scandita, che però si anima in un crescendo fantasmagorico, prima di esplodere in una serie finale di assoli devastanti delle due chitarre. In chiusura troviamo Come Rain Or Come Shine uno dei classici assoluti degli standard della canzone americana, a firma Arlen e Mercer, un pezzo raffinatissimo dove, per quanti progressi abbia fatto Clapton come cantante, B.B. King se lo mangia con una prestazione sontuosa, prima di accarezzare Lucille e non so se la chitarra di Eric abbia un nome, ma anche lui la accarezza, Arif Mardin arrangia la parte orchestrale.

Se già non siete convinti, non avendo ancora il CD, nella nuova versione targata 2020 sono state aggiunte due bonus tracks per tentare anche chi il disco lo aveva già comprato all’epoca: una delicata e ricercata versione di Rollin’ And Tumblin’, sempre sulla falsariga degli altri brani elettroacustici presenti in Riding With The King, brano di cui Clapton ha postato un video sul proprio canale YouTube, e una versione impetuosa di uno dei classici assoluti del blues, quella Let Me Love You scritta da Willie Dixon che fa parte del repertorio dei più grandi bluesmen della storia, soprattutto chitarrist e la versione di Mr. B.B. King francamente non poteva mancare, oltre a tutto con Eric Clapton che lo spalleggia alla grande. Il disco vinse anche il Grammy nel 2001, arrivando al 3° posto nelle classifiche Usa e vendendo circa 5 milioni di copie in tutto il mondo.

Ristampa Blues dell’anno? Mi sa tanto di sì!

Bruno Conti

Cream, Il Primo Supergruppo Della Storia Del Rock. Parte II

cream 1968

cream 1968 RAH

Seconda Parte.

L’album successivo, a differenza di Disraeli Gears, viene registrato, tra Londra, New York e San Francisco, per la parte live, in un ampio lasso di tempo che va tra il luglio 1967 e il giugno 1968, progettato come un doppio, con un disco in studio e uno dal vivo,

Wheels Of Fire – 2 LP Polydor 1968 *****

Uscito il 9 agosto del 1968, l’album sarà disco di platino sia in Inghilterra che negli USA, dove è stato il primo doppio LP della storia del rock a vendere oltre un milione di copie. Prodotto ancora da Felix Pappalardi, con l’aiuto degli ingegneri del suono Tom Dowd e Adrian Barber, mentre la parte dal vivo fu registrata da Bill Halverson, la parte in studio riporta tre canzoni scritte da Ginger Baker con il pianista jazz Mike Taylor, quattro brani scritti da Bruce/Brown, e due cover blues scelte da Eric Clapton. Nella parte dal vivo ci sono solo quattro brani, ma per 45 minuti di musica. Direi che non c’è neppure un brano non dico scarso, ma al di sotto delle soglie della eccellenza. Anche se i Cream non erano un gruppo da singoli, ne vennero pubblicati due: White Room, uno dei pezzi rock più belli della storia, introduzione da sballo, con Pappalardi che aggiunge la sua viola all’incipit sospeso del brano, entrata a gamba tesa della batteria di Baker, Bruce che pompa come un ossesso sul suo basso e canta alternando timbro normale e falsetto, Clapton che ha sovrainciso diverse parti di chitarra, tra cui un wah-wah malandrin , alcuni interludi che ci preparano all’esplosione del wah-wah parlante di Manolenta nel gran finale indemoniato del brano, perfetto!

Sitting On Top Of The World è un blues lento e insistito basato sulla versione di Howlin’ Wolf, con Eric che usa diversi timbri della sua solista per creare un effetto maestoso, ma lascia la parte cantata a Jack Bruce, Passing The Time è una delle classiche composizioni di Baker, alterna passaggi intimi con Ginger anche al glockenspiel , Bruce a cello e calliope, e Pappalardi all’organo, alternate ad improvvise esplosioni di energia rock. Anche As You Said è una strana canzone, dalla struttura quasi orientaleggiante, cantata da Bruce, anche alle chitarre acustiche e al cello, Baker al charleston ; la seconda facciata si apre con Pressed Rat And Whartog, brano quasi baroccheggiante grazie alla tromba di Pappalardi, Bruce al recorder e Baker che recita il testo, oltre ad imperversare alla batteria e nel finale arriva Clapton.

Politician è un altro dei super classici dei Cream, tipico brano da power trio, dal tempo insistito e con i tre che si scambiano fendenti consistenti prima di andare ognuno per la tangente per conto proprio in modo travolgente. Those Were The Days, lato B di White Room, è uno dei pezzi rock più “convenzionali” scritti da Baker, un’altra impetuosa cavalcata del trio, con Ginger anche a marimba e campane tubulari, Pappalardi alle “campanelline svizzere” e un breve assolo ferocissimo di Clapton, quasi gemello di quello di White Room.

Born Under A Bad Sign scritta da William Bell e Booker T. Jones per Albert King, è un pezzo blues, un lento scandito, molto apprezzato anche dal pubblico del rock, grazie al riff in sincrono di chitarra e basso e al suono “grasso” e corposo della solista di Eric, che ci regala pure un lungo assolo, molto vicino al sound del grande Albert, mentre Deserted Cities Of The Heart, con Bruce anche al cello e Pappalardi alla viola, è un brano di impronta psichedelica, cantato sempre in modo impeccabile da Jack e con Baker indaffaratissimo alla batteria, con un altro grande assolo di Manolenta.

Dei quattro brani dal vivo, tre vengono dai concerti al Winterland di San Francisco, e uno da quello al Fillmore, tutti del marzo 1968, nel corso del lungo ed estenuante tour degli States che li elevò a livello di superstar, ma portò all’inizio della fine della loro breve parabola: i due brani della terza facciata, Crossroads e Spoonful erano le vetrine per mostrare la forza dirompente della solista di Clapton, mentre, nella quarta, Traintime, con le lunghe divagazioni di Bruce all’armonica, e Toad, con un fenomenale assolo di batteria di Baker, erano dedicate, nelle intenzioni del produttore Pappalardi, a mettere in mostra i talenti degli altri due.

Missione riuscita grazie alla loro versione del classico di Robert Johnson, che diventerà, in virtù delriff inconfondibile della solista di Eric, quella di riferimento per tutti negli anni e a venire, e poi in Spoonful “inventano” il power trio, l’heavy metal, il doom rock e le jam di libera improvvisazione in oltre 16 minuti dii pura libidine sonora, con un interscambio tra i tre che raggiunge livelli impensabili fino a pochi mesi prima, anche se il mondo del rock, da Hendrix in giù, rispondeva colpo su colpo a questo passaggio dal pop al rock, che aveva avuto i suoi primi lampi qualche mese prima in California, in quello che anche se si chiamava Monterey Pop Festival, nei suoi tre giorni aveva già sancito un cambio epocale nel mondo del rock. Tornando ai Cream, i tre non andavano più molto d’accordo, per usare un eufemismo, Eric Clapton aveva scoperto la musica della Band grazie a Music From Big Pink, ma fu comunque deciso, per motivi commerciali, di fare un tour di addio e pubblicare un ultimo album,

Goodbye Cream – Polydor 1969 ***1/2

“Solo” tre stellette e mezza, per i contenuti troppo brevi, non certo per la qualità della musica, anche se la parte in studio presenta un buon singolo, sotto la forma della collaborazione tra Eric e il suo amico George Harrison con lo pseudonimo de “L’Angelo Misterioso” (in italiano), che insieme firmano Badge, che è già una anticipazione del futuro suono di Clapton, prima con i Blind Faith e poi nei dischi da solista dei primi anni anni ‘70, un brano molto piacevole e gustoso, punteggiato dall’eccellente lavoro della solista di Slowhand; ma Doing That Scrapyard Things, il pezzo dell’accoppiata Bruce/Brown, sembra una parodia non particolarmente riuscita di Beatles e Kinks, e anche il contributo di Baker What A Bringdown, benchè anticipi nella parte iniziale e poi ripetutamente nel corso della canzone, il groove di Do What You Like dei Blind Faith, non soddisfa completamente quelle che erano le aspettative, anche se curiosamente alcuni critici, tipo Robert Christgau e altri, hanno detto che l’album aveva uno “squisito lavoro di studio” (cito testualmente!!) e “delle mediocri performance dal vivo”! Avremo ascoltato dei dischi diversi? Mah!

Comunque le tre tracce dal vivo, registrate nel concerto al Forum di Los Angeles del 10 ottobre del 1968, ed inserite nel recente box Goodbye Tour – Live 1968 **** (all’origine dell’idea per questo articolo retrospettivo https://discoclub.myblog.it/2020/03/18/anche-con-alcune-piccole-magagne-comunque-un-cofanetto-imperdibile-cream-goodbye-tour-live-1968/ ), sono comunque, nella loro “brevità”, rappresentative di quella formidabile macchina da guerra che erano i Cream: una ferocissima I’m So Glad con i tre che si titillano e si sfidano all’inizio, prima di sfoderare tutta la loro potenza in una jam fenomenale, ottimo anche il blues gagliardo di una scandita Politician e il veicolo, per lo spazio dedicato a Clapton, nello slow blues di Sitting On Top Of The World, cantate tutte da Bruce. In definitiva un buon album, ma con i suoi poco più di 30 minuti, non il commiato che avrebbe potuto essere, e forse lasciano anche un lavoro incompiuto che avrebbe potuto avere interessanti sviluppi!

Dischi Dal Vivo Postumi E Reunion del 2005

Live Cream – Polydor 1970 ***1/2

A dimostrazione che l’amore per il gruppo non si era ancora sopito, nell’aprile del 1970 quando venne pubblicata questa compilation di materiale dal vivo, in gran parte tratta dagli stessi concerti californiani del marzo 1968, più il singolo di studio del 1967 Lawdy Mama, l’album raggiunse il 4° posto delle classifiche inglesi, e il 15° di quelle americane, disco di platino in entrambi i paesi, con 300.000 e un milione di copie vendute: contiene vibranti versioni di N.S.U, dieci minuti, Sleepy TimeTime, una colossale Sweet Wine di oltre 15 minuti e la cover di Rollin’ And Tumblin’ di Muddy Waters, con Jack Bruce all’armonica.

Live Cream Volume II – Polydor 1972 ***1/2

Molto buono anche il secondo volume, che riporta sia altri brani tratti dai concerti al Winterland del marzo, ma anche tre pezzi estratti dalla esibizione all’Oakland Coliseum del 4 ottobre, che è poi uno dei concerti completi presenti nel cofanetto Goodbye Tour Live 1968. Niente brani lunghi, ma ottime versioni di Deserted Cities Of The Heart, White Room e Politician da Oakland, e Tales Of Brave Ulysses e Sunshine Of Your Love dal Winterland, l’unica eccezione, sempre dalla data di San Francisco, una lunghissima versione, oltre 13 minuti dello strumentale Steppin’ Out, con i prodigiosi magheggi in libertà di Clapton alla solista. Per errore, nella prima versione del vinile il brano venne indicato come Hideway.

Dopo un lungo periodo di litigi ed incomprensioni i tre si ritrovano nel 1993 alla cerimonia di induzione alla Rock And Roll Hall Of Fame, presentati da Robbie Robertson. Nel 1997 esce il box quadruplo Those Were The Days – Polydor ****, che raccoglie l’opera omnia dei Cream, divisa in due 2 CD di studio e 2 dal vivo, senza rispettare gli album originali, ma con molto materiale dal vivo, all’epoca inedito. Nell’aprile del 2003 esce il CD delle BBC Sessions ****, con (quasi) tutti i brani registrati per l’emittente britannica tra il 1966 e il 1968, 22 pezzi, più quattro tracce di una intervista ad Eric Clapton. Che convince i vecchi amici a tornare insieme per una serie di date alla RAH, il 2-3-5-6 maggio del 2005, che vengono celebrate con

Royal Albert Hall London May 2-3-5-6, 2005 – 2 CD o 2 DVD 2005 ****1/2

Fantastici concerti, i tre suonano come se il tempo si fosse fermato per loro: Eric Clapton nel frattempo è diventato anche un eccellente cantante, e Jack Bruce e Ginger Baker, a dispetto degli “acciacchi”, suonano sempre come la migliore sezione ritmica di tutti i tempi, sentire (e vedere) per credere. Nel frattempo ci hanno lasciati entrambi: Jack Bruce il 25 ottobre del 2014 https://discoclub.myblog.it/2014/10/26/jack-bruce-1943-2014-vita-nella-musica-il-piu-grande-bassista-nella-storia-della-musica-rock/  e Ginger Baker il 6 ottobre del 2019 https://discoclub.myblog.it/2019/10/06/se-ne-e-andato-anche-ginger-baker-aveva-80-anni-del-magico-trio-dei-cream-ora-rimane-solo-eric-clapton/ . Ma la leggenda continua.

Bruno Conti

Cream, Il Primo Supergruppo Della Storia Del Rock. Parte I

cream 1966

cream 1967

Oltre ad essere stati, come ricorda il titolo, il primo Supergruppo della storia del rock, i Cream sono stati pure gli “inventori” del power trio, anche se alcuni obiettano che in epoche anteriori già altri avevano usato la formula del trio, citando nel blues il Muddy Waters Trio, nel periodo della nascita del Chicago Blues elettrico degli anni ‘50, oppure gli organ trios del jazz soul anni ‘60, ma è indubbio che nell’ambito del rock-blues sono stati i primi e probabilmente i migliori di sempre, subito dopo sarebbero arrivati i Jimi Hendrix Experience e a seguire i Taste di Rory Gallagher, gruppi nei quali i chitarristi oltre a svolgere il ruolo di solista, avevano anche una funzione ritmica. Poi negli anni a seguire e fino a nostri giorni la formula è stata utilizzata da un numero infinito di gruppi, ma Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker, sono stati i precursori grazie alla immensa perizia tecnica dei componenti la band, unita allo sviluppo delle prime tecnologie applicate agli amplificatori, i Marshall per non fare nomi, che soprattutto dal vivo permettevano ai musicisti di essere ascoltati da platee sempre più numerose (ma questa volta anche per formazioni non necessariamente triangolari) e soprattutto di improvvisare in piena libertà, applicando la formula della jam session mutuata dalla musica jazz.

E in effetti Baker e Bruce erano due jazzisti prestati al rock che uniti ai funanbolismi di Clapton (stanco dell’approccio più “tradizionale” utilizzato prima negli Yardbirds e poi nei Bluesbreakers di Mayall), seppero creare questa costola grazie alla quale il rock non sarebbe più stato lo stesso. Nella estate del 1966 quando Clapton approccia Ginger Baker (o viceversa) con l’idea di formare una nuova band, Eric era indubbiamente il chitarrista più popolare in Gran Bretagna in ambito blues, ma voleva ampliare i suoi orizzonti sonori confrontandosi con dei suoi pari ai rispettivi strumenti. Eric e Ginger si conoscevano e stimavano ed erano consci delle loro abilità tecniche e virtuosistiche, ma fu Baker a proporre a Clapton di mettere in piedi una nuova formazione, proposta che fu subito accettata ma a patto che il bassista sarebbe stato Jack Bruce (che Eric aveva già conosciuto brevemente nel giro Bluesbreakers): il problema era che Bruce e Baker (all’epoca leader effettivo del gruppo, aldilà del nome) avevano già suonato insieme nella Graham Bond Organisation, dove c’erano state delle epiche e furiose litigate tra i due che erano sfociate in combattimenti, anche si dice con coltelli snudati e sabotaggi dei rispettivi strumenti, fino a che Ginger non lo licenziò dal gruppo. Comunque consapevoli del fatto che il nascente gruppo avrebbe potuto portare una svolta nello sviluppo del rock, i tre decisero di provare, assumendo il nome di Cream, abbreviazione di “cream of the crop”, il meglio del meglio, in quanto, senza false modestie, e in base anche alla crescente reputazione acquisita, si rendevano conto delle enormi potenzialità della loro musica.

Si decise che Jack Bruce sarebbe stato la voce solista (oltre che principale autore, insieme al paroliere Pete Brown), mentre Clapton (ancora insicuro delle sue possibilità come cantante) e Baker avrebbero dato un contributo sia a livello vocale che compositivo . La band venne messa sotto contratto dalla Reaction, che era l’etichetta fondata da Robert Stigwood, e fece il debutto non ufficiale il 29 luglio al Twisted Wheel, un piccolo locale di Manchester, e nei giorni successivi al sesto Festival Jazz e Blues di Windsor. Ad agosto entrarono in studio per iniziare, con la produzione di Stigwood, le registrazioni dell’album di debutto , che si protrassero fino a novembre. Nel frattempo, per contestualizzare il periodo, a settembre Jimi Hendrix si era abbattuto come un ciclone sulla scena musicale inglese e come recitava il famoso graffito “Clapton Is God”, Eric si era accorto di non essere più l’unica divinità a camminare sulla faccia della terra. Comunque il 6 Dicembre del 1966 esce

Fresh Cream – Reaction/Polydor 1966 ****

Il singolo che era uscito in contemporanea all’album, ma non inserito nella edizione inglese del LP, era I Feel Free, che fu un successo entrando nelle charts inglesi, ma non ancora in quelle USA, dove Clapton era un semi sconosciuto, essendo uscito dalla formazione degli Yardbirds, subito dopo la pubblicazione di For Your Love ed essendo stato l’album con John Mayall una sorta di flop negli States. In effetti il primo singolo ad uscire, nell’ottobre 1966 era stato Wrapping Paper, anche questo non inserito nell’album, ma poi aggiunto nelle successive versioni, anche quelle future in CD, un brano della premiata ditta Bruce-Brown, uno strano pezzo di impostazione quasi jazzata, felpato e raffinato con Bruce al piano e al cello, che comunque arrivò al n. 34 delle classifiche UK. Tornando a I Feel Free, il brano, sempre Bruce/Brown, con un approccio quasi pop grazie all’incipit vocale molto orecchiabile, poi si sviluppa nel classico sound alla Cream, con la chitarra di Clapton che inizia a farsi aggressiva, mentre la sezione ritmica è già molto presente, con Bruce che canta alla grande, il tutto in soli 2:49, ed arriva al n. 11 delle classifiche. Dall’album non vennero estratti altri singoli, ma comunque arrivò ad un rispettabile sesto posto in Gran Bretagna e al 39° in USA (meritandosi il disco d’oro per le vendite in entrambi i paesi): N.S.U del solo Bruce, comincia a lasciar intravedere lo stile esplosivo del trio, con basso e batteria molto in evidenza e la solista di Eric subito grintosa e lancinante, ma sempre in tre minuti scarsi; Sleepy Time Time scritto con la prima moglie di Bruce, Janet Godfrey, è uno slow blues, che rimane nell’ambito tracciato dai Bluesbreakers, ma illustra già le future derive più rock del nascente British Blues, sempre con Slowhand che continua a mantenere la sua reputazione di divinità del rock, non ancora intaccata da Hendrix.

Dreaming è un valzerone vagamente pop, psichedelico e sognante, ancora di Jack, mentre Sweet Wine, scritta da Ginger Baker con la Godfrey, è un poderoso brano che comincia ad illustrare il suono virulento dei Cream, con i tre a fronteggiarsi in continue eruzioni musicali all’epoca sconosciute nella musica rock di quei tempi, uno dei pezzi che poi entreranno tra i loro cavalli di battaglia dal vivo, per furiose future cavalcate. La prima cover è una rilettura magistrale di Spoonful, il brano, scritto da Willie Dixon per Howlin’ Wolf, diventa una minacciosa creatura, dove le folate della solista di Clapton si incrociano con l’armonica e la voce di Bruce, prima di aprirsi in una lunga jam session strumentale, il pezzo dura 6 minuti e mezzo, ed è l’anticamera dell’hard rock, del doom rock, dell’heavy, del power trio, tutto quello che vi viene in mente, un grandissimo brano che dal vivo diverrà un tour de force colossale di oltre 15 minuti. La seconda facciata si apre con Cat’s Squirrel, uno strumentale ispirato dal brano di un oscuro bluesman, tale Doctor Ross, con un riff ascendente irresistibile di chitarra e armonica, un breve intervento vocale e un drive sonoro pimpante (anche i Jethro Tull ne fecero una ottima versione nel loro debutto This Was), Four Until Late un brano di Robert Johnson arrangiato da Eric Clapton, è il primo di una serie di canzoni che Enrico rivisiterà del grande bluesman, diciamo non memorabile, andrà meglio più avanti.

Viceversa Rollin’ & Tumblin di Muddy Waters è un’altra esplosione del possente rock-blues triangolare + armonica dei Cream, poi ribadito nella rilettura splendida di I’m So Glad di Skip James, un riff indimenticabile, la parte cantata di Bruce, con i coretti geniali di Clapton e Baker, e l’esplosione strumentale di un Eric arrapato con la sua solista. Ginger Baker fa le prove con la sua Toad, per ora solo cinque minuti di psych-rock “riffatissimo” e uno di primi esempi di un assolo di batteria in un brano rock, ma in futuro il veicolo per memorabili, lunghissime. devastanti versioni live dove Ginger brutalizza il suo strumento senza requie. The Coffee Song, posta in chiusura, è una piacevole ma innocua traccia di impianto pop che si capisce perché il gruppo non voleva fosse pubblicata, ma non inficia il giudizio di un esordio gagliardo. *NDB Nel 2017 a Fresh Cream viene riservato il trattamento SuperDeluxe con un box da 4 dischetti (3 CD + 1 Blu-Ray audio), che oltre a contenere le 13 canzoni appena descritte, ne riporta le versioni mono, stereo, 5.1 Dolby Surround, e uno dei CD, il terzo, contiene materiale raro ed inedito. A tutt’oggi è l’unico disco dei Cream ad essere uscito in questo formato ampliato.

Nel maggio del 1967 il gruppo va in trasferta agli Atlantic Studios di New York, dove li aspettano un vero produttore, Felix Pappalardi (futuro bassista dei Mountain) e anche l’ingegnere del suono Tom Dowd, poi negli anni a venire a lungo collaboratore di Clapton per registrare il loro primo capolavoro.

Disraeli Gears – Reaction/Polydor 1967 *****

Il titolo è una paronimia (diciamo gioco di parole, per rendere più chiaro il concetto) che allude al famoso premier britannico del 19° secolo Benjanim Disraeli, ma il contenuto è assolutamente contemporaneo. Il disco, come il precedente, è abbastanza breve, poco più di 33 minuti, ma contiene almeno 5 o 6 brani che entreranno nella storia del rock: l’album arriva nei Top 5 delle classifiche inglesi, ed anche americane, dove vende un milione di copie. Vennero estratti due singoli: Strange Brew, una canzone scritta da Eric Clapton con l’aiuto di Pappalardi e della moglie Gail Collins, praticamente una variazione sul tema di un vecchio blues Lawdy Mama, inciso dai Cream a New York, con la produzione di Ahmet Ertegun, al quale vennero apportati dei ritocchi da Pappalardi e Collins, senza snaturarla troppo, ma trasformandola in una raffinata pop-rock song, cantata egregiamente da Eric, che tenta anche degli arditi falsetti, oltre a lavorare di fino alla chitarra, con un sound splendido della solista. Clapton che ci ha preso gusto e canta, assieme a Jack Bruce, anche in Sunshine Of Your Love: uno dei tre o quattro riff più famosi della storia, il bassista disse che gli idea gli venne mentre assisteva ad un concerto di Jimi Hendrix (che infatti la suonò quasi subito dal vivo), mentre il testo poetico è firmato da Pete Brown, dopo una nottata con Bruce alla ricerca di ispirazione per nuove canzoni, oltre al riff anche “It’s getting near dawn” e “When lights close their tired eyes”, sono entrate nell’immaginario collettivo degli amanti della musica rock, perché se il riff di partenza è derivato dal blues lo svolgimento del brano attinge anche dalla psichedelia e dalle derive jam che iniziavano a manifestarsi, con Bruce e Baker magnifici al lavoro ritmico e Slowhand che si inventa un assolo di una bellezza e liricità devastanti.

Il resto del LP non poteva essere tutto di questo livello, ma World Of Pain, sempre firmata da Pappalardi e Collins è una bella psych ballad cantata ancora de Eric e Jack, con un lavoro raffinato e certosino del wah-wah di Clapton, che sovraincide anche altre parti di chitarra. Stesso formato sonoro anche per Dance The Night Away, scritta da Bruce-Brown e cantata dalla accoppiata Eric/Jack, ancora con quella aura di psichedelia leggera tipica del periodo; Ginger Baker contribuisce con Blue Condition una sorta di valzerone rock con rimandi vaudeville, non memorabile ma piacevole. La seconda facciata si apre con Tales Of Brave Ulysses, il lato B di Strange Brew, una canzone scritta da Clapton (con l’aiuto di Martin Sharp) che lascia la parte cantata a Bruce, ma si inventa una minacciosa e ricorrente parte di wah-wah che anticipa quella poi portata quasi alla perfezione in White Room; ottima anche SLAWBR, She Walks Like a Bearded Rainbow”, altro eccellente esempio del rock psichedelico che i Cream stavano perfezionando in quell’album, sempre della premiata ditta Brown/Bruce, con Jack che poi offre una delle sue canzoni melodrammatiche che lo seguiranno anche nella futura carriera solista, We’re Going Wrong, punteggiata dalla solista di Clapton e dalle continue rullate di Baker, ha una forma inconsueta anche grazie al cantato in falsetto di Bruce e all’approccio diversificato dei tre musicisti.

Outside Woman Blues è uno dei due brani ispirati dalle 12 battute classiche nel disco, scritto da Blind Joe Reynolds nel 1929, benché sempre “Claptonizzato”, se mi passate il termine, con il tipico sound della solista di Eric, e Bruce e Baker che ricamano sullo sfondo.L’altro è Take It Back, brano scritto e cantato da Bruce, che suona pure l’armonica, in un pezzo non troppo ardito nei suoi sviluppi sonori. Mother’s Lament è un traditional cantato da tutti i tre, più adatto a qualche serata in pub a bere birra che nella tracklist di Disraeli Gears: che però si guadagna le sue brave cinque stellette anche per merito della versione Deluxe in doppio CD uscita nel 2004, dove nel primo CD troviamo due outtakes, tra cui la citata Lawdy Mama, cinque demos, con un paio di rarità, e nel secondo CD ben 13 BBC Sessions incise tra il 1967 e il 1968, provenienti dal CD pubblicato nel 2003.

Fine prima parte.

Bruno Conti

Anche Con Alcune Piccole Magagne, Comunque Un Cofanetto Imperdibile! Cream – Goodbye Tour Live 1968

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Cream – Goodbye Tour – Live 1968 – 4 CD Polydor/ Universal

Se ne parlava da tempo ed era stato preannunciato in una intervista anche da Bill Levenson, il produttore e curatore del progetto, specialista di questi cofanetti retrospettivi ed esperto “archeologo” degli archivi del passato. Lo stesso Levenson ha più volte” lavorato” sugli album sia di Eric Clapton che dei Cream, che hanno ricevuto in passato il trattamento Deluxe in 2 CD sia per Disraeli Gears che per Wheels Of Fire, mentre il primo album Fresh Cream era stato pubblicato in edizione Super DeLuxe in un box da 3 CD + Blu-ray (ma magari della storia della band ne parliamo prossimamemente a parte più dettagliatamente). Questo nuovo Goodbye Tour – Live 1968 era stato prima annunciato come un triplo, con tre concerti completi, ma poi è stata aggiunta la prima versione audio assoluta del concerto finale alla Royal Albert Hall del novembre 1968, finora disponibile parzialmente solo in un documentario.

In tutto nel cofanetto quadruplo troviamo 36 brani (se contiamo come canzone anche l’introduzione di Buddy Miles al LA Forum), 19 che fanno la loro prima apparizione in assoluto su CD, cui vanno aggiunte le 9 canzoni registrate alla RAH: sono i concerti all’ Oakland Coliseum, Los Angeles Forum e San Diego Sports Arena, più la data londinese. Ricordiamo che all’epoca, nel commiato discografico contenuto in Goodbye Cream, uscito il 5 febbraio del 1969, venne utilizzata la miserrima cifra di 6 pezzi, 3 in studio (compreso il singolo Badge) e tre dal vivo, estratti dall’esibizione al Forum di Los Angeles del 19 Ottobre 1968; da quel tour erano usciti anche, contenuti nella parte live del box Those Were The Days del 1997, due brani dalla data del 4 Ottobre 1968 alla Oakland Coliseum Arena, di Oakland, California e due da quella al Forum di Inglewood, Los Angeles, California, del 19 ottobre 1968. Vogliamo dire come suonano i Cream in questi concerti? Divinamente è forse esagerare, ma con Eric “God” Clapton in formazione, insieme al miglior bassista e al miglior batterista del mondo, nelle persone di Jack Bruce e Ginger Baker, è lecito pensarlo.

Ok, in giro c’era anche un certo James Marshall Hendrix che aveva spinto Manolenta verso territori inesplorati di improvvisazione della chitarra rock, e senza dimenticare che i Cream sono stati il primo Supergruppo della storia e gli inventori del cosiddetto Power Trio. Ma sul finire del 1968 Clapton aveva appena scoperto le delizie della musica della Band (tanto poi da chiedere a Robbie Robertson se poteva unirsi a loro) e prima di “ripiegare” sui Blind Faith, Baker,Bruce e soprattutto Clapton volevano chiudere la loro breve epopea con il botto, con il tour dell’addio, mettendo da parte i continui dissapori tra Ginger e Jack, che però dal vivo magicamente sparivano, e, tenendo a freno il prodigioso uso di sostanze diciamo “ricreative”, i risultati furono strepitosi. Come ricorda lo stesso Eric rivolgendosi al pubblico, nella esibizione del 4 ottobre al Coliseum di Oakland, erano ancora un po’ arrugginiti all’inizio del concerto, ma si fa per dire, perché White Room vede un Jack Bruce in perfetta forma vocale, Ginger Baker dappertutto con la sua batteria e Clapton a creare magie con il pedale wah-wah per cercare di contenere il volume sonoro generato dai suoi pard.

Per fare un piccolo appunto nelle note si dice “prima pubblicazione autorizzata di quattro storici concerti completi del 1968, ma se mi passate il francesismo “completi un par de balle”, perché, almeno nel primo CD, troviamo otto brani anche se le cronache dell’epoca narrano che ne vennero suonati undici, le altre due serate sono effettivamente complete. Comunque quisquilie a parte e tornando alla serata di Oakland si prosegue con Politician, un altro brano estratto dall’allora recente Wheels Of Fire, dopo la parte cantata i tre entrano in modalità jam, ma rimangono comunque intorno ai 5 minuti, prima di eseguire il classico riff di Crossroads che cantata da Clapton è diventata la versione di riferimento per tutti quelli che la eseguiranno da allora in avanti tanto che è stata scelta da Rolling Stone come la terza canzone più influente nell’ambito delle Guitar Songs di tutti i tempi, partendo dagli Allman Brothers per arrivare ai giorni nostri, altra rilettura gagliarda con la mano di Eric che è tutt’altro che lenta sul manico della solista, con basso e batteria che pompano di brutto.

Altro riff celeberrimo ed esecuzione da brividi per il loro brano più celebre, Sunshine Of Your Love, di nuovo in una versione da manuale, poi si scatena l’inferno con i 16 minuti di Spoonful, un brano dove l’ascoltatore viene colpito da una sorta di supernova musicale, una esplosione di libera improvvisazione, che anticipa anche l’hard rock, l’heavy metal, il doom rock, quello che volete, con ognuno che parte per la tangente, per ritrovarsi poi circa un quarto d’ora dopo. L’incalzante Deserted Cities Of The Heart, un altro brano di Wheels Of Fire, viene sempre dal repertorio della premiata ditta Bruce/Brown, mentre Passing The Time è il contributo di Ginger Baker, un brano scritto con il pianista jazz Mike Taylor, che sarebbe scomparso pochi mesi dopo, nel gennaio del ’69, versione dilatata di 10 minuti per lasciare spazio al suo immancabile e travolgente assolo di batteria: chiude il primo CD il classico di Skip James I’m So Glad sempre sottoposto al trattamento Cream, quindi più rock che blues, comunque un gran bel sentire.

Quindici giorni dopo, il 19 ottobre, il gruppo è al Forum di Los Angeles per un altro concerto formidabile: introdotti da Buddy Miles i tre sono ancora più infoiati che a Oakland, qualche spostamento nella scaletta, e l’inserimento del “lentone” lancinante Sittin’ On Top The World di Howlin’ World (a scapito di Deserted Cities of The heart), che insieme a Politician e a I’m So Glad, saranno i tre brani Live nel vinile originale di Goodbye, non mancano Crossroads e Sunshine Of Your Love, mentre nella seconda parte vengono aggiunte Traintime, che è la vetrina per ascoltare un formidabile assolo di armonica di Jack Bruce, un brano che risale ai tempi in cui Bruce e Baker militavano insieme nella Graham Band Organisation, Ginger che propone il suo veicolo solista nella esplosiva Toad, che come Traintime faceva parte della sezione dal vivo di Wheels Of Fire, per chiudere poi con una versione magmatica di Spoonful dove Clapton dà libero sfogo a tutta la sua arte chitarristica, con un serie di assoli ancora più rabbiosi e impetuosi di quelli del dischetto precedente.

Il giorno dopo i tre sono a San Diego per il concerto migliore della triade, un vero gioiello, le canzoni sono le stesse del giorno prima, solo con Sunshine Of Your Love e Crossroads che vengono invertite. Poco più di un mese dopo i tre sono a Londra alla Royal Albert Hall. per le dati finali del tour, quella del 26 novembre viene proposta come quarto dischetto del cofanetto, ma, perché c’è un ma se il box non merita le canoniche 5 stellette, la qualità sonora cala drasticamente e dal sound pulito e preciso, con una presenza audio formidabile dei CD precedenti, si passa a quella di un buon bootleg, anzi molto buono, con Levenson e i suoi collaboratori che fanno miracoli per migliorare il sound dei vecchi nastri presi dalla VHS/DVD, ma sempre bootleg rimane, con il suono cavernoso e rimbombante della RAH in evidenza, quasi “benevolo” nell’ assolo di Toad e nelle improvvisazioni ad libitum di I’m So Glad, White Room e Sunshine Of Your Love, tutte più lunghe di quelle delle altre date, con Spoonful che è sempre il centrepiece di tutti i concerti, niente Train Time, lasciando l’ultima parola a Steppin’ Out un brano di Eric Clapton dell’epoca con i Bluesbreakers, che sarà l’ultimo pezzo dei Cream fino alla reunion del 2005.

Comunque, anche con le piccole magagne ed imperfezioni citate, rimane un cofanetto imperdibile per completare le vicende, sia pure brevi (solo due anni) ma intense, di uno dei gruppi più importanti della storia del rock, anche grazie al bellissimo libro(ne), le cui note di copertina sono state curate da David Fricke, il giornalista di Rolling Stone.

Bruno Conti